Dic
23
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 23-12-2017

Cari tanti auguri per il ritorno delle festività natalizie e per l’arrivo del nuovo anno a tutti, nessuno escluso. A tutti quelli che adorano questo periodo e a chi meno. A chi lo vive con uno spirito religioso e a chi no.

Comunque sia, non fa mai male augurare un sorriso, la realizzazione di se stessi e dei propri desideri.

Che ognuno quindi possa vivere questi miei auguri come meglio crede.

Ed intanto vi ringrazio per la vostra sempre costante e numerosa presenza qui nel web e in studio a ricordarmi quanto mi piaccia il mio lavoro, il riscontro che quotidianamente mi date e quanto possa continuare a fare per cercare di migliorarlo ancora.

Buone feste e buon anno a tutti!!

Caterina Steri.

Dic
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-12-2017

Ogni tanto mi piace segnalare sul mio blog qualche libro che trovo particolarmente interessante e che mi colpisce. Oggi vorrei parlarvi di un testo che tanto  mi intriga dal titolo Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo.

Spesso e volentieri ho ribadito come il problema delle dipendenze affettive può trovare le sue radici nella convinzione che le donne debbano per forza “venire salvate da un principe azzurro per poter vivere felici e contente”. Sono messaggi che abbiamo ricevuto sin dalla più tenera età, se ci pensate bene. Dopo le favole classiche ci è anche stato detto che l’amore non è tale se non fatto di sofferenza e sacrifici. E a furia di sentircelo dire la maggior parte di noi ci ha creduto e ha cercato inevitabilmente quel tipo di relazione sofferente, in alcuni casi drammatica.

Per fortuna le cose negli ultimi anni stanno cambiando e alle classiche storie del principe azzurro senza le quali siamo destinate a vivere recluse su una torre assediata da un drago o a lavare pavimenti per persone crudeli, si accompagnano quelle in cui le donne hanno tutta la possibilità di riscattarsi nella vita, permettendosi anche di innamorarsi, non per essere salvate, ma semplicemente per vivere felicemente il sentimento dell’amore.

Storie della buonanotte per bambine ribelli è un libro che ha fatto discutere parecchio in cui si racconta di  “100 vite di donne straordinarie” raccontate in versione semplificata, come fossero storie della buonanotte. Io personalmente la trovo un’idea ammirevole, forse non perfetta visto le varie discussioni contrarie scaturite, ma pur sempre un tentativo di cambiamento rispetto al solito, che non fa mai male.

Fa discutere perché vuole affrontare la differenza di genere in chiave femminista. Un po’ paradossale, sicuramente. E molti si sono proprio chiesti perché sia dedicato esplicitamente solo alle bambine e non anche ai bambini?

Un’altra critica molto forte è che tra le cento donne di cui si parla ci sia anche Margaret Thatcher descritta come “ammirevole”, nonostante le sue scelte abbiano pesato gravemente sul suo paese.

La nota positiva è che il successo delle vendite di questo libro sia dovuto al tentativo di superare dei pregiudizi, luoghi comuni, discriminazioni.

Per carità, può essere discutibile per alcuni, per altri molto riduttivo, ma il tentativo penso sia un progetto assolutamente positivo.

Oltre a tutto non è scritto da nessuna parte che anche i maschietti non possano usufruire di queste storie. E ricordiamoci poi che con una mediazione accurata da parte di noi adulti possono esser date ai bambini tante e sensate spiegazioni. I bambini sono soliti fare mille domande e un libro del genere non può altro che stimolare la loro curiosità e aprire le loro menti. La cosa fondamentale è imparare ad accompagnarli in questo percorso quotidiano.

 

 

 


Dic
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-12-2017

Immagine dal web

Imparare a stare soli e a scegliere di farlo è la via principale per conoscersi  e relazionarsi con gli altri nel migliore dei modi. Nonostante la società spesso ci suggerisca che la solitudine sia sinonimo di isolamento e di conseguenza faccia paura e crei imbarazzo.

Ma come mai impaurisce così tanto? Perché diciamolo, per usare un termine poco ortodosso, agli occhi altrui la solitudine è da sfigati. Perché apparentemente è molto meglio accompagnarsi a delle relazioni superficiali e insoddisfacenti ma dimostrare quanto stiamo bene in gruppo che non quanto possiamo costituire noi la nostra miglior compagnia. Stare soli inoltre ci costringe a fare i conti con i nostri limiti, che per alcuni sono più invadenti rispetto alle risorse.

Certo, l’uomo è un animale sociale e ha sicuramente bisogno di interagire con gli altri. Ma ciò che ci frega è che pur di non stare con noi stessi alla fine rischiamo di accontentarci di chiunque.

Manca infatti nel pensare comune la concezione secondo cui stare soli non significhi essere deficitari di qualcosa, ma persone complete e capaci di stringere relazioni che arricchiscono, non che colmino vuoti.

Ma abbiamo mai pensato seriamente a quali siano davvero i vantaggi del riuscire a stare soli?

Ci sono diversi modi per vivere bene la solitudine, ad esempio passando dei momenti a leggere, dedicandosi ad attività che appassionano, viaggiando, intraprendendo qualsiasi attività che corrisponda ad un prendersi cura di se stessi dando benessere mentale e fisico.

Chi non riesce a tenere spazi di solitaria autonomia è destinato a legarsi agli altri come se fossero delle stampelle.

La solitudine diventa dolorosa nel momento in cui ci riteniamo incapaci di prenderci cura di noi stessi, quando ci convinciamo che gli altri siano migliori nell’aderire a questo compito.

E’ vero che avere qualcuno accanto dà sicurezza, ma la maggior fonte di tale sicurezza dovremmo essere noi.

Teniamo dunque presente che esiste una grossa differenza tra stare soli e sentirsi soli.

Sentirsi soli è una condizione intima che rattrista e spesso viene vissuta senza speranza poichè non si allevia nemmeno in presenza di altri. La miglior cura contro il senso di solitudine è imparare a stare soli in una vera e profonda relazione con se stessi, che spesso, pure in mezzo ai frenetici ritmi quotidiani, porti alla ricerca di una solitudine positiva, che in realtà può rivelarsi come la migliore delle compagnie.

Se quindi diamo un’accezione negativa alla solitudine, rischiamo di viverla male, di subirla e temerla, a volte al tal punto da respingerla totalmente. Questo spesso è il preludio per andare alla ricerca di compagnie compensatorie e non sane che possono sfociare in relazioni dipendenti alimentando sensi di inadeguatezza e vuoto.

Ricordiamoci infatti che l’unica persona che starà sempre in nostra compagnia siamo noi, dall’inizio alla fine, proprio per questo credo tanto nel piacere e dovere di  coltivare la capacità di stare soli.

 

Dic
04

Immagine dal web

Ci sono persone che ti danno sicurezza e altre che ti danno strumenti di vita, voi quali preferite?

Le prime sono sicuramente quelle più “comode” perché tendono a sostituirsi a noi facendo le cose al nostro posto. Possono essere figure genitoriali, amici o partner. Sono quelle che alleggeriscono il carico della nostra vita, che spesso ci fanno trovare la “pappa pronta”, dandoci tutta una serie di grandi vantaggi. Ad esempio, i genitori che spianano la strada professionale ai figli, o i partner che non chiedono nessuna collaborazione e si prendono il peso della gestione della casa o dei bambini. Sono solo due esempi rappresentativi. Di questi tempi avere un lavoro pronto per noi è un gran privilegio, così come rientrare a casa e potersi concedere di stare sul divano a non far nulla perché la spesa, la cena e la doccia ai bambini sono già stati fatti.

Ma il rovescio della medaglia quale sarà?

Innanzi tutto, chi fa ciò che dovremmo fare noi ad un certo punto potrebbe stancarsi e smettere pur avendoci abituati per lungo tempo.

Poi, seppure tutto venga fatto in buona fede potrebbe esserci dietro anche un ricatto morale. Ovvero la fatidica frase: ”Dopo tutto quello che ho fatto per te, ti dimostri così irriconoscente?” Ed a volte, tutti i favori ricevuti in precedenza vengono più o meno velatamente richiesti indietro ad un costo che potrebbe rivelarsi molto caro.

Un altro degli svantaggi dell’avere persone che fanno tutto al nostro posto è che quando queste per un motivo o per l’altro non riescono più ad adempiere al loro operato, ci fanno sentire inadeguati a far le cose da noi. La mancanza di abitudine all’indipendenza d’azione è  di progettualità potrebbero diventare estremamente invalidanti e l’autostima potrebbe risentirne fortemente.

Dall’altro lato ci sono invece quegli individui che ci accompagnano nella quotidianità senza sostituirsi a noi, ma spronandoci all’autonomia, dandoci anche i giusti strumenti per raggiungerla. Inizialmente può essere faticoso, ma una volta appreso il meccanismo si diventa indipendenti e orgogliosi di se stessi. Ma soprattutto liberi di agire e svincolati da qualsiasi tipo di ricatto morale.

Quindi è vero che questo secondo genere di persona  ci rende la vita un po’ meno comoda rispetto alla prima, almeno apparentemente, ma pensandoci bene ci scioglie da qualsiasi senso di colpa e di inadeguatezza. Aiuta a rinforzare l’autostima e, nel momento in cui potrebbe più non essere disponibile non ci fa trovare impreparati di fronte alle difficoltà e alle sfide della vita, poiché abbiamo interiorizzato un meccanismo di problem solving tale da non farci arrendere.

Oltre a tutto, quando le persone ci fanno trovare tutto pronto, rischiamo di entrare nell’ottica che tutto ci sia dovuto, perdendo di vista ciò che possono essere le priorità della vita, facendoci vivere quelli che dovrebbero essere dei doveri come diritti per il cui raggiungimento non dovremmo fare alcuno sforzo.

Nel secondo caso invece impariamo a guadagnare con le nostre forze ciò che vogliamo e a goderne di più.