Gen
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-01-2015

Immagine dal web

Sapete voi quale sia la differenza tra gelosia e invidia?

Nell’immaginario collettivo sono due concetti interscambiabili, ma in realtà non è così. Entrambi hanno alla base un forte malessere ma mentre la gelosia si scatena nel momento in cui si ha paura di perdere qualcuno, l’invidia scaturisce dal fatto che gli altri posseggano qualcosa (un oggetto, una dote, una posizione sociale), che noi non abbiamo ma  la vorremmo e spesso desideriamo che venga perduta da chi già lo ha.

Il tipo di malessere che causano può essere simile, e forse è anche per questo che vengono scambiate.

E’ sempre meglio poterle riconoscere per imparare a gestirle. Tutti infatti almeno una volta nella vita le hanno provate, perfino i bambini.

Dice Helmut Schoeck che “L’uomo invidioso pensa che se il suo vicino si rompe una gamba, egli sarà in grado di camminare meglio”. Non avrebbe potuto descrivere meglio l’invidia.

Nella gelosia invece entra in gioco un terzo individuo perché scaturisce nel momento in cui ci si sente minacciati da esso nella possibilità di perdere la persona amata o un amico, ad esempio.

Anche il giudizio comune si pone diversamente nei confronti della gelosia e dell’invidia.

La prima viene accettata di più in quanto vista come strumento per la salvaguardia del legame esistente con una persona amata, implica pure un aspetto romantico della situazione ed è considerata sinonimo di passione e amore.

L’invidia dall’altro lato viene condannata, se ci pensate fa parte dei sette vizi capitali e implica l’impulso a danneggiare l’altra persona.

Sia l’invidia che la gelosia in misure eccessive possono diventare patologiche. Pochi ammettono di essere invidiosi o gelosi, se non quando il malessere diventa preponderante.

Ma per questo vi rimando ai vari articoli di questo blog che trattano i due argomenti.

 

Apr
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-04-2014

Sapete voi qual è una delle ultime mode connesse all’uso sempre più marcato dei cellulari, smartphone e i vari mezzi informatici a noi tanto familiari? Il sexting. Parola derivante dalle due inglesi sex (sesso) e texting (inviare SMS) che indica l’invio di messaggi e/o immagini e video sessualmente espliciti, principalmente tramite telefono cellulare, ma anche altri mezzi informatici come chat, social network e internet in generale.

Nato negli Stati Uniti è arrivato anche in Italia colpendo giovanissimi in media dagli undici anni in su.

Un vero e proprio boom diffuso soprattutto tra i giovani, e non solo, che potrebbe rivelarsi molto dannoso per chi ne è coinvolto. Pensate a quando ci si invia delle immagini a sfondo sessuale che, anche se mandate confidenzialmente ad un solo destinatario, spesso possono diffondersi in modo incontrollato e incontrollabile creando seri problemi alle persone direttamente coinvolte. Non mancano infatti storie di ragazzi le cui vite sono state seriamente danneggiate per la pubblicazione e la diffusione di loro immagini osé.

Dietro questa nuova moda possiamo trovare degli aspetti costanti:

  • La fiducia nell’altro. Spesso viene inviata la propria immagine audace perché ci si fida del destinatario, non rendendosi conto che se la relazione (amicale o di coppia) dovesse rovinarsi, potrebbe essere diffusa come vendetta, dispetto, ripicca. Non di rado la circolazione via web di questo materiale è legata ad atti di bullismo perché ha come obiettivo quello di colpire e ferire il protagonista delle immagini o dei messaggi.
  • L’incontrollabilità del fenomeno stesso. Il materiale che troviamo via web rimane disponibile per anni ed è molto difficile eliminarne le tracce una volta pubblicato. Oltre a tutto si diffonde molto velocemente grazie alla possibilità di invii multipli e condivisione a diversi livelli.
  • Mancanza di consapevolezza. I ragazzi non sono pienamente consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che può arrivare in mani sbagliate, favorendo fenomeni come gli adescamenti on line o la microprostituzione. Foto e video a sfondo sessuale possono essere usate per presentarsi ai clienti e offrire prestazioni sessuali vere e proprie, spesso anche a scuola.

Il sexting può essere perseguito legalmente, come già successo, con l’accusa di pornografia minorile o incitamento alla prostituzione.

E’ necessario quindi insegnare ai ragazzi a rispettare se stessi, gli altri e la privacy. Far si che non diano spazio a chi chiede di far girare foto a sfondo sessuale e che ne parlino con le figure adulte di riferimento. Metterli al corrente di quali possano essere i rischi e accertarsi che ne abbiano inteso la gravità.

Ancora, occorre che gli adulti favoriscano il dialogo con i ragazzi senza farli sentire giudicati e sbagliati. Cadere in irosi giudizi sulla vita dei figli, o degli alunni non fa altro che farli chiudere in se stessi.

 

 

Ott
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-10-2013

Qualche giorno fa, aggirandomi nei meandri di alcuni uffici pubblici, mi sono imbattuta sul cartello di cui vedete la foto sopra.

Non ho potuto fare a meno di fotografarlo.

Sarebbe veramente ideale che tutti si rifacessero ad una comunicazione assertiva, sia in ambito privato che in quello professionale.

I vantaggi sarebbero importanti poiché:

  • stimolerebbe la diffusione di rapporti costruttivi, rispettosi e liberi da pregiudizi;
  • gli interlocutori si porrebbero tutti sullo stesso piano in modo da evitare tentativi di sopraffazione;
  • si creerebbe una comunicazione più chiara e semplice che darebbe poco spazio alla libera interpretazione;
  • prestando attenzione alla comunicazione del corpo e non solo alle parole dette si carpirebbe un numero maggiore di informazioni sull’interlocutore;
  • si eviterebbero degli scontri riguardo ai toni usati;
  • tutti sarebbero alla portata dei concetti spiegati;
  • aiuterebbe ad accettare le critiche e a mettersi in gioco in modo costruttivo per poter sempre migliorare;

Che dire quindi rispetto al manifesto furtivamente fotografato? Non sarebbe male che venisse esposto in tutti i luoghi di lavoro, ma soprattutto sarebbe ideale che in tutti i settori venissero organizzati dei corsi veri e propri riguardo l’uso della comunicazione assertiva e dei suoi vantaggi.

Speriamo bene!

Se vuoi sapere di più sulla comunicazione assertiva clicca quì.

Lug
29

Come tutti gli anni con l’arrivo dell’estate arriva anche il boom del gossip. In realtà ciò che aumenta durante la bella stagione è l’interesse dei lettori per le notizie sui vip.

Complici sono il tempo libero e il caldo, la voglia di riposo fisico e mentale e spesso anche il bisogno di emulare i personaggi famosi.

La parola gossip deriva dall’espressione anglossassone to go sip usata inizialmente dai politici che mandavano i loro fidati a bere qualcosa nei bar e a tendere l’orecchio verso i discorsi che ruotavano attorno agli affari pubblici e sociali. Da lì è nata la parola gossip riguardante l’attività di ricerca di notizie soprattutto inerente i personaggi noti.

In realtà il meccanismo gossiparo riguarda anche i non vip, dal vicino di casa a quello di ombrellone, dal collega al parente.

Gli argomenti più trattati sono soprattutto quelli di carattere sessuale o inerenti l’aspetto estetico. L’attività del gossip non interessa solo il genere femminile, ma anche quello maschile, nonostante gli uomini siano più restii ad ammettere di interessarsi a certi argomenti.

Il pettegolezzo è molto diffuso anche negli ambienti lavorativi. Spesso è la scusa per cercare una pausa. Secondo una ricerca del Georgia Institute of Technology il 15% delle e-mail professionali riguarda pettegolezzi sui colleghi.

La psicologia della comunicazione e vari studiosi del campo definiscono il pettegolezzo una forma di coesione sociale. A quanto pare pure gli uomini primitivi, per proteggere la propria vita e quella dei loro cari dovevano “informarsi” sugli appartenenti al loro gruppo. Un vero e proprio meccanismo di controllo e conoscenza della comunità alimentato dal passaparola che permetteva di identificare gli altri con le loro risorse, i limiti e gli eventuali pericoli.

Anche lo spettegolare sotto l’ombrellone può essere causa di coesione sociale. Parlare di terze persone rende più complici gli interlocutori che sono esterni all’argomento.

Altra connotazione positiva del pettegolezzo è che, se usato a dosi moderate, costituisce un vero e proprio antistress. Forse è per questo che in estate vi è più interesse verso gli argomenti “leggeri”. Con il caldo e il bisogno di vacanze si accentua anche il bisogno di tagliare con lo stress.

A proposito del potere antistress del pettegolezzo, una ricerca della University of California (2012, January 17), ha messo in evidenza come diffondere le informazioni su persone che hanno mal agito e della cui azione si è stati testimoni tende a far stare meglio, a diminuire la frustrazione e il senso di impotenza perchè è molto forte il bisogno di mettere in guardia gli altri da individui di cui non ci si fida. Questo studio si è incentrato sul pettegolezzo “sociale” quello che interessa le persone comuni.

Un’altra caratteristica del gossip è il suo lato divertente. Soprattutto quando si parla di personaggi famosi si cerca spesso di metterne in evidenza i lati più deboli, più umani, quelli che li rendono più simili ai “comuni mortali” che spesso li ridicolizzano e danno loro una connotazione spassosa.

Come tutte le cose, che se vissute in modo esagerato rischiano di non avere più una connotazione positiva, anche la ricerca di notizie sugli altri deve avere un limite. Se così non fosse rischierebbe di diventare una fissazione, quasi una ragione di vita. Un tale comportamento costituirebbe un campanello di allarme di un vuoto personale che deve per forza essere colmato sparlando degli altri o cercando di sapere il più possibile sulla loro esistenza.

Bisogna poi saper distinguere tra il pettegolezzo che è fine a se stesso e quello che nasce da invidia o cattiveria che potrebbe portare a diffamazione e maldicenza.

Soprattutto per i più giovani il gossip è una fucina di modelli di apprendimento che riguardano il linguaggio, il modo di vestirsi, la scelta della musica e altre aree di vita e che purtroppo possono avere più influenza della realtà dei fatti. Per questo occorre rendere i ragazzi più sensibili alla distinzione tra gossip, maldicenza e calunnia perché un uso sbagliato e spinto può causare gravi conseguenze.

Al giorno d’oggi è d’obbligo aggiungere che un uso improprio del gossip può essere causato da un altrettanto uso inadeguato dei social network che spesso spinge ad esporsi con troppa leggerezza tramite aggiornamenti di stato, commenti e foto e ad essere oggetto di facili interpretazioni comportamentali e morali altrui.

 

 

 

Feb
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-02-2013

La depressione reattiva è una forma depressiva che si sviluppa nelle persone in seguito ad una esperienza vissuta come perdita. Ad esempio la fine di una relazione o un lutto, un licenziamento. La persona colpita reagisce all’evento doloroso in modo esagerato e patologico con veri sintomi depressivi perdendo la capacità di reagire.

La sintomatologia può risolversi in tempi brevi oppure avere un decorso più lungo che potrebbe sfociare in una vera depressione endogena e cronicizzarsi.

Può insorgere in qualsiasi età, più frequentemente durante l’adolescenza e la vecchiaia. Le donne solitamente sono più a rischio rispetto agli uomini.

I sintomi si sviluppano nell’arco di alcune settimane in seguito all’evento doloroso. Tra i più comuni si hanno:

  • riduzione dell’attività fisica, svogliatezza e eccessiva stanchezza
  • tristezza, melanconia e sensazione che da un momento all’altro possa accadere un altro evento doloroso
  • disturbi gastrici e ormonali
  • disturbi del sonno
  • propensione a piangere spesso e senso di disperazione
  • scarso o eccessivo appetito

 

Di norma i farmaci vengono usati molto poco nel trattamento della depressione reattiva. Il trattamento principale è la psicoterapia che ha come scopo quello di aiutare il paziente a ridimensionare il proprio vissuto rispetto all’evento che ha portato allo scatenarsi della patologia.

Personalmente, in casi del genere ritengo importante lavorare sul concetto di resilienza, ovvero sull’aiutare la persona ad assumere degli strumenti tali utili ad affrontare le crisi che la vita più o meno spesso ci riserva.

Il paziente impara a sentirsi più sicuro e a credere in se stesso.

Solitamente la prognosi è favorevole, anche se in alcuni casi è recidivante. Infatti è fondamentale eseguire un efficace lavoro di psicoterapia.

Leggi anche gli altri articoli che parlano della depressione e sulla resilienza.

Per ulteriori informazioni sulla depressione invitiamo i lettori a visitare la seguente pagina
http://www.capireladepressione.it/la_depressione.html.

Gen
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-01-2013

Buongiorno a tutti,

in questi giorni mi è stato chiesto che cosa sia la Pet Therapy. Anche se io non me ne occupo direttamente, mi è parso giusto condividere con voi ciò che ho risposto alla mia lettrice.

La Pet Therapy, è una terapia alternativa a quelle solite che si avvale del supporto di animali domestici. Nel 1953 lo psichiatra infantile Boris Levinson notò come il suo cane, presente mentre lavorava con un bambino autistico, desse a questo la possibilità di uno scambio emotivo e di gioco rendendo più piacevoli le sedute.

Con il tempo si è dimostrato che i pazienti di qualsiasi sesso ed età che usufruiscono di questa speciale terapia sviluppano maggiormente  capacità di socializzazione e di benessere psicofisico, rispetto ad altri ai quali non è stato affidato un animale da compagnia. I pazienti infatti si trovano a dover accudire i loro nuovi compagni e allo stesso tempo a godere dell’affetto e del rispetto che ricevono in cambio. Condizione che diventa reciproca che aiuta a risolvere problemi di carattere depressivo e relazione e si raggiungono degli obiettivi di tipo educativo e creativo.

Quasi a tutti, se ci pensate è capitato almeno una volta nella vita di farsi consolare dal proprio animale.

Portarlo in giro o al parco aumenta anche l’attività di socializzazione con altri individui. Aumentano le chiacchierate per strada, dal veterinario, nel negozio di prodotti per animali.

Il Ministero della Salute distingue tra:

    • Attività svolte con l’ausilio di animali (A.A.A.), che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di persone quali anziani, bambini, non vedenti, malati terminali.
    • Terapie effettuate con l’ausilio di animali (A.A.T.), basate su metodi e tecniche scientifiche finalizzate al miglioramento della salute. Vengono usate in presenza di problemi psicologici, relazionali, psicosociali e cognitivi.

La Pet Therapy offre anche fondamentale aiuto ai portatori di handicap fisici e ne migliora l’attività motoria.

Più i disturbi sono profondi più è necessario essere consapevoli che la terapia con animali ha bisogno di essere integrata con altre di tipo farmacologico e psicologico. E’ necessaria quindi la collaborazione di più esperti che integrino varie discipline. Gli stessi animali vengono addestrati ed educati appositamente affinchè rispondano a specifici requisiti.

La relazione che si sviluppa tra animale e uomo diventa molto stretta e viene promossa con attività ludiche: il desiderio e il bisogno di giocare sono attività innate sia nell’uomo che nell’animale.

Oltre all’enorme scambio affettivo, vengono sviluppate la capacità di mettersi in discussione, di conoscersi meglio e di riconoscere le esigenze e i desideri personali. Viene poi accentuato il senso di responsabilità nell’individuo a cui viene affidato l’animale.

Gli animali vengono continuamente monitorati per non rischiare che vengano sottoposti a stress eccessivi che possano minare la loro salute.

Spesso, al paziente viene affidata la cura di una pianta prima che l’animale per capire veramente quanto possa essere responsabile nei confronti di un altro essere vivente.

Ago
08
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 08-08-2011

psicologiaNel post I problemi psicologici non vanno in vacanza, ho fatto menzione ai Disturbi dell’umore, senza spiegare cosa siano. Eccomi qui a provvedere.

I disturbi dell’umore costituiscono la classe di patologie e sintomi che consistono in alterazioni o anomalie del tono dell’umore dell’individuo, che siano di entità tale da causare alla persona problemi o disfunzioni persistenti o ripetute, oppure disagio marcato. Sono accomunati e contraddistinti dalla flessione e/o dall’andamento discontinuo dell’umore della persona, che rappresenta il loro principale sintomo psicologico, interpretabile come una risposta esagerata alle emozioni che si affrontano quotidianamente.

I disturbi dell’umore possono assumere forme molteplici e sono suddivisi in:

  • Disturbi Depressivi
  • Disturbi Bipolari
  • Disturbo dell’Umore dovuto ad una Condizione Medica Generale
  • Disturbo dell’Umore indotto da Sostanze.

In particolare esistono disturbi di tipo depressivo, in cui prevalgono sentimenti di tristezza, sconforto, colpa, vuoto e anedonia (incapacità di provare piacere), di tipo disforico e/o ciclotimico in cui le normali oscillazioni del tono dell’umore che appartengono alla vita di tutti i giorni risultano fortemente alterate, e di tipo bipolare caratterizzati da un’alternanza repentina di stati umorali opposti: depressione ed eccitazione maniacale o ipomaniacale.

Ciò che accomuna questi disturbi è che non ci si sente più in grado di trarre piacere dalle normali attività quotidiane, dallo stare in relazioni con gli altri, perdendo motivazione a vivere. Il trattamento dei disturbi dell’umore richiede un intervento psicoterapeutico per lavorare sulle cause e, in casi particolarmente gravi o per brevi periodi, l’integrazione con un trattamento farmacologico che ne allevia i sintomi.

Mag
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-05-2011

AssertivitàQuesto articolo è stato scritto per rispondere ad una e-mail in cui mi si chiede cosa sia l’assertività.

L’assertività è una caratteristica del comportamento umano che permette alle persone di esprimere liberamente le proprie emozioni e i propri pensieri senza offendere ne aggredire gli altri.

Viene considerata la via di mezzo tra uno stile di comunicazione passivo e quello aggressivo. Si fonda sul diritto di essere trattati con rispetto, di essere sé stessi e di essere liberi di credere nei propri valori. Ognuno ha uno spazio personale che gli altri devono rispettare: quando ne usciamo per muoverci in pubblico, allora dobbiamo rispettare i diritti degli altri.

La persona assertiva è dotata di una buona competenza sociale, è flessibile, concentrata su di se anziché sugli altri, si assume le proprie responsabilità, sa chiedere scusa e ammette i propri errori. Afferma i propri bisogni e desideri, è autocritica, autoironica, comunica i propri stati d’animo, accetta il punto di vista altrui senza giudicare, ma valutando, cambia opinione se lo ritiene opportuno, non subisce ne aggredisce gli altri, ha un equilibrio tra i propri e altrui bisogni, è dotata di una buona autostima.

La comunicazione assertiva è caratterizzata da:

  • uso di parole che esprimono fiducia in se stessi e negli altri, senza imporsi ed evitando ordini categorici
  • ricerca del contatto visivo con l’altro che dimostra una buona comunicazione
  • attenzione alle espressioni del volto, il tono, il volume e l’inflessione della voce, ai gesti e al linguaggio del corpo dell’altro e del proprio. La mimica facciale, ad esempio, deve rispecchiare ciò che si sta dicendo con le parole per evitare malintesi e ambiguità. Con la voce invece bisogna evitare delle frequenze elevate.
  • la postura del corpo deve essere orientata verso l’interlocutore
  • attenzione sul proprio aspetto fisico
  • capacità di far capire all’altro di non essere solo osservato, ma anche osservatore
  • capacità di dire NO senza sentire sensi di colpa (vedi Quanto è importante sapere dire NO???Strategie per dire NO: alcuni consigli pratici per imparare )

Lo stile assertivo comporta numerosi vantaggi non solo per chi lo attua, ma anche per quanti sono in relazione con lui:

  • permette alla persona di agire nel suo pieno interesse, difendere il suo punto di vista senza ansia esagerata, esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti
  • consente di tutelare i propri diritti senza ignorare quelli altrui
  • consente di migliorare i rapporti con gli altri perché aiuta ad essere se stessi
  • fa capire come potenziare in modo naturale, tutti i propri canali comunicativi
  • consente di costruire buone relazioni attraverso uno stile comunicativo chiaro, semplice e diretto privo di maschere, senza nascondere la vera personalità
  • stabilisce le relazioni interpersonali in modo collaborativo e costruttivo.
  • evita lo scontro, prende le distanze dall’aggressione verbale o dall’al’inespressività dovuta alla passività
  • permette di esprimersi in modo chiaro, semplice e diretto
  • evita l’uso di pregiudizi e generalizzazioni
  • fa si che ci si assuma la responsabilità dei propri errori, si accettino le critiche in modo costruttivo senza sminuire l’autostima dell’altro

Molti individui non riescono ad essere assertivi per diverse cause:

  • esperienze negative che hanno generato ansia
  • un’educazione troppo rigida
  • mancanza di insegnamento dei propri diritti
  • apprendimento di cattivi comportamenti da parte delle figure familiari
  • convinzioni disfunzionale e pensieri irrazionali
  • chiusura verso l’ambiente esterno e radicamento nei propri vissuti soggettivi.

Come già detto, non tutte le persone sono assertive, ma con una buona preparazione possono diventarlo, o quanto meno avvicinarsi ad esserlo, migliorando la propria qualità di vita e riducendo le frustrazioni. I risultati raggiunti dipendono dalla situazione di partenza e dalla volontà dell’individuo.

Spesso gli psicologi organizzano dei veri e propri percorsi con i loro pazienti, sia individuali che di gruppo per diventare assertivi.

Mag
05
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 05-05-2011

psi grecaIn merito ad alcune mail che ho ricevuto in cui alcune persone mi hanno scritto di non conoscere la differenza tra le figure professionali che si occupano dei “disturbi della mente”, ho deciso di fare un piccolo sunto per spiegare la professione dello psicologo, psicoterapeuta e psichiatra.

Lo psicologo studia il comportamento degli individui e i loro processi mentali, le dinamiche interne dell’individuo, i rapporti tra quest’ultimo e l’ambiente, il comportamento umano ed i processi mentali che intercorrono tra gli stimoli sensoriali e le relative risposte. Si occupa di ricerca e attività didattica.

Per esercitare la professione di psicologo è necessario aver conseguito la laurea in psicologia, l’abilitazione alla professione mediante l’esame di Stato ed essere iscritto nell’apposito albo professionale. Lo psicologo non può somministrare farmaci.

Lo psicoterapeuta è un professionista che, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, ha frequentato corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedono un’adeguata formazione e addestramento nell’esercizio della psicoterapia. Esistono molti indirizzi di scuole di specializzazione in psicoterapia. Lo psicoterapeuta si occupa della cura di disturbi psicopatologici di diversa gravità, che vanno dal modesto disadattamento o disagio personale alla sintomatologia grave. La psicoterapia si basa su colloqui a cadenza regolare che hanno l’obiettivo di cambiare consapevolmente i processi psicologici dai quali dipende il malessere o lo stile di vita inadeguato, e connotati spesso da sintomi come ansia, depressione, fobie, ecc.

Lo psichiatra è un professionista laureato in medicina e chirurgia e specializzato in psichiatria che per curare i sintomi mentali fa uso dei farmaci. Anche lo psichiatra, come già scritto può diventare psicoterapeuta, così come qualsiasi medico.

Spesso alcuni pazienti vengono seguiti insieme dallo psichiatra e dallo psicoterapeuta. Il primo si occupa della terapia farmacologica e il secondo del percorso psicoterapico.