Mar
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-03-2016

Immagine dal web

Di recente mi è capitato di aver tenuto un incontro con alcuni genitori di alunni delle scuole elementari e medie sugli usi inadeguati di internet e tra gli aspetti che sono stati approfonditi si è parlato anche di cyberbullismo, l’”evoluzione” del bullismo.

Il bullismo viene definito come un’oppressione psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona più potente nei confronti di un’altra percepita come più debole (Farrington, 1993). E’ caratterizzato dall’intenzionalità del bullo di fare del male alla sua vittima che si sente isolata e la maggior parte delle volte tende a nascondere i soprusi subiti.

Il cyberbullismo è la forma di bullismo che viene manifestata attraverso l’uso di mezzi elettronici, come la posta elettronica, la messaggistica istantanea, gli sms o siti web con contenuti offensivi. Il cyberbullo riesce a mantenere facilmente l’anonimato nascondendosi dietro le apparecchiature di cui fa uso, ad avere un pubblico molto più vasto rispetto al bullo tradizionale e ha la possibilità di raggiungere più facilmente la sua vittima.

Mentre la vittima di bullismo, soprattutto nelle città riesce a non essere più tale cambiando scuola, ad esempio, la vittima di cyberbullismo può essere raggiunta ovunque e spesso non sa di chi deve difendersi.

Purtroppo quello del cyberbullismo è un fenomeno sempre più in espansione, considerato che la maggior parte dei ragazzi accede alle apparecchiature elettroniche in modo non controllato e soprattutto senza aver mai avuto un’educazione adeguata in tal senso. D’altronde, quello che è venuto a mancare forse è proprio un modello educativo maturo a cui rifarsi. La maggior parte dei genitori di oggi infatti, non ha avuto esperienze infantili o adolescenziali che riportano all’uso delle nuove tecnologie e si ritrovano ad ignorarne tanti aspetti.

Mi sono resa conto infatti che molti di loro non hanno ben chiaro quale sia la grandezza, positiva e negativa dell’impatto che esse hanno sulla quotidianità di tutti. Spesso non si rendono conto che i figli hanno la possibilità virtuale di spingersi molto oltre il limite che i genitori li consentirebbero di oltrepassare nella realtà. Ad esempio, senza controlli i figli potrebbero entrare in siti dedicati solo ad adulti, condividere con chicchessia informazioni personali, cadere vittime di adescamenti da parte di personaggi poco raccomandabili o nella trappola delle nuove dipendenze.

Ecco perché credo profondamente nell’informazione e formazione dei genitori verso l’uso delle nuove tecnologie, in modo tale che possano accompagnare i figli in un mondo nuovo, ma che fa parte inevitabilmente di tutti i settori della nostra vita. Ed ecco perché ritengo fondamentale che venga fatta un’adeguata prevenzione rispetto ai rischi in cui si può cadere vittime, ma al tempo stesso traendo tutti i vantaggi che le nuove tecnologie ci offrono.

Se ti interessa approfondire l’argomento clicca quì.

 

Mar
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-03-2016

Sembrava ieri Natale, ed eccoci giunti alla Pasqua del 2016. Qualsiasi sia il significato che ognuno di voi possa dare a queste festività, viviamo in uno paese in cui più o meno tutti si ritrovano a festeggiarla, dai pranzi in famiglia alle uscite fuori porta.

Anche io mi fermerò, ma solo il lunedì 28. Per il resto dei giorni tutte le mie attività in studio proseguiranno senza modifiche.

Vi ricordo quindi che potete contattarmi telefonicamente al 3207297686 per prendere un appuntamento (NO CHAT – NO SMS) e inviarmi e-mail per richiedere qualsiasi tipo di informazione inerente il mio lavoro.

Non smetterò mai di ringraziare tutti voi, cari lettori di Gocce di psicoterapia e approfitto per augurarvi delle ottime festività.

Caterina Steri

 

Mar
21

Come periodicamente succede tra queste pagine virtuali, oggi condividerò con voi le parole di una donna arrivata nel mio studio qualche mese fa che non riusciva ad affrontare con serenità dei cambiamenti da lei fortemente cercati, ma che la ponevano di fronte ad aspetti di se che difficilmente riusciva a riconoscere e di conseguenza ad affrontare. E’ stato il nostro un lavoro intenso e ricco di soddisfazioni e dato che il mio blog si ispira alle storie delle persone, mi pare d’obbligo condividere le loro parole una volta concluso il percorso di psicoterapia insieme.

Grazie alla protagonista di questa storia che con il suo lavoro ha contribuito ancora alla mia maturazione professionale.

Cara psicoterapia,

eccoci arrivate al termine di questo percorso insieme. Anche se in realtà non si tratta di una vera e propria fine, ma più che altro di un trampolino di lancio verso la vera essenza di me.

Mi hai accompagnata in queste settimane con delicatezza e discrezione, sostenendomi nel ricercare e rispolverare nel profondo del cuore e della mente quelle cose che non ricordavo o non credevo di avere.

Come un lampo che illumina la notte mi è stato subito chiaro che la chiave di tutto fosse la consapevolezza.

Consapevolezza di quanto io sia importante e di quanto sia importante mettersi al primo posto per essere i veri protagonisti della propria vita.

E per tutto questo devo anche ringraziare me stessa per aver capito che era arrivato il momento di svoltare ed intraprendere la strada giusta, liberandomi dalle abitudini negative, dalle relazioni oppressive che mi tenevano intrappolata al giudizio degli altri e che non mi permettevano di fare le mie scelte con serenità.

Ora, sulla soglia di un passo importante, ho la tranquillità di poter affrontare anche le difficoltà e i momenti “no”, con uno spirito nuovo che mi permetterà di valorizzarli anziché evitarli.

Sono certa che le mie nuove/vecchie risorse mi verranno in aiuto al momento giusto, affinchè possa sentirmi leggera e felice con le persone che amo.

E in più ho la sicurezza di aver riempito il mio bagaglio con gli strumenti migliori per me. Un bagaglio che mi porterò sempre. Per questo non si tratta di una conclusione ma dell’inizio di un viaggio.

Mar
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-03-2016

Immagine dal web.

Uno dei motivi per cui ho scelto di fare la psicoterapeuta, oltre al forte interesse per la materia, è stato quello per cui ho sempre cercato un punto di vista alternativo alle varie situazioni.

Quello del terapeuta è un compito complesso, nonostante i vari pregiudizi, in cui occorre aiutare le persone a disincastrarsi da situazioni che durano da più o meno tempo e che fanno loro stare male. Situazioni in cui ci si ritrova per i motivi più differenti, ma alle quali è difficile trovare una soluzione. A volte, secondo alcuni è pure impossibile. Quello che invece rimando loro è che sono davvero poche le situazioni  irrisolvibili e che a volte basterebbe semplicemente cambiare punto di vista per accorgersi di poter intraprendere una via alternativa.

Un argomento per me tanto caro è ad esempio quello delle violenze domestiche. Molte donne (e anche tanti uomini), si ritrovano quotidianamente a subire vessazioni di ogni genere, stando male, ma non facendo nulla per liberarsene perché convinte che quella sia la normalità. Si dicono che sicuramente non sono le uniche a subirle e per questo possono “sopportare” ed andare avanti.

Si attribuiscono le colpe degli attacchi d’ira dei loro compagni dicendosi che avrebbero potuto evitare di dire o fare determinate cose, si ripromettono di non ripetere più gli stessi errori imponendosi di stare zitte o di non prendere iniziative proprie che potrebbero non essere accettate, annullandosi senza nemmeno accorgersi.

Per difendere le loro convinzioni si convincono che le tragedie che succedono alle altre donne non riguarderebbero la loro condizione e che spesso certe notizie sono solo il frutto della cronaca giornalistica.

Ecco, il mio compito è proprio quello di aiutare queste donne a riconoscere la violenza, ad ammettere che il loro compagno è anche il loro carnefice e che qualsiasi tipo di violenza, verbale, psicologica, fisica e sessuale non debba essere giustificata in alcun modo. Tanto meno cerco di aiutarle a capire che il modo migliore per non subire queste violenze non sia quello di annullarsi per evitare di far arrabbiare l’altro, ma quello di allontanarsi il prima possibile dal loro vessatore.

Gli uomini violenti non amano le loro donne, vogliono solo tenerle sotto controllo e cercare di rivalersi su esse rispetto alla loro stessa infelicità. Molti ad esempio si giustificano dicendo di essere stati maltrattati a loro volta. Questo non vuol dire però che abbiano il diritto di rivalersi sugli altri.

Il mio lavoro consiste nel cercare di far vedere la condizione di non amore per quello che è davvero, senza i filtri delle giustificazioni: è quello di aiutare le persone a darsi la possibilità di amare e di essere amate. Ma soprattutto è quello di aiutarle ad amarsi, perché solo così possono riconoscere il vero amore e impedire che qualcuno manchi loro di rispetto.

Se ti interessa sapere di più sull’argomento clicca quì.

Mar
14

Immagine dal web

Per ogni persona il cibo ha un valore molto più importante rispetto al solo piacere che esso da e alla soddisfazione della fame, bisogno primario degli esseri viventi.

Il cibo è anche significato di condivisione, interazione, potere. Ha un’importanza sociale fondamentale, significativo è il detto secondo cui “le decisioni più importanti vengono prese a tavola.”ecisioni

Quando si scopre di avere delle patologie legate al consumo di cibo questo può causare disagi psicologici veri e propri, dati dal rapporto con esso e sul significato che gli si attribuisce. Parliamo ad esempio della celiachia, una patologia autoimmune che può comparire ad ogni età, in cui l’intestino del celiaco non riesce ad assimilare il glutine, presente in alcuni cereali come grano, farro, orzo, segale, avena ed in tutti i prodotti derivati.

La terapia possibile per questa patologia non è di carattere farmacologico ma è la dieta priva di glutine, stando attenti anche ad eventuali contaminazioni mentre si cucina.

Nonostante la dieta “terapeutica” permetta al celiaco di stare bene fisicamente, essa stessa potrebbe causare dei problemi a livello psicologico. Ad esempio, può diventare molto difficile l’accettazione della malattia e di tutte le rigidità alimentari a cui essa  costringe, in cui anche al nucleo familiare viene richiesta un’attenzione e partecipazione attive rispetto a ciò che viene consumato ogni giorno a tavola.

I bambini ad esempio possono non comprendere a fondo il divieto di mangiare alcuni cibi, soprattutto quando si ritrovano in mezzo ai coetanei liberi di consumare tutto.

Occorre aiutarli ad avere un quadro chiaro della situazione, abituarli a capire cosa possono mangiare e cosa no, chiedendo anche l’aiuto di tutte le figure di riferimento che ruotano attorno ad essi.

Anche gli adolescenti possono vivere male la diagnosi di celiachia, perché tendono a voler essere uguali al gruppo di coetanei e la ristrettezza alimentare potrebbe minare il loro senso di inclusione. E’ anche un periodo dello sviluppo molto delicato in cui si fanno passi enormi nei confronti della autonomia e gestirsi una dieta priva di glutine fuori da casa potrebbe risultare difficile. Anche se fortunatamente esistono sempre più aziende alimentari che stanno attente a creare prodotti privi di glutine, o luoghi pubblici dove vengono proposti menù glutenfree.

Così come il bambino, anche l’adolescente ha bisogno del supporto e della responsabilizzazione da parte dei genitori. Questi ultimi possono vivere a loro volta il disagio dei figli, diventando ansiosi e iperprotettivi e hanno bisogno di qualcuno che possa aiutarli a contenere le paure e le preoccupazioni.

Chiunque debba avere la possibilità di parlarne liberamente perché aiuta ad affrontare le paure e le insicurezze.

La non accettazione della diagnosi e della costretta abitudine alimentare può causare il senso di inadeguatezza che spinge a volte a rinunciare ad alcuni aspetti della vita sociale, per non trovarsi di fronte alle differenze con gli altri o a spingere, soprattutto nel caso di adolescenti a consumare i cibi “proibiti”.

In diversi casi la diagnosi della malattia cronica, e non mi riferisco solo alla celiachia ma ad esempio anche al diabete, può creare ansie, preoccupazioni, bisogno di trovare nuovi equilibri che a volte da soli non si riesce a fare per i motivi più svariati. Proprio per questo sarebbe utile, come per qualsiasi disagio psicologico che non si riesca a risolvere da soli, chiedere un aiuto professionale che possa far emergere le varie difficoltà per affrontarle nel modo migliore possibile.

Mar
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-03-2016

L’undici marzo di 5 anni fa, postai per la prima volta in rete il mio blog. Ero ben contenta e soddisfatta dell’inizio del mio lavoro, non sapevo dove mi avrebbe portata e quanto lavoro gli avrei dedicato per tutto questo tempo.

Mi trovavo allora a vivere in Veneto, in un periodo personale e professionale per me molto particolare. Da allora sono andata alla ricerca di tante novità e cambiamenti e devo dire che gran parte di essi li ho concretizzati.

Certo non posso dire di essere “arrivata”, tanto meno penso di volerlo fare in quanto per me la vita è un continuo viaggio con infinite mete da scoprire. E’ un percorso dinamico, la cui staticità non viene assolutamente contemplata.

Che c’entra tutto questo con il mio blog? Sicuramente anch’esso ha avuto la sua evoluzione, in quanto costituisce la vetrina della mia attività professionale che nel corso del tempo è sbarcato nei vari social network e nelle casa di tanti di voi che ogni giorno ne sono ospiti assidui o ci arrivano per caso.

Devo molto al mio blog, e devo tanto a me stessa che quotidianamente ha deciso di curarlo e alimentarlo, così da farlo crescere sempre più. E devo tanto ai lettori e ai pazienti che ispirano e seguono attentamente ciò che scrivo, facendo nascere in me importanti riflessioni.

Quindi auguri al mio blog, alla pagina Facebook che ne prende il nome, alla parte di me che riversa su queste righe virtuali la passione per questa professione, ai lettori che ne fanno parte ogni giorno e alle persone che arrivano nel mio studio e decidono di intraprendere insieme una preziosa parte del camino della vita.

Grazie ancora, sperando di festeggiare il prossimo lustro di Gocce di psicoterapia insieme.

Mar
08
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 08-03-2016

A me i festeggiamenti per la festa della donna non sono mai piaciuti, lo so, vado controcorrente.

Non perché non sia d’accordo sul principio e il significato, ma perché non posso fare a meno di chiedermi se non sarebbe meglio poter festeggiare di esser donne ogni giorno? Così come dell’essere uomini, naturalmente. Invece durante il resto dell’anno tra le notizie più comuni si racconta di femminicidi, violenze, abusi, diritti mancati.

L‘origine della Festa della Donna ha una storia abbastanza complessa che non riguarda solo l’incendio nella fabbrica Triangle di New York in cui 146 lavoratori (per lo più donne immigrate) persero la vita. Riguarda anni di rivendicazioni di diritti e di manifestazioni per ottenerli. Tutto il mio rispetto alla commemorazione di chi ha dato energie e  la vita per difendere le proprie cause, nonostante un giorno solo non sia sufficiente, ahimè!

Pur con varie lotte, chiari segni di emancipazione, ancora troppe donne vengono maltrattate. A tante succede in casa propria. Quasi quotidianamente assistiamo a femminicidi causati da mariti, compagni, ex fidanzati, a volte figli. La maggior parte dei quali sono tragedie preannunciate. Altre subiscono silenziosamente violenze psicologiche senza farne denuncia, un po’ per paura un po’ perché non riconosciute ma considerate “normali”: questo è il modello da sempre conosciuto e non viene contemplata alcuna alternativa.

Dovrebbe essere ogni giorno la festa della Donna, così come quella degli uomini, della famiglia qualsiasi sia il suo modello, dei bambini, degli innamorati, della natura, della pace. Per tener sempre presente il valore di ciò che siamo veramente, come persone, umani inseriti in un cosmo in cui tutti potremmo con-vivere serenamente senza mancarci di rispetto e farci la guerra.

Forse è troppo poco ricordarcene un solo giorno, ma intendo onorarlo con il pensiero, il mio lavoro, con il cercare di realizzare i miei obiettivi, con il rispetto verso me stessa e la pretesa che anche gli altri ne abbiano, coltivando non solo la mia professione, ma anche la mia vita privata. Per partire da qui e “trainarne” gli effetti per tutto il resto dell’anno. Qualcuno mi fa compagnia?