Nov
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-11-2017

Immagine dal web

Cari lettori,

vi invito a guardare il trailer del documentario di Sandro Baldoni “La botta grossa” che racconta cosa è accaduto dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 che ha nuovamente colpito il Centro Italia, dopo il sisma di Amatrice.

Anche lAssociazione e la terapia EMDR sono state incluse in alcuni passaggi del documentario dando un forte contributo alla comprensione dell’esperienza del trattamento in situazioni altamente traumatiche.

Il documentario parteciperà e verrà proiettato in vari festival di cinema nei prossimi mesi. Per questo vi invito ad informarvi su dove e quando poterlo vedere nella sua completezza e in presenza del regista.

Intanto vi segnalo di seguito alcune città, sale e date dove viene proiettato il documentario in questo primo periodo:

12 Nov ROMA Nuovo Sacher ore 11. Presentazione con Nanni Moretti e Sandro Baldoni

20 Nov FERMO Sala degli Artisti ore 21 e 30. A Fermo rimane in sala una settimana.

21 Nov a ROMA Farnese ore 20, 30, anteprima col regista. A Roma al Farnese rimane in sala minimo 3 giorni: 21, 22, 23.Â

22 Nov a SPOLETO Pegasus ore 21, 30

23 Nov a PERUGIA Posmodernissimo ore 21,30 + Gubbio ore 21,15

20-21-22 Nov a ASCOLI PICENO Delle Stelle (no presentazione regista)

24 Nov a ASCOLI PICENO Piceno ore 21,15 (si presentazione regista)

25 Nov a PESARO Metropolis 21, 00

27 Nov a MILANO Mexico ore 21,15

28 Nov a FIRENZE Sala Della Compagnia ore 19,00

29 Nov MACERATA Sala Italia ore 21,00

30 Nov a CIVITANOVA MARCHEÂ Teatro ore 18 e 0re 20,30

2 dic a GENOVA Sala Cappuccini ore 18,00

4 dic ad ANCONA Sala Azzurro ore 21

5 dic ad URBINOÂ Sala Ducale 0re 21, 15

12 dic a BOLOGNA Sala Europa Ore 21, 15

Buona giornata e buon fine settimana a tutti voi,

Caterina Steri.

Per vedere il trailer del documentario clicca qui. 

Nov
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-11-2017

Immagine dal web

“I giovani sono molto bravi ad utilizzare i dispositivi che hanno a disposizione, ma hanno difficoltà a proiettare nel futuro e oltre lo spazio della loro camera, del telefono o del pc le conseguenze di ciò che fanno — conferma Nunzia Ciardi, direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni —. Invece devono sapere, al di là del caso specifico, che le foto di una minorenne nuda sono materiale pedopornografico: è un reato sia scaricarle che diffonderle. E una volta finite online, anche se su un gruppo chiuso che illude di controllarle, possono essere diffuse all’infinito”. (Tiscali Notizie)

Risuona fortemente la notizia delle liceali emiliane che hanno costituito un archivio di loro foto e video hot che inevitabilmente poco tempo fa è finito in rete. E personalmente mi colpiscono in particolar modo proprio le parole del direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni riportate sopra, che spiega come i giovani non riescano a proiettare nel futuro la responsabilità delle proprie azioni. Allora la domanda inevitabile da porsi è “dove stiamo sbagliando”? E’ possibile che ancora oggi non siamo stati efficaci ed efficienti nel formare le giovani leve al mondo in cui tutti noi adulti quotidianamente le sottoponiamo?

Abbiamo messo loro in mano strumenti così potenti come il web e tutto ciò che esso comprende, senza far capire seriamente di cosa si tratti e di quali siano le implicazioni.

Le abbiamo protette, pure troppo, lasciandole in campane di vetro, apparentemente irriducibili, fino a che ci siamo illusi che un semplice smartphone usato in camera loro potesse costituire un semplice diversivo.

Insomma, un po’ per comodità, un po’ per avere l’illusione di tenerle sotto controllo, non ci siamo resi conto di averli infilati in un bosco incantato, dai confini invisibili, non solo abitato da fate e gnomi, ma anche da streghe e orchi.

E questo dispiace, parecchio pure. Fa sentire impotenti, fa aumentare da un lato l’esigenza di maggiore attenzione e azione preventiva, dall’altro però ci porta a dover lavorare (mi riferisco agli esperti del settore), spesso in fase di emergenza, in cui il danno è già stato fatto e non resta che raccoglierne i cocci cercando di ricomporli alla bene e meglio.

Ma stiamo parlando di giovani vite, che più volte si sono spezzate definitivamente.  E allora, faccio un appello, non aspettiamo l’emergenza, abituiamo sin dalla più giovane età i bambini a prendersi la responsabilità delle proprie azioni, a cercare di capire che qualsiasi cosa facciano, nel bene e nel male, abbia delle conseguenze. Aiutiamoli al rispetto degli altri, ma soprattutto di se stessi. Perché delle ragazzine che mettono a disposizione in un archivio il proprio corpo non hanno capito che stanno mancando di quel rispetto lì.

Non cresciamoli con la convinzione che tutto sia scontato e dovuto, facciamo capire loro il vero valore delle cose.

Lo so, la mia sembra una paternale, ma in realtà è da un lato uno sfogo e dall’altro un appello ad una maggiore collaborazione tra famiglie, scuole e servizi per crescere generazioni più consapevoli e rispettose di se stesse.

Il web è solo una delle trappole a cui quotidianamente ognuno di noi è esposto, non per questo non possiamo permetterci di non conoscerlo o di prenderlo sotto gamba.