Giu
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-06-2017

Immagine dal web

Ultimamente ho diminuito le pubblicazioni sul blog a causa di vari impegni di lavoro e trasferte a Roma per continuare la mia formazione professionale. Senza contare i vari cambiamenti a livello personale degli ultimi mesi.

Mi manca molto poter dedicare più tempo a questo spazio, ma mi rendo conto che pur volendo, non possiamo fare tutto nello stesso tempo. E’ quindi, anche se ammetto che a volte mi costa dover “rallentare” nel fare tutto ciò che vorrei in tempi ristretti, ho capito che in questo momento è meglio così. Anche perché, con il giusto aiuto, ho capito che a volte il termine “rallentare”, non ha solo un’accezione negativa in se, ma  significa “autoregolarsi” sulla base di quelle che possono essere le situazioni di vita che vengono a presentarsi in certi periodi. Ci sono momenti in cui alcune priorità si sostituiscono ad altre e sarebbe quindi una forzatura ignorarle per seguire forzatamente i soliti schemi a cui siamo abituati. Lo so, è difficile farlo, ma forse per riuscirci potremmo considerare come nostra priorità principale ed assoluta il nostro benessere personale, per raggiungere il quale spesso dobbiamo passare attraverso strade diverse. Strade nuove, a cui non siamo abituati ma che sono necessarie per stare bene. Perché a volte quelle solite, che sono state altamente funzionali in passato e magari lo saranno anche in futuro, nel nostro presente potrebbero essere più di intralcio che altro. Non ha senso quindi ostinarci a volerle perseguire. E non ha nemmeno senso lasciarle con l’idea di aver fallito.

Allora, preparandomi a prender sempre più confidenza con le mie nuove priorità, invito anche voi a farlo. Potrebbe essere un processo che intimorisce, ma come si dice, il nostro benessere e la realizzazione dei nostri desideri risiedono sempre dietro alle nostre paure.

Immagine dal web

Quando si tratta di social network è possibile perdere la mano. Se si hanno in casa dei bimbi, la tentazione di postarne le foto per mostrarne la bellezza e l’orgoglio nei loro confronti è molto forte. Peccato appunto che si perda la mano, ovvero che si espongano le creature, che oltre a tutto non decidono loro di esser messe su internet, in pubblica piazza. Piazza in cui si possono trovare persone che fanno tanti complimenti e trasmettono tanto affetto, facendo sentire ancora più inorgogliti i genitori delle creature, e persone invece che fanno tutt’altro. Ovvero, individui che rubano le immagini dei bambini per scopi pedopornografici. Purtroppo il pensiero comune può essere che certe cose siano lontane da noi e che i bambini siano al sicuro. In realtà non è così perché con il web le distanze si annullano e tutti possono accedere a quasi tutto.

Interessante al riguardo l’articolo su Tiscali in cui si legge che :“[…] nel 2016 due milioni le immagini – di minori sul web – censite, quasi il doppio rispetto all’anno precedente”. A segnalare il pericolo è il Garante della privacy, Antonello Soro, nella Relazione annuale al Parlamento. “Fonte involontaria (per la pedopornografia) – sottolinea Soro – sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli”.

Soprattutto quelle dei bambini in spiaggia o in piscina, dove sono seminudi, attirano i malintenzionati e non solo per essere guardate. Immagini che finiscono nel cosiddetto dark web, la parte più nascosta di Internet a cui si accede tramite password, notoriamente usata anche per attività illegali, come il commercio online di sostanze stupefacenti, armi, codici di carte di credito, traffici di foto per pedofili. Un mondo virtuale isolato, organizzato in modo tale da esser difficile capire chi possa accedervi.

I genitori stessi possono essere quindi fonte involontaria per il traffico di materiale per pedofili.

Gli stessi strumenti di privacy, che spesso non si conoscono del tutto potrebbero non bastare per garantire la sicurezza dei minori.

Purtroppo le intenzioni di alcuni estranei non coincidono con quelle dei genitori che usano i social network come una sorta di album di famiglia non cartaceo. Proprio per questo non è il caso di cadere nella tentazione di esporli virtualmente. Senza tenere conto anche del fatto che si possono dare informazioni diverse sulla vita dei figli (la scuola e la palestra che frequentano), e sulla famiglia in generale,(che è fuori per le vacanze e che ha lasciato la casa incustodita).

Il mondo dei social piace, ha una miriade di vantaggi, aiuta a connettersi con le altre persone, i like contribuiscono in un certo senso a rinforzare l’autostima personale, ma presenta anche tanti aspetti negativi che possono sfuggire al proprio controllo. Per questo è meglio essere informati e fare prevenzione. Meglio prevenire situazioni di pericolo per i bambini che da soli non possono difendersi e di cui non ne hanno consapevolezza. Meglio lasciare vedere le loro foto alle persone a cui in altri tempi si avrebbe mostrato con orgoglio l’album cartaceo dei piccolini.

Ogni anno succede che con l’arrivo della calda stagione aumentino i problemi di ansia e gli attacchi di panico. Essi sono assolutamente curabili in diversi modi tra cui la psicoterapia. In alcuni casi i medici prescrivono una terapia farmacologica per tenere sotto controllo i sintomi. Ma se i farmaci non vengono associati ad un percorso psicoterapeutico che aiuti il paziente a gestire concretamente il problema e quindi a non averlo più, una volta che si smette di assumerli l’ansia nella maggior parte dei casi fa di nuovo capolino.

E’ come quando si ha mal di denti a causa di una carie. Se prendiamo ogni giorno gli antidolorifici potremo evitare di sentire dolore, ma se non togliamo il problema alla radice, appena finirà l’effetto dei farmaci il dolore tornerà. Se si decide di togliere la carie e curare per bene il dente, il problema passerà e non si avrà più bisogno dei farmaci; se invece si decide di tenere la carie, si è costretti ad aumentare le dosi degli antidolorifici e a diventarne schiavi.

Nei casi più gravi i disturbi d’ansia possono diventare invalidanti. Tanti ad esempio non riescono ad uscire più da casa, a stare soli oppure in mezzo alla folla o nei luoghi “chiusi”. L’evitamento di tutte queste situazioni non fa altro che aumentare e fomentare il disturbo che in questo modo si autoalimenta. Più ci si comporta da malati, più si diventa malati.

Tutto questo può già causare un’ansia anticipatoria (la paura di avere un attacco di ansia, che è spesso costituisce di per sé lo scatenarsi dell’ansia stessa).

Non è casuale che in questo periodo ci sia un aumento dei disturbi di ansia in quanto le condizioni climatiche estive (afa, umidità e in alcuni casi anche l’inquinamento), contribuiscono alla creazione di situazioni che possono essere facilmente scambiate con i sintomi tipici dell’ansia: eccessiva sudorazione, capogiri, spossatezza, sensazione di respirare male, di soffocamento, fame d’aria, svenimento, debolezza, tachicardia, sensazione di testa vuota, sbandamento.

Se non riconosciuti come effetti tipici della calura estiva, questi disturbi possono fomentare un circolo vizioso che alimenta lo svilupparsi della sintomatologia ansiosa.

Ne sono vittime più di tutte le persone già predisposte a questo genere di disturbo, ma in alcuni casi anche quelle che non hanno mai avuto esperienze di questo genere.

Quando ci si rende conto di non riuscire a gestire l’ansia o la paura che si presenti è meglio chiedere l’aiuto di un terapeuta così da imparare a riprendere il controllo sulla propria vita.

L’ideale sarebbe farlo prima di raggiungere situazioni di estremo malessere e paura, ma spesso le persone sottovalutano i fenomeni ansiosi pensando di poterli risolvere da sole e ritenendo superfluo e poco “dignitoso” richiedere l’aiuto altrui oppure pensano che una cura psicologica non sia altrettanto importante quanto una di carattere prettamente medico.

La guarigione dipende molto dalla gravità e durata del problema e dalle esperienze di vita che hanno contribuito a scatenarlo, ma in ogni caso può essere risolta.