La primavera fa venir voglia di stare all’aria aperta e di godere della rinascita dei colori tipici di questa splendida stagione. Oltre a questo, si inizia a sentire la necessità di mettersi in forma perché con l’arrivo del caldo si presentano la voglia e l’esigenza di indossare abiti sempre più leggeri che costringono a mettersi in mostra, per non parlare poi dell’arrivo della stagione marittima che porta a denudarsi quasi del tutto.

Per affrontare tutto ciò c’è chi si tiene in forma tutto l’anno e ci sono poi quelli dell’ultimo minuto, che decidono di concentrare i preparativi per la prova costume in pochissimi mesi non solo attraverso l‘attività sportiva, ma anche sottomettendosi a dure diete alimentari, a volte fai da te, per ridurre il massimo del peso nel minimo del tempo ma che possono causare più danni che altro, spesso anche più seri di quello che si vuol vedere.

Le diete, se non ben organizzate, innescano dei meccanismi sull’organismo, simili alle dipendenze da droghe. Quella  fai da te, è spesso all’origine dei disturbi dell’alimentazione come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa che colpiscono soprattutto le donne. La prima è caratterizzata dal totale rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo normale, la seconda da episodi ricorrenti di “abbuffate”, uso di mezzi inadeguati per controllare il peso: il vomito autoindotto, l’uso spropositato di lassativi, diuretici, o altri farmaci, il digiuno e l’attività fisica praticata in maniera eccessiva.

L’inizio di una dieta mira a modificare il proprio corpo per migliorarlo. La perdita di peso rinforza il senso di autocontrollo e di conseguenza la convinzione di essere più brave di altri nel fare questa cosa e di valere di più. Sono questi fattori che rinforzano la volontà di dimagrire e si può arrivare a digiunare faticosamente soprattutto nei primi giorni perché i rapidi risultati compensano la fatica e rinforzano l’autostima. Per i primi tempi, le donne a “stretto regime dietetico” sentono di avere forza e capacità superiori alla norma.

Dopo poco tempo, con ulteriori ristrettezze dietetiche subentra la fase della depressione, della fobia per il cibo, della percezione errata della propria immagine corporea e la scomparsa del ciclo mestruale.

Dall’anoressia si può passare alla bulimia nelle persone con carattere più impulsivo, con minore volontà e una grossa difficoltà di autonomia dalla propria famiglia di origine.

Il passaggio da un disturbo all’altro si sviluppa quando si cede alla “tentazione” del cibo abbuffandosi in modo compulsivo ed ossessivo, poi si ricorre al vomito per rimediare.

Abbuffate, sensi di colpa, digiuni forzati e poi di nuovo abbuffate a base di cibi ipercalorici diventano un abitudinario ciclo da cui non ci si riesce a liberare. Si finisce per stare sempre a dieta ma senza vedere i risultati sulla bilancia. In entrambi i disturbi vi è la presenza di un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.

Chi è affetto da rapporti di dipendenza con il cibo non tiene conto degli effetti che questo comportamento ha sulla salute. Infatti, nonostante le gravi complicazioni mediche, è molto difficile per le persone che soffrono di questi disturbi rinunciarvi.

Le rigide diete non sono l’unica causa di questi disturbi, ma potrebbero essere quelle che portano alla loro slatentizzazione. Ci sono infatti delle cause più profonde che contribuiscono al loro manifestarsi, ad esempio l’incapacità di far fronte ai cambiamenti fisici dell’adolescenza, l’idealizzazione della magrezza, tratti di personalità caratterizzati dal perfezionismo, ossessività, ansia e depressione, presenza di un modesto sovrappeso nelle persone con i tratti sopradescritti. Con queste interagiscono dei fattori sia genetici che culturali che predispongono al disturbo. Esistono altri fattori scatenanti oltre l’inizio di una dieta  (un qualsiasi trauma, un lutto, l’allontanamento dalla famiglia), che fanno precipitare una situazione, che altrimenti potrebbe rimanere latente.

Ovviamente non tutte le persone che iniziano una dieta vanno incontro ad un disturbo alimentare.

Così come dalle altre dipendenze, si può uscire anche da quelle alimentari. Occorre sicuramente cambiare modo di pensare, avere la volontà di guarire e intraprendere dei percorsi terapeutici costanti.

Per prevenirli, sarebbe bene divulgare un’educazione alimentare fin dalla tenera età e sfatare i miti basati sul binomio bellezza-magrezza. Certo, non verrebbe eliminato del tutto il problema dei disturbi alimentari, ma si darebbe un grosso impulso alla lotta contro di esso.

Suggerirei quindi di stare molto attenti alle diete, soprattutto quelle pre-estate e quelle fai da te, perché potrebbero scatenare dei disturbi a cui molti sono predisposti. Il desiderio di avere un corpo perfetto e di perdere peso quindi non è un buona e sana ragione per mettersi a dieta drasticamente.

immagine dal web

Oggi più che mai siamo soggetti ad icone di magrezza, in cui donne dall’aspetto quasi irreale, ci mostrano fisici tonici e snelli, anche dopo qualche giorno dal parto, che tutte vorrebbero avere. Di recente abbiamo avuto l’esempio della Canalis, prima di lei Belen Rodriguez, che si sono fatte immortalare con fisici perfetti a pochi giorni dal parto. Immagini che portano a chiedersi quale sia il confine tra una natura eccessivamente generosa, foto shop e la ricerca assidua della forma perfetta?

Il problema nasce nel momento in cui per forma perfetta intendiamo una magrezza eccessiva, è infatti inevitabile notare come tante donne, più o meno consapevolmente, sul web trasmettano questo genere di messaggio.

Pensiamo ad esempio alle  fashion blogger che aggiornano quotidianamente, o quasi, diari online su tematiche legate alla moda. Esse stesse si propongono come icone di stile che trovano riscontro nei vari likes o followers mediatici.  Sono eclatanti i casi delle due famose italiane Chiara Ferragni e Chiara Biasi per le quali pare che il successo sia aumentato di pari passo con la loro magrezza, o viceversa. I loro corpi troppo magri ad alcuni hanno scatenato atteggiamenti di rifiuto e pena perché definiti non sani, ad altri invece di imitazione, di desiderio di essere come loro, quindi immagino di  adozione di tentativi per somigliare il più possibile a queste esili figure. Certo, esistono donne esili in modo naturale, così come esistono le curvy, dice difendendosi una delle protagoniste della vicenda, ma quante donne riescono ad essere oggettive in tal senso?

Volente o nolente, esporsi sul web porta a delle conseguenze. Siamo nell’era dell’immagine e del consumismo e non tutti sono in grado di avere consapevolezza delle influenze a cui quotidianamente veniamo sottoposti e nemmeno chi si espone in prima linea le riconosce del tutto.

Da un lato il web ha permesso a tutti di poter dire la propria e questo è sicuramente un vantaggio. Il rovescio della medaglia è che può esser trasmesso di tutto senza filtri adeguati. In un contesto tale diventa ancor più rischiosa la promozione della eccessiva magrezza, sia per chi la rappresenta sia per chi l’adotta come modello di riferimento. Soprattutto per alcune categorie a rischio come le adolescenti, in quanto si trovano già in una fase della sviluppo delicata che non da pienamente loro le competenze per discernere tra uno stile di vita sano o meno.

Il messaggio che viene dato loro è che la bellezza corrisponde alla magrezza. Spesso un’estrema magrezza che va a stonare con le protesi di seni perfettamente tondi e alti incorniciati dalla visione di costole in evidenza e visi emaciati, se non rifatti anch’essi, in donne nemmeno trentenni. Risultati che dalla maggior parte vengono raggiunti con duri sacrifici e rinunce. Allenamenti intensivi fatti con il solo scopo di dimagrire,  l’imposizione di regimi dietetici troppo duri e spesso fai da te, l’uso di altri mezzi inadeguati per controllare il peso come il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi, diuretici, o altri farmaci. Non tutte hanno a disposizione una natura generosa, personal trainer o dietologi esperti da cui farsi seguire quotidianamente. Si possono instaurare quindi pericolosi meccanismi, simili alle dipendenze da droghe che possono portare a veri e propri disturbi dell’alimentazione.

Ci troviamo di fronte ad un fenomeno in continua espansione in cui si da più peso al senso estetico dettato da un’eccessiva magrezza, che al benessere fisico e psichico globale. Il rischio è di finire per stare sempre a dieta ma senza vedere i risultati sulla bilancia o di perdere peso in modo eccessivo con gravi conseguenze sulla psiche e sull’organismo. In entrambi i casi si sviluppano un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.

Ovviamente non tutte le persone che iniziano una dieta vanno incontro ad un disturbo alimentare, ma l’idealizzazione della magrezza porta a gravi conseguenze, soprattutto se accompagnata ad altri fattori come i cambiamenti fisici dell’adolescenza, tratti di personalità caratterizzati dal perfezionismo, ossessività, ansia, depressione e presenza di un modesto sovrappeso. Se poi viene rappresentata e promossa da donne che hanno una certa visibilità il fenomeno diventa sempre più contagioso.

Per prevenirli, sarebbe bene divulgare un’educazione alimentare fin dalla tenera età e sfatare i miti basati sul binomio bellezza – solo magrezza. E’ quindi importante sia essere consapevoli del messaggio che si riceve, ma anche di quello che si da, perché può arrivare a chiunque e non tutti gli occhi che lo osservano vengono influenzati positivamente. Ed è altresì importante chiedersi il motivo per cui bisogna essere sempre più magre per sentirci più a nostro agio. Siamo sicure che la bellezza debba corrispondere solo ad un’eccessiva magrezza? Io dico di no.

 

Ott
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-10-2015

La discussa copertina di Marie Claire

Abbiamo assistito in questi giorni a vari scontri riguardo la copertina di Marie Claire di novembre, la cui protagonista è la giovane modella Marthe Wiggers dalla taglia ‘38, che vengono ben riassunti nell’articolo della giornalista Cinzia Marongiu “Quella copertina che indigna: “Una sana taglia 38″ o “Estetica della morte”?” che vi consiglio di leggere sul portale di Tiscali.

Dalla scrittrice Michela Murgia che ha aperto le danze, fino all’Unità, ognuno con toni più o meno accesi, ha espresso il proprio punto di vista, diviso tra due principali filoni: quello appunto della “sana taglia 38” e quello dell’ “estetica della morte”.

Una taglia 38 non può costituire sempre uno scandalo, a meno che non rappresenti un target da raggiungere a tutti i costi attraverso duri regimi dietetici, spesso pericolosi ed estremi, non di rado accompagnati da assunzione di farmaci auto prescritti, abusi di sostanze di dubbia origine e di alcol.   E poco cambia se a spingere verso un tale obiettivo sia un disagio psicologico o l’”esigenza” di un  datore di lavoro. Faccio questo esempio perché proprio negli scorsi giorni è esploso un caso del genere, quello della modella inglese Charli Howard che ha “gentilmente” rifiutato la richiesta della sua agenzia di dimagrire ulteriormente per poter lavorare.

Tornando alla copertina della discordia, metterei l’accento sul tipo di messaggio che ne deriva, che non mi pare sia quello di una donna sana e felice.

Guardando la foto in questione ciò che si percepisce è che la bellezza coincida con la fragilità. Immagino quindi tante donne, modelle comprese, che cercano di imitare quello stile anche incastrandosi in dinamiche malsane e pericolose, che per dimagrire sono disposte a tutto, che cercano un controllo ossessivo del loro peso a discapito del benessere personale.

D’altro canto, mi piace pensare che il rovescio della medaglia sia che un‘immagine così forte possa essere interpretata non come un’icona degna di essere imitata, quanto di uno stereotipo da cui rifuggire. Palesi sono l’espressione del volto caratterizzato da uno sguardo perso nel vuoto, la postura molle quasi stanca, le mani coperte dalle maniche della maglia quasi a difesa dall’ambiente circostante, il trucco e il gioco d’ombre che esaltano ancor di più i tratti scavati del volto, in sostanza una fragilità povera di qualsiasi nota emotiva positiva.

Il quesito che mi viene in mente si chiede chi venga attratto dalla foto e chi se ne distanzia?

Sicuramente possiamo prendere ad esempio la fascia delle adolescenti, già di per se  particolarmente sensibile e fragile, che potrebbe essere a rischio per esserne attratta e per adottare dei comportamenti di imitazione.

Gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle pubblicità e alle tendenze lanciate dalla moda del momento, soprattutto se trasmesse dai loro idoli, che hanno il potere di far sognare e di influenzare in certe scelte. Se consideriamo poi che la modella della copertina è essa stessa  un’adolescente, di sicuro non ci vuole tanto per “agganciare” l’interesse della categoria.

Come ogni classe a rischio, anche l’adolescenza ha il diritto di essere difesa. Questo non vuol dire che dobbiamo rinchiuderla sotto una campana di vetro per evitare qualsiasi messaggio distorto. Intendo come difesa il fornirle gli strumenti giusti per sviluppare una sana capacità critica, così da riuscire a prendere in modo positivo, maturo e costruttivo tutto ciò che l’ambiente esterno le propone, attraverso ad esempio la prevenzione dei disturbi alimentari, degli abusi di sostanze, la discussione sui messaggi a cui quotidianamente sono soggetti, l’educazione riguardo al benessere psicofisico e sociale.

Gli adolescenti sono solo parte, seppure importante, delle persone che possono essere influenzate dalla foto in questione, ma ci sarebbe ancora tanto da scrivere.

Ott
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-10-2014

Da anni gli adolescenti  fanno un uso massivo di alcolici, soprattutto nel fine settimana.

La maggior parte di noi è passata in mezzo a questa fase, che per alcuni, più o meno è rientrata spontaneamente, per altri invece è diventata patologica, poiché ha innescato meccanismi tali per cui questa moda è diventata una vera e propria schiavitù.

Anni fa, le modelle professioniste ad esempio, , a causa delle calorie offerte dagli alcolici, scoprirono che bere le faceva sentire sazie e così potevano digiunare senza soffrire troppo. Contemporaneamente, dato che digiunavano, potevano permettersi di bere ai vari eventi sociali in cui venivano coinvolte, senza dover temere di ingrassare.

Tale abitudine, che prende il nome di drunkoressia, si è diffusa anche tra gli adolescenti, soprattutto tra le ragazzine che aspirano ad avere i fisici da passerella.

E’ sempre più esteso infatti, il tenere un regime calorico molto basso durante la settimana per poter bere sostanze alcoliche e quindi ipercaloriche durante il week end. Allo stesso tempo, bere alcolici da un senso di sazietà e un apporto calorico tale da poter digiunare e tenere la linea.

La drunkoressia è un circolo vizioso in cui si dimagrisce per bere e allo stesso tempo si beve per dimagrire.

Purtroppo inoltre, il consumo massivo di alcool, come quello del fumo, nel vissuto comune aiuta ad intraprendere delle relazioni sociali e ad abbassare i freni inibitori, funge da vettore per arrivare agli altri e per far parte dei gruppi di coetanei.

Una ricerca del National Insitute on Alcohol Abuse and Alcoholism evidenzia come chi inizia a bere prima dei 15 anni ha un rischio 4 volte maggiore di chi lo fa dopo i 21. E’ molto influente anche il modello genitoriale nel consumo di alcolici, infatti l’uso non moderato da parte dei genitori aumenta la probabilità dello stesso nei figli, rispetto a coloro che lo consumano con moderazione.

Quello del bere e digiunare affianca patologie gravissime come l’anoressia e l’alcolismo e le loro devastanti conseguenze che possono portare anche alla morte.

E’ una patologia molto difficile da riconoscere per tempo, a volte accade già quando è in stato avanzato. Proprio per questo bisogna fare una seria prevenzione al riguardo sia a casa che a scuola.

Occorre inoltre non lasciare soli i ragazzi in un periodo così difficile del loro sviluppo e se questo non dovesse bastare, bisogna stare attenti ai segnali di allarme che essi mandano. Ad esempio cambi repentini di umore, scatti di rabbia improvvisi, comportamenti di digiuno o quasi, ossessione per l’aspetto fisico, assenza di ciclo mestruale nelle ragazze, vederli rientrare ogni fine settimana ubriachi. In casi come questi, è sempre meglio cercare la comunicazione con i ragazzi e quando necessario richiedere l’aiuto degli esperti in questi disturbi.

 

Ago
29
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 29-08-2013

Buongiorno a tutti i lettori di Gocce di psicoterapia,
Dopo la pausa estiva ho deciso di proporvi la storia di una ragazza venuta da me in terapia che ha sofferto di bulimia. Una ragazza che come tante altre ha provato a colmare con il cibo il vuoto della sua vita, dovuta ad una dura storia familiare prima e ad una dipendenza affettiva dopo. Ragazza che con il suo coraggio e la sua volontà si è fatta aiutare prima da un bravo collega e poi da me, nonché dalle persone che più l’amano.

Queste parole sono uno degli ottimi risultati ottenuti. Descrivono dal punto di vista della protagonista il percorso di guarigione e la sua evoluzione da ragazza “confusa e insofferente” a giovane donna che finalmente è riuscita a debellare i suoi fantasmi.

Mi sento di doverla ringraziare per i successi ottenuti insieme, per avermi ulteriormente arricchita (così come fanno tutti i pazienti), e per avermi permesso di condividere con voi la sua esperienza.

Buona lettura a tutti.

Tornando indietro nel tempo rivedo una ragazzina timida, un po’ asociale, impulsiva, istintiva, senza limiti ne paure, una ragazzina “adrenalinica”.

Non sono mai stata una cattiva persona, mi sono sempre fatta voler bene da chi mi circondava. Sono sempre stata premurosa e attenta ai problemi degli altri, allo stesso tempo ero ansiosa e frettolosa, in gara contro il tempo.

Volevo tutto e subito, fino a che il buio e l’ombra sono scesi su di me.

La tristezza, il vuoto nel mio sguardo, il pianto, il dolore che sembrava più forte di un male fisico, un cancro che mi mangiava l’anima. Mi logorava la mente, mi privava di ogni forma di felicità. L’umore pazzo, le crisi isteriche, la paura, la ricerca ossessiva di aiuto e soprattutto il dolore di vedere scivolare tutta la mia vita assieme alle persone che amavo.

Persa e smarrita non c’era più adrenalina, non c’era più libertà. Il mio cancro mi aveva divorato l’anima sino a rendermi impotente, insensibile, distratta, egoista e “cattiva”: non mi importava più se facevo del male e quanto ne facessi.

L’urlo disperato e la mia richiesta di aiuto sono arrivati alle orecchie di chi mi amava senza riserve e lì iniziò la cura, la chemio della mia anima… ero sfiduciata, scoraggiata, pessimista perché anche lì cercavo un risultato immediato.

Oggi credo che il sole sia tornato a splendere sulla finestra della mia vita. La terapia sta dando i suoi frutti, il cancro sta sparendo ed io credo di essere stata più forte di quanto pensassi.

Oggi sono una giovane donna meno terrorizzata, più rilassata, in parte più calma, più riflessiva. Sono tornata ad essere attiva e viva.

Per la prima volta mi sento di poter guidare io la nave della mia vita, ne ho il pieno comando. Ho dovuto toccare il mio cancro per sconfiggerlo, non ho più voglia di correre contro il tempo ma cerco di camminare al suo passo per rassodare i muscoli del mio essere, per affrontare le paure passate e quelle che verranno. Voglio tenere il passo giusto ad ogni tempo, una costanza fisica, mentale e spirituale.

Posso considerarmi migliorata, con un bagaglio di sofferenza e di esperienza in più che ho messo nel mio zainetto e che mi porto dietro non come un peso ma come un kit d’emergenza.

Ho trovato il mio porto sicuro da dove poter prendere il volo per qualsiasi nuova avventura e in cui poi fare ritorno.

Vorrei diventare una donna decisa, determinata, ambiziosa, speranzosa e ottimista. Vorrei continuare ad essere grintosa, scherzosa, altruista e disponibile.

Mi vedo come una buona madre di famiglia e una buona compagna di vita. Spero di arricchire il quadro della mia vita di colori e luci.

Spero di poter essere felice come in questo momento.

P.

Giu
03

Sentiamo spesso parlare di anoressia e bulimia psicogene, ma molto meno di quella che viene chiamata obesità psicogena, causata da fattori psicologici e non da quelli endocrini o genetici.

Gli individui che ne soffrono presentano un importante sovrappeso in assenza di cause mediche certe, spesso in concomitanza ad altri disturbi psichici importanti (Psicosi, Disturbi di Personalità, Depressione Maggiore).

Il cibo viene usato come compensazione di disagi psicologici, stati ansiosi o depressivi. Chi ne è affetto ha solitamente una scarsa autostima, soffre di solitudine, ha difficoltà a manifestare le proprie emozioni, vive nella vergogna, senso di colpa, rabbia, paura.

Tante possono essere le cause dell’obesità. La maggior parte delle teorie affonda le sue radici all’età infantile, in particolare all’educazione alimentare trasmessa al bambino. Quando le figure di riferimento gli insegnano che l’unica soluzione alle necessità e ai disagi è il cibo egli crescerà senza riconoscere i veri bisogni del proprio corpo perché incapace di distinguere il malessere fisico da quello psicologico.

L’obeso usa il cibo anche per non riconoscersi come persona che ha bisogno di soddisfare la propria sessualità perché non si sente pronto a viverla. La sfera sessuale infatti può suscitare un forte senso di colpa e vergogna.

Il cibo viene assunto o in piccole quantità ma in modo continuo per tutta la giornata oppure vengono mangiati cibi ipercalorici fuori dai pasti. Comunque sia, il rapporto con gli alimenti è ambivalente.

Da una parte si mangia per proteggersi dal mondo esterno con la corazza della propria mole e dall’altra ci si autodistrugge sottoponendo il proprio organismo a ritmi per nulla salutari e a gravi problemi di salute.

Anche nei confronti del cibo, così come delle droghe si può parlare di dipendenza. La difficoltà nella guarigione da quella del cibo è che non ci si può astenere dall’oggetto da cui si dipende (non è possibile smettere di mangiare) ed è assolutamente facile reperirlo.

Molti pensano che l’obesità può essere risolta attraverso il by-pass gastrico senza tener conto delle cause psicologiche. Ci sono pazienti che dopo tale intervento riprendono a mangiare come prima perché non accettano il cambiamento di peso forzato che potrebbe far emergere il malessere psicologico da sempre “nascosto”col cibo.

Per questo motivo non si può prescindere da un cammino psicologico finalizzato ad affrontare le paure, le insicurezze, i traumi che hanno portato all’obesità.

Occorre quindi aiutare il paziente a:

  • gestire lo stress, la noia, la solitudine;
  • entrare in contatto con le proprie emozioni e viverle per quello che sono, non sempre come situazioni di malessere e disagio;
  • curare un’autostima da sempre trascurata e resa deficitaria;
  • capire insomma che il cibo non è l’unica risposta a tutte le situazioni della vita ma che ogni individuo ha delle risorse in sé, a molti sconosciute, che bisogna imparare a riconoscere e a gestire.
Mag
23
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 23-05-2011

Diete alimentari e disturbi dell'alimentazioneL’estate è alle porte!! Ora più che nel resto dell’anno iniziano le verifiche per la prova costume! Quanti di fronte allo specchio in casa propria non sono soddisfatti di quello che vedono? Inizia così la rituale tortura della dieta che deve portare il bel fisico sulle spiagge.

I nostri anni sono ossessionati dal culto della magrezza che spesso porta ad avere seri problemi con il cibo.

Tutti si adoperano, chi con il fai da te, chi dal dietologo per ridurre il massimo del peso nel minimo del tempo. Pure Kate Middleton, prima di convolare a giuste nozze ha dovuto “mettersi a stecchetto” per ridurre le forme di due taglie!

Di recente, due ricercatori italiani , ora professori alla Boston University, dopo diversi studi sui disturbi alimentari affermano che: «L’affamarsi è contro natura e rigide restrizioni, adottate per perdere peso in poco tempo, alterano il metabolismo che a sua volta rallenta e smette di bruciare i grassi. La conclusione è l’incapacità di perdere peso ed una dieta che ha effetto di droga».

A quanto pare, infatti le diete innescano dei meccanismi sull’organismo, simili alle dipendenze da droghe. Sopratutto la dieta fai da te, è spesso all’origine dei disturbi dell’alimentazione come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa che colpiscono soprattutto le donne. La prima è caratterizzata dal totale rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo normale, la seconda da episodi ricorrenti di “abbuffate”, uso di mezzi inadeguati per controllare il peso: il vomito autoindotto; l’uso spropositato di lassativi, diuretici, o altri farmaci; il digiuno e l’attività fisica praticata in maniera eccessiva.

In entrambi i disturbi vi è la presenza di un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.

Come nella Dipendenza da Droghe, anche nel disturbo alimentare abbiamo la compulsione nei confronti, in questo caso, del cibo. Possiamo parlare di dipendenze da cibo. Chi ne è affetto non tiene conto degli effetti che questo comportamento ha sulla salute. Infatti, nonostante le gravi complicazioni mediche, è molto difficile per le persone che soffrono di questi disturbi rinunciare alle loro dipendenze.

Tra le cause dei disturbi alimentari vi sono: l’incapacità di far fronte ai cambiamenti fisici dell’adolescenza,

l’idealizzazione della magrezza, tratti di personalità caratterizzati dal perfezionismo, ossessività, ansia e depressione, presenza di un modesto sovrappeso nelle persone con i tratti sopradescritti. Con queste interagiscono dei fattori sia genetici che culturali che predispongono al disturbo. Vi sono poi dei fattori scatenanti (un qualsiasi trauma, un lutto, l’allontanamento dalla famiglia, il desiderio di dimagrire e l’inizio di una dieta), che fanno precipitare una situazione, che altrimenti potrebbe rimanere latente.

Ovviamente non tutte le persone che iniziano una dieta vanno incontro ad un disturbo alimentare. Può accadere quando esse sono predisposte, si trovano a dover affrontare un fattore scatenante e non hanno i mezzi adatti per gestire la situazione come descritto di seguito.

L’inizio di una dieta mira a modificare il proprio corpo per migliorarlo. La perdita di peso rinforza il senso di autocontrollo e di conseguenza la sensazione del proprio valore (io sono più brava di altri nel fare questa cosa perciò valgo di più).

Le ragazze che dimagriscono perché riescono a stare a dieta vengono invidiate dalle amiche e ricevono tanti complimenti per la loro forma fisica. Questi fattori rinforzano la volontà di dimagrire e si può arrivare a digiunare faticosamente soprattutto nei primi giorni perché i rapidi risultati compensano la fatica e rinforzano l’ autostima. A questo punto accade che le diete troppo drastiche e rigide, portano il corpo a “difendersi” con meccanismi biologici funzionali alla sopravvivenza. Aumenta ad esempio la produzione di serotonina (neurotrasmettitore che seda la sofferenza e il dolore). Di conseguenza per i primi tempi, le ragazze a “stretto regime dietetico” sentono di avere forza e capacità superiori alla norma. Se non controllato e mal gestito, questo è il periodo più a rischio per l’instaurarsi della malattia, chiamato “luna di miele con l’anoressia“.

Dopo poco tempo, con ulteriori ristrettezze dietetiche subentra la fase della depressione, della fobia per il cibo, della percezione errata della propria immagine corporea e la scomparsa del ciclo mestruale.

Dall’anoressia si può passare alla bulimia, nelle persone con carattere più impulsivo, con minore volontà e una grossa difficoltà di autonomia dalla propria famiglia di origine.

Il passaggio da un disturbo all’altro si sviluppa quando si cede alla “tentazione” del cibo abbuffandosi in modo compulsivo ed ossessivo, poi si ricorre al vomito per rimediare. In questi casi i problemi fisici sono ancora più gravi che nell’anoressia e meno evidenti.

Abbuffate, sensi di colpa, digiuni forzati e poi di nuovo abbuffate a base di cibi ipercalorici diventano un abitudinario ciclo da cui non ci si riesce a liberare. Si finisce per stare sempre a dieta ma senza vedere i risultati sulla bilancia.

Così come dalle altre dipendenze, si può uscire anche da quelle alimentari. Occorre sicuramente cambiare modo di pensare, avere la volontà di guarire e intraprendere dei percorsi terapeutici costanti.

Per prevenirli, sarebbe bene divulgare un’educazione alimentare fin dalla tenera età e sfatare i miti basati sul binomio bellezza-magrezza. Certo, non verrebbe eliminato del tutto il problema dei disturbi alimentari, ma si darebbe un grosso impulso alla lotta contro di esso.

Suggerirei quindi di stare molto attenti alle diete, soprattutto quelle pre-estate e fai da te, perché potrebbero scatenare dei disturbi a cui molti sono predisposti.

Ricordiamoci che la dieta sconsiderata diventa una droga quando si comincia a rinunciare quotidianamente al cibo senza che vi sia un motivo valido. Il desiderio di avere un corpo perfetto e di perdere peso non è un buona e sana ragione per mettersi a dieta drasticamente.