Ott
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-10-2016

Nonostante molti lavoratori abbiano deciso di approfittare del ponte del I novembre, io ho preferito non farlo e lavorare tutta la settimana, ad eccezione della giornata di domani.

Potete quindi continuare a contattarmi e chiedere appuntamenti come di solito.

Intanto vi auguro una buona giornata e vi ringrazio per la sempre costante presenza.

Caterina Steri.

Ott
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-10-2016

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Entrando ogni giorno nei social network e su vari siti internet non posso fare a meno di notare la pioggia di duri giudizi, spesso verbalmente violenti e volgari, su questioni di qualsiasi tipo. Di recente ad esempio è capitato per uno dei miei ultimi articoli riguardante i fatti accaduti nell’Istituto Superiore di Muravera (CA), oppure per l’atleta paraolimpica Bebe Vio, fortemente criticata per la sua partecipazione ad una cena alla Casa Bianca. Questi sono solo due esempi capitati nei giorni scorsi, ma ne potrei menzionare tanti altri: dagli attentati in Europa, a qualsiasi tipo di manovra politica, alle tragedie dei terremoti…

Sul web siamo tutti giudici, ma quasi nessuno riesce poi a dare valide alternative a ciò che denigra. Metto l’accento su “valide” perché ad improvvisarsi psicologi, strateghi, governanti, personaggi pubblici in genere siamo tutti molto bravi.

L’attacco a Bebe Vio mi ha toccato in particolar modo perché lei, ai miei occhi è una di quelle persone che tutti noi dovremmo prendere ad esempio. Una persona che ha avuto la sfortuna di perdere gli arti ma che anziché scegliere di piangersi addosso lacrime da vittima ha deciso di essere lei la foriera attiva del suo destino riuscendo a farlo con il massimo dei voti. E allora perché qualcuno dovrebbe dirle di essere una privilegiata e di approfittarne della sua condizione fisica? Beh, forse si, ne ha approfittato, ma intelligentemente, lo ha fatto trasformando i suoi “limiti” (mi perdoni il termine) in risorse infinite. E allora, dato che non siamo noi ad essere finiti alla Casa Bianca cerchiamo di affondarla in ogni modo. Per fortuna lei è una guerriera e non si fa certo inabissare da simili commenti.

Ma poi che succede? Che tra una trasmissione televisiva trash e l’altra, che richiedono un impegno cerebrale nullo e da cui ci si fa coinvolgere quotidianamente, capita che dopo aver giudicato e condannato aspramente la notizia del giorno essa cada nell’oblio, per dare spazio a quella del giorno dopo.

La fugacità dei giudizi mi da proprio da pensare che si abbia bisogno di riempirsi le giornate e la bocca di notizie altrui per andare avanti. Ma dove sono le notizie che riguardano noi stessi? Stiamo tutti a guardare gli altri, ma le nostre giornate come trascorrono? Cosa possiamo raccontare di queste?

Ecco, la rabbia mediatica mi colpisce parecchio, anche perché è molto facile esercitarla da dietro uno schermo e un nick name fasullo. Sembra quasi un vuoto a perdere, visti i filtri attraverso cui viene esercitata.

Aspettiamo quindi il prossimo attacco mediatico.

Ott
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-10-2016

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Quella dello psicologo è un mestiere un po’ contorto, o meglio, visto in modo tale da chi forse non lo conosce abbastanza.

Tanti rimangono sorpresi e a volte “straniti” da questa professione, altri totalmente affascinanti e desiderosi di mettersi alla prova.

Proprio per questo motivo cerco sempre di rispondere il più velocemente possibile ai quesiti che mi vengono fatti tramite il blog, la mail, la pagina su Facebook e nel modo più chiaro e semplice possibile. Perché mi rendo conto che ciò che immaginiamo essere contorto e difficile da capire, se spiegato chiaramente può risultare molto più semplice, concreto ed avvicinabile. Questo è anche uno dei motivi per cui dopo un primo colloquio conoscitivo, do sempre un appuntamento telefonico a distanza di qualche giorno, senza fissare un secondo incontro in studio, perché mi piace lasciare il giusto tempo alla persona che mi ha appena conosciuta professionalmente di “elaborare” senza fretta ciò che ha potuto “portarsi” via da quella che è stata la prima esperienza insieme. Così il potenziale paziente riesce ad avere delle idee più chiare rispetto al lavoro a cui andrebbe incontro decidendo di intraprendere un percorso psicologico e avrebbe anche modo di capire quanto sia davvero motivato ad iniziare un lavoro insieme a me. Questo è stato uno dei preziosi insegnamenti trasmessi anni fa dal mio terapeuta- supervisore, quindi provato direttamente come mia esperienza personale, nonché professionale, che da sempre ottimi risultati.

E’ una strategia che permette di iniziare un percorso terapeutico con le idee più chiare e una maggiore motivazione. Tutto ciò inoltre non fa perdere comunque tempo, se non guadagnarlo in qualità, poiché il decorso della terapia avverrebbe comunque nei tempi prefissati sin dall’inizio.

Vi ricordo quindi che per prendere un appuntamento è necessario chiamare personalmente al 3207297686 dal lunedì al sabato (esclusi i giorni festivi), dalle otto e trenta del mattino alle venti e trenta della sera. Considerando che tante ore della giornata le passo a sostenere i colloqui, qualora non possa rispondere subito, richiamerò durante la pausa pranzo o a fine giornata lavorativa.

Non troverete invece alcuna risposta ai messaggi, ne alle chat, ne alle chiamate durante le giornate festive.

Detto questo, auguro a tutti voi una splendida giornata e vi ringrazio per la vostra costante presenza sul blog e sulla pagina Facebook da cui prende il nome.

Ott
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-10-2016

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Ieri su Facebook ho scoperto che veniva condiviso copiosamente un video in cui una ragazza adolescente schiaffeggiava e minacciava pesantemente una sua coetanea mentre un pubblico di compagni (immagino) assistevano alla scena senza muovere un dito.  Il tutto è stato filmato da qualcuno e questo video poi è stato postato su internet.

Scossa dall’accaduto ho deciso di esprimere sulla pagina Facebook il mio disappunto sull’evento e sulla copiosa condivisione del video.

Oggi ho visto che tanti sono stati d’accordo con il mio punto di vista e altri no. Da qui nasce il mio bisogno di spiegare bene le motivazioni per cui non sono d’accordo che vengano diffusi video del genere.

Innanzi tutto premetto che il problema per me non sia solo quello della condivisione del video, ma che avvengano anche episodi di tale violenza e in presenza di tanti che decidono di non fare nulla per fermarli.

Come professionista del sociale ritengo che ci sia un forte bisogno di prevenzione nei confronti di eventi del genere e di insegnamento del rispetto dell’altro sia nella realtà quotidiana che in quella mediatica. Il web infatti è un mondo pieno di risorse, ma anche di pericolose trappole di cui ognuno di noi potrebbe rimanerne vittima.

Ci si lamenta tanto delle nuove generazioni prive di valori, interessi e totalmente dipendenti dagli smartphone e dal web, ma gli adulti che modello di vita danno loro? Chi ha insegnato ai ragazzi del video e non solo tali atteggiamenti?

C’è chi dice che il video sia stato girato per portarlo a conoscenza delle autorità e denunciare l’accaduto. Ma sempre mi turba il fatto che si era più impegnati a riprendere la scena che a cercare di bloccare ciò che stava succedendo e che quel documento non sia stato consegnato fisicamente solo alle autorità, ma anche postato sul web alla mercé di tutti.

Io non sono d’accordo con l’omertà, sono sempre per la denuncia dei soprusi e delle violenze, sia chiaro. Ma mi rendo conto che internet sia davvero uno strumento, a volte dalle conseguenze “mortali”, che da vita a gogne mediatiche fuori da qualsiasi controllo.

Mi preoccupa molto la vittima che starà male per quello che ha vissuto e perché tanti “viralmente” lo hanno visto.  Sarà contenta di sapere di essere finita sulla bacheca di chissà quante centinaia di sconosciuti? Qualcuno avrà chiesto l’autorizzazione a lei e, se minorenne, ai suoi genitori per venire esposta così in pubblica piazza? Se ci pensate, quanti non mettono una propria immagine su Facebook perché “non sono venuti bene”, e poi si arrogano il diritto di postare uno sconosciuto mentre viene umiliato e vessato? Quanti di noi posterebbero questo video se riguardasse un proprio figlio, fratello, nipote o amico?

Oltre alla vittima, mi preoccupa anche il destino della ragazza “bulla”. Lungi da me giustificare il suo atteggiamento, ma l’esperienza mi insegna che risolvere la violenza e l’umiliazione con la stessa moneta non porti a tanto. Quella adolescente è stata esposta ad una gogna mediatica che potrebbe portare a delle conseguenze gravissime, con il rischio che venga condannata per ciò che è successo senza darle spazio per una possibilità di recupero. Potrebbe venire isolata, umiliata, derisa come lei ha fatto con la sua vittima. Molti di voi forse saranno d’accordo con questo metodo punitivo, ma in questo caso mi pare troppo. Penso sia giusto che venga punita dalla famiglia, le autorità e la scuola, ma ritengo anche che sia necessario che venga aiutata a trovare altri metodi per stare al mondo che non riguardino la violenza e l’umiliazione. Ricordiamoci che il bullo è colui che esercita la sua prepotenza per attirare l’attenzione altrui e lo fa con mezzi inadeguati perché sono quelli che conosce e di cui fa esperienza quotidianamente. E’ quindi  esso stesso una vittima di un sistema che purtroppo gli ha insegnato un metodo relazionale sbagliato.

Allora va bene che la ragazza in questione venga punita, ma non annientata. Le punizioni per essere efficaci non devono avere un carattere distruttivo, ma devono dare la possibilità di riflettere su ciò che si è fatto diventandone pienamente consapevoli e di, per quanto possibile, rimediare all’errore. La gogna mediatica è una potentissima arma che ha come risultato quello di dare sfogo, spesso violento, all’emotività collettiva contingente, senza considerarne le conseguenze a breve e lungo termine.

Mi chiedo se debba essere il web a stabilire che un’adolescente venga condannata in pubblica piazza e se per farlo sia il caso di esporre ulteriormente anche la sua vittima? Non diverrebbe la gogna mediatica essa stessa una forma di bullismo?

Senza contare che stiamo parlando di soggetti minorenni, con tutte le implicazioni legali che possono scaturirne.

Ecco perché non sono d’accordo sulla sua condivisone virale del video.

 

 

 

 

Ott
17

Il sesso per alcune coppie può essere qualcosa di molto semplice, donatore di piacere, godimento, maggiore intimità e condivisione. Per altre può essere qualcosa di doveroso, da fare a scadenze precise, uno sforzo continuo per cercare di tenere vivo il rapporto fatto di automatismi e gesti meccanici.

La sessualità può quindi avere diversi risvolti in base a chi la vive. Essa non passa solo attraverso il corpo, ma allo stesso modo coinvolge la mente.

Nelle relazioni il sesso può venire influenzato da diversi fattori, non solo dall’eccitazione fisica: il tempo a disposizione, la salute, la qualità del rapporto, l’intimità.  Proprio per il coinvolgimento di tutti questi fattori non si riduce solo all’atto in sè, ma a tutta una serie di situazioni di cui questo sarà il culmine: dal corteggiamento, agli sguardi, al sentir l’odore dell’altro, ai giochi che lo precedono, ai sentimenti di ognuno e alla comunicazione relazionale.

La sessualità è un forte indice della qualità della coppia, importante ingrediente della vita a due. E quando questa trova dei problemi il rapporto ne risente, anche se il disagio può non venire riconosciuto ne esplicitato. Permette infatti una continua riflessione sulla vita individuale che di coppia e da notizia della storia personale e relazionale di chi la vive.

Per tenerla al meglio si può imparare a parlarne esplicitamente, ad “esplorare” l’uno il corpo dell’altro cercando di raggiungere non solo il proprio piacere ma anche quello del partner.

Bisogna cercare di non ridurla al solo atto, ma attribuirle una cornice che si caratterizzi con il corteggiamento, i preliminari, i momenti di intimità quotidiani e la libertà sia mentale che fisica.

E se dovesse esserci un calo del desiderio è importante esserne coscienti e parlarne affinchè  le cose cambino e trovino una soluzione adeguata.

Perché oggi mi sto concentrando su questo discorso? Perché mi piace l’idea di contribuire a far sì che l’aspetto della sessualità non venga relegato al ruolo di contorno nella vita di una coppia, ma gli venga data fondamentale importanza per misurarne la qualità. La mia esperienza formativa e lavorativa mi insegnano che esso sia uno degli argomenti fondamentali nel rapporto a due e come tale debba essere trattato.

Ragion per cui, qualora dovessero esserci dei disagi nella vita sessuale sarebbe sempre meglio esplicitarli al partner in modo da dare inizio ad un eventuale cambiamento e quando necessario chiedere un aiuto professionale per trovare una soluzione adeguata.

 

Ott
13

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Una relazione non si chiude dall’oggi al domani, se non in rari casi, ma dopo periodi di riflessioni, bilanci, dubbi attanaglianti che fanno vacillare sulla decisone da prendere. Se non meno importante, ci si mette anche la paura di un futuro totalmente nuovo che non si sa cosa riservi.

Ci si sente confusi e diventa faticoso mettere ordine ai pensieri e alle priorità. Per questi motivi si rischia di protrarre la decisione fino a data da destinarsi, senza considerare il tempo perduto a stare male che scorre inesorabilmente.

Ma quando è meglio chiudere una relazione?

Nonostante le difficoltà a riconoscerli, ma soprattutto ad accettarli, ci sono dei segnali ben precisi che possono aiutare a capire che la vostra relazione non vada più bene e, nonostante le abbiate provate tutte, vi suggeriscono chiaramente di chiuderla. Proverò quindi ad elencarne alcuni.

  • Non vi considerate più come una volta. Ovvero, non avete più voglia di rendere partecipe l’altro della vostra vita e non siete più stimolati a fargli le coccole o essere dolce nei suoi riguardi.
  • A volte vi sentite infastiditi dalla presenza dell’altro o percepite che la cosa sia reciproca. E tutto ciò che viene fatto o detto non viene più tollerato come una volta.
  • Manca l’attrazione fisica da parte di uno dei due o di entrambi.
  • Quello che provate per l’altro non è più l’amore di una volta, o forse non lo è mai stato veramente.
  • State  con l’altro sperando che prima o poi cambi, nonostante vogliate negare che questa dannata illusione duri già da troppo tempo.
  • La vostra è una rincorsa continua nei confronti del partner, quasi un’elemosinare attenzioni e affetto.
  • Ogni volta che l’uno fa una proposta l’altro accetta controvoglia.
  • I momenti di gioia e condivisione sono solo un ricordo e la realtà ha lasciato spazio alla noia,  a continue discussioni o a interminabili silenzi.

Questi possono essere solo alcuni dei segnali, ma ne potrebbero esistere tanti altri.

Forse una domanda fondamentale da farsi, oltre a quella su quali siano davvero i sentimenti che provate, è quella sul motivo che vi spinge a continuare imperterriti la relazione nonostante siate infelici.

So quanto faccia male chiudere una rapporto, quanto spesso un evento tale venga vissuto come un fallimento, soprattutto dopo diverso tempo in cui si è cercato di investire parecchio su di esso, ma trascorrere del tempo infelici potrebbe solo aumentare la frustrazione e il fastidio nei confronti dell’altro. A lungo andare potrebbe diventare estremamente logorante. Come altrettanto logorante potrebbe divenire il dubbio su cos’altro vi sarete negati nella vita.

E’ vero, tante sono le paure, i dubbi, le sensazioni di fare un salto nel buio, la paura di stare soli, ma invece di badare a cosa state rinunciando potete iniziare dal concentrarvi su cosa potreste guadagnare. Ad esempio la vostra totale libertà ma soprattutto la possibilità di poter iniziare davvero a coltivare la vera felicità.

Uscire infatti da una relazione infelice significa porre il seme della felicità nella vostra vita.

Ott
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-10-2016

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Solitamente alla fine dell’estate mi capita che più persone mi chiamino per iniziare una nuova terapia. Settembre per molti è il mese dei nuovi propositi e della ricerca di cambiamenti in positivo, tra cui anche la decisione di affidarsi ad uno psicoterapeuta.

Diverse sono le storie di ogni persona e i problemi con cui ha a che fare: problemi relazionali, sessuali,  molti disturbi d’ansia tra cui gli attacchi di panico, tanto improvvisi quanto spaventosi, per i quali si finisce al pronto soccorso dell’ospedale più vicino perché convinti di poter morire da un momento all’altro.

Quando poi i medici escludono qualsiasi tipo di malattia organica e diagnosticano l’attacco di panico cosa si può fare?

Alcune volte gli attacchi di panico possono non ripresentarsi più, ma nella maggior parte delle situazioni tornano puntuali associandosi ad eventi ben precisi. Chi ne soffre infatti tenta di evitarli accuratamente, rischiando di entrare in un regime quotidiano invalidante. Sta di fatto che per risolverli c’è bisogno di un aiuto professionale anche perché, come già detto, la sola paura che possano ripresentarsi può diventare fagocitante.

Ecco allora che si può chiedere un aiuto psicologico. I soli farmaci aiutano a controllare i sintomi, ma non lavorano sulle loro cause e quindi non risolvono fino in fondo il problema.

Non subito vengono riconosciuti, soprattutto le prime volte che si presentano e perché i sintomi possono essere molteplici e senza cause apparenti. E’ necessario sapere quindi quali siano le caratteristiche salienti:

  • aumento della frequenza cardiaca o palpitazioni
  • cefalea
  • dolori al petto
  • difficoltà di respirazione (dispnea), affanno
  • rossore al viso e al petto
  • mani e piedi freddi e sudati
  • sudorazione generale
  • confusione mentale
  • formicolio o intorpidimento
  • paura e sensazione di svenire
  • sensazione di lingua e bocca asciutta e sapore metallico in bocca
  • tremori
  • vampate di calore o brividi di freddo
  • vertigini, stordimento, nausea, conati di vomito, senso di sbandamento
  • grida  e pianto
  • incapacità di comunicare ciò che si sta vivendo durante l’attacco
  • nodo alla gola
  • sensazioni di sogno o distorsione percettiva della realtà
  • percezione che non si è connessi al corpo o che si è disconnessi dal tempo e dallo spazio
  • sensazione che stia per accadere qualcosa di orribile e senso di impotenza per prevenirlo
  • paura di perdere il controllo e fare qualcosa di imbarazzante o di diventare matti
  • sensazione di morte imminente
  • sensazioni di rivissuto (deja-vu)

Durante l’attacco di panico il corpo passa attraverso gli stessi processi fisici di quando si trova in una situazione di reale pericolo, la differenza è che non è questo il caso.

Le conseguenze dell’attacco di panico sono molto pesanti rendendo la vita un vero inferno: depressione, forte senso di impotenza, frustrazione e paura che possa accadere.

Una volta riconosciuto occorre quindi ricorrere ai ripari lavorando su se stessi in modo tale da liberarsene totalmente, nonostante molti si convincano che non possano essere curati.

Anche la Psicoterapia Strategica Integrata è adatta al trattamento di questi disturbi. Occorre aiutare il paziente a spezzare le dinamiche che hanno dato vita all’attacco di panico rendendolo attivo nel suo percorso terapeutico. La guarigione dipende molto dalla gravità e durata del problema ma soprattutto dalla volontà del paziente di far fronte al problema.

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Ci sono dei momenti all’interno di una coppia in cui i due componenti si sentono fusi l’uno nell’altra accompagnati da un senso di sicurezza e protezione reciproca. A lungo andare però, la fusione potrebbe diventare soffocante, se non si rispettano lo spazio e l’autonomia dell’altro.

Ad esempio, sentirsi in obbligo di dire sempre Si al partner potrebbe portare alla sensazione che tra i due non esista nessuna differenza, quasi come una spersonalizzazione del proprio modo di essere. Questo causa sedentarietà all’interno del sistema e qualsiasi cambiamento o tentativo di cambiamento da parte dell’altro potrebbe essere vissuto male.

A volte si dice Si per non voler offendere, deludere o per accondiscendere al volere del compagno, ma in questo modo si evita il confronto e si alimenta la frustrazione. In questi casi i NO sono liberatori e portatori di volontà e bisogni veri. Oltre a tutto, se uno dei due impara a dire NO, in qualche modo autorizza anche l’altro a farlo e a sentirsi più libero di manifestare chi è veramente.

Per difendere un rapporto basato sulla reciprocità, bisogna esser capaci di essere coerenti con i propri sentimenti, evitando di farsi invadere da quelli dell’altro. Imparare a mantenere la propria posizione se veramente coincide con quello che pensiamo.

Individualità e differenziazione sono sicuramente alla base di una coppia libera.

Durante il rapporto di coppia bisogna sempre trovare un compromesso con le differenze dell’altro. Se si cerca (intenzionalmente o no), di forzare il partner a “trasformarsi” rispetto alle proprie peculiarità, viene a mancare la libertà di espressione, azione e manifestazione della sua natura. Vi è mai capitato di non sentirvi voi stessi all’interno di una relazione? Ecco, questo è ciò che intendo con la mancanza di libertà.

Per essere autenticamente reciproco, un rapporto adulto deve essere formato da due persone distinte che scelgono di stare insieme: la vera intimità nasce dal poter scegliere liberamente. A volte questo non è facile perché bisogna saper dire NO anche a noi stessi, alla voglia di imporre le nostre idee, di tenere l’altro strettamente legato a noi. E’ importante che i componenti del sistema-coppia mantengano degli spazi di libertà individuali, in cui coltivare interessi e passioni in totale autonomia.

Oltre a tutto, per essere veramente uniti occorre imparare a lasciare andare. Facendo questo e rinunciando agli impulsi di “possedere” l’altro come se fosse una proprietà privata, ci si potrà impegnare in uno scambio autentico e alla pari.

 

Ott
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-10-2016

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Ogni volta che concludo un percorso di psicoterapia mi emoziono profondamente. Penso che non mi abituerò mai alle sensazioni di felicità e orgoglio che vedo negli occhi delle persone che hanno deciso di intraprendere con me il loro cammino interiore. E forse è proprio il non abituarmi che mi spinge a cercare altri sguardi, altri volti con cui condividerle nuovamente.

Per darvi un’idea di ciò che accade all’interno del mio studio vi lascio alla testimonianza di un paziente che ha da poco concluso con me la sua psicoterapia e che ringrazio ancora per avermi scelta e avermi regalato ancora tante emozioni.

“Sono passati quasi tre anni dalla mia prima seduta di psicoterapia. Da allora sono successe tante cose.

Mi rendo conto ora che sono stati anni dolorosi e difficili, ma anche intensi, soddisfacenti e felici.

Ho intrapreso un percorso in un momento della mia vita in cui la tristezza la faceva da padrona. Ero profondamente insoddisfatto del presente e del passato, il futuro appariva nefasto ed avendo una bassa opinione di me stesso non mi sentivo capace di modificarlo a mio piacimento.

Ad un certo punto mi sono detto che non poteva essere così. Mi sono reso conto che ciò che provavo era frutto di un’illusione creata da me stesso, ma non avevo i mezzi per eliminarla, così decisi di chiedere aiuto.

Devo dire che quasi da subito la terapia si è rivelata diversa da come me l’aspettavo. Impegnativa, certo, ma mai sgradevole. Nessun effetto collaterale. Così potevo sentirne i benefici già da subito e dopo poco tempo già mi sentivo meglio. Pur essendo consapevole che avevo tanto lavoro da fare, i miglioramenti avvertibili di giorno in giorno mi spingevano a lavorare su di me più volentieri e senza accusare fatica.

Gli ultimi mesi di terapia, quelli successivi al mio rientro in città, sono stati certamente i più produttivi, nel senso che in questo breve lasso di tempo ho raggiunto tanti obiettivi da tempo lasciati in sospeso e ne ho pure raggiunti di nuovi.

Ho smesso di fumare.

Ho drasticamente ridotto il consumo di alcolici.

Ho imparato ad apprezzare Cagliari e la Sardegna.

Ho imparato quasi senza accorgermi,  ad apprezzare ed amare il tempo trascorso da solo e questo mi ha portato a selezionare e godere della compagnia altrui in maniera più matura ed attenta.

Ho chiuso il capitolo Università, liberandomi così di un fardello che mi portavo appresso da troppo tempo e che rappresentava per me delle vere e proprie catene che mi impedivano di proseguire per il mio cammino.

Forse grazie a tutti gli eventi già menzionati ho migliorato tantissimo il rapporto con mio fratello. Allo stesso tempo ho lavorato per migliorare la mia autostima e dipendere meno dal giudizio altrui; al riguardo devo dire di avere ancora strada da fare ma sono ottimista perché negli ultimi tre anni, un lasso di tempo abbastanza ristretto, ho ottenuto dei risultati così importanti da convincermi che, attraverso la volontà, potrò ottenerne degli altri ad un ritmo perfino accelerato. Quest’ultima considerazione mi porta ad un altro punto. Tempo fa mi rendeva triste un circolo vizioso nel quale ero caduto: avevo l’impressione di aver sprecato diversi anni della mia vita, impressione tra l’altro fondata dal fatto di aver trascorso relativamente un lungo periodo caratterizzato da improduttività, sia scolastica che lavorativa. Così mi sentivo ed ero in ritardo rispetto agli altri e rispetto al mio “Io ideale”. Questo ritardo mi demoralizzava e mi rendeva ancora più improduttivo e l’improduttività aumentava il ritardo, sempre più,  così da farmi sentire vecchio (questa era una delle sensazioni che mi rendeva più triste). Così, ricominciando da capo, passo dopo passo, ho riacquistato abbastanza fiducia e voglia di fare ed attraverso l’impegno i risultati sono arrivati, infondendomi nuova fiducia e spingendomi ad aumentare il ritmo sempre di più, così da riacquisire la mia autostima.

In questo momento, nonostante gli anni in più, non mi sento vecchio e non mi sento di aver perso tempo. Ho l’impressione che nell’ultimo periodo ho recuperato il tempo perduto e sono più che mai spinto a fare un ulteriore balzo in avanti, impegnandomi più che posso in ciò di cui mi sono reso conto che è la chiave della mia felicità (e forse quella di tutti): l’azione, il movimento, l’esperienza, il nuovo. Questo mi porterà a vivere i prossimi anni più intensamente e di conseguenza ad assaporarne ogni secondo.

Ho letto da poco l’articolo di una rivista secondo cui, nei nostri ricordi, gli anni densi di eventi e prime esperienze tendono a sembrare più lunghi di quelli poveri di novità. Questo è quindi il segreto per vivere una vita più lunga, sfruttandone ogni secondo.

Ora non dico che tutto è finito. Avrò sicuramente tanto lavoro da fare e non escludo la possibilità di aver ancora bisogno della terapia in futuro, tuttavia per la prima volta mi sento davvero in vantaggio. Mi sento fortunato ad avere la possibilità di girare il mondo e vedere e esperimentare cose per la prima volta.

Non ho più paura”.