Set
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-09-2017

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Purtroppo le violenze sulle donne, e non solo, fanno parte delle notizie quotidiane.

Sono troppi tutti questi episodi e sembra sempre troppo poco ciò che si fa per prevenirli, anche perché la maggior parte delle volte se ne parla a tragedia avvenuta. Oltre a tutto, mi pare di notare una sorta di clima di assuefazione e di polemiche spesso troppo poco costruttive e tanto meno preventive.

La violenza sulle donne, parlo di questa perché è sicuramente più diffusa e può coinvolgere qualsiasi categoria del genere femminile, assume diverse modalità, più o meno esplicite. Ne abbiamo testimonianza tramite i media e i racconti che ci vengono fatti direttamente o no da chi ne è coinvolto in prima persona.

Tra le varie modalità con cui può manifestarsi la violenza abbiamo quella fisica in cui le azioni sono rivolte intenzionalmente a fare del male fisico alla vittima.

La violenza psicologica è quella che danneggia l’identità della donna. Può essere veramente difficile da riconoscere e facile da scambiare con la semplice normalità. Ad esempio quando un marito svaluta e denigra costantemente la moglie non sta facendo altro che attuare una violenza psicologica su di essa, ma in molti contesti familiari si può essere talmente abituati a questa modalità da considerarla “normale”.

Abbiamo poi quella sessuale che comprende l’imposizione di pratiche o rapporti sessuali indesiderati che ledono non solo il corpo, ma anche la mente e la dignità delle vittime che si sentono enormemente umiliate.

Lo stalking, che avviene come forma di controllo nei confronti di una vittima da cui si è stati rifiutati, che può essere più o meno esplicito, ma che se non fermato in tempo può sfociare in tragedia.

Esiste anche una violenza economica. Anch’essa può risultare difficile da identificare perché ad esempio, è scontato che la gestione delle finanze familiari venga gestita e conosciuta solo dagli uomini e alle donne venga negato o limitato l’accesso alle finanze del nucleo. Soprattutto quando l’unico introito economico deriva dal marito, che abitualmente si oppone all’autonomia e alla carriera della consorte.

Nonostante le notizie parlino molto di violenze da parte di stranieri nel territorio italiano, non bisogna trascurare che la maggior parte di esse avviene all’interno delle mura domestiche e che non tutte vengono denunciate per motivi che vanno dalla vergogna, alla rassegnazione, al non riconoscimento, all’isolamento familiare e sociale imposto.

Un’altra forma di violenza che aggiungerei a questo discorso, e che non si limita solo alle donne, ma a tutto ciò che è “diverso”, è quella che viene esercitata sui Social Network, sia verso chi non è conosciuto, sia verso persone famose. A proposito di queste, mi vengono in mente due casi molto noti in cui sono rimaste vittime l’opinionista e blogger Selvaggia Lucarelli e la Presidente della Camera Laura Boldrini. Parlo di questi per citarne due, ma penso che la lista sarebbe davvero lunga.

Spaventa la facilità con cui, rispetto al pensiero di qualcuno, ci si accanisca fortemente e crudelmente, augurandogli il peggio delle violenze con messaggi ed insulti in cui si spera che venga stuprato, picchiato, abusato nella maniera più becera possibile.

Il tutto perché? Secondo me, non solo perché non si è d’accordo con il pensiero altrui, ma perché si è convinti di poter dire di tutto grazie alla copertura dello schermo di uno smartphone o un di un pc. E la cosa che mi colpisce è che nella mischia non troviamo solo uomini codardi e malvagi, perché di questo si tratta, ma anche donne. Le donne che per anni hanno subito le insidie peggiori della crudeltà maschile per conquistare i loro stessi diritti e che ancora non sono riuscite appieno nell’intento. Quelle donne capaci di dare alla luce altre vite e che si scagliano così furiosamente verso altre donne.

So bene che poi, allo scoperto, senza la mediazione dei social, la maggior parte di questi individui non avrebbe alcun coraggio (se di questo possiamo parlare) a scrivere certe crudeltà. Lo ha provato ad esempio la stessa Lucarelli intercettando telefonicamente i suoi aggressori telematici, che a voce hanno provato a ritrattare tutto quanto.

Quindi si, dobbiamo assolutamente condannare gli stranieri che stuprano le donne al parco o in spiaggia, i mariti che abusano delle mogli, gli stalker. Ma non dimentichiamoci di condannare anche quelli che si prendono impropriamente il diritto di insultare in modo efferato augurando il peggio a qualsiasi donna o persona in genere solo perché si illude di averne il potere dietro ad uno schermo. E solo perché in quelle occasioni non capisce che sarebbe meglio il silenzio che riempirsi la bocca di tali crudeltà. Se non cercassimo di spegnere questi avvenimenti in ogni modo possibile allora il rischio sarebbe di diventare anche noi complici di queste violenze.

 

Mag
29
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 29-05-2017

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Finita una relazione che si fa? C’è chi decide di non volerne sapere per un bel po’ perché troppo sfiduciato e provato dalla rottura, c’è chi spera in un ritorno di fiamma e chi va alla ricerca immediata di un’altra storia perché non sopporta la solitudine.

Come sempre, siamo tutti diversi e tutti affrontiamo le situazioni in modo totalmente personali. Ma quando possiamo dire di essere davvero pronti per vivere serenamente una nuova relazione senza avere il patema d’animo della solitudine?

Non c’è sicuramente un periodo di tempo preciso, forse però delle condizioni personali da considerare. Affronto quotidianamente con i miei pazienti tematiche del genere, soprattutto perché si chiedono il motivo per cui tendano a stare con persone da cui non ottengono soddisfazioni relazionali? Dal mio punto di vista non sono situazioni casuali, ma frutto di dinamiche personali e comportamentali reiterate nel tempo che, in fin dei conti, portano a stare con persone che hanno più o meno sempre le solite caratteristiche. Ecco svelato il mistero del “perché succede sempre a me?”

Forse il momento ideale per iniziare una relazione felice è quando si sta bene da soli, quando non si sente il bisogno di avere una persona affianco per colmare i vuoti personali ma per avere qualcosa in più rispetto a quello che già si è e che da soddisfazione di se stessi. Quando si è liberi dalla paura della solitudine e quando si apprezzano e si ricercano i momenti per stare soli.  La capacità di stare con se stessi è indice di  quanto ci si apprezzi e del non bisogno di elemosinare la compagnia altrui.

Questo fa si che si possano instaurare relazioni, non solo amorose, ma anche amicali, con persone che si trovano in sintonia con questo nuovo modo di essere in cui la libertà e lo spazio individuale vengono rispettati. E porta a rifuggire da chi non condivide questo aspetto e magari tende a volere relazioni simbiotiche.

Quando ci si accinge a conoscere una nuova persona, meglio chiedersi dunque se questa vi piace davvero o vi state accontentando?

Se quando non state insieme, vi manca perché l’altro in realtà vi fa stare bene o perché non riuscite a stare soli?

Se state con qualcuno che non vi piace fino in fondo e sperate che prima o poi le cose cambino?

Ecco, se avete risposto affermativamente alle seconde opzioni delle prime due domande e in modo positivo alla terza, sappiate che frequentate quella persona non per il piacere di starci insieme ma perché state semplicemente cercando una strategia (disfunzionale) per evitare di rimanere soli.

Esistono delle semplici domande da farvi che hanno la capacità di aprirvi un mondo di consapevolezze. Domande a cui bisogna avere il coraggio di rispondere con estrema sincerità. Perché non basta solo farsele, ma anche rispondere ad esse nel modo più sincero possibile. Cosa a cui spesso si rinuncia pur di non rimanere soli o al contrario, pur di evitare di immergersi in una storia che potrebbe avere le basi per fiorire in qualcosa di sano e meraviglioso.

Si dice che la realizzazione di noi stessi e dei nostri desideri stia proprio dietro alle nostre paure, vale quindi la pena affacciarsi e vedere cosa si celi dietro ad esse, qualsiasi sia la strada che poi dovremmo percorrere per raggiungere la felicità.

 

Mag
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-05-2017

Vi propongo oggi la poesia di Veronica Shoffstall che uno dei miei pazienti ha voluto condividere  durante il colloquio dei giorni scorsi. “Parole di consapevolezza ed emozioni che aiutano a slegarsi da rapporti di dipendenza” così mi ha presentato questa poesia e io ne sono veramente orgogliosa.

Buona lettura a voi.

Dopo un po’ impari la sottile differenza
tra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bambino.
Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani
è troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il sole scotta, se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero.
E impari e impari e impari. Con ogni addio impari.

(Veronica Shoffstall)

Mag
08
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 08-05-2017

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Facciamo sempre di tutto per difendere le nostre abitudini, anche quelle più dannose. E nonostante capiti di prendere coscienza della loro tossicità, continuiamo imperterriti a seguirle. Anche a costo della nostra felicità.

Scrivo queste righe perché reduce da una giornata di colloqui, dove per coincidenza, o proprio perché atteggiamenti del genere siano tanto diffusi, il tema in questione è stato una sorta di filo conduttore.

E’ proprio vero che siamo “tossici” e dipendenti dalle nostre abitudini. Da un lato, ben vengano quelle che ci recano piacere, quelle che ci spingono ad amarci, ad amare, a rispettarci. Ma quando così non è che succede? Perché hanno così tanto potere su di noi? Ebbene si, le abitudini creano dipendenza, sono conosciute, prevedibili, proprio per questo costituiscono una confort-zone a cui è difficilissimo rinunciare.

Pensiamo ad esempio a quelle tante coppie che stanno assieme pur non amandosi, pur non soddisfandosi, ma accontentadosi dell’abitudine dello stare insieme. Di quei rituali che spesso non sopportano, ma che sono talmente conosciuti e prevedibili che nonostante tutto è meglio tenerseli. E questo perché? Perché spaventa non sapere cosa ci potrebbe essere al loro posto, spaventa l’ignoto. E diciamola, spesso spaventa dover rimettersi in gioco per creare un’alternativa, il cui esito non è assicurato. Senza ammettere che per alcune abitudini, qualsiasi alternativa sarebbe migliore.

Le abitudini ci danno dipendenza, ci assuefano e quando vengono spezzate, inizialmente possiamo stare male, solo perché entriamo in un processo di astinenza che ci rende insicuri e dubbiosi, ma una volta che questa fase viene superata, possiamo reputarci liberi.

Non abituiamoci quindi alle cose conosciute, o meglio, non accontentiamoci di esse solo perché tali. Anzi, proprio perché sappiamo che non ci possono soddisfare  e rendere felici, non adagiamoci su di esse, ma diamoci sempre un’alternativa migliore, per quanto faticoso possa sembrare il suo raggiungimento.

E per rispondere a chi a volte mi chiede che si fa in psicoterapia, oggi posso rispondere dicendo che essa serve per non accontentarsi di essere infelici, solo perché ne siamo abituati, ma ci aiuta a fare di tutto per raggiungere la felicità. Per vivere la vita da attori protagonisti, non per subirla passivamente illudendosi che esista solo un modo per stare sulla terra.

Apr
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-04-2017

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Molte persone accettano di tenere il ruolo di amante per periodi davvero lunghi, pur essendo consapevoli del fatto che la maggior parte delle volte saranno destinate a soffrire e a mettere a repentaglio la propria autostima.

Facendo un’analisi dei casi, ho potuto notare che chi finisce ad avere costantemente un tale ruolo  parte da una situazione di solitudine che il più delle volte è destinata ad aumentare insieme alla delusione delle aspettative.

Essere amante di qualcuno significa condividere con esso solo momenti rubati, momenti che antecedono il ritorno a casa alla propria vita “ufficiale”. A molti può star bene così, sopratutto a chi, per vari motivi non è motivato ad instaurare dei legami “completi” e il ruolo di amante li preserva da questo. Può quindi essere una situazione di comodo in cui si è disposti a ricevere poco, perché si da altrettanto poco. Altri invece si accontentano delle briciole di affetto, sperando che prima o poi la situazione cambi a proprio favore.

La maggior parte degli amanti cerca di prendersi il meglio in quegli incontri rubati perché l’obiettivo è di staccare dalla reale quotidianità fatta di problemi, solitudine e apparenze impegnandosi a vivere in essi la migliore spensieratezza possibile.

Quando subentrano le delusioni, il rischio è anche quello di entrare in un circolo vizioso in cui si perde fiducia nelle persone. Da poco mi è capitato il caso di una donna che è stata l’amante di un uomo che quando ha lasciato la moglie per costruire qualcosa di più profondo con lei, non è riuscita a fidarsi di lui come suo compagno di vita. E’ questo è solo un esempio.

Decidere di essere l’amante è a volte una scelta non programmata, ci si arriva per tutta una serie di motivi che inizialmente possono non essere riconosciuti se non quando ormai il rapporto è già stato instaurato, quando ci si è fatti trascinare dalla passione e da situazioni ambigue non ben esplicitate. Ognuno può trovarsi nel ruolo del traditore, del tradito e dell’amante, a volte senza neanche rendersene troppo conto e, al di là di qualsiasi giudizio, si accettano soluzioni dolorose più per motivazioni irrazionali. C’è ad esempio chi parla di “troppo amore”, che per noi del mestiere il più delle volte si traduce in dipendenza affettiva.

C’èchi in un certo senso vuole avere una rivalsa rispetto a situazioni deludenti del passato. Chi non crede poi nell’amore vero, quello alla luce del sole, perché ha avuto dei modelli di riferimento tali da averlo convinto di questo.

Ancora, chi si ritrova a non rendersi conto di quanto il tempo scorra veloce nella speranza che il proprio lui/lei scelga davvero come prima opzione senza dirsi che in realtà potrebbe mai non essere così. Ancora, chi se ne rende conto e dopo un po’ non ci sta più e chi invece trova i suoi desideri realizzati.

Quello tra le persone è sempre un legame complicato. Quando bisogna nasconderlo può esserlo ancora di più, anche se tanti pensano che sia totalmente libero da intralci legati alla quotidianità. Ma quando anche il ruolo di amante diventa quotidiano, cosa può succedere? Siamo sicuri di poter adottare con serenità tale incarico?

 

 

 

Feb
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-02-2017

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Spesso capita di rimanere incastrati in relazione “amorose” anche per anni, se non una vita, pur non essendo felici e nonostante si siano susseguiti dei chiari campanelli di allarme che per motivi più o meno consapevoli si è deciso di ignorare.

Uno dei primi ad esempio è la sensazione che all’inizio quella persona a cui siamo legati non ci piaceva, ma proprio perché ormai la relazione era iniziata, per senso di colpa, mancanza di coraggio nel lasciare qualcuno, speranza che prima o poi le cose potessero cambiare, non siamo riusciti ad esularci da quella storia a due.  O al contrario può essere capitato che l’altro abbia cercato più volte di scappare da noi, ma con delle manovre certosine, siamo riusciti a tenerlo legato perché ormai avevamo perso la testa.

Quando una relazione non deve andare bene, sin da subito quindi ci possono essere dei segnali molto forti che possiamo decidere o meno di trascurare.

Un altro di essi è la mancanza di intesa sessuale. Parte fondamentale nella vita di coppia che tanti invece non considerano tale.

Ci sono quindi degli amori (paradossalmente li chiamiamo così), talmente impossibili che non possono avere mezze misure: o decidiamo di starci pur soffrendo, oppure li portiamo a termine.

Apparentemente la prima soluzione sembra la più facile perché è quella conosciuta e perché, nonostante le sofferenze,  la mancanza di lucidità, di fiducia in se stessi e nel futuro non permette di prospettare delle alternative.

La seconda soluzione invece richiede determinazione, coraggio e amore per se stessi. E’ difficile da praticare, ma è quella che porta alla libertà, alla rinascita.

Tanti vengono in studio da me, quasi chiedendo a bassa voce come sarebbe possibile liberarsi delle relazioni infelici e soprattutto come trovare il coraggio per farlo?

Una delle prime cose da fare naturalmente è credere in se stessi e nella capacità personale di riuscire a stare soli. O meglio, in compagnia di se stessi e non di qualcuno che ci illude di stare con noi.

Altro passo da effettuare è quello di smettere di idealizzare l’altro e conferirgli capacità che in realtà abbiamo noi ma, che per tante motivazioni, abbiamo smesso di usare delegandole perché convinti di essere dipendenti dal partner.

Nel caso contrario può invece accadere di pensare che siccome l’altro non riesce, dobbiamo per forza prendercene cura noi. Proprio per questo, mettere da parte i sensi di colpa è fondamentale.

Questa è solo una parte della teoria, la pratica potrebbe essere molto difficile da mettere in atto e richiede spesso un totale stravolgimento e riorganizzazione nella quotidianità delle persone.

Bisogna mettere se stessi al centro del proprio mondo. E questa, sembra una delle cose più difficili che la maggior parte degli umani possa fare.

Specie per quelli che sono cresciuti con la convinzione di doversi sempre sacrificare per gli altri o che non sia possibile andare avanti con le sole forze personali.

E’ vero che abbiamo bisogno delle altre persone per vivere perché siamo animali sociali. D’altro canto esiste una differenza tra vivere per stare bene e sopravvivere. Nel senso che per stare bene abbiamo bisogno di credere in noi stessi, di amarci e di circondarci di persone con le quali possiamo sentirci felici. Persone che ci amano e che noi amiamo. Persone alle quali non dobbiamo elemosinare affetto e attenzioni. Persone con le quali possiamo esprimerci per come siamo veramente e che aiutano a migliorarci e a sentirci vivi, non ad accontentarci per la paura di stare soli.

 

 

Gen
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-01-2017

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Proprio nel giorno della memoria, mi sono ritrovata a scoprire la cosiddetta “legge sugli schiaffi” nel sito di repubblica.it

La “”legge sugli schiaffi, a Mosca, passerà per il Senato e poi sotto le mani del presidente Putin.

Questa mira a declassare “le percosse in famiglia ad un illecito amministrativo punibile con un’ammenda tra i corrispettivi 80 e 470 euro e l’arresto da 10 a 15 giorni o qualche ora di Servizio Civile”. Inoltre la violenza domestica resterà punibile con il carcere per un massimo di due anni, se ripetuta più volte nello stesso anno o motivata da odio e teppismo.

La motivazione di odio e teppismo vorrei che qualcuno venisse a spiegarmela.

Tutto questo accade basandosi su una tesi di fondo secondo cui che ciò che succede dentro le mura domestiche non sia affare dello Stato, nonostante le statistiche ufficiali dimostrino che il 40% di tutti i crimini violenti avvenga tra le pareti domestiche.

Che dire?

Sinceramente sono rimasta senza parole, forse perché soffocate dal senso di orrida inciviltà che subito mi ha travolto.

Siamo ancora così? Nel 2017 dobbiamo ancora trovare un modo per giustificare le violenze ed i soprusi?

La storia non insegna nulla?

Mi sento sconfortata e delusa per quanto il genere umano possa cadere in basso. Per quanto si convinca di progredire attraverso l’ostentazione del potere.

Mi sento delusa dal fatto che i carnefici esistano e debbano essere giustificati. E le vittime che fine fanno?

Come possiamo trovare un progresso nel genere umano se facciamo della violenza la normalità? Oggi sarà normale dare schiaffi alla moglie (purchè non lascino segni evidenti) e domani cosa diventerà normale e scontato?

Non abbiamo ancora capito che il progresso passa anche per il rispetto dell’altro, non solo per le industrie, tanto meno per le armi atomiche?

Per questo mi viene da pensare alle parole di Primo Levi: “Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?”

I mali più grossi non nascono dal nulla, ma da menti abituate a convivere con quelli più “piccoli”, quelli meno visibili agli occhi altrui che danno vita ad episodi sempre più violenti.

Allora non abituiamoci alla violenza, non diamola per normale e non permettiamo che, anche se Mosca sia lontana fisicamente, che quel tipo di pensiero arrivi fino a noi.

 

 

Gen
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-01-2017

Immagine dal webAncora una volta assistiamo (impotenti, mi chiedo io?), agli ennesimi episodi di violenza sulle donne.

Purtroppo i casi di cronaca continuano a raccontarcene altri, come quelli della ventiduenne ustionata e della ventottenne aggredita con l’acido.

Continuano a chiamarli amori, “troppo amore”,  “amori esagerati”. Ho sentito addirittura parlare di “amore incontenibile”.

Ecco, io non sono affatto d’accordo con queste definizioni, mi rifiuto di associare la parola amore ad atti di violenza. E penso che fino a che lo si farà, tutte le violenze verranno giustificate in nome di un amore che pare trovi la sua più grande espressione in atti così eclatanti e disumani. Tanto è che le vittime, non avendo mezzi e supporti adeguati, arrivano a giustificare la rivalsa di possesso nei loro confronti come la manifestazione dell’unico modo di amare del proprio carnefice.

Mi costa ammetterlo, ma purtroppo siamo ben lontani dal non sentire più fatti di cronaca tali. A volte penso che manchino proprio le basi affinchè tutto ciò si concretizzi.

Sicuramente fa tanto un approccio culturale sbagliato in cui l’amore è sacrificio, sopportazione, sottomissione, possesso. L’amore non è così, è tutto il contrario di ciò che ho appena scritto e fino a che non entrerà nella testa di ognuno di noi, allora continueranno ad esistere persone che tratteranno i partner come loro oggetti, su cui cercheranno di sfogare le proprie frustrazioni, convinti che l’altro le debba subire in silenzio proprio per amore. Ed esisteranno vittime convinte di non poter pretendere rispetto, di non poter far valere le proprie esigenze, la propria autonomia e libertà, di non poter avere un semplice amore felice.

E allora cosa possiamo fare? Ci sarebbe tanto da dire, ma oggi  mi voglio concentrare non su ciò che dobbiamo evitare, ma su ciò che dovremmo imparare a coltivare: la felicità.

Viviamo la felicità, godiamone, cerchiamo di dirci ogni giorno che ognuno di noi ne ha diritto e ha il dovere di fare di tutto per tenersela stretta, nel rispetto di se stessi e degli altri.

Insegnamola agli altri, soprattutto ai più piccoli, non facciamone un’eccezione, cerchiamo di coglierla in ogni singolo momento, anche quelli che apparentemente possono essere più scontati e banali. Abituiamoci ad essa così da difenderla in ogni modo e da non poterne fare a meno.

Contagiamola e circondiamoci di chi riesce ad apprezzarla e che la tenga preziosamente in considerazione.

Ecco, non ho assolutamente risolto il tema sulle violenze, ma penso di aver piantato un piccolo semino che avevo necessità di dividere con voi.

Caterina Steri.

 

Dic
01
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 01-12-2016

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Venerdì scorso è stata celebrata la giornata contro la violenza sulle donne e proprio la sera ho ricevuto tramite e-mail  una bellissima poesia di Frida Kahlo da una donna che ha voluto condividere con me la sua storia di violenza subita per anni e da cui finalmente è riuscita a liberarsi dopo tanta sofferenza e con l’aiuto di diverse persone tra cui quello di uno psicoterapeuta. Questa poesia è per lei un promemoria per avere sempre presente cosa sia davvero l’amore.

Sono molto grata alla donna in questione di avermi scritto e per esprimerle la mia gratitudine ho deciso di condividere su Gocce di psicoterapia la poesia, sperando anche che possa essere di ispirazione a chi dalla violenza non è ancora riuscita a liberarsi e a chi invece sta riuscendo a vivere il suo Amore, quello con la A maiuscola.

Grazie ancora,

Caterina Steri.

 

Ti meriti un amore

che ti voglia spettinata,

con tutto

e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,

con tutto

e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore

che ti faccia sentire sicura,

in grado di mangiarsi il mondo

quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci

sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore

che voglia ballare con te,

che trovi il paradiso

ogni volta che guarda nei tuoi occhi,

che non si annoi mai

di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore

che ti ascolti quando canti,

che ti appoggi quando fai il ridicolo,

che rispetti il tuo essere libero,

che ti accompagni nel tuo volo,

che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore

che ti spazzi via le bugie,

che ti porti l’illusione, il caffè e la poesia.

 

Nov
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-11-2016

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Non tutti gli amori nati sul web sono destinati a finire, ma solo una piccola parte resista alla vita reale.

Tra i motivi per cui finiscono vi è la delusione delle aspettative che ci si crea e i rischi che si nascondono dietro lo schermo da cui si chatta.

Spesso ci si innamora di uno sconosciuto perché il dialogo virtuale con lui è l’unica cosa che ci fa sentire vivi e che in un certo senso ci fa evadere da una realtà che non ci piace, tanto meno che ci soddisfa.

Una relazione virtuale si basa sopratutto sull’immaginario e le aspettative. Nella realtà, in un certo senso siamo costretti a vedere realmente ciò che l’altro ci propone, anche se non di nostro gradimento.

Attraverso le relazioni via web mancano dei forti indicatori del rapporto a due reale, nonché campanelli di allarme che possono suggerire che l’altro non ci piace svelando inevitabilmente la verità. Mi riferisco all’aspetto fisico, gli sguardi, i sorrisi, gli odori.

Diventa facile innamorarsi sul web perché ci sentiamo ascoltati e abbiamo la sensazione di entrare in una grande intimità emotiva con l’altro. Soprattutto per le persone tendenzialmente introverse e timide che trovano più facile parlare di se in chat che non di persona. Una delle aspettative che ci creiamo in tal senso e che anche l’interlocutore si riveli per quello che è davvero.

La piazza virtuale ha il potere di ridurre significativamente ogni inibizione e timidezza nei confronti degli altri e illude ad un certo punto di poter essere invincibili e sicuri dinanzi a qualsiasi situazione.

C’è poi il senso di mistero della relazione virtuale. Siamo noi a decidere quanto svelarci, a partire dal nick-name, all’immagine del profilo, ai racconti che facciamo. E lo stesso vale anche per chi sta dall’altra parte dello schermo.

Tutto questo spinge a sognare ad occhi aperti. L’amore virtuale per molti risulta più facile grazie allo schermo che si interpone tra le persone.  Ma il grosso rischio è la delusione che scaturisce dalla non corrispondenza tra chi avevamo immaginato e la realtà.

Come ho scritto all’inizio però, una parte di relazioni nate in chat possono resistere all’esame di realtà. Lo possiamo scoprire prendendo tutti gli accorgimenti del caso, cioè evitando assolutamente di porci in situazioni rischiose, soprattutto per le donne che ,ahimè, possono essere facili vittime di malintenzionati. Teniamo presente che è molto facile che qualcuno voglia approfittarsi della nostra buona fede.

Qualora poi dovesse scattare un interesse, sarebbe meglio incontrarsi il prima possibile. In questo modo si evita di costruire un castello di carta con fondamenta falsamente solide. Incontrarsi dopo poco tempo invece ci mette subito di fronte alla realtà e ci permette di vivere in modo più completo la conoscenza dell’altro.

Inoltre, non perpetuando a lungo la relazione virtuale si evita di estraniarsi dal mondo esterno a discapito del resto dei rapporti sociali.

Il vantaggio di iniziare una relazione virtuale è che ci si può iniziare a conoscere senza cedere alla sola attrazione fisica. Questo va bene soprattutto per chi non si sente abbastanza sicuro di se dal punto di vista estetico.

Teniamo però presente che è sempre molto difficile conoscere davvero delle persone, nel mondo virtuale lo è ancora di più, soprattutto se siamo noi i primi a renderle ancora più complicate.