Lug
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-07-2017

Come molti di voi sapranno l’estate è la mia stagione preferita.

Sono una di quelle persone a cui piacciono il caldo e le lunghe giornate di sole. Senza parlare poi del forte legame che ho con il mare che mi fa apprezzare ancor di più la stagione in corso.

Siamo ormai a luglio inoltrato e le temperature si mantengono sempre alte,ma  mi viene da dire, nonostante tutto, pure troppo, considerato che il mio fisico e la mia mente devono abituarsi alla calura e aspettare l’arrivo delle ferie per poter riposare.

Penso che per la maggior parte delle persone lo sforzo richiesto per lavorare sia maggiore perché oltre al dover fare i conti con le alte temperature si faccia sentire anche la stanchezza di mesi lavorativi senza interruzione.  Occorrono, quindi, maggiore concentrazione e un buono stato di salute per affrontare al meglio questo periodo. Spesso la stanchezza e l’astenia, il senso di debolezza e fatica che si avvertono anche a riposo si aggravano con il caldo e le energie scarseggiano.

E’ questo un meccanismo fisiologico parecchio comune in quanto l’organismo impiega grosse energie a mantenere costante la  propria temperatura interna, per garantire un funzionamento ottimale di tutti i vari processi che lo tengono in salute.

Ad esempio, i vasi sanguigni si dilatano per disperdere più calore interno possibile, riducendo la pressione arteriosa che fa sentire particolarmente “deboli” e poco reattivi.

Attraverso il sudore vengono persi acqua e sali minerali preziosi per l’efficienza dell’organismo, come il potassio e il magnesio e la perdita di liquidi può causare disidratazione che porta a stanchezza muscolare e difficoltà di concentrazione.

A volte condividere la propria stanchezza e concedersi cinque minuti in più di riposo può essere di aiuto, per non sentirsi del tutto soli in un periodo in cui si può essere giù di tono e per approfittare per rilassarsi un po’.

Chi ha la fortuna di vivere vicino al mare od altri posti di villeggiatura, pur non avendo lunghe ferie può godere anche di poche ore libere per rifocillare mente e corpo. Così come faccio io in attesa di una pausa estiva e godendo della mia amata isola.

Così chiudendo vi informo che mi asterrò per due settimane dall’attività in studio a partire dal 17 luglio e riprenderò a lavorare l’1 agosto per tutto il mese, ad eccezione di qualche giorno a cavallo di Ferragosto.

Potete comunque continuare a contattarmi telefonicamente per fissare nuovi appuntamenti tranne durante la settimana che andrà dal 24 al 29 luglio poiché non sarò reperibile telefonicamente.

Caterina Steri.

Giu
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-06-2017

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Ultimamente ho diminuito le pubblicazioni sul blog a causa di vari impegni di lavoro e trasferte a Roma per continuare la mia formazione professionale. Senza contare i vari cambiamenti a livello personale degli ultimi mesi.

Mi manca molto poter dedicare più tempo a questo spazio, ma mi rendo conto che pur volendo, non possiamo fare tutto nello stesso tempo. E’ quindi, anche se ammetto che a volte mi costa dover “rallentare” nel fare tutto ciò che vorrei in tempi ristretti, ho capito che in questo momento è meglio così. Anche perché, con il giusto aiuto, ho capito che a volte il termine “rallentare”, non ha solo un’accezione negativa in se, ma  significa “autoregolarsi” sulla base di quelle che possono essere le situazioni di vita che vengono a presentarsi in certi periodi. Ci sono momenti in cui alcune priorità si sostituiscono ad altre e sarebbe quindi una forzatura ignorarle per seguire forzatamente i soliti schemi a cui siamo abituati. Lo so, è difficile farlo, ma forse per riuscirci potremmo considerare come nostra priorità principale ed assoluta il nostro benessere personale, per raggiungere il quale spesso dobbiamo passare attraverso strade diverse. Strade nuove, a cui non siamo abituati ma che sono necessarie per stare bene. Perché a volte quelle solite, che sono state altamente funzionali in passato e magari lo saranno anche in futuro, nel nostro presente potrebbero essere più di intralcio che altro. Non ha senso quindi ostinarci a volerle perseguire. E non ha nemmeno senso lasciarle con l’idea di aver fallito.

Allora, preparandomi a prender sempre più confidenza con le mie nuove priorità, invito anche voi a farlo. Potrebbe essere un processo che intimorisce, ma come si dice, il nostro benessere e la realizzazione dei nostri desideri risiedono sempre dietro alle nostre paure.

Apr
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-04-2017

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Buongiorno a tutti!

Uso questo spazio per rispondere a chi mi ha chiesto se per il periodo di Pasqua e i vari ponti festivi di aprile farò una pausa lavorativa.

Gli studi di Cagliari e Nuoro rimarranno aperti sia per chi volesse  fissare un primo colloquio (chiamando al 3207297686), sia per i pazienti che hanno già iniziato i loro percorsi.

La chiusura riguarderà solo i giorni festivi canonici.

Intanto che proseguo con il mio lavoro, AUGURO A TUTTI DELLE BUONE FESTE!

Caterina Steri.

Apr
03

Ultimamente sono stata molto impegnata nel coltivare una nuova esperienza professionale, che già da anni mi ha affascinato ma che per un motivo o per l’altro ho dovuto sempre rimandare.

Mi riferisco al metodo dell’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing), basato sulla desensibilizzazione e rielaborazione degli eventi traumatici attraverso i movimenti oculari.

Nato a fine degli anni ’80 l’EMDR è stato utilizzato per il trattamento del trauma e poi esteso anche alle problematiche legate allo stress: la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto, i sintomi somatici e le dipendenze.

E’ un metodo scientificamente provato applicabile a tutte le fasce di età, che attualmente viene usato da terapeuti sparsi in tutto il mondo, me compresa, e documentato attraverso vari studi neurofisiologici. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto in modo ufficiale l’EMDR come un trattamento efficace per il trattamento di traumi psicologici e del disturbo post traumatico da stress.

Esistono diversi tipi di trauma, da quelli maggiori come una violenza subita, lutti improvvisi, attentati, terremoti e altri che possiamo patire senza nemmeno renderci conto che siano tali, ad esempio un’umiliazione subita o delle brusche relazioni con delle persone significative durante l’infanzia.

Tutte le persone reagiscono a modo loro ad eventi del genere, anche dopo anni, spesso sviluppando sintomi di diversa natura, perché il ricordo del trauma viene immagazzinato in memoria in modo disfunzionale, dando appunto delle conseguenze disagianti e patologiche,come ad esempio crisi di ansia. Tali sintomatologie non vengono sempre attribuite a quei traumi “antichi”, ma a delle situazioni precipitanti che hanno fatto esplodere il malessere. Ad esempio, la fine di una relazione, il licenziamento, un’esperienza sessuale andata a male possono dare il via ai sintomi, che sicuramente trovano le loro radici in tempi passati.

E’ stato dimostrato scientificamente, oltre che a livello emotivo e fisico (il classico nodo alla gola, nausea continua, mal di stomaco, rush cutanei, disturbi sessuali), che le conseguenze di ricordi traumatici immagazzinati nella memoria in modo disfunzionale possono manifestarsi anche a livello cerebrale attraverso un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala.

Gli eventi traumatici non elaborati in modo adattivo condizionano negativamente nel tempo la quotidianità delle persone perché rimangono intrappolati nel cervello senza potersi integrare con i vissuti positivi di cui la persona ha fatto esperienza.

Con l’ausilio dell’EMDR lo psicoterapeuta individua i ricordi o le  immagini traumatici, effettuando su di essi uno specifico lavoro di rielaborazione attraverso l’uso di specifici protocolli ad hoc che si basano sulla stimolazione bilaterale dei lobi cerebrali: un movimento delle dita da seguire con gli occhi o un tamburellamento sulle mani o ginocchia del paziente.

Da esami specifici si può vedere come “intervenire direttamente sull’elaborazione di questi eventi traumatici abbia un effetto anche nella neurobiologia del nostro cervello” (emdr.it) Infatti le ricerche dimostrano che “prima del trattamento EMDR nel cervello si attivano durante la rievocazione del trauma le aree limbico emozionali, mentre dopo il trattamento si attivano le aree cognitive” facendo si che il ricordo traumatico venga vissuto in modo più distaccato e senza lo stravolgimento emotivo di cui era caratterizzato fino al momento del trattamento.

L’EMDR accompagna la psicoterapia, è uno strumento in più, proprio per questo deve essere usato da personale specializzato.

Per maggiori informazioni vi rimando al sito ufficiale dell’EMDR in Italia, www.emdr.it in cui potete documentarvi ampliamente e trovare l’elenco degli psicoterapeuti a cui potete rivolgervi qualora crediate che possa aiutarvi un lavoro specifico con questo metodo.

 

Mar
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-03-2017

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Di recente ho letto che un amore vero è fatto di equilibri e non equilibrismi. Ho adorato subito questa affermazione di  poche parole capaci di spiegare un universo di situazioni chiuse nella relazione a due.

Il vero amore ti rende migliore e una persona speciale. Cioè l’altro ti aiuta  ad esprimerti nei tuoi lati migliori. Non perché tu da solo non ne sia capace, ma perché il partner, dando benessere stimola ad esprimere il meglio di sé.

Infatti uno degli indizi principali che ci confermano come l’amore sia sano ed equilibrato è una costante presenza di miglioramento emotivo e di benessere generale che porta ad essere più attivi ed intraprendenti. Una concentrazione di energia di cui spesso si è ignari di avere.

Un amore sano si costruisce quotidianamente con impegno, propensione  al cambiamento e delle volte anche un po’di fatica emotiva. Ci sono situazioni in cui sarebbe più facile cedere alla gelosia, all’egoismo, alla convinzione secondo cui l’altro sia una proprietà, cedendo al bisogno di controllarlo in ogni sua mossa.

Un amore equilibrato invece è un’interazione costante del rapporto a due e dei vissuti personali di ognuno in cui vengono definiti dei chiari confini nel rispetto reciproco e nessuno è più importante rispetto all’altro.

Un tale rapporto è quello in cui si preferisce affrontare le divergenze in modo costruttivo, facendo di questo momento una fase di crescita sia personale che relazionale.

E’ un amore equilibrato quando, anche dopo anni, ci si corteggia, si mantiene la passione, ci si sorprende ancora. Dove la voglia di prendersi cura reciprocamente non smette di esistere. Dove persistono anche la complicità e l’esclusività di quel rapporto, ovvero l’impossibilità di ricrearlo allo stesso modo con un’altra persona.

Chi forma una coppia sana sono persone che starebbero bene anche sole. Chi invece sente di non poter stare solo rischia di perdersi in relazioni incastranti perché troppo timoroso della solitudine e del senso di inadeguatezza che prova rispetto a se stesso.

Anche per questo è necessario coltivare interessi personali, pur essendo diversi da quelli del partner, per coltivare la propria autonomia ed evitare di essere totalmente dipendenti dall’altro.

Le coppie equilibrate sono anche quelle che, di fronte al cambiamento dei propri sentimenti, riescono a dirselo chiaramente, a volte anche a costo di rompere la relazione andando incontro a dure sofferenze, ma pur sempre rispettando le esigenze personali. Perché anche le coppie equilibrate non sono esuli dalla probabilità che la relazione possa finire. Sono infatti quelle che periodicamente si immergono in un bagno di realtà e tirano le somme del legame, anche se spesso non coincidono con ciò che si vorrebbe.

 

Mar
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-03-2017

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e in coordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.” (primo Levi, Se questo è un uomo)

Ultimamente ho ripreso a leggere “Se questo è un uomo”, libro già letto e studiato quando ancora mi trovavo dietro ai banchi di scuola. Ora, ho avuto il desiderio di riprenderlo in mano e sinceramente mi chiedo quanto sia labile il confine tra ciò che è successo allora e la situazione che la storia contemporanea ci mostra?

Mar
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-03-2017

Una delle domande più frequenti che mi viene rivolta dai pazienti è quella che indaga su come io riesca a non portarmi a casa tutti i problemi delle persone che seguo.
Tutto questo crea molta sorpresa ai loro occhi.
In realtà, anche noi terapeuti veniamo colti da stanchezza e assorbiti dai casi che seguiamo, soprattutto quelli che possono “riportarci” mentalmente ed emotivamente a questioni personali.
Ma in realtà, per essere bravi professionisti e per arrivare a tollerare quotidianamente diverse storie, abbiamo alle spalle anni di formazione professionale e di addestramento molto duri. Per non parlare del percorso di psicoterapia individuale e di supervisione passati e a cui periodicamente possiamo far ricorso.
Non siamo macchine, ma allo stesso tempo non siamo nemmeno spugne e “vomitatoi” nei quali le persone possano riversare tutto i loro dolori per farceli assorbire passivamente.
Una vera professionalità si basa non solo nel riuscire a lavorare sugli altri (obiettivo principale del nostro lavoro), ma anche sul riuscire a confinare vita lavorativa da quella privata. Sarebbe un vero e proprio dramma non riuscire a farlo perché il rischio maggiore diventerebbe proprio quello di non vivere a pieno la propria vita che sarebbe caratterizzata da una mancanza di confini e una contaminazione totale tra i suoi diversi ambiti.
Noi psicoterapeuti ci alleniamo quindi a riconoscere i nostri sentimenti in modo tale che l’atteggiamento del paziente sia trattato ai fini del suo benessere e non dei nostri vissuti. Tutto ciò attraverso un intervento neutrale.
Se perdiamo di vista il tipo di dinamica che si instaura con i pazienti rischiamo un vero e proprio contagio emotivo. Ciò non si traduce nel fatto che ci viene prescritto di non vivere emotivamente ciò che ci viene riportato, ma deve essere fatto in modo empatico, ovvero mettendolo sempre al servizio dell’altro.
Proprio per questo abbiamo il dovere di conoscere il più possibile noi stessi e di stare costantemente a contatto con i nostri vissuti. Allo stesso tempo, dobbiamo saper distaccarcene per mettere a disposizione le nostre risorse intellettuali nel modo più professionale possibile.
Allora che dire a chi mi chiede se il mio lavoro “mi ansia” o meno?
Dico che non è facile stare quotidianamente a contatto con vissuti problematici, ma so di poggiarmi su fondamenta professionali e personali che permettono di schermarmi dai dolori altrui e di lavorarci su con il massimo dell’oggettività possibile. Aggiungo anche quanto sia fonte di orgoglio ed ispirazione vedere come i disagi altrui possano convergere in situazioni positive e di benessere e sapere che il cambiamento in tal senso sia frutto dell’interazione tra la mia professionalità e la volontà delle persone di prendere in mano attivamente la vita rendendola migliore.
Aggiungerei infine che il fatto di fare un lavoro che mi appassiona lo rende molto meno difficile di quello che a tanti potrebbe apparire.

Feb
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-02-2017

Immagine dal web

Conoscete Napalm51, uno degli ultimi personaggi interpretati da Maurizio Crozza?

Io sinceramente lo trovo geniale! E ahimè, altrettanto vero!

Napalm51 è una sorta di vendicatore del web (secondo lui!), che invece non vede al di là del suo naso. Un uomo che passa la vita davanti ad uno schermo e si “costruisce” realtà totalmente sue.

Uno che vede il complotto ovunque ed è talmente convinto di quello che dice da ipotizzare addirittura di smascherare chissà chi.. di “fregare il sistema”, per riprendere le sue parole.

E’ quello che si lamenta di tutto, ma mai di se stesso, perché sono gli altri la causa delle oscenità della vita, lui non ne è responsabile, anzi… ma intanto non fa nulla per cambiare. Recita quotidianamente “stavo per..” ma si giustifica con qualche fattore esterno gli impedirebbe di andare avanti, di provarci davvero, di mettersi in gioco.

Ed intanto vive ancora a casa della madre malata, ovviamente a spese della signora, non dandole una mano di aiuto, ma pretendendo dall’anziana invalida di esser servito e riverito. In fondo glielo deve, considerato che lui passa le giornate a salvare il mondo e a smascherare soprusi.

Napalm51 è uno che giudica e commenta in continuazione, naturalmente protetto dal suo nickname e dallo schermo del pc.

Sono proprio alcune sue caratteristiche che mi fanno pensare a quanto questo personaggio possa essere la caircatura più o meno marcata della gran parte delle persone.

Siamo un po’ tutti Napalm51 perché è diventato troppo facile poter commentare tutto quanto e immaginare realtà ad hoc da dietro un computer.

Forse, prima di avere tutta questa disponibilità eravamo costretti a pensare di più alle conseguenze di quello che poteva uscire dalla nostra bocca, perché rischiavamo di trovarci di fronte a qualcuno più bravo, più sapiente, più capace di noi.

Ora sul web e grazie alla sua immediata fruibilità, diciamola tutta, ci sentiamo più sicuri e in diritto (forse anche in dovere), di metter bocca su qualsiasi tema. E allora tutti sappiamo come distruggere il terrorismo, risolvere i problemi sull’immigrazione, sappiamo di politica, economia, per non parlare della medicina. Pensiamo ad esempio alle propagande che vengono fatte contro le vaccinazioni. Insomma, tutti gli esperti, quelli veri, quelli che certe cose le fanno per professione dopo anni di studio e formazione, in tanti casi vengono equiparati a chi in realtà di formazione non ne ha, ma è davvero bravo a cercare sul web!

Del resto, milioni di persone si sono trovate a navigare senza avere la minima idea di cosa fosse il web, di quello che potesse rappresentare, tanto meno senza nessun manuale di istruzioni.

E il non dover mettere direttamente la faccia, talvolta aiuta e legittima a portare fuori il peggio di sé.

Siamo tutti Napalm51, ad esempio quando pubblichiamo tutto e il contrario di tutto. Relativamente da poco ho visto nella bacheca della stessa persona post commoventi sul giorno della memoria e poco sotto foto di profughi annegati con su scritto “E’ giusto che se li tenga il mare”. Quasi mi viene da arrendermi alla vista di tutto questo.

Si, è vero che siamo tutti Napalm51, ma forse è anche vero che dal vivo non siamo così male. Basti riflettere sul fatto che  certe cose che condividiamo sui social non le diremmo a voce alta. Pensiamo allora ad essere più concreti e realisti che virtuali. Per quanto bello e utile sia il web, non ce lo prescrive il medico il doverlo usare per far venire fuori il peggio di noi.

 

 

Feb
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-02-2017

Foto dal web

Buon lunedì a tutti voi! Sono molto felice per il fatto che ieri Gocce di psicoterapia ha superato gli 11 milioni di ingressi!!!!!

Ormai è dal 2011 che mi dedico a tempo pieno a questa mia creatura, a volte con tanta enfasi, a volte con altrettanta stanchezza.

Non posso certo negare, che nonostante la fatica e le giornate intere passate al computer, il bilancio sia davvero soddisfacente.

Un blog nato per tanti motivi, soprattutto professionali, ma anche personali. Nato in un periodo molto critico della mia vita che mi ha segnato profondamente. Un periodo in cui avevo bisogno non solo di impegnarmi nella professione, ma di avere in mano qualcosa che potesse essere per me un rifugio dalle fatiche e dai dolori della vita.

Ebbene sì, il mio rifugio ha dato gli effetti desiderati. Mi ha permesso di farmi conoscere, di conoscere e di rintanarmi tra le sue righe.

Forse è anche per questo che sento un particolare legame con esso.

Ed inevitabilmente sento il legame con le persone che quotidianamente lo visitano, condividono gli articoli e li commentano.

E allora, stanchezza o no, dopo circa sei anni dalla sua nascita grazie per questo importante risultato e andiamo avanti così, tra queste righe, la pagina Facebook, Twitter e i colloqui con i miei cari pazienti.

Feb
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-02-2017

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Spesso capita di rimanere incastrati in relazione “amorose” anche per anni, se non una vita, pur non essendo felici e nonostante si siano susseguiti dei chiari campanelli di allarme che per motivi più o meno consapevoli si è deciso di ignorare.

Uno dei primi ad esempio è la sensazione che all’inizio quella persona a cui siamo legati non ci piaceva, ma proprio perché ormai la relazione era iniziata, per senso di colpa, mancanza di coraggio nel lasciare qualcuno, speranza che prima o poi le cose potessero cambiare, non siamo riusciti ad esularci da quella storia a due.  O al contrario può essere capitato che l’altro abbia cercato più volte di scappare da noi, ma con delle manovre certosine, siamo riusciti a tenerlo legato perché ormai avevamo perso la testa.

Quando una relazione non deve andare bene, sin da subito quindi ci possono essere dei segnali molto forti che possiamo decidere o meno di trascurare.

Un altro di essi è la mancanza di intesa sessuale. Parte fondamentale nella vita di coppia che tanti invece non considerano tale.

Ci sono quindi degli amori (paradossalmente li chiamiamo così), talmente impossibili che non possono avere mezze misure: o decidiamo di starci pur soffrendo, oppure li portiamo a termine.

Apparentemente la prima soluzione sembra la più facile perché è quella conosciuta e perché, nonostante le sofferenze,  la mancanza di lucidità, di fiducia in se stessi e nel futuro non permette di prospettare delle alternative.

La seconda soluzione invece richiede determinazione, coraggio e amore per se stessi. E’ difficile da praticare, ma è quella che porta alla libertà, alla rinascita.

Tanti vengono in studio da me, quasi chiedendo a bassa voce come sarebbe possibile liberarsi delle relazioni infelici e soprattutto come trovare il coraggio per farlo?

Una delle prime cose da fare naturalmente è credere in se stessi e nella capacità personale di riuscire a stare soli. O meglio, in compagnia di se stessi e non di qualcuno che ci illude di stare con noi.

Altro passo da effettuare è quello di smettere di idealizzare l’altro e conferirgli capacità che in realtà abbiamo noi ma, che per tante motivazioni, abbiamo smesso di usare delegandole perché convinti di essere dipendenti dal partner.

Nel caso contrario può invece accadere di pensare che siccome l’altro non riesce, dobbiamo per forza prendercene cura noi. Proprio per questo, mettere da parte i sensi di colpa è fondamentale.

Questa è solo una parte della teoria, la pratica potrebbe essere molto difficile da mettere in atto e richiede spesso un totale stravolgimento e riorganizzazione nella quotidianità delle persone.

Bisogna mettere se stessi al centro del proprio mondo. E questa, sembra una delle cose più difficili che la maggior parte degli umani possa fare.

Specie per quelli che sono cresciuti con la convinzione di doversi sempre sacrificare per gli altri o che non sia possibile andare avanti con le sole forze personali.

E’ vero che abbiamo bisogno delle altre persone per vivere perché siamo animali sociali. D’altro canto esiste una differenza tra vivere per stare bene e sopravvivere. Nel senso che per stare bene abbiamo bisogno di credere in noi stessi, di amarci e di circondarci di persone con le quali possiamo sentirci felici. Persone che ci amano e che noi amiamo. Persone alle quali non dobbiamo elemosinare affetto e attenzioni. Persone con le quali possiamo esprimerci per come siamo veramente e che aiutano a migliorarci e a sentirci vivi, non ad accontentarci per la paura di stare soli.