Feb
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-02-2017

Immagine dal web

Conoscete Napalm51, uno degli ultimi personaggi interpretati da Maurizio Crozza?

Io sinceramente lo trovo geniale! E ahimè, altrettanto vero!

Napalm51 è una sorta di vendicatore del web (secondo lui!), che invece non vede al di là del suo naso. Un uomo che passa la vita davanti ad uno schermo e si “costruisce” realtà totalmente sue.

Uno che vede il complotto ovunque ed è talmente convinto di quello che dice da ipotizzare addirittura di smascherare chissà chi.. di “fregare il sistema”, per riprendere le sue parole.

E’ quello che si lamenta di tutto, ma mai di se stesso, perché sono gli altri la causa delle oscenità della vita, lui non ne è responsabile, anzi… ma intanto non fa nulla per cambiare. Recita quotidianamente “stavo per..” ma si giustifica con qualche fattore esterno gli impedirebbe di andare avanti, di provarci davvero, di mettersi in gioco.

Ed intanto vive ancora a casa della madre malata, ovviamente a spese della signora, non dandole una mano di aiuto, ma pretendendo dall’anziana invalida di esser servito e riverito. In fondo glielo deve, considerato che lui passa le giornate a salvare il mondo e a smascherare soprusi.

Napalm51 è uno che giudica e commenta in continuazione, naturalmente protetto dal suo nickname e dallo schermo del pc.

Sono proprio alcune sue caratteristiche che mi fanno pensare a quanto questo personaggio possa essere la caircatura più o meno marcata della gran parte delle persone.

Siamo un po’ tutti Napalm51 perché è diventato troppo facile poter commentare tutto quanto e immaginare realtà ad hoc da dietro un computer.

Forse, prima di avere tutta questa disponibilità eravamo costretti a pensare di più alle conseguenze di quello che poteva uscire dalla nostra bocca, perché rischiavamo di trovarci di fronte a qualcuno più bravo, più sapiente, più capace di noi.

Ora sul web e grazie alla sua immediata fruibilità, diciamola tutta, ci sentiamo più sicuri e in diritto (forse anche in dovere), di metter bocca su qualsiasi tema. E allora tutti sappiamo come distruggere il terrorismo, risolvere i problemi sull’immigrazione, sappiamo di politica, economia, per non parlare della medicina. Pensiamo ad esempio alle propagande che vengono fatte contro le vaccinazioni. Insomma, tutti gli esperti, quelli veri, quelli che certe cose le fanno per professione dopo anni di studio e formazione, in tanti casi vengono equiparati a chi in realtà di formazione non ne ha, ma è davvero bravo a cercare sul web!

Del resto, milioni di persone si sono trovate a navigare senza avere la minima idea di cosa fosse il web, di quello che potesse rappresentare, tanto meno senza nessun manuale di istruzioni.

E il non dover mettere direttamente la faccia, talvolta aiuta e legittima a portare fuori il peggio di sé.

Siamo tutti Napalm51, ad esempio quando pubblichiamo tutto e il contrario di tutto. Relativamente da poco ho visto nella bacheca della stessa persona post commoventi sul giorno della memoria e poco sotto foto di profughi annegati con su scritto “E’ giusto che se li tenga il mare”. Quasi mi viene da arrendermi alla vista di tutto questo.

Si, è vero che siamo tutti Napalm51, ma forse è anche vero che dal vivo non siamo così male. Basti riflettere sul fatto che  certe cose che condividiamo sui social non le diremmo a voce alta. Pensiamo allora ad essere più concreti e realisti che virtuali. Per quanto bello e utile sia il web, non ce lo prescrive il medico il doverlo usare per far venire fuori il peggio di noi.

 

 

Feb
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-02-2017

Foto dal web

Buon lunedì a tutti voi! Sono molto felice per il fatto che ieri Gocce di psicoterapia ha superato gli 11 milioni di ingressi!!!!!

Ormai è dal 2011 che mi dedico a tempo pieno a questa mia creatura, a volte con tanta enfasi, a volte con altrettanta stanchezza.

Non posso certo negare, che nonostante la fatica e le giornate intere passate al computer, il bilancio sia davvero soddisfacente.

Un blog nato per tanti motivi, soprattutto professionali, ma anche personali. Nato in un periodo molto critico della mia vita che mi ha segnato profondamente. Un periodo in cui avevo bisogno non solo di impegnarmi nella professione, ma di avere in mano qualcosa che potesse essere per me un rifugio dalle fatiche e dai dolori della vita.

Ebbene sì, il mio rifugio ha dato gli effetti desiderati. Mi ha permesso di farmi conoscere, di conoscere e di rintanarmi tra le sue righe.

Forse è anche per questo che sento un particolare legame con esso.

Ed inevitabilmente sento il legame con le persone che quotidianamente lo visitano, condividono gli articoli e li commentano.

E allora, stanchezza o no, dopo circa sei anni dalla sua nascita grazie per questo importante risultato e andiamo avanti così, tra queste righe, la pagina Facebook, Twitter e i colloqui con i miei cari pazienti.

Feb
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-02-2017

” Oggi sono arrabbiata con me stessa. Terribilmente arrabbiata. Perché? Perché ho rinunciato ad un pomeriggio di relax e libertà che da tempo aspettavo.

Io e il mio lui, dopo tanto tempo ci eravamo programmati un fine settimana di pausa da lavoro e doveri vari… poi è sopraggiunto un imprevisto, di quelli che non potrebbero decidere giorno migliore per presentarsi.

Lui avrebbe dovuto assentarsi per qualche ora, che poi si è trasformato in tutto il pomeriggio. Io avrei potuto, nonostante il cambio di programma, organizzarmi in modo diverso rispetto al progetto originario pur di difendere il mio tanto agognato relax.

Invece, presa da uno stato confusionale caratterizzato dallo scontro tra rimasugli di ancestrale senso di colpa e dispiacere per non poter stare con lui, decido di accompagnarlo al suo impegno.

E mentre eravamo in auto già mi mordevo le mani e mi dicevo di essere stata una cretina.

Sentivo montare velocemente la rabbia verso me stessa perché, senza che nessuno me lo avesse chiesto, mi ero bruciata il mio pomeriggio di libertà.

Vista così potrebbe sembrare una cosa da poco, ma per me tutto questo ha un significato fondamentale. Tante volte mi sono ripromessa di non rinunciare ai miei spazi per lui, o meglio, per delle cose per cui non sia davvero necessario farlo.

Lui non mi ha mai chiesto di farlo, anzi, mi ha sempre stimolata nell’essere libera ed indipendente, anche se, soprattutto per questioni di lavoro spesso ho dovuto aspettarlo. Lunghe attese in luoghi a me sconosciuti in cui non conoscendo nessuno, inizialmente, mi trovavo a dover aspettare che lui finisse di lavorare per poter parlare con qualcuno. Poi la situazione migliorava perché riuscivo a crearmi una rete sociale mia, ma le attese erano sempre lunghe.

Ci amiamo tanto e amiamo la nostra relazione, forse anche perché ci rispettiamo, rispettiamo i nostri spazi e le nostre relazioni al di fuori di noi due. E forse è per questo che mi sono arrabbiata, perché sono stata io la prima a non rispettare l’accordo fra noi.

Ne ho parlato con lui, siamo anche finiti a ridere della cosa, ma mi sono ripromessa di non farlo più.

Lo devo a lui e a me stessa. So’ di essere imperfetta, lo siamo entrambi, so anche che insieme riusciamo a dare libera espressione alla parte migliore di noi e ringrazio ogni giorno di avere un tale rapporto. Proprio per questo non voglio che diventi una rinuncia, sopratutto se non necessaria. La vivo come un continuo dare e ricevere reciproco, un continuo donarsi, non imolarsi.

E grazie a tutto questo so che non serve sacrificarsi in situazioni tali.

Ho voluto portare questo episodio in terapia perché dire a voce alta ciò che è successo mi aiuta ad elaborarlo meglio e implica la stesura di una sorta di contratto con me stessa che mi obbliga a tenere sempre a mente la qualità del mio rapporto, raggiunto dopo diverse situazioni incastranti che non voglio più rivivere.”

(DA UNO DEI MIEI COLLOQUI TERAPEUTICI)

Feb
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-02-2017

Immagine dal web

Spesso capita di rimanere incastrati in relazione “amorose” anche per anni, se non una vita, pur non essendo felici e nonostante si siano susseguiti dei chiari campanelli di allarme che per motivi più o meno consapevoli si è deciso di ignorare.

Uno dei primi ad esempio è la sensazione che all’inizio quella persona a cui siamo legati non ci piaceva, ma proprio perché ormai la relazione era iniziata, per senso di colpa, mancanza di coraggio nel lasciare qualcuno, speranza che prima o poi le cose potessero cambiare, non siamo riusciti ad esularci da quella storia a due.  O al contrario può essere capitato che l’altro abbia cercato più volte di scappare da noi, ma con delle manovre certosine, siamo riusciti a tenerlo legato perché ormai avevamo perso la testa.

Quando una relazione non deve andare bene, sin da subito quindi ci possono essere dei segnali molto forti che possiamo decidere o meno di trascurare.

Un altro di essi è la mancanza di intesa sessuale. Parte fondamentale nella vita di coppia che tanti invece non considerano tale.

Ci sono quindi degli amori (paradossalmente li chiamiamo così), talmente impossibili che non possono avere mezze misure: o decidiamo di starci pur soffrendo, oppure li portiamo a termine.

Apparentemente la prima soluzione sembra la più facile perché è quella conosciuta e perché, nonostante le sofferenze,  la mancanza di lucidità, di fiducia in se stessi e nel futuro non permette di prospettare delle alternative.

La seconda soluzione invece richiede determinazione, coraggio e amore per se stessi. E’ difficile da praticare, ma è quella che porta alla libertà, alla rinascita.

Tanti vengono in studio da me, quasi chiedendo a bassa voce come sarebbe possibile liberarsi delle relazioni infelici e soprattutto come trovare il coraggio per farlo?

Una delle prime cose da fare naturalmente è credere in se stessi e nella capacità personale di riuscire a stare soli. O meglio, in compagnia di se stessi e non di qualcuno che ci illude di stare con noi.

Altro passo da effettuare è quello di smettere di idealizzare l’altro e conferirgli capacità che in realtà abbiamo noi ma, che per tante motivazioni, abbiamo smesso di usare delegandole perché convinti di essere dipendenti dal partner.

Nel caso contrario può invece accadere di pensare che siccome l’altro non riesce, dobbiamo per forza prendercene cura noi. Proprio per questo, mettere da parte i sensi di colpa è fondamentale.

Questa è solo una parte della teoria, la pratica potrebbe essere molto difficile da mettere in atto e richiede spesso un totale stravolgimento e riorganizzazione nella quotidianità delle persone.

Bisogna mettere se stessi al centro del proprio mondo. E questa, sembra una delle cose più difficili che la maggior parte degli umani possa fare.

Specie per quelli che sono cresciuti con la convinzione di doversi sempre sacrificare per gli altri o che non sia possibile andare avanti con le sole forze personali.

E’ vero che abbiamo bisogno delle altre persone per vivere perché siamo animali sociali. D’altro canto esiste una differenza tra vivere per stare bene e sopravvivere. Nel senso che per stare bene abbiamo bisogno di credere in noi stessi, di amarci e di circondarci di persone con le quali possiamo sentirci felici. Persone che ci amano e che noi amiamo. Persone alle quali non dobbiamo elemosinare affetto e attenzioni. Persone con le quali possiamo esprimerci per come siamo veramente e che aiutano a migliorarci e a sentirci vivi, non ad accontentarci per la paura di stare soli.