Gen
23

Immagine dal web

I nostri desideri non sempre si avverano come e quando vorremmo e questo ci pone di fronte a continui sforzi e tentativi per cercare di concretizzarli. Tra questi è compresa la nascita di un figlio.

Sono diversi i casi con cui mi ritrovo a lavorare ogni giorno e quello che vedo emergere di più è un forte senso di frustrazione. Coppie e soprattutto donne che si guardano attorno, vedono altre coppie con figli al seguito, alcuni nemmeno programmati e si chiedono il perché a loro una tale esperienza venga negata.

E sono frequenti i casi in cui non vengono evidenziate delle cause organiche specifiche all’impedimento di una fecondazione ma che vengono denotati come infertilità di coppia. Da un lato sanno che è un bene, perché vuol dire che si è sani, dall’altro appare un forte senso di spaesamento e la ricerca di un’ipotetica causa da spiegarsi.

Ci sono coppie che accettano di buon grado questa condizione, pensando che non sia destino, che Dio abbia deciso così. Si danno delle spiegazioni metafisiche e continuano ad andare avanti nella loro vita senza sentirne ossessivamente il peso e godendo comunque della situazione familiare a due.

Altre invece non riescono a ragionare in tal modo. Pensano di subire una punizione divina, si frustrano, si arrabbiano e si disperano. Continuano a fare indagini diagnostiche, si pongono ininterrottamente domande a cui non hanno risposte esaustive.

Spesso, soprattutto tra quest’ultimo genere di coppia, ci sono quelle che decidono di passare all’aiuto della medicina, ad esempio con stimolazioni ormonali specifiche o la FIVET (Fertilizzazione in Vitro con Embryo Transfer), ovvero la fecondazione in vitro dell’ovulo con il successivo trasferimento dell’embrione così formato nell’utero della donna. Oppure, c’è chi decide per l’adozione.

Queste soluzioni possono richiedere tempi molto lunghi e spesso costosi. Per la FIVET purtroppo non è detto che la gravidanza vada in porto al primo tentativo, per l’adozione ci si trova a dover affrontare iter burocratici lunghi, frustranti e dall’esito incerto. Serve quindi una forte motivazione per mandare avanti entrambe le ipotesi e una forte complicità nella coppia per affrontare tutto lo stress contingente in modo costruttivo.

Sono le donne in genere a risentirne di più perché si trovano a fare i conti con l’età i cui effetti sono più rilevanti che negli uomini. Inoltre tendono a manifestare un vuoto vissuto come incolmabile, forse dovuto al fatto che la natura ha incaricato loro di mandare avanti una gravidanza e anche perché gli uomini, hanno statisticamente molte più possibilità di procreare rispetto ad esse.

I casi di infertilità di coppia, soprattutto quelli in cui non ci sono cause organiche evidenti, possono mettere in crisi le coppie e se non sono ben coese e mature purtroppo possono portare a conseguenze molto forti. La ricerca della gravidanza in questi casi può diventare una vera e propria crociata, l’elemento centrale della vita di coppia organizzata tra visite mediche, burocrazia, ricerche e spese continue.

Le coppie che si trovano a dover fare i conti con situazioni del genere spesso perdono tanto del piacere dello stare insieme. La stessa sessualità rischia di essere praticata solo in funzione di una possibile gravidanza.

Sono coppie o donne, raramente succede al singolo uomo, che richiedono anche un aiuto psicologico per affrontare tutto questo. A volte la richiesta è anche quella di un aiuto psicologico a non vivere la situazione come un’ossessione di cui si è diventati schiavi consapevoli.

L’obiettivo di un lavoro psicologico del genere è quello di aiutare a far convivere la ricerca di una gravidanza con tutto ciò che di buono e positivo c’è nella quotidianità, che spesso viene perso di vista e messo in secondo piano. Un altro scopo è quello di aiutare a sentirsi o risentirsi una famiglia a due e riscoprire il motivo per cui la coppia è nata.

Non è facile affrontare situazioni tali, non rimanere incastrati nella rete della frustrazione e della ricerca ossessiva della gravidanza, per questo occorre non perdere di vista la coppia, le sue risorse e la possibilità di progetti futuri che non siano solo quelli della genitorialità.

Senza contare che spesso, quando si da spazio ad altro il figlio inaspettatamente arriva.

Gen
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-01-2017

Immagine dal webAncora una volta assistiamo (impotenti, mi chiedo io?), agli ennesimi episodi di violenza sulle donne.

Purtroppo i casi di cronaca continuano a raccontarcene altri, come quelli della ventiduenne ustionata e della ventottenne aggredita con l’acido.

Continuano a chiamarli amori, “troppo amore”,  “amori esagerati”. Ho sentito addirittura parlare di “amore incontenibile”.

Ecco, io non sono affatto d’accordo con queste definizioni, mi rifiuto di associare la parola amore ad atti di violenza. E penso che fino a che lo si farà, tutte le violenze verranno giustificate in nome di un amore che pare trovi la sua più grande espressione in atti così eclatanti e disumani. Tanto è che le vittime, non avendo mezzi e supporti adeguati, arrivano a giustificare la rivalsa di possesso nei loro confronti come la manifestazione dell’unico modo di amare del proprio carnefice.

Mi costa ammetterlo, ma purtroppo siamo ben lontani dal non sentire più fatti di cronaca tali. A volte penso che manchino proprio le basi affinchè tutto ciò si concretizzi.

Sicuramente fa tanto un approccio culturale sbagliato in cui l’amore è sacrificio, sopportazione, sottomissione, possesso. L’amore non è così, è tutto il contrario di ciò che ho appena scritto e fino a che non entrerà nella testa di ognuno di noi, allora continueranno ad esistere persone che tratteranno i partner come loro oggetti, su cui cercheranno di sfogare le proprie frustrazioni, convinti che l’altro le debba subire in silenzio proprio per amore. Ed esisteranno vittime convinte di non poter pretendere rispetto, di non poter far valere le proprie esigenze, la propria autonomia e libertà, di non poter avere un semplice amore felice.

E allora cosa possiamo fare? Ci sarebbe tanto da dire, ma oggi  mi voglio concentrare non su ciò che dobbiamo evitare, ma su ciò che dovremmo imparare a coltivare: la felicità.

Viviamo la felicità, godiamone, cerchiamo di dirci ogni giorno che ognuno di noi ne ha diritto e ha il dovere di fare di tutto per tenersela stretta, nel rispetto di se stessi e degli altri.

Insegnamola agli altri, soprattutto ai più piccoli, non facciamone un’eccezione, cerchiamo di coglierla in ogni singolo momento, anche quelli che apparentemente possono essere più scontati e banali. Abituiamoci ad essa così da difenderla in ogni modo e da non poterne fare a meno.

Contagiamola e circondiamoci di chi riesce ad apprezzarla e che la tenga preziosamente in considerazione.

Ecco, non ho assolutamente risolto il tema sulle violenze, ma penso di aver piantato un piccolo semino che avevo necessità di dividere con voi.

Caterina Steri.

 

Gen
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-01-2017

Quest’anno ho deciso di iniziarlo con un viaggio nella mia amata Roma. Una città che ogni volta mi regala tanto non solo per la sua bellezza, ma anche perché è stata parte fondamentale nel mio percorso di formazione e perché con esso ho avuto modo di instaurare dei rapporti di amicizia davvero profondi.

Devo dire che non avrei potuto chiedere di meglio per il passaggio da un anno all’altro.

Come già sapete, i viaggi per me sono fondamentali. Sono un investimento per la mia mente e il mio cuore. Mi permettono ogni volta di sorprendermi , anche in mete viste innumerevoli volte come quelli della Capitale. Mi danno l’occasione di condividere con chi mi accompagna emozioni  ed esperienze talmente profonde che sono pure difficili da raccontare.

La vita è un viaggio, a volte tortuoso, altre volte colmo di felicità e soddisfazioni. Cercare di vivere il più possibile con chi amo il mondo in cui ci troviamo mi pare un onore alla fortuna che si ha di essere in vita ed in salute. E ringrazio di poter fare un lavoro che mi soddisfa e mi permette di concretizzare questa mia passione.

Per quale motivo condivido tutto questo con voi? Perché quando frequentavo la Scuola di Specializzazione una delle mie care docenti ci disse di cercare di vedere il più possibile del mondo, di conoscere i luoghi e le culture diverse rispetto a quelli a cui siamo abituati perché il nostro lavoro non è fatto solo di formazione sui libri, ma dobbiamo andare oltre, capire le persone per quello che sono, anche per le loro credenze e i loro modi di vivere. Per essere quindi dei terapeuti a 360° e fare questo mestiere liberi da pregiudizi e da importanti “buchi” di ignoranza. E’ vero che non possiamo essere tuttologi, ma è vero che possiamo ogni giorno avere delle conoscenze in più. E questo conoscendo, contemplando e rispettando anche tutto ciò che è diverso da noi.

Ecco, la mia ultima visita a Roma mi ha fatto pensare alle parole di quella mia docente che ancora mi è cara, quindi ho deciso di condividerle con voi.

E allora, questo arricchimento personale in più regalatomi dal mio ultimo viaggio “capitolino”, sono pronta ad investirlo anche nella mia professione e con i miei pazienti.

Caterina Steri.

Sposi in Sardegna 2016

Anche quest’anno, con immenso piacere ho accettato l’invito dell’ideatrice, nonché responsabile del progetto di Sposi in Sardegna, la Dott.ssa Ilaria Nesi, a dare un contributo alla stesura della rivista che prende il nome dal progetto stesso.

“Sposi in Sardegna -come scrive la stessa autrice- nasce con l’intento di offrire agli sposi uno spazio in cui muoversi quando sono alle prese con l’organizzazione del loro matrimonio e vanta il merito di aver attivato in Sardegna un circuito dinamico e selezionato che si esprime attraverso la rivista, il sito web, gli eventi e la pagina Facebook.

La rivista, alla sua nona edizione, quest’anno, è stata presentata lo scorso novembre in occasione di Invito a Nozze , di cui Sposi in Sardegna è la rivista ufficiale.

La distribuzione continua nelle più importanti fiere del settore in Sardegna dove la rivista viene distribuita gratuitamente agli sposi visitatori. L’annuario lo si può trovare anche sparso nel territorio regionale e tra i nostri inserzionisti”.

Per quest’anno ho deciso di dedicare il mio articolo l’articolo (che potete leggere per intero apagina 41 della rivista anche on-line), al tema della libertà individuale all’interno della coppia, descrivendola appunto, come un prezioso ingrediente per coltivare al meglio il rapporto a due.

“Per essere autenticamente reciproco, un rapporto adulto deve essere formato da due persone distinte che scelgono di stare insieme: la vera intimità nasce dal poter scegliere liberamente. A volte questo non è facile perché bisogna saper dire NO anche a noi stessi, alla voglia di imporre le nostre idee, di tenere l’altro strettamente legato a noi. E’ importante che i componenti del sistema-coppia mantengano degli spazi di libertà individuali, in cui coltivare interessi e passioni in totale autonomia.

Oltre a tutto, per essere veramente uniti occorre imparare a lasciare andare. Facendo questo e rinunciando agli impulsi di “possedere” l’altro come se fosse una proprietà privata, ci si potrà impegnare in uno scambio autentico e alla pari.”

Ringrazio la Dott.ssa Ilaria Nesi per aver voluto includermi anche quest’anno nel suo sempre crescente progetto, facendole un grosso in bocca al lupo per tutti quelli futuri.

Per saperne di più su Sposi in Sardegna potete visitare il sito omonimo cliccando qui.

Caterina Steri.

 

Ott
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-10-2016

Nonostante molti lavoratori abbiano deciso di approfittare del ponte del I novembre, io ho preferito non farlo e lavorare tutta la settimana, ad eccezione della giornata di domani.

Potete quindi continuare a contattarmi e chiedere appuntamenti come di solito.

Intanto vi auguro una buona giornata e vi ringrazio per la sempre costante presenza.

Caterina Steri.

Ott
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-10-2016

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Quella dello psicologo è un mestiere un po’ contorto, o meglio, visto in modo tale da chi forse non lo conosce abbastanza.

Tanti rimangono sorpresi e a volte “straniti” da questa professione, altri totalmente affascinanti e desiderosi di mettersi alla prova.

Proprio per questo motivo cerco sempre di rispondere il più velocemente possibile ai quesiti che mi vengono fatti tramite il blog, la mail, la pagina su Facebook e nel modo più chiaro e semplice possibile. Perché mi rendo conto che ciò che immaginiamo essere contorto e difficile da capire, se spiegato chiaramente può risultare molto più semplice, concreto ed avvicinabile. Questo è anche uno dei motivi per cui dopo un primo colloquio conoscitivo, do sempre un appuntamento telefonico a distanza di qualche giorno, senza fissare un secondo incontro in studio, perché mi piace lasciare il giusto tempo alla persona che mi ha appena conosciuta professionalmente di “elaborare” senza fretta ciò che ha potuto “portarsi” via da quella che è stata la prima esperienza insieme. Così il potenziale paziente riesce ad avere delle idee più chiare rispetto al lavoro a cui andrebbe incontro decidendo di intraprendere un percorso psicologico e avrebbe anche modo di capire quanto sia davvero motivato ad iniziare un lavoro insieme a me. Questo è stato uno dei preziosi insegnamenti trasmessi anni fa dal mio terapeuta- supervisore, quindi provato direttamente come mia esperienza personale, nonché professionale, che da sempre ottimi risultati.

E’ una strategia che permette di iniziare un percorso terapeutico con le idee più chiare e una maggiore motivazione. Tutto ciò inoltre non fa perdere comunque tempo, se non guadagnarlo in qualità, poiché il decorso della terapia avverrebbe comunque nei tempi prefissati sin dall’inizio.

Vi ricordo quindi che per prendere un appuntamento è necessario chiamare personalmente al 3207297686 dal lunedì al sabato (esclusi i giorni festivi), dalle otto e trenta del mattino alle venti e trenta della sera. Considerando che tante ore della giornata le passo a sostenere i colloqui, qualora non possa rispondere subito, richiamerò durante la pausa pranzo o a fine giornata lavorativa.

Non troverete invece alcuna risposta ai messaggi, ne alle chat, ne alle chiamate durante le giornate festive.

Detto questo, auguro a tutti voi una splendida giornata e vi ringrazio per la vostra costante presenza sul blog e sulla pagina Facebook da cui prende il nome.

Ott
13

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Una relazione non si chiude dall’oggi al domani, se non in rari casi, ma dopo periodi di riflessioni, bilanci, dubbi attanaglianti che fanno vacillare sulla decisone da prendere. Se non meno importante, ci si mette anche la paura di un futuro totalmente nuovo che non si sa cosa riservi.

Ci si sente confusi e diventa faticoso mettere ordine ai pensieri e alle priorità. Per questi motivi si rischia di protrarre la decisione fino a data da destinarsi, senza considerare il tempo perduto a stare male che scorre inesorabilmente.

Ma quando è meglio chiudere una relazione?

Nonostante le difficoltà a riconoscerli, ma soprattutto ad accettarli, ci sono dei segnali ben precisi che possono aiutare a capire che la vostra relazione non vada più bene e, nonostante le abbiate provate tutte, vi suggeriscono chiaramente di chiuderla. Proverò quindi ad elencarne alcuni.

  • Non vi considerate più come una volta. Ovvero, non avete più voglia di rendere partecipe l’altro della vostra vita e non siete più stimolati a fargli le coccole o essere dolce nei suoi riguardi.
  • A volte vi sentite infastiditi dalla presenza dell’altro o percepite che la cosa sia reciproca. E tutto ciò che viene fatto o detto non viene più tollerato come una volta.
  • Manca l’attrazione fisica da parte di uno dei due o di entrambi.
  • Quello che provate per l’altro non è più l’amore di una volta, o forse non lo è mai stato veramente.
  • State  con l’altro sperando che prima o poi cambi, nonostante vogliate negare che questa dannata illusione duri già da troppo tempo.
  • La vostra è una rincorsa continua nei confronti del partner, quasi un’elemosinare attenzioni e affetto.
  • Ogni volta che l’uno fa una proposta l’altro accetta controvoglia.
  • I momenti di gioia e condivisione sono solo un ricordo e la realtà ha lasciato spazio alla noia,  a continue discussioni o a interminabili silenzi.

Questi possono essere solo alcuni dei segnali, ma ne potrebbero esistere tanti altri.

Forse una domanda fondamentale da farsi, oltre a quella su quali siano davvero i sentimenti che provate, è quella sul motivo che vi spinge a continuare imperterriti la relazione nonostante siate infelici.

So quanto faccia male chiudere una rapporto, quanto spesso un evento tale venga vissuto come un fallimento, soprattutto dopo diverso tempo in cui si è cercato di investire parecchio su di esso, ma trascorrere del tempo infelici potrebbe solo aumentare la frustrazione e il fastidio nei confronti dell’altro. A lungo andare potrebbe diventare estremamente logorante. Come altrettanto logorante potrebbe divenire il dubbio su cos’altro vi sarete negati nella vita.

E’ vero, tante sono le paure, i dubbi, le sensazioni di fare un salto nel buio, la paura di stare soli, ma invece di badare a cosa state rinunciando potete iniziare dal concentrarvi su cosa potreste guadagnare. Ad esempio la vostra totale libertà ma soprattutto la possibilità di poter iniziare davvero a coltivare la vera felicità.

Uscire infatti da una relazione infelice significa porre il seme della felicità nella vostra vita.

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Ci sono dei momenti all’interno di una coppia in cui i due componenti si sentono fusi l’uno nell’altra accompagnati da un senso di sicurezza e protezione reciproca. A lungo andare però, la fusione potrebbe diventare soffocante, se non si rispettano lo spazio e l’autonomia dell’altro.

Ad esempio, sentirsi in obbligo di dire sempre Si al partner potrebbe portare alla sensazione che tra i due non esista nessuna differenza, quasi come una spersonalizzazione del proprio modo di essere. Questo causa sedentarietà all’interno del sistema e qualsiasi cambiamento o tentativo di cambiamento da parte dell’altro potrebbe essere vissuto male.

A volte si dice Si per non voler offendere, deludere o per accondiscendere al volere del compagno, ma in questo modo si evita il confronto e si alimenta la frustrazione. In questi casi i NO sono liberatori e portatori di volontà e bisogni veri. Oltre a tutto, se uno dei due impara a dire NO, in qualche modo autorizza anche l’altro a farlo e a sentirsi più libero di manifestare chi è veramente.

Per difendere un rapporto basato sulla reciprocità, bisogna esser capaci di essere coerenti con i propri sentimenti, evitando di farsi invadere da quelli dell’altro. Imparare a mantenere la propria posizione se veramente coincide con quello che pensiamo.

Individualità e differenziazione sono sicuramente alla base di una coppia libera.

Durante il rapporto di coppia bisogna sempre trovare un compromesso con le differenze dell’altro. Se si cerca (intenzionalmente o no), di forzare il partner a “trasformarsi” rispetto alle proprie peculiarità, viene a mancare la libertà di espressione, azione e manifestazione della sua natura. Vi è mai capitato di non sentirvi voi stessi all’interno di una relazione? Ecco, questo è ciò che intendo con la mancanza di libertà.

Per essere autenticamente reciproco, un rapporto adulto deve essere formato da due persone distinte che scelgono di stare insieme: la vera intimità nasce dal poter scegliere liberamente. A volte questo non è facile perché bisogna saper dire NO anche a noi stessi, alla voglia di imporre le nostre idee, di tenere l’altro strettamente legato a noi. E’ importante che i componenti del sistema-coppia mantengano degli spazi di libertà individuali, in cui coltivare interessi e passioni in totale autonomia.

Oltre a tutto, per essere veramente uniti occorre imparare a lasciare andare. Facendo questo e rinunciando agli impulsi di “possedere” l’altro come se fosse una proprietà privata, ci si potrà impegnare in uno scambio autentico e alla pari.

 

Ott
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-10-2016

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Ogni volta che concludo un percorso di psicoterapia mi emoziono profondamente. Penso che non mi abituerò mai alle sensazioni di felicità e orgoglio che vedo negli occhi delle persone che hanno deciso di intraprendere con me il loro cammino interiore. E forse è proprio il non abituarmi che mi spinge a cercare altri sguardi, altri volti con cui condividerle nuovamente.

Per darvi un’idea di ciò che accade all’interno del mio studio vi lascio alla testimonianza di un paziente che ha da poco concluso con me la sua psicoterapia e che ringrazio ancora per avermi scelta e avermi regalato ancora tante emozioni.

“Sono passati quasi tre anni dalla mia prima seduta di psicoterapia. Da allora sono successe tante cose.

Mi rendo conto ora che sono stati anni dolorosi e difficili, ma anche intensi, soddisfacenti e felici.

Ho intrapreso un percorso in un momento della mia vita in cui la tristezza la faceva da padrona. Ero profondamente insoddisfatto del presente e del passato, il futuro appariva nefasto ed avendo una bassa opinione di me stesso non mi sentivo capace di modificarlo a mio piacimento.

Ad un certo punto mi sono detto che non poteva essere così. Mi sono reso conto che ciò che provavo era frutto di un’illusione creata da me stesso, ma non avevo i mezzi per eliminarla, così decisi di chiedere aiuto.

Devo dire che quasi da subito la terapia si è rivelata diversa da come me l’aspettavo. Impegnativa, certo, ma mai sgradevole. Nessun effetto collaterale. Così potevo sentirne i benefici già da subito e dopo poco tempo già mi sentivo meglio. Pur essendo consapevole che avevo tanto lavoro da fare, i miglioramenti avvertibili di giorno in giorno mi spingevano a lavorare su di me più volentieri e senza accusare fatica.

Gli ultimi mesi di terapia, quelli successivi al mio rientro in città, sono stati certamente i più produttivi, nel senso che in questo breve lasso di tempo ho raggiunto tanti obiettivi da tempo lasciati in sospeso e ne ho pure raggiunti di nuovi.

Ho smesso di fumare.

Ho drasticamente ridotto il consumo di alcolici.

Ho imparato ad apprezzare Cagliari e la Sardegna.

Ho imparato quasi senza accorgermi,  ad apprezzare ed amare il tempo trascorso da solo e questo mi ha portato a selezionare e godere della compagnia altrui in maniera più matura ed attenta.

Ho chiuso il capitolo Università, liberandomi così di un fardello che mi portavo appresso da troppo tempo e che rappresentava per me delle vere e proprie catene che mi impedivano di proseguire per il mio cammino.

Forse grazie a tutti gli eventi già menzionati ho migliorato tantissimo il rapporto con mio fratello. Allo stesso tempo ho lavorato per migliorare la mia autostima e dipendere meno dal giudizio altrui; al riguardo devo dire di avere ancora strada da fare ma sono ottimista perché negli ultimi tre anni, un lasso di tempo abbastanza ristretto, ho ottenuto dei risultati così importanti da convincermi che, attraverso la volontà, potrò ottenerne degli altri ad un ritmo perfino accelerato. Quest’ultima considerazione mi porta ad un altro punto. Tempo fa mi rendeva triste un circolo vizioso nel quale ero caduto: avevo l’impressione di aver sprecato diversi anni della mia vita, impressione tra l’altro fondata dal fatto di aver trascorso relativamente un lungo periodo caratterizzato da improduttività, sia scolastica che lavorativa. Così mi sentivo ed ero in ritardo rispetto agli altri e rispetto al mio “Io ideale”. Questo ritardo mi demoralizzava e mi rendeva ancora più improduttivo e l’improduttività aumentava il ritardo, sempre più,  così da farmi sentire vecchio (questa era una delle sensazioni che mi rendeva più triste). Così, ricominciando da capo, passo dopo passo, ho riacquistato abbastanza fiducia e voglia di fare ed attraverso l’impegno i risultati sono arrivati, infondendomi nuova fiducia e spingendomi ad aumentare il ritmo sempre di più, così da riacquisire la mia autostima.

In questo momento, nonostante gli anni in più, non mi sento vecchio e non mi sento di aver perso tempo. Ho l’impressione che nell’ultimo periodo ho recuperato il tempo perduto e sono più che mai spinto a fare un ulteriore balzo in avanti, impegnandomi più che posso in ciò di cui mi sono reso conto che è la chiave della mia felicità (e forse quella di tutti): l’azione, il movimento, l’esperienza, il nuovo. Questo mi porterà a vivere i prossimi anni più intensamente e di conseguenza ad assaporarne ogni secondo.

Ho letto da poco l’articolo di una rivista secondo cui, nei nostri ricordi, gli anni densi di eventi e prime esperienze tendono a sembrare più lunghi di quelli poveri di novità. Questo è quindi il segreto per vivere una vita più lunga, sfruttandone ogni secondo.

Ora non dico che tutto è finito. Avrò sicuramente tanto lavoro da fare e non escludo la possibilità di aver ancora bisogno della terapia in futuro, tuttavia per la prima volta mi sento davvero in vantaggio. Mi sento fortunato ad avere la possibilità di girare il mondo e vedere e esperimentare cose per la prima volta.

Non ho più paura”.

Set
01
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 01-09-2016

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Quasi alla fine dell’estate tutti o o la maggior parte riprendiamo le attività routinarie. Come ogni anno ho deciso di far fare al mio blog una lunga pausa, in modo tale da non dover avere sempre il pensiero di pormi di fronte allo schermo del computer per scrivere anche nel mese dell’anno in cui riesco e voglio rallentare parecchio i miei ritmi. Per me le ferie non sono solo divertimento, mare, viaggi e scoperte di nuovi luoghi con chi amo, ma anche il lusso di rallentare il trascorrere delle giornate affrancandomi dalla preoccupazione di controllare costantemente l’orologio e o accendere il computer per scrivere le mail o rispondervi.

Ora che posso dire di aver fatto tutto questo, posso anche riprendere a scrivere i miei post e a condividerli con voi, sempre numerosi e attenti.

L’accorciarsi delle giornate, l’abbassamento delle temperature, il ritorno dei pazienti da una pausa terapeutica estiva e l’aumento delle richieste di colloqui da parte di nuove persone, mi indicano che è tornato il momento di riprendere i ritmi lavorativi e di godere dell’energia e della spensieratezza accumulata nelle scorse settimane. C’è solo una cosa che mi rende fortemente triste e mi da un enorme senso di impotenza: gli avvenimenti degli ultimi giorni che hanno messo in ginocchio gran parte dell’Italia a causa del terremoto. Posso ritenermi fortunata a vivere in una terra che non è vittima di attività sismiche, ma non posso certo non essere partecipe e commuovermi nel vedere che per tanti altri non sia così. 

Vi ringrazio per avermi “aspettata” , per esser passati di qua anche quando non erano presenti dei nuovi articoli e per aver deciso di continuare a rimanere tra le mie righe.

Buon rientro alle attività lavorative, a quelle studentesche, buone ferie a chi ancora non le ha fatte e buona vita a chi in questo momento potrebbe pensare che non esista via d’uscita al dolore.

Io sono di nuovo qui, di fronte al mio computer e nelle mie postazioni lavorative.

Caterina Steri.