Apr
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-04-2017

Immagine dal web

Molte persone accettano di tenere il ruolo di amante per periodi davvero lunghi, pur essendo consapevoli del fatto che la maggior parte delle volte saranno destinate a soffrire e a mettere a repentaglio la propria autostima.

Facendo un’analisi dei casi, ho potuto notare che chi finisce ad avere costantemente un tale ruolo  parte da una situazione di solitudine che il più delle volte è destinata ad aumentare insieme alla delusione delle aspettative.

Essere amante di qualcuno significa condividere con esso solo momenti rubati, momenti che antecedono il ritorno a casa alla propria vita “ufficiale”. A molti può star bene così, sopratutto a chi, per vari motivi non è motivato ad instaurare dei legami “completi” e il ruolo di amante li preserva da questo. Può quindi essere una situazione di comodo in cui si è disposti a ricevere poco, perché si da altrettanto poco. Altri invece si accontentano delle briciole di affetto, sperando che prima o poi la situazione cambi a proprio favore.

La maggior parte degli amanti cerca di prendersi il meglio in quegli incontri rubati perché l’obiettivo è di staccare dalla reale quotidianità fatta di problemi, solitudine e apparenze impegnandosi a vivere in essi la migliore spensieratezza possibile.

Quando subentrano le delusioni, il rischio è anche quello di entrare in un circolo vizioso in cui si perde fiducia nelle persone. Da poco mi è capitato il caso di una donna che è stata l’amante di un uomo che quando ha lasciato la moglie per costruire qualcosa di più profondo con lei, non è riuscita a fidarsi di lui come suo compagno di vita. E’ questo è solo un esempio.

Decidere di essere l’amante è a volte una scelta non programmata, ci si arriva per tutta una serie di motivi che inizialmente possono non essere riconosciuti se non quando ormai il rapporto è già stato instaurato, quando ci si è fatti trascinare dalla passione e da situazioni ambigue non ben esplicitate. Ognuno può trovarsi nel ruolo del traditore, del tradito e dell’amante, a volte senza neanche rendersene troppo conto e, al di là di qualsiasi giudizio, si accettano soluzioni dolorose più per motivazioni irrazionali. C’è ad esempio chi parla di “troppo amore”, che per noi del mestiere il più delle volte si traduce in dipendenza affettiva.

C’èchi in un certo senso vuole avere una rivalsa rispetto a situazioni deludenti del passato. Chi non crede poi nell’amore vero, quello alla luce del sole, perché ha avuto dei modelli di riferimento tali da averlo convinto di questo.

Ancora, chi si ritrova a non rendersi conto di quanto il tempo scorra veloce nella speranza che il proprio lui/lei scelga davvero come prima opzione senza dirsi che in realtà potrebbe mai non essere così. Ancora, chi se ne rende conto e dopo un po’ non ci sta più e chi invece trova i suoi desideri realizzati.

Quello tra le persone è sempre un legame complicato. Quando bisogna nasconderlo può esserlo ancora di più, anche se tanti pensano che sia totalmente libero da intralci legati alla quotidianità. Ma quando anche il ruolo di amante diventa quotidiano, cosa può succedere? Siamo sicuri di poter adottare con serenità tale incarico?

 

 

 

Dic
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-12-2016

Quando una coppia decide di iniziare un percorso di terapia è perché si rende conto di non riuscire da sola a prendere una direzione condivisa e di benessere da parte di chi la forma.

Così come ogni singolo individuo, anche la coppia è sempre in continua evoluzione e necessita di cambiamenti concreti, a volte inaspettati. Problemi economici, l’inizio di una convivenza, la nascita di un figlio, il trasferimento in un’altra città, i rapporti con i nuclei di origine.

All’inizio può sembrare tutto magico, ma con l’avanzare del tempo e la quotidianità, si possono aprire delle crepe nel rapporto che se non “curate” da subito possono portare a problemi più grossi.

In base alla mia esperienza è quasi sempre la donna a proporre una terapia di coppia al partner, e quando lo fa è già abbastanza informata su cosa implichi e ha già identificato un terapeuta di riferimento.

Nella maggior parte dei casi la coppia arriva quando sente la minaccia di una rottura, ad esempio in seguito alla scoperta di un tradimento o all’insorgere di problematiche sessuali.

Nei casi meno gravi, è possibile che venga richiesto un lavoro del genere per migliorare ad esempio la comunicazione, prevenire i conflitti e gestirli al meglio nel momento in cui si presentano, imparare ad educare i figli in maniera armoniosa, garantirsi un futuro duraturo ed armonioso.

In base alla problematica potrebbero essere sufficienti poche sedute per risolverla o tempi più lunghi.

Certo è che bisogna avere una forte motivazione da parte di entrambi per compiere un percorso del genere.

Vengono analizzati i problemi per capirne la loro natura e vengono prospettati dei cambiamenti, dove necessario e possibile per raggiungere livelli di benessere migliori.

Se non vi è un impegno da parte di entrambi la terapia di coppia è destinata a fallire e spesso intraprende una terapia personale chi veramente vuole risolvere i problemi.

Naturalmente è imprescindibile una totale fiducia nel terapeuta a cui ci si rivolge.

Nonostante la specificità di tutti i problemi che una coppia possa avere, esistono degli obiettivi generali della terapia a due, ovvero il miglioramento della comunicazione, acquisizione della consapevolezza degli schemi mentali e comportamenti che vengono messi in atto, la capacità di risolvere i problemi, la definizione dei ruoli nella coppia e del sistema in cui vive, il rispetto reciproco, l’accettazione dei cambiamenti, l’acquisizione di atteggiamenti costruttivi e non distruttivi e giudicanti.

Sarebbe meglio iniziare una terapia prima che i problemi diventino troppo grossi.

 

 

 

Lug
04

Quando in una relazione si da priorità esclusiva alla soddisfazione dei bisogni personali piuttosto che creare un equilibrio di coppia in cui vengono curate le esigenze di entrambe le parti il rischio potrebbe essere quello di creare un terreno fertile per il tradimento.

Non tutte le persone sono portate a tradire, ma alcune si e proprio queste ultime cercano un apparente consolazione fuori dal rapporto a due. Un rapporto che è venuto a mancare di significato, in cui spesso i componenti si sentono estranei l’uno nei confronti dell’altro.

Il tradimento rappresenta infatti l’espressione del disagio e della insoddisfazione della coppia, il bisogno di fuggire, di ricercare la sensazione di poter essere compatibili con un altro individuo.

Sono diversi i fattori che possono portare a tradire: intrecci tra il periodo evolutivo della coppia, la fase della vita di chi la compone e la capacità di affrontare e risolvere i problemi in modo costruttivo.

Si può essere infedeli perché incapaci di passare dalla fase dell’innamoramento a quella dell’amore, per noia oppure perché ci si è realmente innamorati di un’altra persona. Oppure c’è chi lo è per vendicarsi del partner, per mancanza di comunicazione, insoddisfazione sessuale, perché soffocati dalla gelosia dell’altro, oppure perché trascurati.

Tutte le coppie reagiscono in modo diverso alla scoperta di un tradimento, c’è chi riesce a perdonare e chi no. C’è chi si rende conto che aver tradito coincide con la fine del rapporto e lo interrompe. Chi si illude di poter andare avanti nella relazione, ma in realtà continua ad essere infedele.

Quello che è certo è che il perdono di un tradimento richiede una profonda elaborazione interiore, come quella di un lutto. In realtà il tradimento è esso stesso un lutto perché vengono a mancare la fiducia e la tranquillità di potersi affidare al partner. Viene anche a mancare l’immagine che si era fatta dell’altro e della coppia. Tutte perdite che per essere recuperate hanno sicuramente bisogno di un nuovo inizio, di una rinascita. In molti casi si prova a perdonare soprattutto per la paura della perdita dell’altro, anche se ha tradito. Non tutti però riescono a farlo, o per lo meno, sono disposti a concedere una seconda occasione.

Sta di fatto che una rinascita è sempre necessaria, anche quando si decide di interrompere la relazione. Occorre infatti una nuova nascita personale, che conceda al tradito di poter avere nuovamente fiducia negli altri, nelle relazioni e verso se stesso. Soprattutto verso se stesso perché scoprire di essere stati traditi mina fortemente l’autostima e la capacità di vedersi come persone degne di un rapporto sano e di qualità. Il tradimento inoltre causa forte rabbia e frustrazione, origine spesso di mancanza di lucidità. Tanti infatti, in preda a queste emozioni si stupiscono delle reazioni personali e delle decisioni che prendono. Perdono di vista il tentativo di riprendere in mano l’amore verso se stessi perché fagocitati da stati emotivi travolgenti.

Occorre quindi un importante lavoro interiore per capire davvero cosa si vorrebbe fare di un rapporto, superare la rabbia e il dolore e sviluppare strategie ad hoc per risolvere i momenti di crisi.

 

Nov
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-11-2015

La decisione di chiudere definitivamente una relazione non viene mai presa di impulso, c’è sempre un periodo  più o meno lungo di valutazione dei motivi per cui lo si dovrebbe fare, che posti sulla bilancia risultano più pesanti di quelli che spingerebbero a perpetrarla.

Anche quando si comprende che la cosa giusta da fare è chiudere con il partner non è mai facile passare all’azione.

Non esistono manuali di istruzioni al riguardo, ma motivazioni e vissuti personali che portano a stare male e a desiderare di liberarsi da un legame che ci si rende conto sia sbagliato.

  • Uno di essi è il desiderio di cambiare l’altro perché in realtà così com’è non va bene e non manca occasione perché risulti fastidioso, irritante e non viene sopportata la sua presenza quando si sta in compagnia di altre persone.
  • Si fantastica spesso, con un senso di liberazione, su una vita senza il partner senza immaginare un futuro felice insieme a lui. Anzi, non si vuole proprio immaginarlo un futuro insieme.
  • Ci si rende conto che vi è uno sforzo ad amare l’altra persona, senza tener conto che  ai sentimenti non si comanda.
  • Si viene continuamente svalutati dal partner, che priva del giusto spazio e libertà personali, talvolta pure del rispetto. Soprattutto in queste situazioni bisogna far molta attenzione, perché il confine con i soprusi è molto labile.
  • Mancano l’attrazione e l’intesa sessuale.
  • Si risponde alle richieste del partner con un senso di costrizione e non con spontaneità e piacere.
  • Non si sente la sua mancanza quando non è presente.
  • E’ ricorrente il pensiero di tradirlo, o il tradimento è un fatto reale.
  • Non esistono più i sentimenti d’amore di una volta anche da parte dell’altro.
  • Ci si rende conto che la relazione è unidirezionale, ovvero che è solo uno che si impegna a mandarla avanti, mentre l’altro non è per nulla collaborativo e motivato a farlo.

Ci sarebbe un numero enorme di segnali da considerare, tutti vertono sicuramente sulla mancanza di sentimenti, di condivisione, di intimità, di progettualità e sull’esistenza di un’insofferenza verso l’altro.

Se dopo tutte queste riflessioni si è veramente convinti di voler chiudere, meglio non rimandare per paura di ferirlo, di deludere le rispettive famiglie, perché si avvicina una ricorrenza particolare come il suo compleanno, Natale o l’anniversario.  Sono tutte queste delle scuse più o meno consapevoli che ostacolano la volontà di voler riprendere in mano la propria vita per paura di rimanere soli, di trovarsi in situazioni sconosciute o di perdere gli amici in comune.

La fine di una relazione è sempre molto difficile, può essere vissuta come un fallimento o un lutto, anche quando si lascia. Ma occorre rendersi conto che quando l’amore con una persona finisce o non nasce nemmeno, non significa che fuori non ci sia qualcun altro con cui potrebbe funzionare. Se non c’è amore con il vostro partner attuale non significa che non possa esserci con un’altro.

Se tutto ciò sembra troppo per essere sostenuto da soli, si può comunque chiedere l’aiuto di un esperto che sostenga nel momento in cui si ha bisogno di affrontare con più lucidità la situazione.

 

Capita spesso che si rivolgano a me persone con delle relazioni clandestine che cercano rifugio nel mio studio per poter parlarne liberamente e capire cosa farne.

Nonostante la conduzione di due relazioni parallele sia molto impegnativa, tanti preferiscono mandarne avanti due a metà che una per intero. Come mai, mi chiedo io?

La situazione standard, più o meno, è questa. Si sta in una relazione ufficiale, costruita in modo tale che apparentemente possa essere ammirata e invidiata da tutti, nella quale sembra che tutto vada bene.

Poi c’è la relazione ufficiosa, o clandestina, quella che per ovvi motivi deve esser tenuta nascosta, che fa venire il mal di pancia per la passionalità e il livello di coinvolgimento, i cui incontri,  spesso molto fugaci, ma altrettanto intensi, vengono rubati a qualsiasi altro impegno.

Chi si trova a gestirle si lamenta della pesantezza della situazione, ma allo stesso tempo stenta a prendere una decisione per risolverla definitivamente.

Quando si instaura un legame con una persona che non si ama, con la quale si è abituati a stare, o dalla quale si dipende in svariate misure (economicamente, affettivamente, logisticamente), non si sarà mai del tutto appagati. In questo caso, ci potrebbero esser diverse alternative:

  • Decidere di continuare la relazione facendo finta che tutto vada bene. A volte ostentando questo falso benessere per avere in qualche modo la “ benedizione” e l’ammirazione altrui.
  • Concludere la relazione, decisione molto “coraggiosa” direi.
  • Cercare di colmarne i vuoti con un’altra.

Se si opta per la terza opzione, all’inizio si prende tutto il bello della relazione fugace: la passione, il disimpegno, il senso di libertà e trasgressione. Diventa come una droga: incontro dopo incontro, si ha la sensazione di stare al di sopra di ogni cosa e di aver trovato tutto ciò che dentro le mura domestiche manca. Allo stesso tempo, avendo una valvola di sfogo, si riesce anche a sopportare meglio la relazione ufficiale.

Tutto questo però ha una durata più o meno limitata in quanto la gestione di due relazioni parallele richiede numerose energie per poterle mandare avanti contemporaneamente.

L’amante potrebbe iniziare ad avanzare delle richieste che, inizialmente, non erano state messe in conto e la rete di bugie diventare talmente grande da rischiare di fagocitare  l’infedele da un momento all’altro.

Nonostante tutto, le resistenze a chiudere con almeno una delle due sono forti. Come mai? Da un lato, la relazione clandestina, se portata alla luce del sole, rischierebbe di perdere gran parte del suo fascino, o si sarebbe costretti a cedere alle richieste del non più amante per portarla avanti, dall’altra lasciare quella ufficiale significherebbe dover riorganizzare buona parte della propria vita.

Il rischio è di convincersi di non riuscire ad andare avanti senza entrambe le relazioni per paura di rimanere del tutto soli.

In realtà ci si ostina a pensare o a sperare che due relazioni insieme possano portare alla felicità che solo una non darebbe. Per molti forse è così, ma per altri diventa troppo pesante e frustrante.

Mi chiedo allora, non sarebbe meglio averne una e di qualità che non due a metà? Oppure se non sarebbe il caso di riuscire a star bene con se stessi per poi instaurare delle relazioni soddisfacenti?

Ago
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-08-2014

Per continuare la rassegna degli articoli riguardanti l’estate, oggi ve ne propongo altri tre sul tempo libero, l’ansia legata al caldo e i tradimenti in vacanza.

Buona lettura!

 

 

Estate e tempo libero: alcuni ne godono, altri non sanno come gestirlo

 

 

 

Perchè la calura estiva fa aumentare l’ansia e gli attacchi di panico?

Tradire il partner con il vicino di ombrellone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-07-2014

In un legame di coppia devono essere rispettati gli spazi individuali e quelli in comune e dovrebbero esserci una comunicazione e una manifestazione dei sentimenti chiare e libere.

Spesso tutto o parte di questo viene a mancare e se non si corre ai ripari, o almeno si prova, si può avere una rottura, oppure un prolungamento dello stato della coppia ma in modo infelice.

Alcune volte le coppie possono ritrovarsi ad attraversare periodi difficili, ma affrontando le problematiche riescono a venirne fuori.

Altre volte solo uno dei due affronta dei cambiamenti durante il passare del tempo e se anche l’altro non si adegua viene persa la complicità e il senso di appartenenza alla coppia stessa.

Oppure ci possono essere stati tradimenti o forti disaccordi sull’educazione dei figli.

Molti ricorrono alla terapia di coppia per cercare di risolvere i problemi che da soli non sono riusciti ad affrontare, nonostante la volontà di entrambi.

La psicoterapia di coppia si svolge con incontri a tre senza che il terapeuta si schieri da una parte piuttosto che da un’altra, attuando un clima di fiducia con entrambi e in cui l’attenzione viene focalizzata sulla relazione tra i due componenti. Entrambi i partners devono avere l’intenzione di lavorare su se stessi e sulla coppia, non basta che lo voglia solo uno dei due.

La terapia di coppia si svolge con l’obiettivo di:

  • far ritrovare alla coppia un canale di comunicazione comune;
  • avere una nuova chiave di lettura degli eventi critici;
  • far rispettare gli spazi individuali, evitando ad esempio comportamenti di annullamento o sottomissione;
  • far risvegliare il desiderio reciproco sia sessuale che intellettuale;
  • gestire i conflitti;
  • sentirsi liberi di esprimere tutto ciò che si prova;
  • attuare dei cambiamenti che portino a nuovi equilibri, nonché la felicità della coppia stessa;
  • capire quale sia la situazione migliore da adottare, tra cui anche la separazione.

I benefici della terapia vengono a galla quasi subito in quanto la coppia riesce a provare un senso di sollievo e la speranza concreta di una via d’uscita alla situazione di stallo esistente ormai da tempo.

La psicoterapia di coppia non serve a far innamorare nuovamente chi ha perso i sentimenti nei confronti del partner. Purtroppo alcune persone la richiedono proprio con questa convinzione. In questi casi, si può aiutare ad accettare la situazione e ad accompagnare i due nel processo di separazione da un punto di vista emotivo.

Lug
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-07-2014

Nell’era di internet è praticamente impossibile prescindere da virtuali incontri con altre persone.

Il primo rischio delle relazioni virtuali è quello di idealizzare l’immagine della persona con cui si chatta. Nelle chat infatti, si mostra spesso quello che si vorrebbe essere e non quello che si è davvero.

Il secondo rischio è quello di pensare che una relazione virtuale equivalga ad una reale.

Meglio quindi avere la consapevolezza di quali accorgimenti prendere per evitare di incappare in spiacevoli, se non dolorose situazioni.

Esistono delle regole di buon senso che permettono che un incontro virtuale si possa trasformare in un sano incontro reale e dei piccoli accorgimenti da seguire per non cadere in pericolosi appuntamenti o adescamenti.

  • Mai dare troppi dati personali in chat
  • Meglio evitare di dare troppa importanza agli incontri che avvengono in periodi di particolare fragilità, ad esempio subito dopo la rottura di una relazione.
  • Meglio non farsi coinvolgere troppo da un eccessivo trasporto ed entusiasmo emotivo da parte dell’altro
  • Diffidare dell’immagine troppo ideale e perfetta che ci viene fornita dall’interlocutore
  • Non far passare troppo tempo fino al primo incontro reale
  • Incontrarsi sempre in un luogo pubblico e affollato e avvisare sempre qualcuno di dove stiamo andando e con chi (informarsi sempre sulla reale identità della persona che si incontrerà)
  • Se durante l’incontro ci sono alcuni elementi dell’altro o dell’incontro in se che non vi convincono o non vi lasciano tranquilli, meglio lasciar perdere fin dall’inizio e non cercare di convincersi forzatamente che le cose si svolgeranno in modo diverso rispetto a quello a cui state assistendo.

Esistono inoltre diverse possibilità rispetto agli esiti degli incontri:

  • Se gli incontri virtuali si sono manifestati senza menzogne, non sono stati idealizzati ma concepiti come un iniziale strumento per conoscersi che poi troverà una soluzione in un incontro reale, l’intesa tra i due potrebbe consolidarsi
  • Se invece durante gli incontri virtuali si è cercato di proiettare sull’altro un’immagine ideale di se, gli incontri reali saranno sempre finalizzati alla ricerca di quello che non corrisponde alla realtà. La delusione e la frustrazione potrebbero fare da padrone, oppure la ricerca di qualcosa che mai esisterà porterà solo ed esclusivamente ad una relazione dipendente.
  • Ci sono poi quegli incontri che potrebbero rivelarsi pericolosi dove si conoscono persone che vogliono solo farci del male, attraverso adescamenti o tentativi di manipolazione. Per evitare questo bisogna sempre seguire gli accorgimenti di cui sopra.

Certo è che le relazioni web sono totalmente diverse da quelle epistolari di decenni fa in cui l’attesa faceva da padrone, di contro all’immediatezza delle chat e dei messaggi. Spesso queste ultime fanno anche da mediatori tra la relazione in carne ed ossa e la paura di mettersi in gioco e di subire delle delusioni.

Si rischia di perdere, e nelle generazioni più giovani di non acquisire direttamente, la capacità di avere una relazione a tutto tondo e di esprimere il proprio lato emotivo se non attraverso messaggi.

Dall’altro lato esistono coppie che sono nate su internet e che sono diventate solide realtà familiari.

Comunque sia, bisogna tener sempre a mente che il web non può essere sostitutivo di un amore reale, in carne ed ossa.

Giu
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-06-2014

Dopo l’articolo Si può perdonare un tradimento?  ho ricevuto delle email in cui mi si chiede come mai, secondo me, i tradimenti siano sempre più frequenti.

Ora, io non so esattamente se questo sia vero, ma a giudicare dai racconti, dalle storie,ecc.  penso che i tradimenti si siano sempre verificati da che l’uomo ha deciso di stare insieme ad un’altra persona nella coppia. Senza parlare dei tradimenti tra amici, tra fratelli o per questioni legate alla politica o agli affari di potere in generale. Il termine tradimento infatti, deriva dal latino tradere che significava consegnare ai nemici.

Cos’è cambiato rispetto a ieri?

Forse il modo di parlarne? Prima tanto faceva la vergogna, pure oggi, per carità. Però ho la sensazione che  le vendette venissero consumate in silenzio. Forse si teneva di più a tener nascoste meglio le situazioni “imbarazzanti”. E poi diciamocelo, non c’era internet, i social network e gli smartphone. Esisteva il passaparola, il chiacchiericcio e le lettere, ma vogliamo mettere la velocità con cui le notizie oggi possono essere trasmesse?

Le donne soprattutto erano più restie ad uscire da una relazione anche se scoprivano di essere tradite. Si tendeva a perdonare quasi sempre tutto.

In passato poi l’essenza della coppia erano soprattutto il sacrificio e la tolleranza/sopportazione. Ahimè, questi strascichi ancora persistono, ma fortunatamente molto meno.

Quando invece erano le donne a tradire la punizione spesso era talmente importante da portarle alla morte o chissà a quale tortura.

Oggi invece, nonostante tutto, la volontà di vivere una bella relazione porta a non accettare certe condizioni. E le donne, almeno nella cultura occidentale non vengono più massacrate come un tempo.

Quindi penso che non sia vero che anni fa i tradimenti fossero meno frequenti ma solo che venissero nascosti meglio o che non potessero essere raccontati così facilmente come ai giorni nostri.

Sicuramente esistono ancora tantissime differenze, così come le similitudini tra ieri e oggi. Avendo scritto di getto non me ne vengono in mente altre. Certo è che il tradimento fa parte della vita di molte persone, ieri oggi e anche nel futuro.

 Se ti interessa, leggi anche gli altri articoli sul tradimento cliccando quì.

Giu
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-06-2014

Il filosofo francese Jankélévitch dice che non è meritevole di perdono quel tradimento in cui si vuol far credere al tradito e a se stessi che niente sia cambiato. Non potrei essere più d’accordo in quanto già il tradimento è di per se un grosso cambiamento, una grossa frattura.

Il perdono del tradimento richiede una vera e propria elaborazione come quella di un lutto e un tempo parecchio lungo per poter essere superato. E’ comunque possibile, se entrambi i componenti della coppia hanno la volontà di farlo. Se si riesce a perdonare e a superare l’evento la coppia potrebbe uscirne più matura di prima.

Perdonare richiede un lungo lavoro e un grosso impiego di energie. E’ inutile pretendere di poterlo fare subito dopo la scoperta. Bisogna sicuramente vivere per bene la rabbia e la delusione: si è di fronte infatti ad un enorme sconvolgimento emotivo.

Solo una volta elaborata la fase emotiva o che almeno i toni si siano ridotti, si potrà affrontare nella coppia il motivo per cui sia avvenuto il tradimento. A volte occorre arrivare alla consapevolezza che il tradimento sia stata la conseguenza di una problematica della coppia che non è stata affrontata, tantomeno risolta. Ciò non esclude che il partner infedele debba prendersi la responsabilità delle sue azioni.

Non penso si possa dire rigidamente che sia giusto o sbagliato perdonare un tradimento.

Forse bisogna chiedersi se siamo in grado di farlo, ovvero se riusciremmo a continuare la relazione potendo viverla serenamente e senza il patema d’animo che prima o poi riaccada.

Infatti, molti confondono il perdono con la sopportazione. Ma quest’ultima può solo portare ad uno stato di logorazione in cui pur di stare con l’altro si soffocano i propri vissuti, o almeno si prova a farlo. Continueranno invece a viver male, a controllare l’altro e ad avere sempre dubbi. Questo è un apparente perdono che è più indirizzato a prevenire un ulteriore tradimento.

Perdonare inoltre, non significa dimenticare, ma riuscire a ricordare senza provare ogni volta quel logorante dolore che si è avuto al momento della scoperta.

Non significa nemmeno restare per paura di perdere l’altro. A volte si viene traditi perché l’amore è finito o non c’è mai stato. Chiedetevi quindi se valga la pena stare con una persona che non vi ama.

Perdonare non significa rimanere in debito a vita con l’altro, recriminando sempre l’evento e rinfacciando in eterno il torto subito.

Perdonare non è un atto di clemenza, ma la messa in discussione di tutto ciò che è stato fino ad allora.

Il vero perdono implica il riuscire a fidarsi nuovamente dell’altro. Lo si può fare concentrandosi più su se stessi e sui propri sentimenti, sulle aspettative e le delusioni. Sul fatto che possa valerne davvero la pena ricominciare con un’altra prospettiva, non facendo finta che nulla sia successo. Occorre infatti trovare un nuovo equilibrio per il rapporto che ha pur sempre subito una grossa ferita.

Nel momento in cui i membri della coppia hanno la volontà di stare insieme il terapeuta può lavorare con entrambi o singolarmente. L’obiettivo della terapia non è però quello di stare insieme a tutti i costi, ma decidere se rimanere insieme perché ne vale la pena ricominciare dopo la terribile rottura e con importanti cambiamenti o separarsi senza mancarsi più di rispetto.

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