Giu
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-06-2016

Giorni fa cercavo ispirazione per scrivere qualcosa nel blog e mi sono resa conto di non avere chissà quali grosse idee. Ci ho ragionato un pochino su e discutendone con altri mi è stato suggerito di scrivere sulla stanchezza.

L’estate è senza dubbio la mia stagione preferita, fosse per me alternerei per tutto l’anno questa stagione alla primavera saltando a piè pari l’autunno e l’inverno. Sono una di quelle persone a cui piacciono il caldo e le lunghe giornate di sole. Senza parlare poi del forte legame che ho con il mare, e quale stagione migliore per goderselo se non questa?

Allo stesso tempo, quando arriva il caldo  ne risento parecchio perché il mio fisico e la mia mente devono abituarsi alla calura e aspettano l’arrivo delle ferie per poter riposare.

In questo periodo lo sforzo richiesto è sempre maggiore sia perché il lavoro aumenta, sia perché la stanchezza di mesi senza interruzione si fa sentire.  Occorrono, quindi, maggiore concentrazione e un buono stato di salute per affrontare al meglio questo periodo. Spesso la stanchezza e l’astenia, il senso di debolezza e fatica che si avverte anche a riposo si aggrava con il caldo e le energie scarseggiano.

So per certo di non essere l’unica a risentire dell’arrivo del caldo e a trovarsi fisicamente giù di tono. Se poi ci si trova a lavorare da mesi senza interruzione la stanchezza rischia di prendere il controllo.

E’ questo un meccanismo fisiologico parecchio comune in quanto l’organismo impiega grosse energie a mantenere costante la  propria temperatura interna, per garantire un funzionamento ottimale di tutti i vari processi che lo tengono in salute.

Ad esempio, i vasi sanguigni si dilatano per disperdere più calore interno possibile, riducendo la pressione arteriosa che fa sentire particolarmente “deboli” e poco reattivi.

Attraverso il sudore vengono persi acqua e sali minerali preziosi per l’efficienza dell’organismo, come il potassio e il magnesio e la perdita di liquidi può causare disidratazione che porta a stanchezza muscolare e difficoltà di concentrazione.

Ecco, grazie all’arrivo improvviso del caldo mi sono ritrovata anche io a non aver nemmeno tanta voglia di stare di fronte al computer, quasi sentendomi vuota di idee. Ma non appena mi è stata fatta notare la situazione ho deciso di raccontarla con queste righe, quasi a pretendere possano avere un effetto di liberazione.

Ed in effetti è così… raccontare la mia stanchezza mi concede anche di permettermi di non essere sempre al massimo e di dirmi che va bene ogni tanto anche prendersi una pausa, sdraiarsi sul divano di casa e sonnecchiare liberando la mente e riposando il corpo.  Oltre a questo cerco di reintegrare i sali minerali, bere tanto e stare all’aperto soprattutto nelle ore meno calde della giornata.

Aiuto così il mio corpo ad abituarsi alle nuove temperature e intanto approfitto per rilassarmi un po’.

So anche che così facendo mi ricarico per affrontare le mie lunghe giornate di colloqui che tanto mi appassionano, ma allo stesso tempo richiedono enormi energie e concentrazione. Quindi va bene anche un po’ di pausa, in attesa che arrivino le tanto attese ferie.

Della serie, anche i terapeuti si stancano. Sarà perché siamo fatti di carne ed ossa come tutto il resto del mondo?

Giu
23
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 23-06-2016

Il poeta Osho - Immagine dal web

A proposito del discorso secondo cui l’amore non è possesso, vi vorrei riproporre le parole del poeta Osho che descrivono il concetto di possessione.

Spero facciano breccia nella vostra mente così come è successo a me.

Buona lettura.

Non essere possessivo, perché quando sei possessivo, stai solo mostrando di essere un mendicante.

Quando cerchi di possedere, mostri solo che non possiedi nulla; altrimenti non dovresti fare uno sforzo. Se sei già il padrone, perché sforzarti?

Per esempio, se ami una persona e cerchi di possederla, non la ami. Non sei neanche certo che la persona ami te. Ecco perché crei tutte quelle misure di sicurezza, la circondi di trucchi e furbizie di ogni genere, proprio perché così non potrà lasciarti. Ma così uccidi l’amore. L’amore è libertà, l’amore dà libertà, l’amore vive nella libertà. L’amore è, nel suo nucleo più essenziale, libertà.

Se ami veramente, non occorre possedere; possiedi già con tanta profondità, a che servirebbe? Non pretendi nulla, qualsiasi pretesa apparirebbe superficiale. Quando possiedi veramente, diventi non possessivo. Ma è qualcosa che devi imparare, tienilo presente. Non cercare di possedere nulla. Al massimo usa e sii grato che ti è stato permesso di usare, ma non possedere.

Il possesso è una forma di avarizia, e un avaro non può fiorire. Un avaro è sempre in uno stato di costipazione spirituale, è malato. Devi aprirti, condividere. Condividi ciò che hai e crescerà; condividi di più e crescerà. Continua a dare, e riceverai ancora. La sorgente è eterna, non essere avaro. Di qualsiasi cosa si tratti – amore, saggezza… qualsiasi cosa, condividi. Non possessività vuol dire condividere.

Dovunque tu sia, devi solo comprendere la possessività e lasciarla andare. Non c’è nulla di sbagliato nella moglie – solo non dire mia moglie. Lascia cadere il ‘mio’. Non c’è nulla di sbagliato nei bambini – sono bellissimi, figli del divino. Ti è stata data l’opportunità di servirli e di amarli: usala, ma senza dire “miei.” Sono arrivati attraverso di te ma non appartengono a te. Appartengono al futuro, appartengono al tutto. Tu sei stato un passaggio, un veicolo, ma non sei il proprietario.

Resta dove sei, resta dove sei stato posto dall’esistenza e vivi in modo non possessivo, e di colpo inizierai a fiorire. Le energie fluiranno, non sarai bloccato, diventerai un flusso. E fluire è bellissimo; vivere bloccati e congelati vuol dire essere brutti e morti.

Arriva alla purezza del centro. Quella è la meta.

Giu
20

Tante persone vivono il sesso come esperienza negativa, molti lo definiscono sporco e peccaminoso.

Altre invece lo vivono come esperienza di estremo piacere e godimento, concedendosi la realizzazione di ogni desiderio attinente ad essa.

Ma da cosa dipendono questi atteggiamenti totalmente diversi nei confronti della sessualità?

Esistono vari fattori che li causano. Ad esempio il tipo di educazione ricevuta sin da piccoli. Nonostante sia vero che ognuno è padrone di vivere la sessualità come meglio crede, è inevitabile venirne condizionati, sia positivamente che negativamente. E soprattutto, i giudici più severi diventiamo sempre noi stessi, più dei genitori e di qualsiasi altra persona.

Tanti non riconoscono che il sesso sia più della necessità biologica di dover procreare. La mancanza di questa consapevolezza fa sentire in colpa, come se la sessualità praticata per godimento andasse a perdere il suo vero significato.

Quando diventa peccaminoso, può essere fonte di ansia e di veri e propri problemi sessuali come il vaginismo, l’eiaculazione precoce, l’impotenza.

Nella mia esperienza clinica mi è capitato ad esempio di incontrare donne che riuscivano a ricevere la penetrazione del partner solo in virtù della ricerca di una gravidanza. Oppure uomini affetti da impotenza perché da piccoli i genitori dicevano loro che masturbarsi fosse un grave peccato. E’ infatti il senso di colpa nel provare piacere ad impedire di avere una attività sessuale appagante.

Esistono diverse tecniche sessuologiche che possono esser messe in pratica per affrontare i disturbi sessuali e che aiutano ad entrare nell’ottica che il piacere non sia peccaminoso ma qualcosa a cui tutti abbiamo diritto, se poi riusciamo a condividerlo in intimità con un’altra persona, esso acquisterà un valore ancora più prezioso.

Occorre smettere di doversi giustificare in continuazione quando ci troviamo a trovare piacere, o a cercare dei motivi secondari ad esso per poterlo praticare. Appropriarsi quindi di una morale libera dalla rigidità del giudizio proprio ed altrui, ma di una personale che ammetta anche l’esperienze positive.

Destrutturare il senso di colpa, che fa parte di noi fin dalla più tenera, non è affatto facile in quanto non solo porta a soffrire per qualcosa di doloroso che è successa nel passato, ma anche a bloccarsi nel presente. Oltre ai disturbi sessuali può anche determinare scarsa autostima, insicurezza, paure di diverso genere che possono evolvere in vere e proprie fobie, bisogno continuo di avere conferme e amore altrui.

Per questo spesso viene richiesto l’intervento di un sessuologo o di uno psicoterapeuta che si occupi anche di problemi sessuali, in modo tale da riuscire a risolverli nel modo più efficace possibile, attraverso il superamento dei conflitti interiori, lo sviluppo di consapevolezze e risorse nuove. Così da capire che il sesso è parte integrante e fondamentale della vita, e come tale dovrebbe essere vissuto.

 

Giu
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-06-2016

Dante e Beatrice

Quando non esistevano i cellulari il corteggiamento tra le persone veniva vissuto in modo molto differente rispetto ad oggi. Ci voleva un enorme coraggio per rivelare il proprio interesse all’amata o amato e affrontare la situazione di persona poteva creare forti imbarazzi.

Con l’avvento dei cellulari, il tutto è stato facilitato perché ci si poteva aiutare con i messaggi. Era un gioco certosino dover concentrare tutto quanto in centocinquanta caratteri, senza contare che per diverso tempo sono stati a pagamento, quindi era meglio stare attenti a non sprecarli.

Dalla parte di chi li riceveva venivano attesi con trepidazione e si rifletteva parecchio prima di rispondere.

Con l’avvento di WatsApp la situazione si è trasformata. Tutto è molto più veloce, istantaneo e senza nessun limite di spazio o di numeri di messaggi. Inoltre si può avere la conferma di quando il messaggio viene ricevuto e addirittura letto.

Si è venuta a creare una condizione estremamente vantaggiosa, seppur forse poco romantica. Poter avere la certezza che il destinatario abbia non solo ricevuto, ma anche letto il messaggio si presta perfettamente a generare fraintendimenti ed ipotesi di vario genere, soprattutto quelle negative, pessimiste e diffidenti. “Ha già letto da tempo e non mi ha ancora risposto, non gli frega nulla di me!” Solo per citarne una.

Senza contare tutti i litigi che scoppiano per un’emoticon sbagliata o per un punto esclamativo digitato al posto di quello interrogativo. Piccolezze che possono creare vere e proprie tragedie che non hanno nulla da invidiare al teatro greco di altri tempi.

Purtroppo per noi, la fregatura sta nell’abuso degli strumenti che abbiamo a disposizione e quando ci abituiamo a comunicare solo ed esclusivamente con chat veloci ed emoticon la relazione può perdere di significato o assumerne uno che non avevamo programmato, tanto meno desiderato. Cadiamo  nella trappola di voler responsi immediati, ci aspettiamo che l’altro scriva ciò che noi vorremmo e se non accade sono guai. Controlliamo in continuazione quando l’altro è online e addirittura l’ultima volta che lo è stato. Richiudiamo la relazione in variabili rigide e soprattutto virtuali che ci svelano la realtà, ma relativamente. Che ne sappiamo perché non abbiamo avuto risposta in fin dei conti? Sapere di non avere la priorità nella lista delle chat può far perdere la ragione e fomentare gelosie e dubbi di qualsiasi natura. Ci sono persone che passano ore a monitorare la situazione in maniera più meticolosa di qualsiasi istituto di ricerca.

Insomma, WatsApp ha rivoluzionato anche il modo di approcciarsi sentimentalmente, quasi dettandone i canoni e creando confusione, a volte pure identificazione, tra il mondo virtuale e quello reale. Mi chiedo quanti di noi ne siano pienamente consapevoli, e quante relazioni si svolgerebbero in modo diverso se ne facessimo un altro tipo di uso? Come sarebbe andata tra Dante e Beatrice se avessero potuto chattare? L’innamorato poeta l’avrebbe comunque eletta al ruolo di guida e maestra nel suo Paradiso o avrebbe scoperto lati di lei che non l’avrebbero mostrata “tanto gentile e tanto onesta” se lui non avesse risposto immediatamente ad un suo messaggio?

 

 

 

Giu
13

Nonostante sembri un retaggio di altri tempi, spesso si pensa che una in una relazione amorosa la sofferenza debba essere sempre giustificata, facendo quasi coincidere il concetto di amore con quelli di sacrificio e sopportazione.

Ci si ritrova non solo a tollerare il malessere e la mancanza di libertà individuale, ma addirittura si scambia la concezione di “possessione” con quella di amore. Quasi a voler dire che l’amore non possa essere autentico se non “sacrificato”.

Tutto questo accade ancora nonostante le enormi differenze oggettive che sussistono tra il vero amore e la possessione.

Non è sano ad esempio cercare di annullare le due persone che formano la coppia in nome di un “noi” indissolubile, come se si fosse un’unica entità.

All’inizio, durante la fase dell’innamoramento è naturale sentirsi totalmente fusi l’uno nell’altra, ma questo non significa che ad un certo punto non ci si debba “distaccare” per trovare un nuovo equilibrio a due, in cui entrambe le parti vengono rispettate e conservate.

Sarebbe bello chiedersi sempre se ci piacerebbe stare con una persona che ci accetta e rispetta per come siamo o con una che vorrebbe cambiarci in continuazione, che manca di fiducia nei nostri confronti e per questo ci controlla in ogni momento? E soprattutto, sarebbe bello chiedersi se la persona con cui stiamo ci aiuti ad essere delle persone felici?

Non è amore sano quando si pretende che ogni confine venga eliminato. Ad esempio, con il diritto di controllare il cellulare dell’altro perché tanto bisogna dirsi tutto. Tutto questo è semplicemente una forma di controllo su un’altra persona.

Anche i bambini tendono a voler possedere tutto, ma ad un certo punto devono rendersi conto che esistono delle cose o situazioni che non possono sempre avere e controllare. In alcuni adulti questo processo di maturazione potrebbe non avvenire perché troppe insicurezze e l’incapacità di gestire la frustrazione derivante portano ad illudersi di dover possedere le persone e farne una proprietà personale per cercare di tenerle sempre con se e garantirsi una totale fedeltà da parte loro.

Nei casi più gravi il possesso porta a limitare totalmente la vita dell’altro, a volte anche con la morte.

Non deve essere obbligatorio chiedere il permesso all’altro, tanto meno evitare di fare o pensare in un certo modo se non coincide con il punto di vista del partner.

Nel sentirsi liberi in una relazione non ci sono ansie e gelosie, ma possibilità di coltivare serenamente il rapporto. Quando invece si tenta di controllare arriva la gelosia, la manipolazione, i ricatti, i tentativi di isolamento e di svalutazione. Insomma, tutto il contrario del vero amore in cui la mutilazione psicologica la fa da padrona.

Quando poi vi è la mancanza di fiducia mi chiedo cosa resti dell’amore se si è più impegnati a “smascherare” le mancanze dell’altro, che non a costruire un rapporto di sincerità? L’amore è anche il rispetto dell’individualità dell’altro, non il suo controllo come fosse di nostra proprietà.

Giu
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-06-2016

Quello della foto è il divano dello studio di Cagliari in cui regolarmente accolgo i miei pazienti.

Il divano visto dalla poltroncina da cui io mi ritrovo a condurre i colloqui.

Mi colpisce vedere come ognuno dei miei pazienti si impossessi di quella seduta per tutta la durata dell’incontro in modo esclusivo e personale. C’è chi sta a sinistra, chi a destra, chi ben dritto sulla schiena, chi si appoggia comodamente rilassando il corpo e chi vi acquista confidenza gradualmente.

Tutte persone diverse ma accomunate dall’idea di stare bene, di rivelarsi al terapeuta e soprattutto a se stesse, di sfruttare al massimo il tempo della seduta per farsi aiutare e di ritenere lo studio come uno spazio autentico in cui poter concedersi di pensare e asserire ad alta voce parole mai concepite prima di allora, provando un senso di protezione esclusivo utile per affrontare anche i temi più bui della loro vita.

Sono persone alla ricerca delle migliori intuizioni che possano dare loro cambiamento e benessere.

Ecco, penso sia questo il punto di vista di chi si accomoda su quel divano. Ne sono convinta grazie a quello che mi viene riferito dai diretti interessati e trasmesso dalle loro emozioni, dal linguaggio dei loro corpi e dagli stati d’animo. Lo so perché anche io prima di sedermi sulla poltroncina su cui lavoro con i miei pazienti, per diverso tempo, sono stata al loro posto in un altro studio, su un’altra seduta che facevo mia, accompagnata da un altro terapeuta, con quelle stesse identiche sensazioni che ho ben impresse nei miei ricordi e nel mio cuore.

Non avrei mai potuto lavorare con chi si siede sul mio divano senza averlo fatto prima io.

Giu
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-06-2016

Purtroppo i casi di femminicidi o di violenza in genere sulle donne non sembrano diminuire. Quasi non ci si sorprende più quando le notizie di cronaca ne danno annuncio.

Ci si chiede come certi individui possano arrivare a tanta violenza nei confronti delle loro attuali o ex compagne? Come possano identificare la violenza con l’amore?

Mi viene da pensare che dev’essere mancata una base educativa solida che abbia insegnato il rispetto dell’altro e l’accettazione di punti di vista diversi. Che ci sia stata per alcune persone l’assenza di uno stile educativo basato non solo sulle regole ma anche sull’amore.

Che sia stato insegnato invece un modello culturale che pone le donne in posizione di sudditanza verso il genere maschile.

Proprio per questo motivo è necessario concepire la famiglia e la scuola come gli ambienti ideali dove contrastare uno stile di pensiero sessista e misogino e promuovere un cambiamento sociale e culturale nei confronti di un’educazione di genere, del rispetto delle differenze e della parità dei diritti.

Occorre entrare nelle menti delle nuove generazioni per crescere adulti onesti e capaci di amare. Perché si possono fare mille leggi al riguardo, ma se non si cambia la mentalità individuale e collettiva, queste disposizioni serviranno sempre a punire chi il danno lo ha già fatto. Meglio invece non dover arrivare fino a questo punto.

Cosa poter fare dunque per contrastare la violenza di genere attraverso un’opera di prevenzione?

  • Uno dei primi passi potrebbe essere quello di far conoscere il fenomeno, in modo tale da inculcare nelle nuove generazioni un pensiero critico sull’argomento.
  • Proteggere i bambini dalle violenze per farli diventare degli adulti capaci di amare.
  • Aiutare le giovani donne all’istruzione e all’indipendenza economica.
  • Far si che la violenza non venga riconosciuta tale solo se esercitata a livello fisico e sessuale, ma anche psicologica, alla quale spesso si tende ad abituarsi perché ritenuta normale. Tanto meno ci si ribella, per “rispetto” del quieto vivere.
  • Nutrire l’autostima dei giovani. In questo modo gli uomini non si convinceranno del fatto che per tenere qualcuno con se debbano usare l’imposizione e il controllo. Le donne invece non crederanno di dover essere accudite e salvate dal primo che capita e che la loro realizzazione non debba passare per forza solo nel matrimonio, ma anche in quella professionale e personale.
  • Rispetto al punto precedente bisogna smettere di far credere che le donne dovranno essere salvate dal Principe Azzurro, ricordo che è pur sempre un uomo in calza maglia. Stiamo parlando infatti di aspettative consolidate ma non messe in discussione riguardo ai ruoli che le donne e gli uomini dovrebbero avere. E quelli delle donne spesso e volentieri si limitano alla cura della casa e della famiglia.