Dic
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-12-2015

Buon anno a tutti i lettori di Gocce di Psicoterapia e non, a tutti coloro che hanno varcato le porte del mio studio, a quelle che stanno decidendo di farlo e a quelle che non lo sanno ancora. Buon anno anche a tutti gli amici, i parenti e a chi ogni giorno mi accompagna e crede nella mia incredibile avventura professionale e personale.

Che tutti i vostri obiettivi vengano realizzati, che la voglia per essere felici vi accompagni e vi guidi nonostante tutte le difficoltà.

Buon anno di cuore a tutti!

Caterina Steri.

Dic
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-12-2015

Anche quest’anno siamo arrivati alle porte del Natale. Non posso non ringraziare tutti gli affezionati e gli ospiti “saltuari” di Gocce di Psicoterapia che ogni giorno mi seguono numerosi. Tutte le persone che ogni giorno con la loro presenza stimolano il mio lavoro.

Vedere quanti ingressi vengono effettuati quotidianamente nel blog mi soddisfa e motiva a continuare a scrivere e a condividere con i lettori la passione per la mia professione.

Per il periodo natalizio ho deciso di prendere una piccola pausa rispetto alla mia attività da blogger e di rimandarvi con i nuovi articoli ai primi giorni del prossimo anno.

Vi invito però a leggere gli articoli che vi interessano di più in queste pagine, su Tiscali  Lifestyle e ad interagire con me pure su Facebook e Twitter.

L’attività clinica negli studi di Cagliari e Nuoro  continua anche nei prossimi giorni feriali, quindi se avete bisogno di un appuntamento a breve termine potete sempre contattarmi telefonicamente al 3207297686 (NO CHAT – NO SMS).

Detto questo, auguro a tutti delle ottime feste.

A presto,

Caterina Steri.

Dic
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-12-2015

Come ben sapete, è mia abitudine chiedere ai pazienti di scrivere una lettera da leggere insieme per la loro ultima seduta di psicoterapia. E’ la loro una testimonianza molto importante su tutto il lavoro fatto. E mentre nel post L’abbraccio terapeutico vi ho descritto un po’ il punto di vista del terapeuta rispetto alla chiusura di una psicoterapia Strategica Integrata, oggi vi mostrerò quello di una paziente direttamente attraverso le sue parole. Spero possiate trarne importanti spunti così com’è successo a me. Buona lettura.

“È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio.”

Credo di essermi trovata tante volte davanti al mio personale e avveduto ( molto più di me) Morpheus ma io ho sempre scelto, cocciutamente, la pillola azzurra. Ho sempre preferito ignorare il mio malessere, accettare la realtà che ho sempre conosciuto nonostante fossi cosciente di quanto fosse limitante, limitata e squalificante.

Consapevole della gabbia in cui mi sono rintanata ho preferito comunque stagnare per anni nel rassicurante conosciuto pur di non mettermi in gioco e tentare altre strade. Mi sono accontentata del nulla perchè il nulla è ciò che ho sempre conosciuto. Non ho mai preteso nulla per me stessa e ho sempre creduto che quella fosse l’unica condizione possibile.

Scegliere la pillola rossa comportava il pormi in una condizione per me sconosciuta e raramente sperimentata: quella di colei che chiede aiuto.

Un motivo che fino a un anno e mezzo fa era più che sufficiente per far finta di nulla o per tentare (inutilmente) di porre rimedio da sola ai miei problemi. Nel mio ordine delle cose non era accettabile trovarmi nella condizione di aver bisogno di aiuto.

Scegliere la pillola rossa non è cosa semplice per chi non ha mai provato l’ebbrezza di scegliere, per chi ha sempre avuto paura anche solo di immaginare le conseguenze che una qualche scelta poteva comportare, per chi non poteva permettersi di essere fragile e vulnerabile, per chi non poteva concedersi il lusso di sbagliare o disattendere le aspettative altrui.

Ma come tutti i fan della saga di Matrix sanno, dopo innumerevoli tentativi, anche Neo cede al suo bisogno di capire, cede al suo desiderio di cambiamento perchè la realtà che ha davanti non lo soddisfa e intuisce che quella non è l’unica realtà possibile. Da solo non è più in grado di trovare le spiegazioni di cui ha bisogno e allora fa una cosa molto semplice: fa una scelta.

Ovviamente che è semplice lo posso dire ora…due anni fa non avrei mai osato dire una cosa simile.

La decisione di iniziare un percorso terapeutico per me è stato come per Neo scegliere la pillola rossa.

Scegliere un’altra via, cercare un’opportunità, trovare risposte.

Mi sono concessa l’opportunità di essere ciò che mi sono sempre negata di essere.

Una scelta che è arrivata nel momento peggiore per me. Non tanto perchè in passato non abbia avuto momenti altrettanto tristi ma perchè per la prima volta ho dovuto fare i conti con le mie emozioni. Per anni le ho contenute, represse, nascoste. Invece loro, zitte zitte, erano li, pronte a presentarmi il conto.

Negando per anni le mie emozioni e i miei desideri ho toccato il fondo. Per molto tempo quel fondo l’ho scavato (..con i denti..come direbbe simpaticamente qualcuno che conosco, giusto per rendere meglio l’idea di un gesto inutile quanto maldestro e disperato) ma poi ho capito che dovevo fare ordine. Dovevo dare forma a un groviglio di stati d’animo a cui non sapevo nemmeno dare un nome. Per anni sono stata talmente tanto concentrata su ciò che desideravano le persone che avevo vicino che non mi sono mai chiesta cosa volessi io.

Decidere di iniziare la terapia è stata la prima vera scelta fatta da me, per me.  Ho scelto di stare bene e anche se mi spaventava ho compiuto un gesto d’amore nei miei confronti. E’ stata solo la prima di tante scelte e lungo il percorso ho imparato a farne tante altre.

“Cerco di aprirti la mente, Neo, ma posso solo indicarti la soglia. Sei tu quello che la deve attraversare”  diceva, a ragione, il nostro Morpheus.

Il percorso terapeutico è stato un continuo attraversare nuove soglie, sperimentarmi in contesti e in ruoli per me sconosciuti; riconoscere e riconoscermi un valore; è stato un presentarmi al mondo senza più vergogna, come persona che prova emozioni, desideri, aspettative; è stato un momento di affermazione di me stessa con tutte le mie imperfezioni, nessuna esclusa, che in questo percorso ho imparato ad accettare.

In questo anno e mezzo di terapia ho ricevuto in dono tante cose.

Ho imparato a non giudicarmi in maniera feroce come in passato e mi sono concessa di essere indulgente con me stessa. Ciò che prima giudicavo negativamente ora lo accetto più serenamente come parte di me.

Ho capito che posso essere tante cose, anche molto diverse tra loro ed essere sempre io.

Ho scoperto tante cose di me che per anni ho negato. Quelle stesse cose che in maniera inflessibile giudicavo negli altri ma che in realtà invidiavo perchè non ero in grado di concedermi certe libertà.

Ho capito che scontentare me è molto peggio che scontentare gli altri.

Ho smesso di avere paura del giudizio altrui e ho smesso io stessa di giudicare.

Ho capito che se una cosa mi piace perchè mai non dovrei farla (purchè sia legale, s’intende).

Ho capito che la coerenza è un concetto molto relativo e che non è dovuta laddove diventa un limite per me stessa.

Ho smesso di essere la prima sabotatrice di me stessa. Ho smesso di farmi lo sgambetto e ho smesso di mettermi di traverso tra me e ciò che mi rende felice.

Ho capito che l’approvazione degli altri è una gran bella cosa ma non è necessaria e non è il motore per andare avanti.

Ho imparato a godere anche delle emozioni negative come la malinconia e la nostalgia. Non è poi così male poterle vivere appieno per poi trarne spunto e linfa per andare oltre.

 Ho imparato a dire si quando qualcosa mi va e ho imparato a dire no anche quando il mio senso di responsabilità e la mia tendenza al martirio tende a prendere il sopravvento.

Ho capito che vivere di passioni è decisamente meglio che vivere di regole e tabù.

Ho imparato che si può cambiare idea, strada, ristornante, pizza, taglio di capelli, ragazzo (dunque anche suocera), casa, lavoro. Ecc. ecc.

Ho imparato che nulla è perfetto e che il concetto di “per sempre” è decisamente inflazionato e opinabile.

Ho avuto in dono un respiro profondo, lungo e disteso.

Ho trovato la mia tranquillità anche in un luogo affollato e sconosciuto.

Grazie alla terapia mi sono regalata tante canzoni che per anni ho ascoltato ma che non avevo mai sentito veramente.

La terapia mi ha regalato le poesie di Alda Merini. Non perchè prima non le conoscessi o non le apprezzassi ma perchè ora le leggo con occhi e cuore nuovi.

Mi sono regalata del tempo per me e con la giusta dose di leggerezza in più.

Mi sono concessa di pensare a me prima che agli altri. Una bella scoperta il sano egoismo.

Ho imparato che fare in prima persona certe esperienze è più appagante che farsele raccontare.

Ho finalmente capito molti film d’amore. Perlomeno ora quando guardo un film so che la sceneggiatrice ha grossi problemi di dipendenza affettiva.

Ho realizzato che un’altissima percentuale dei film e la quasi totalità dei testi delle canzoni d’amore propongono un modello sbagliato e malato di relazione. Grazie alla terapia non vincerò mai un disco di platino né riceverò una nomination agli Oscar.

Ora so che sulla copertina dei vecchi Dvd della Disney dovrebbero scrivere “Nuoce gravemente alla salute”

Ho imparato che Laura Pausini avrebbe dovuto intraprendere un percorso terapeutico sin dai tempi del suo primo Sanremo. Anche lei avrebbe capito che tanto, a Marco, non gliene importava nulla di lei e non aveva proprio senso rimuginarci su, o peggio, aspettarlo.

Ora ho capito perché da bambina (ma senza andare tanto lontano anche due anni fa) anche io, come Candy Candy avrei scelto inizialmente Anthony ma poi avrei fatto un pensierino pure su Terence. Ora invece starei alla larga da entrambi…anche perchè un Terence credo di averlo pure conosciuto. Forse più di uno.

Ho imparato che “le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia” (Gibran)

La terapia non ha appianato tutti i miei problemi, non ha eliminato dalla mia vita le difficoltà o il dolore. Non ha reso la mia vita perfetta, non ha eliminato i momenti di incertezza e non mi ha preservato dalla fatica del mio quotidiano ma mi ha regalato la serenità e la fiducia in me stessa per affrontare i problemi, senza nascondermi, alla luce del sole e uno per volta.

Tra tutti i grazie, però, stavolta sento di doverne uno bello grande a me stessa. Mi ringrazio per averci provato, per aver creduto che questo percorso avrebbe migliorato la mia vita. Mi ringrazio per aver avuto la forza di fidarmi e affidarmi a qualcuno con la certezza che questo avrebbe cambiato il mio modo di vedere e interpretare il mio mondo e di viverlo in maniera diversa. Ho iniziato il mio percorso terapeutico e di crescita  poco dopo aver dedicato un bellissimo pensiero di Kubrick a una persona che per qualche tempo ho creduto di amare tanto anche se in maniera malata. Che poi era anche l’unico modo d’amare che conoscessi. A quei tempi ero così tanto proiettata su di lui che non vedevo quanto quelle parole, invece, avrei dovuto volerle tutte per me.

Concludo ora  il mio percorso dedicando a me quelle stesse parole che un anno e mezzo fa non ero in grado di augurarmi: ora posso ringraziarmi per averci provato e complimentarmi con me stessa per esserci riuscita.

“Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere: Non tentare di volare troppo in alto, come viene intesa in genere, e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso: Dimentica la cera e le piume e costruisci ali più solide”

Dic
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-12-2015

Spesso l’apparente soluzione alla crisi di una coppia può essere la nascita di un figlio “riparatore” che, come per magia, si pensa possa permettere di ri-donare armonia alla vita coniugale. Mi riferisco ad un figlio che viene caricato di grosse aspettative già da prima della sua nascita.

Una tale situazione non solo non risolve le problematiche, ma potrebbe anche dare conseguenze sul nascituro che ha avuto indirettamente l’incarico di riparare la disarmonia di coppia, come se fosse responsabile di riempire il vuoto tra i due coniugi. In realtà ciò non è possibile.

Innanzi tutto la nascita di un figlio è di per se un evento critico, in quanto rivoluziona totalmente la vita familiare, quindi non fa altro che spostare l’attenzione da quello che era il problema di coppia alla crisi che può scaturire dall’avvento di una terza persona. E’ questa una delicata fase nella coppia che presenta l’esigenza di una totale riorganizzazione della quotidianità e spesso non coincide con le aspettative iniziali o con ciò che si era immaginato quando si è deciso di avere il figlio. Rappresenta un periodo in cui la madre obbligatoriamente dedicherà molto più tempo al figlio che non al marito, che potrebbe sentirsi escluso o approfittare per allontanarsi ulteriormente dalla partner, se già da prima si era creato un distacco.

In tale situazione i figli potrebbero essere usati come alibi per non vivere la coppia. Pensiamo ad esempio a chi decide di far dormire i bambini nel letto coniugale, spesso per evitare momenti di intimità con il partner.

Inevitabilmente, appena passerà la fase iniziale e si raggiungerà una nuova routine quotidiana, i problemi della coppia torneranno a galla, in alcuni casi anche in modo più accentuato.

Come genitori, si potrebbe essere adeguati, ma come coppia coniugale i problemi possono persistere. Di conseguenza la scelta di rimanere insieme potrebbe derivare dal legame nei confronti del figlio, non dell’altro componente della coppia.

La decisione di avere un figlio non può essere una “strategia” per risolvere le crisi. Si dovrebbe desiderare un bambino non per riempire il vuoto della diade coniugale, ma per arricchirla.

Quando si decide di diventare genitori nei momenti in cui la coppia entra in una fase di monotonia e per  trovare stimoli adeguati per andare avanti serenamente, il figlio, in un modo o nell’altro, avrà la responsabilità della qualità della vita coniugale e rischierà di venire usato come arma di difesa o attacco fra i due componenti.

E’ fortemente necessario quindi, riuscire a discernere tra la dimensione della coppia coniugale e quella genitoriale, che possono esistere anche sole. Molti invece fanno l’errore di pensare che debbano convivere insieme, e nonostante vari problemi e malesseri, non contemplano alternative.

 

 

Dic
10

Immagine dal web

Di recente, lavorando con un gruppo di adolescenti, mi è stata posta una domanda riguardo il da farsi quando genitori e figli non si trovano d’accordo sulla scelta di questi ultimi riguardo alle Scuole Superiori da frequentare.

Solitamente a gennaio scadono le preiscrizioni, quindi questo è un periodo in cui si discute parecchio sul da farsi.

Non è sicuramente un argomento facile, certo molto importante. Stiamo parlando infatti di una delle prime vere scelte di vita dei ragazzi, che possono portare a sviluppi futuri altrettanto importanti.

Non solo sarebbe opportuno creare degli incontri di orientamento con i ragazzi, ma in alcune realtà anche con i genitori, in modo tale che entrambe le parti possano esprimere pensieri, dubbi e domande agli esperti del settore.

Quando accade che i figli  facciano delle scelte non coincidenti con il volere dei genitori possono crearsi degli attriti che spesso sfociano in veri e propri problemi poiché non si trovano dei punti di incontro.

I genitori spesso non sono d’accordo con i figli perché pensano al loro bene, ma i punti di vista non potrebbero coincidere.

Sarebbe bene quindi, come per tutti i punti di disaccordo, creare una comunicazione tra loro di rispetto e la possibilità di esprimere in tutta chiarezza i propri punti di vista. E’ indispensabile capire quali siano le motivazioni delle scelte, i desideri e gli obiettivi futuri.

Un errore che spesso si fa è quello di pretendere dai figli di fare ciò che i genitori alla loro età non hanno potuto fare. Questo può rivelarsi dannoso: genitori e figli sono persone diverse, con personalità, attitudini ed esigenze altrettanto diverse. Sarebbe quindi frustrante e spesso fallimentare pensare che non sia così.

Altra considerazione da tenere a mente è che la scelta delle Scuole Superiori è una delle prime scelte importanti per il futuro. Aiutare i figli a capire che possono essere in grado di decidere e appoggiarli nelle loro scelte li aiuta ad avere fiducia in se stessi e nelle loro capacità. Se i genitori decidono al loro posto, non si reputeranno in grado di poter decidere per se stessi, si sentirebbero inadeguati nel farlo o avrebbero l’esigenza di sentirsi sempre autorizzati prima di poter agire. Ciò potrebbe ripercuotersi anche nelle scelte future.

Parlare chiaramente del perché non ci si trovi d’accordo sulle scelte, può aiutare ad essere più autonomi e sicuri. Abitua a tenersi aperti al dialogo e al confronto, a tenere in conto l’opinione degli altri, a sentirsi adeguati nel prendere le decisioni.

Qualsiasi possa essere la decisione presa, la cosa importante è che sia frutto di un dialogo chiaro e libero, non di un’imposizione.

I genitori hanno il dovere di aiutare i figli a non sbagliare, ma allo stesso tempo di lasciare loro uno spazio di autonomia.

E’ vero anche che se i ragazzi, una volta scelta una determinata scuola, si dovessero rendere conto di non trovarsi bene, potrebbero anche decidere di cambiare strada. Perché è vero che non siamo perfetti e quindi possiamo sbagliare, ma è altrettanto vero che a tanti sbagli si può riparare, soprattutto quando si sente di poterlo fare liberamente.

 

Dic
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-12-2015

Buongiorno a tutti,

sono iniziati i ponti delle Feste natalizie, nonostante ciò, ho deciso di non fare pause lavorative se non nei giorni festivi. In tutti gli altri proseguiranno i colloqui nelle solite sedi, potete quindi continuare a chiamare per fissare un primo incontro al numero 3207297686 (NO CHAT; NO SMS).

Verrete richiamati entro la fine della giornata, qualora non possa rispondere subito alla vostra chiamata.

Buona settimana a tutti voi.

Caterina Steri

Dic
01
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 01-12-2015

Immagine dal web

La scorsa settimana, con mia piacevole sorpresa, sono stata contattata telefonicamente dalla redazione di TG2 Insieme, la trasmissione di Rai 2 che va in onda dal lunedì al venerdì dalle nove e trenta della mattina, per essere invitata ad intervenire nella puntata di oggi e discutere sulle conseguenze psicologiche riguardanti la paura del terrorismo, che ultimamente si fa sempre più sentire e che ho affrontato in due articoli del mio blog.

Sono stata onorata e grata dell’invito e pur non avendo mai fatto un’esperienza del genere, ho deciso di accettare.

Approfitto di queste righe per ringraziare la redazione della trasmissione che mi ha ospitato e quella della sede Rai di Cagliari da cui è stato trasmesso il collegamento.

E’ stata un’esperienza molto interessante ed istruttiva, non nego che fossi particolarmente emozionata all’idea, allo stesso tempo ho sentito la responsabilità di trattare un argomento così importante come quello sul terrorismo e sulle sue conseguenze psicologiche.  Avrei  sicuramente risparmiato la necessità di doverlo fare: non penso faccia mai piacere dover intervenire su argomenti così tragici, ma dato che non possiamo far finta di nulla, ho accettato questo doveroso impegno e ringrazio ancora di aver potuto raccontare il mio punto di vista professionale.

Grazie ancora per l’invito e grazie a chi è stato così carino da sostenermi in questa esperienza e a chi non ha potuto ma avrebbe voluto.

Per vedere la puntata di Tg2 Insieme di martedì primo dicembre potete cliccare qui.