Set
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-09-2017

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Una delle cose che mi viene rimandata spesso durante i primi colloqui in studio è il sentirsi finalmente  ascoltati, cosa che al di fuori di quelle mura è difficile vivere. Noi terapeuti dovremmo essere bravi ad ascoltare le persone che dandoci fiducia chiedono il nostro aiuto, altrimenti non potremmo fare degnamente questo mestiere. Ma mi rendo conto che al di fuori della sfera professionale la questione può farsi molto più complicata in quanto non abbiamo a che fare con relazioni unidirezionali come quella tra terapeuta e paziente in cui il primo si mette a totale disposizione del secondo dandogli uno spazio e dei tempi esclusivi. Nelle relazioni esterne allo studio ci sono altre variabili che entrano in gioco come l’emotività, la non formazione all’ascolto, la reciprocità del rapporto stesso.

Capita infatti di parlare ogni giorno con diverse persone, ma non tutte ascoltano ciò che diciamo. O meglio, sentono le nostre parole, ma non si sa quanto ne tengano conto davvero. Cioè, quante di esse riescono davvero ad accogliere ciò che diciamo e ad interessarsene favorendo un dialogo costruttivo?

Ci sono ad esempio quelle che chiamano per sapere come stiamo e poi, quasi non lasciandoci il tempo di rispondere, stanno già raccontando di sé. Poi abbiamo quelle che fanno spudoratamente finta di ascoltare, ma il loro stitico annuire a monosillabi fa capire che non stanno assolutamente seguendo il discorso. O quelle che ad ogni nostro verbo si sentono in obbligo di  sputare una sentenza immediata, un “secondo me”…  e naturalmente esistono anche quelle che sono davvero interessate a ciò che diciamo.

Insomma, tanti possono essere i nostri interlocutori e ognuno con le proprie modalità.

Non possiamo quindi dare per scontato che tutte le persone con cui comunichiamo siano disposte a costruire con noi una vera e propria comunicazione reciproca.

In realtà, saper ascoltare è molto difficile, come disse Goethe “è un’arte”, poiché non implica solo immagazzinare delle parole attraverso l’udito, ma anche prestare attenzione e concentrarsi su esse stando nella maggior parte dei casi in un rispettoso silenzio, accogliendo empaticamente ciò che ci viene detto senza giudizi e pregiudizi. In questo modo riusciamo a creare un vero e proprio dialogo.

Sapendo queste poche cose, possiamo capire quindi chi è che ci ascolta davvero, se noi riusciamo ad essere dei bravi ascoltatori e quali siano le persone con le quali ci viene più facile.

Set
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-09-2017

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Purtroppo le violenze sulle donne, e non solo, fanno parte delle notizie quotidiane.

Sono troppi tutti questi episodi e sembra sempre troppo poco ciò che si fa per prevenirli, anche perché la maggior parte delle volte se ne parla a tragedia avvenuta. Oltre a tutto, mi pare di notare una sorta di clima di assuefazione e di polemiche spesso troppo poco costruttive e tanto meno preventive.

La violenza sulle donne, parlo di questa perché è sicuramente più diffusa e può coinvolgere qualsiasi categoria del genere femminile, assume diverse modalità, più o meno esplicite. Ne abbiamo testimonianza tramite i media e i racconti che ci vengono fatti direttamente o no da chi ne è coinvolto in prima persona.

Tra le varie modalità con cui può manifestarsi la violenza abbiamo quella fisica in cui le azioni sono rivolte intenzionalmente a fare del male fisico alla vittima.

La violenza psicologica è quella che danneggia l’identità della donna. Può essere veramente difficile da riconoscere e facile da scambiare con la semplice normalità. Ad esempio quando un marito svaluta e denigra costantemente la moglie non sta facendo altro che attuare una violenza psicologica su di essa, ma in molti contesti familiari si può essere talmente abituati a questa modalità da considerarla “normale”.

Abbiamo poi quella sessuale che comprende l’imposizione di pratiche o rapporti sessuali indesiderati che ledono non solo il corpo, ma anche la mente e la dignità delle vittime che si sentono enormemente umiliate.

Lo stalking, che avviene come forma di controllo nei confronti di una vittima da cui si è stati rifiutati, che può essere più o meno esplicito, ma che se non fermato in tempo può sfociare in tragedia.

Esiste anche una violenza economica. Anch’essa può risultare difficile da identificare perché ad esempio, è scontato che la gestione delle finanze familiari venga gestita e conosciuta solo dagli uomini e alle donne venga negato o limitato l’accesso alle finanze del nucleo. Soprattutto quando l’unico introito economico deriva dal marito, che abitualmente si oppone all’autonomia e alla carriera della consorte.

Nonostante le notizie parlino molto di violenze da parte di stranieri nel territorio italiano, non bisogna trascurare che la maggior parte di esse avviene all’interno delle mura domestiche e che non tutte vengono denunciate per motivi che vanno dalla vergogna, alla rassegnazione, al non riconoscimento, all’isolamento familiare e sociale imposto.

Un’altra forma di violenza che aggiungerei a questo discorso, e che non si limita solo alle donne, ma a tutto ciò che è “diverso”, è quella che viene esercitata sui Social Network, sia verso chi non è conosciuto, sia verso persone famose. A proposito di queste, mi vengono in mente due casi molto noti in cui sono rimaste vittime l’opinionista e blogger Selvaggia Lucarelli e la Presidente della Camera Laura Boldrini. Parlo di questi per citarne due, ma penso che la lista sarebbe davvero lunga.

Spaventa la facilità con cui, rispetto al pensiero di qualcuno, ci si accanisca fortemente e crudelmente, augurandogli il peggio delle violenze con messaggi ed insulti in cui si spera che venga stuprato, picchiato, abusato nella maniera più becera possibile.

Il tutto perché? Secondo me, non solo perché non si è d’accordo con il pensiero altrui, ma perché si è convinti di poter dire di tutto grazie alla copertura dello schermo di uno smartphone o un di un pc. E la cosa che mi colpisce è che nella mischia non troviamo solo uomini codardi e malvagi, perché di questo si tratta, ma anche donne. Le donne che per anni hanno subito le insidie peggiori della crudeltà maschile per conquistare i loro stessi diritti e che ancora non sono riuscite appieno nell’intento. Quelle donne capaci di dare alla luce altre vite e che si scagliano così furiosamente verso altre donne.

So bene che poi, allo scoperto, senza la mediazione dei social, la maggior parte di questi individui non avrebbe alcun coraggio (se di questo possiamo parlare) a scrivere certe crudeltà. Lo ha provato ad esempio la stessa Lucarelli intercettando telefonicamente i suoi aggressori telematici, che a voce hanno provato a ritrattare tutto quanto.

Quindi si, dobbiamo assolutamente condannare gli stranieri che stuprano le donne al parco o in spiaggia, i mariti che abusano delle mogli, gli stalker. Ma non dimentichiamoci di condannare anche quelli che si prendono impropriamente il diritto di insultare in modo efferato augurando il peggio a qualsiasi donna o persona in genere solo perché si illude di averne il potere dietro ad uno schermo. E solo perché in quelle occasioni non capisce che sarebbe meglio il silenzio che riempirsi la bocca di tali crudeltà. Se non cercassimo di spegnere questi avvenimenti in ogni modo possibile allora il rischio sarebbe di diventare anche noi complici di queste violenze.

 

Set
04
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 04-09-2017

Sarà che il caldo ancora si fa sentire prepotentemente, sarà che questo è un anno particolare per me, ma oggi mi sento particolarmente polemica. In questi giorni mi sono rifiutata di usare lo smartphone e ascoltare notiziari perché non sento altro che notizie di stupri, violenze, governatori che giocano a lanciare missili, tornado… e una delle cose che più mi urtano è che per ogni evento si cerca di incolpare sempre qualcun altro mettendo i panni dei tuttologi: si diventa strateghi, luminari di medicina, economisti, perché Facebook e compagnia cantante permettono a tutti di dire tutto senza filtri di sorta e quindi in un niente partono i giudizi, le offese e gli insulti, spesso e volentieri totalmente gratuiti.

Questa è la faccia distorta dei social? Quello di non avere chissà quali filtri, quello che permette in un certo senso di non avere limiti tra i vari ruoli? Perché è vero che siamo uomini tutti uguali e mi piacerebbe pensare, con gli stessi diritti e gli stessi doveri, ma è altrettanto vero che ciascuno di noi acquisisce competenze e capacità non leggendo e commentando su internet secondo punti di vista personali, ma attraverso anni di formazione, studi ed esperienze professionali.

E’ un po’ come quando le persone affermano che “ siamo tutti un po’ psicologi” e a me vien da rispondere con aria sarcastica che se questo fosse vero “saremmo tutti anche un po’ astronauti”. Che poi, vi prego, spiegatemi che significato ha quel “un po’”?

Comunque, dopo questa piccola pausa dalle terribili notizie di cui noi umani siamo artefici con tutti i nostri limiti, difetti e abusi di potere, torno anche io nel mondo virtuale, un po’ per divertimento, un po’ per lavoro, cercando comunque di non confondere la realtà “quotidiana” con quella virtuale. Ma soprattutto torno ai miei pazienti con i quali condivido storie ed esperienze che in alcuni momenti sembrano impossibili da realizzarsi, ma che allo stesso tempo sono semplicemente e complicatamente reali.