Gen
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-01-2017

Immagine dal webAncora una volta assistiamo (impotenti, mi chiedo io?), agli ennesimi episodi di violenza sulle donne.

Purtroppo i casi di cronaca continuano a raccontarcene altri, come quelli della ventiduenne ustionata e della ventottenne aggredita con l’acido.

Continuano a chiamarli amori, “troppo amore”,  “amori esagerati”. Ho sentito addirittura parlare di “amore incontenibile”.

Ecco, io non sono affatto d’accordo con queste definizioni, mi rifiuto di associare la parola amore ad atti di violenza. E penso che fino a che lo si farà, tutte le violenze verranno giustificate in nome di un amore che pare trovi la sua più grande espressione in atti così eclatanti e disumani. Tanto è che le vittime, non avendo mezzi e supporti adeguati, arrivano a giustificare la rivalsa di possesso nei loro confronti come la manifestazione dell’unico modo di amare del proprio carnefice.

Mi costa ammetterlo, ma purtroppo siamo ben lontani dal non sentire più fatti di cronaca tali. A volte penso che manchino proprio le basi affinchè tutto ciò si concretizzi.

Sicuramente fa tanto un approccio culturale sbagliato in cui l’amore è sacrificio, sopportazione, sottomissione, possesso. L’amore non è così, è tutto il contrario di ciò che ho appena scritto e fino a che non entrerà nella testa di ognuno di noi, allora continueranno ad esistere persone che tratteranno i partner come loro oggetti, su cui cercheranno di sfogare le proprie frustrazioni, convinti che l’altro le debba subire in silenzio proprio per amore. Ed esisteranno vittime convinte di non poter pretendere rispetto, di non poter far valere le proprie esigenze, la propria autonomia e libertà, di non poter avere un semplice amore felice.

E allora cosa possiamo fare? Ci sarebbe tanto da dire, ma oggi  mi voglio concentrare non su ciò che dobbiamo evitare, ma su ciò che dovremmo imparare a coltivare: la felicità.

Viviamo la felicità, godiamone, cerchiamo di dirci ogni giorno che ognuno di noi ne ha diritto e ha il dovere di fare di tutto per tenersela stretta, nel rispetto di se stessi e degli altri.

Insegnamola agli altri, soprattutto ai più piccoli, non facciamone un’eccezione, cerchiamo di coglierla in ogni singolo momento, anche quelli che apparentemente possono essere più scontati e banali. Abituiamoci ad essa così da difenderla in ogni modo e da non poterne fare a meno.

Contagiamola e circondiamoci di chi riesce ad apprezzarla e che la tenga preziosamente in considerazione.

Ecco, non ho assolutamente risolto il tema sulle violenze, ma penso di aver piantato un piccolo semino che avevo necessità di dividere con voi.

Caterina Steri.

 

Giu
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-06-2016

Purtroppo i casi di femminicidi o di violenza in genere sulle donne non sembrano diminuire. Quasi non ci si sorprende più quando le notizie di cronaca ne danno annuncio.

Ci si chiede come certi individui possano arrivare a tanta violenza nei confronti delle loro attuali o ex compagne? Come possano identificare la violenza con l’amore?

Mi viene da pensare che dev’essere mancata una base educativa solida che abbia insegnato il rispetto dell’altro e l’accettazione di punti di vista diversi. Che ci sia stata per alcune persone l’assenza di uno stile educativo basato non solo sulle regole ma anche sull’amore.

Che sia stato insegnato invece un modello culturale che pone le donne in posizione di sudditanza verso il genere maschile.

Proprio per questo motivo è necessario concepire la famiglia e la scuola come gli ambienti ideali dove contrastare uno stile di pensiero sessista e misogino e promuovere un cambiamento sociale e culturale nei confronti di un’educazione di genere, del rispetto delle differenze e della parità dei diritti.

Occorre entrare nelle menti delle nuove generazioni per crescere adulti onesti e capaci di amare. Perché si possono fare mille leggi al riguardo, ma se non si cambia la mentalità individuale e collettiva, queste disposizioni serviranno sempre a punire chi il danno lo ha già fatto. Meglio invece non dover arrivare fino a questo punto.

Cosa poter fare dunque per contrastare la violenza di genere attraverso un’opera di prevenzione?

  • Uno dei primi passi potrebbe essere quello di far conoscere il fenomeno, in modo tale da inculcare nelle nuove generazioni un pensiero critico sull’argomento.
  • Proteggere i bambini dalle violenze per farli diventare degli adulti capaci di amare.
  • Aiutare le giovani donne all’istruzione e all’indipendenza economica.
  • Far si che la violenza non venga riconosciuta tale solo se esercitata a livello fisico e sessuale, ma anche psicologica, alla quale spesso si tende ad abituarsi perché ritenuta normale. Tanto meno ci si ribella, per “rispetto” del quieto vivere.
  • Nutrire l’autostima dei giovani. In questo modo gli uomini non si convinceranno del fatto che per tenere qualcuno con se debbano usare l’imposizione e il controllo. Le donne invece non crederanno di dover essere accudite e salvate dal primo che capita e che la loro realizzazione non debba passare per forza solo nel matrimonio, ma anche in quella professionale e personale.
  • Rispetto al punto precedente bisogna smettere di far credere che le donne dovranno essere salvate dal Principe Azzurro, ricordo che è pur sempre un uomo in calza maglia. Stiamo parlando infatti di aspettative consolidate ma non messe in discussione riguardo ai ruoli che le donne e gli uomini dovrebbero avere. E quelli delle donne spesso e volentieri si limitano alla cura della casa e della famiglia.

 

 

Apr
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-04-2015

Foto dal web.

Nel concetto di amore è implicito un certo grado di appartenenza reciproca, ma quando questa è eccessiva può diventare possessione.

L’innamoramento può avvicinarsi al concetto di possessione. All’inizio infatti si sente il bisogno di passare più tempo possibile insieme e si vorrebbe condividere tutto con l’altro. Questa però è una fase della relazione di coppia. Ad essa segue quella dell’amore che comprende il riconoscimento dell’amato per ciò che è, non cercando di cambiarlo ma lasciandolo libero di essere se stesso. L’amore comprende anche il ritaglio e il rispetto reciproco di spazi individuali, di tolleranza della distanza e della separazione.

In molte coppie la parola libertà viene trascurata, anzi, l’amore viene inteso come totale fusione e appartenenza l’uno all’altra, come se l’altro fosse in nostro possesso. Questo concetto ci viene rimandato in continuazione anche dalle storie televisive, racconti e libri che lo descrivono come possesso, sacrificio e totale simbiosi da rincorrere a tutti i costi.

Sentire l’altro come una proprietà significa pretendere che colmi i propri vuoti affettivi, caricarlo di responsabilità non sue. Quando è eccessivo, il possesso invade totalmente la vita dell’altro non permettendogli di capire quali siano i confini con l’ambiente che lo circonda. Inevitabilmente porta all’annullamento delle parti e ad una probabile rottura della relazione.

Il possesso poi viene sovente confuso con una particolare manifestazione di affettività e riguardo nei confronti del legame: “Ti controllo perché ti amo e mi preoccupo per te”.

Significative sono quelle coppie in cui non esiste nessun confine: sono conosciute le password, vengono letti tutti i messaggi del cellulare, viene usato lo stesso profilo nei social network, non sono ammesse uscite con amici separatamente, in modo tale che tutto venga tenuto sotto controllo. In realtà si tratta di mancanza di fiducia. Ma senza di essa dove può arrivare una coppia? Quanto la mancanza di fiducia e l’amore vanno di pari passo? La possessività origina spesso da eccessive gelosia e invidia che si traducono in controllo e annullamento degli spazi individuali.

Tante volte sentiamo dire: “Non posso vivere senza te”.  Sono queste parole pesanti che rimandano all’altro la totale responsabilità di una vita che non è la sua. Rendiamoci conto però che questa affermazione non può esistere, altrimenti tutte le persone che subiscono un lutto non sopravivrebbero ad esso.

In una relazione di sano amore esistono momenti di fusione, ma a cui seguono altri di distacco e libertà individuale, in cui viene rispettata l’individualità di ognuno. Quando questo non accade è inevitabile la sensazione di oppressione e soffocamento. Senza libertà l’amore è destinato a finire.

 

Mar
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-03-2015

La fine di un percorso di psicoterapia è per me sempre molto emozionante. Ringrazio sempre i miei pazienti in chiusura perché ogni volta il lavoro fatto insieme contribuisce non solo alla mia crescita professionale, ma anche a quella personale.

Per questo motivo ho deciso di condividere con voi le parole di chiusura della paziente con cui qualche giorno fa ho concluso una terapia basata sul trattamento della gelosia patologica e di una scarsa autostima.

Buona lettura e grazie all’autrice di queste emozionanti parole.

Il mio percorso di psicoterapia.

Credo che ognuno di noi nei momenti di difficoltà maggiori abbia la possibilità di chiedere aiuto. Questo è quello che è successo a me quando non intravedevo più alcuna via d’uscita.

Avevo bisogno di essere aiutata e sostenuta ma ancora di più di capire cosa causava in me il malessere che stavo vivendo. Come tutti i percorsi non è stato sicuramente facile, mettersi a nudo non lo è mai. Però, anche se con fatica, ci sono riuscita.

Riguardo indietro a quel che è stato e rivedo una donna diversa. Quasi sorrido a vedermi così fragile e insicura.

Il mio momento di crisi sicuramente mi è servito per capirmi e conoscermi meglio. In questi mesi ho acquisito più consapevolezza di me stessa e delle mie capacità: mi sento sicuramente una persona migliore.

Chiedere aiuto non vuol dire aspettare passivamente che arrivi la soluzione ai tuoi problemi, per me ha significato mettermi in gioco ed uno scambio reciproco. Non si è spettatori passivi, ma protagonisti assoluti.

E’ un po’ come nelle favole. Posso considerare la psicoterapia come la Fata Madrina che con la sua bacchetta magica interviene sempre nei momenti più bui per dare speranza.

Grazie, F.

Se ti interessa saperne di più sul mio lavoro clicca quì.

Mar
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-03-2015

Immagine dal web

Qualche giorno fa vi ho scritto alcune indicazioni su come riconoscere le persone negative, oggi vi scriverò su come comportarsi, ovvero come poter fare per difendersi dalle loro negative influenze.

Se si tratta di una persona che conoscete a malapena, si possono limitare i contatti il più possibile.

Se si tratta di una persona cara, cercate di confinare al meglio gli effetti negativi  che possono scatenare nella vostra vita. Per iniziare con questo, è saggia idea limitare le informazioni che condividiamo con lei.

Le buone notizie soprattutto, meglio condividerle con chi è contento per voi  e vi trasmette solo energie positive.

Meglio tenere una certa distanza emotiva dalle persone negative, per evitare di farsi fagocitare dal loro vortice di pessimismo.

Se proprio non potete fare a meno di incontrarle, cercate di non farlo da soli, ma almeno con un’altra persona con cui potrete darvi man forte nel contrastare le influenze negative.

Imparate a godere dei bei momenti senza farvi influenzare dai commenti negativi degli altri.

Ignorate le costanti lamentele altrui e quando possibile contrastatele con affermazioni positive.

Pensate sempre che gran parte di ciò che vi accade, bello o brutto che sia, è dovuto alla vostra responsabilità e non alla sfortuna o al destino che si accaniscono su di voi.

Uno dei modi migliori per far scappare le persone negative da voi è fare come loro. Iniziate a rubar loro la scena delle continue lamentele e non vi sopporteranno più.

Insomma, smettete di esser terreno fertile per la loro negatività e circondatevi di persone positive, perché, come ho detto tante volte, ad esser positivi si diventa contagiosi.

Oltre a tutto questo che ho appena scritto, vorrei aggiungere che solitamente le persone sono negative perché in un modo o nell’altro anch’esse sono state influenzate negativamente e nascondono le loro insicurezze dietro i rigidi schemi del pessimismo. A loro volta hanno interiorizzato messaggi svalutanti nei loro confronti. Quindi sempre meglio tenerlo presente e fare almeno un tentativo per aiutarle, facendo notar loro che il pessimismo può essere convertito in tante risorse positive.

Vi accorgerete che tante di esse potranno sorprendervi e mostrare la loro disponibilità a correggersi per imparare a godere della vita. Altri invece non vi capiranno o non ci proveranno nemmeno, intanto però voi avrete prospettato loro un’alternativa al  mondo negativo.

Se ti è piaciuto l’articolo leggi anche gli altri articoli inerenti questo cliccando quì.

Mar
02
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 02-03-2015

Immagine dal web

Per caso voi avete a che fare con delle persone la cui sola vista vi fa venire la tristezza o il malumore e che si lamentano sempre di tutto? Quelle persone che si lagnano quando piove e ancor di più quando c’è il sole? Quelle che hanno sempre commenti lapidari e negativi tanto da scoraggiare anche i migliori ottimisti?

Capita a tutti di conoscere queste persone, molti non si rendono conto che il loro pessimismo cronico, può influenzare anche la propria giornata, se non stanno attenti e se non individuano in modo consapevole gli untori del buonumore.

Infatti,  subire quotidianamente atteggiamenti negativi e frasi spiacevoli causa un’interiorizzazione di alcuni di questi messaggi dentro di voi, in modo tale da mettere a repentaglio la vostra sicurezza e l’autostima. Seppure inconsciamente, prenderete alla lettera tutto ciò che vi viene detto convincendoci della sua realtà. E’ importante quindi riconoscere le persone che potrebbero causarvi tutto questo.

Per farlo dovremo vedere se corrispondono al profilo qui sotto descritto o ad alcune parti di esso:

  • chiedono un parere e lo svalutano, qualsiasi cosa rispondiate
  • sono estremamente permalose
  • minimizzano le cose positive e ingrandiscono tutte le negative
  • le cause dei loro mali sono sempre dovute a fattori esterni
  • si lamentano continuamente
  • sono poco attente  agli altri e non sono delle buone ascoltatrici
  • qualsiasi cosa diciate, loro riusciranno a vertere il discorso sulla propria vita
  • sono spesso opportuniste
  • non sopportano le lamentele altrui
  • se raggiungono risultati positivi li danno scarsa importanza svalutandone il valore e pensando che non basti mai (per loro la vita non è mai sufficiente)
  • spesso godono a far le vittime e sono abbastanza teatrali
  • non si risparmiano di fare commenti negativi o di spettegolare sugli altri
  • sono dei “vampiri energetici”, cioè riescono ad esaurirvi con le continue lamentele
  • ci sono poi quelli invidiose, ma per questa categoria vi rimando agli articoli inerenti.

E’ importante saper identificare chi può mettere a repentaglio la serenità delle vostre giornate e  sapere chi può portare nella vostra vita cose positive e chi no.

Chi vi circonda può avere il potere, più o meno forte, di influenzare l’umore, le decisioni, la sicurezza in voi stessi, meglio quindi avere la capacità di capire chi è che vi fa bene e chi no.

Se chi frequentate o conoscete presenta diverse delle caratteristiche elencate di sopra cercate di correre ai ripari, ma per aiutarvi in questo vi rimando ad uno dei prossimi post.

Leggi gli altri articoli inerenti al tema dell’invidia.

 

Feb
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-02-2015

In precedenza vi ho parlato dell’invidia, oggi vi parlerò di come ci si possa difendere dalle persone invidiose che, anche se sono loro le prime vittime di se stesse, potrebbero comunque influenzare negativamente chi le circonda. Infatti l’invidioso è insicuro, ha una scarsa autostima e cerca di svalutare in continuazione gli altri con l’illusione di stare un po’ meglio. Della serie: “Se riesco ad abbassare gli altri al mio livello io posso sentirmi meglio”. Per questo può cercare la competizione e talvolta lo scontro.

Un altro aspetto fondamentale dell’invidioso è che lui non si identifica come un aggressore/provocatore quando denigra e svaluta, ma si percepisce come una vittima costretta a difendersi  da coloro che ai suoi occhi ostentano le proprie doti o i propri averi. In alcuni casi è solo la presenza dell’altro a costituire essa stessa una provocazione per l’invidioso.

L’invidia rende ciechi e disabilita la capacità di giudizio critico, di distinguere quindi la realtà oggettiva da quella soggettiva.

Occorre difendersi dall’invidia sia quando siamo noi a provarla  che quando ne diventiamo l’oggetto.

ü  Se ci rendiamo conto che il senso di competizione altrui è spinto dall’invidia possiamo decidere di non lasciarci coinvolgere.

ü  Possiamo ignorare i duri commenti che l’invidioso ci fa, ad esempio la cara amica che critica in continuazione la nostra relazione.

ü  Se l’invidioso è una persona a cui siamo legati affettivamente sarebbe meglio aver presente che sia lui a soffrire più di voi per quello che prova e parlare chiaramente di ciò che vediamo  evidenziando quanto possa ferirci.

ü  In altri contesti, come quello lavorativo, non rispondere a tono e rimanere indifferenti può far capire all’altro che è inutile provare a danneggiarci.

ü  Meglio rispondere senza attaccare finchè possibile, evitando qualsiasi confidenza per  dare meno spunti possibili ed essere nuovamente attaccati.

Gen
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-01-2015

Immagine dal web

Sapete voi quale sia la differenza tra gelosia e invidia?

Nell’immaginario collettivo sono due concetti interscambiabili, ma in realtà non è così. Entrambi hanno alla base un forte malessere ma mentre la gelosia si scatena nel momento in cui si ha paura di perdere qualcuno, l’invidia scaturisce dal fatto che gli altri posseggano qualcosa (un oggetto, una dote, una posizione sociale), che noi non abbiamo ma  la vorremmo e spesso desideriamo che venga perduta da chi già lo ha.

Il tipo di malessere che causano può essere simile, e forse è anche per questo che vengono scambiate.

E’ sempre meglio poterle riconoscere per imparare a gestirle. Tutti infatti almeno una volta nella vita le hanno provate, perfino i bambini.

Dice Helmut Schoeck che “L’uomo invidioso pensa che se il suo vicino si rompe una gamba, egli sarà in grado di camminare meglio”. Non avrebbe potuto descrivere meglio l’invidia.

Nella gelosia invece entra in gioco un terzo individuo perché scaturisce nel momento in cui ci si sente minacciati da esso nella possibilità di perdere la persona amata o un amico, ad esempio.

Anche il giudizio comune si pone diversamente nei confronti della gelosia e dell’invidia.

La prima viene accettata di più in quanto vista come strumento per la salvaguardia del legame esistente con una persona amata, implica pure un aspetto romantico della situazione ed è considerata sinonimo di passione e amore.

L’invidia dall’altro lato viene condannata, se ci pensate fa parte dei sette vizi capitali e implica l’impulso a danneggiare l’altra persona.

Sia l’invidia che la gelosia in misure eccessive possono diventare patologiche. Pochi ammettono di essere invidiosi o gelosi, se non quando il malessere diventa preponderante.

Ma per questo vi rimando ai vari articoli di questo blog che trattano i due argomenti.

 

Gen
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-01-2015

L’invidia, uno dei sette vizi capitali, riguarda il  risentimento e l’astio che scaturiscono dal confronto con gli altri: chi di noi almeno una volta nella vita non l’ha provata?

Spesso sento dire “Lui si e io no, perché?”, “Che ha lui in più di me?”  L’invidioso  infatti vive un’alternanza di pensieri in cui spera di avere quello che hanno gli altri e che gli altri allo stesso tempo lo perdano.

Perde troppo tempo ed energie a concentrarsi su chi lo circonda e poco su se stesso, alimentando rabbia, frustrazione, senso di vuoto e inferiorità. Tutti fattori strettamente connessi ad una scarsa autostima che impediscono di percepire le risorse e le potenzialità personali.

L’invidia viene provata sin dalla più tenera età, forse proprio per questo se ne è sempre parlato.

Essa può influenzare più o meno la vita delle persone, nei casi più gravi prendere il sopravvento e impedire di vivere serenamente la quotidianità perché troppo impegnate a fare i conti in tasche altrui e a chiudere in rosso i  propri. Chi la prova non riesce ad instaurare relazioni positive con gli altri.

Possiamo parlare di invidia patologica quando dalla speranza di cui vi ho parlato prima si passa a cercare di concretizzarla per creare dei danni.

Solitamente si diventa invidiosi delle persone più vicine per la maggiore possibilità di confrontarsi con esse.

Dare una spiegazione razionale all’invidia non permette di liberarsene o di controllarla anche se riconoscerla costituisce un primo passo per affrontarla.

Quando diventa eccessiva può diventare oggetto di trattamenti psicoterapeutici, come quello strategico integrato, con cui si lavora per capire il significato  e a quali vuoti personali essa possa corrispondere, per poi spostare l’attenzione da fattori esterni (ad esempio quello che gli altri posseggono), ai propri bisogni che se non ascoltati la alimentano.

L’invidioso attribuisce la responsabilità della propria situazione sempre agli altri, agli eventi esterni,  alla sfortuna, togliendosi ogni responsabilità personale per ciò che è la sua vita. Un altro degli obiettivi terapeutici è quello di responsabilizzarlo, di fargli sperimentare che poche sono le cose dovute a fattori esterni e tante a quelle personali che gli conferiscono il potere  di costruire attivamente il proprio futuro.

Conosciamo sempre l’accezione negativa dell’invidia, ma se riuscissimo a sfruttarla per avvicinarci all’ideale di persona che abbiamo, la potremmo trasformare in ammirazione e in una risorsa per trarne miglioramenti di vita.

Ciò è possibile quando un equilibrato senso dell’autocritica permette di vedere negli altri le risorse che anche noi vorremmo avere, stimolando un sentimento ammirevole e predisponendoci al raggiungimento degli obiettivi. Pensare ad esempio: “se lui ci è riuscito, posso riuscirci anche io“.

Il trucco sta nel confrontarsi con gli altri non per sentirsi ancora più insicuri ed inadeguati ma per spingersi a migliorarsi. Essendo l’invidia inversamente proporzionale all’autostima, la si può risolvere realizzando i nostri sogni prendendocene totalmente la responsabilità e i meriti.

Se ti è piaciuto questo post puoi anche leggere quelli riguardanti la gelosia patologica cliccando quì.

 

 

 

Dic
04
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 04-12-2014

Quelle che seguono sono le parole scritte da una donna venuta in terapia da me qualche mese fa perché ossessionata dalla gelosia patologica verso il compagno.

Quando si è resa conto di non riuscire a risolvere da sola il suo problema mi ha chiamata e insieme abbiamo fatto un percorso dove per sconfiggere la gelosia era necessario far crescere la sua autostima, perduta tempo prima in seguito a varie vicissitudini.

Come ogni percorso di psicoterapia, anche questo non è stato una passeggiata. Ma l’impegno costante e la voglia di stare bene hanno prevalso su qualsiasi difficoltà.

Seduta dopo seduta, giorno dopo giorno, mano a mano che la donna riusciva ad apprezzarsi di più, a riappropriarsi di spazi di cui da sola si era privata, la gelosia scemava visibilmente. Prova del fatto che essa vada a braccetto con lo scarso amore verso se stessi.

Quasi in chiusura del nostro percorso, ho chiesto alla mia paziente di scrivere una lettera alla sua gelosia e di portarla al nostro successivo incontro.

Dietro sua cortese concessione, ho potuto condividere con voi oggi le sue parole, per me molto preziose, non solo perché indice del successo del cammino fatto insieme, ma anche perché questo blog è sì scritto da me, per me e per chi ogni giorno vuole fare un salto di qua, ma più o meno indirettamente è scritto anche dalle persone che mi circondano e dai pazienti che mi rendono partecipi dei loro vissuti.

Spero piacciano a voi, almeno quanto a me.

Buona lettura e grazie alla coraggiosa autrice delle prossime righe.

Credo che le lettere più difficili da scrivere siano quelle rivolte a se stessi.

Ripensando a questi mesi ed al mio percorso posso finalmente affermare che la gelosia che per tanto tempo mi ha invalidata e ferita, oggi non ci sia più.

Ho voglia di scriverlo e di dirlo al mondo intero perché l’ho sconfitta.

Se mi volto e guardo indietro vedo una donna diversa da quella che sono oggi. Vedo una donna insicura, impaurita, ossessiva e paranoica. Ero come assorbita da un vortice nero, ma al suo interno ho voluto vedere la luce. Inizialmente era un piccolo punto lontano e difficile da raggiungere ma sempre più consapevole del fatto che sarei riuscita ad avvicinarmi. Guardandomi indietro rivedo una persona smarrita, la cui necessità principale era quella di dipendere da qualcuno e di avere un controllo totale su tutto. Ma in questa veste mi sentivo davvero stretta, era diventata soffocante, dovevo e volevo togliermelo di dosso. Sapevo che potevo, dovevo solo trovare nuovamente il mio vestito. Seppur con fatica l’ho ritrovato e ora lo porto con orgoglio.

Mi sento una donna in rinascita, e cosa c’è di più bello di una donna in rinascita?

Lo descrive benissimo Diego Cugia, alias Jack Folla con le sue parole: “Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascina sempre avanti.

Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.

E’ un’avventura ricostruire se stesse, la più grande. Non importa da dove cominci.

Più dell’alba, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa E’ la primavera a novembre, quando meno te lo aspetti”.

Grazie!

Se vuoi approfondire l’argomento sulla relazione tra gelosia patologica e l’autostima clicca quì.

Per conoscere meglio la psicoterapia strategica integrata clicca quì.