Set
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-09-2015

Immagine dal web

Da  un articolo del corrieredellasera.it ho scoperto l’esistenza di un libro in prossima uscita in Italia che racconta di George, un bambino che vorrebbe essere una bambina e che, guardandosi allo specchio chiama Melissa.

Potrebbe essere questo un utile strumento per spiegare ai bambini la transessualità, il suo titolo è George di Alex Gino.

Recita l’articolo: “Melissa”. Era quello il nome che si dava allo specchio quando nessuno la vedeva, e lei poteva pettinarsi i lisci capelli castano-rossicci sulla fronte, come se avesse la frangia». All’inizio il suo è un segreto coltivato con cura, sarà la recita scolastica di «La tela di Carlotta» a farlo venire allo scoperto: prima con la sua migliore amica (una bimba sveglia, cresciuta dal padre single disorganizzato e amorevole), poi con il fratello Scott, l’archetipo del ragazzone sportivo americano, infine con la mamma e il papà separato, che vive lontano ma è attento ai figli. Anche se la madre e la maestra si oppongono, George vuole a ogni costo interpretare il ragno Carlotta perché si riconosce in lei come non può riconoscersi nel maiale Wilbur (un maschio).”

Perché do tanta importanza a questa notizia? Ritengo che i bambini debbano essere informati sulla realtà delle situazioni e sentirsi liberi, qualora anche loro desiderino essere Melissa, di non sentirsi anormali, soli e poter avere lo spazio per riflettere e parlare.

Molti adulti ancora pensano che sarebbe meglio tenere all’oscuro i bambini su argomenti riguardanti l’omosessualità e l’identità di genere, come se di identità ne esistesse una sola e giusta, ma così non è. Quindi meglio invitarli alla consapevolezza, all’osservazione e soprattutto al rispetto degli altri e di se stessi.

Per leggere l’articolo de Il corriere della sera da cui è tratta questa pagina clicca quì.

Set
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-09-2015

E’ possibile tenere buoni rapporti con l’ex partner? Parecchie persone, per le più svariate ragioni, non accettano l’idea di tagliare totalmente i ponti con chi ha avuto una relazione, anche quando ne intraprendono di nuove. Si convincono di poter diventare amici di chi si è amato in passato e con cui si è condivisa una forte passione.

Non sempre è possibile, molto dipende dal tipo di relazione avuta e da come essa si sia conclusa.

L’amicizia solitamente è un rapporto reciproco e disinteressato tra due persone che si vogliono bene in cui è esclusa l’attrazione sessuale. Quando un rapporto amichevole si instaura tra ex si dimentica dei motivi per cui ci si è lasciati rimanendo attaccati alle caratteristiche positive che avevano caratterizzato la relazione.

E’ più probabile poter instaurare un’amicizia quando la relazione in realtà non è stato un grande amore, tantomeno caratterizzata da una grande passione. Forse proprio perché la relazione era più fraterna e amicale che ci si ritrova ad esser amici. Naturalmente la conditio sine qua non affinchè possa accadere è che ci sia una reciprocità sentimentale da parte di entrambi, altrimenti si cade nella finzione dettata dalla paura di perdere l’altro o dalla voglia di riconquistarlo.

In altri casi i rapporti vengono tenuti più  per la paura di voltare nettamente pagina, anche se questo può causare dei problemi: accade soprattutto quando c’è stato un grande amore. Quando è così meglio non prendersi in giro, anzi, direi pure di “girare alla larga” dall’ex onde evitare forti delusioni e dolori.

Non si può esser amici se l’altro non è stato eliminato dalla mente come compagno. Per aprire una relazione amicale con l’ex bisogna prima “chiudere” con lui, elaborarne il lutto della perdita ed essere al di fuori di qualsiasi legame amoroso con esso.

Certo non è amicizia quando proseguono i rapporti sessuali, che potrebbero rivelarsi piacevoli nel momento in cui si esce dalla routine della relazione e scoprire una passione, dovuta spesso alla libertà di potersi dire  che quello è solo sesso, senza nessun altro tipo di implicazione.

Ci sono poi quelle relazioni che vengono riprese dopo lunghi tempi di silenzio fra i due. L’ingrediente giusto per farle funzionare sarebbe un cambiamento da parte di entrambi, altrimenti sarà solo questione di tempo il ritorno alle vecchie dinamiche che hanno portato alla rottura del rapporto. Insomma, il tutto si tradurrà nella classica minestra riscaldata.

Per concludere, mi vien da pensare che prima di decidere di tenere i rapporti con gli ex, bisognerebbe domandarsi a cosa ci servirebbe farlo e cosa implicherebbe per la propria vita?

 

 

 

Set
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-09-2015

Dopo la pausa estiva molti decidono di richiedere un aiuto psicologico perché si rendono conto che non è più il caso di rimandare la cura del proprio malessere a cui da soli non si è trovata una soluzione.

Mi rendo conto che non sia facile fare una richiesta del genere, anche perché spesso non ci si rende conto che lo stato di vissuto malessere sia dovuto ad una causa psicologica.

Proprio per questo oggi vi voglio parlare del disagio psicologico, caratterizzato da una mancanza di armonia con se stessi e con l’ambiente circostante, e di come riconoscerlo.

Per iniziare vi parlerò dei numerosi campanelli d’allarme a cui dovete prestare attenzione per identificare il vostro disagio:

  • siete sempre di malumore, o tristi, anche senza cause apparenti?
  • provate disinteresse verso tutto ciò che vi circonda?
  • avete la sensazione di sentirvi in trappola, ma non riuscite ad identificarne le sbarre e il modo in cui l’avete costruita?
  • i punti di riferimento a cui eravate abituati solitamente, per un motivo o per l’altro, sono venuti a mancare?
  • l’ansia e la preoccupazione  vi tolgono parecchie energie?
  • avete la sensazione di non riuscire a risolvere nulla delle problematiche che vi si sono presentate?
  • non riuscite a mandare avanti le vostre “normali” attività quotidiane e le percepite come sforzi enormi da concretizzare?
  • non trovate conforto in nulla?
  • avete disturbi del sonno, dell’appetito e/o dell’attività sessuale?
  • avete sintomi fisici  (dall’ansia, all’insonnia, al dolore fisico, ai disturbi gastrointestinali, o problemi della pelle, dell’appetito) a cui non vengono attribuite origini organiche?
  • sembra che nessuno vi capisca e avete problemi nel relazionarvi con le altre persone?

Ecco, questi e molti altri possono essere i tipici sintomi di un disagio psicologico.

Anche i  fattori di rischio possono essere diversi:

  • particolari eventi stressanti più o meno lunghi, forti cambiamenti anche positivi (ad esempio la nascita di un figlio, il trasferimento in un’altra città), mancanza di stimoli ambientali adeguati, situazioni particolarmente infauste (come il licenziamento dal lavoro, un lutto, una malattia), difficoltà nelle relazioni con le persone che vi circondano, sovraccarico lavorativo, o al contrario, mancanza di lavoro.

Sono fattori di rischio tutti quegli eventi che richiedono un nuovo adattamento e in cui mancano le risorse per affrontarli.

Stare male psicologicamente non significa essere pazzi, tantomeno è un fenomeno raro. Purtroppo non è ancora abbastanza diffusa la necessità di dover prendersi cura della propria componente psicologica, così come quella fisica, anche se mi rendo conto che negli ultimi anni le si da sempre più importanza.

Chiedere un aiuto psicologico non significa essere deboli o incapaci, semplicemente prendere consapevolezza del proprio disagio e cercarne una soluzione. La mente, così come il corpo, necessità di una cura quotidiana, quando questa viene meno, a lungo andare si ribella, accendendo i campanelli d’allarme per richiedere aiuto, maggiori attenzioni e cure. Così come abbiamo bisogno di un medico per la risoluzione di disagi e malattie mediche, allo stesso modo potremmo necessitare dell’intervento di esperti della “mente”, per la sua cura.

Se doveste rendervi conto di non riuscire a risolvere da soli i vostri disagi psicologici, potete chiedere l’aiuto di uno psicologo, dandovi la possibilità di riconquistare uno stato di equilibrato benessere.

Set
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-09-2015

Ho scattato questa foto a New York durante le ferie estive.

Un po’ per caso, un po’ no, mi ritrovo a sentire la famosa canzone degli anni ottanta che ci porta alla chiusura della stagione estiva, suggerendomi il titolo per il post di oggi.

Siamo oramai alla terza decade di settembre, la stagione autunnale è alle porte e le ferie sono terminate, per me come per tanti altri: sono quindi pronta a riprendere la mia attività lavorativa e quella di blogger.

La pausa estiva è servita a me tanto quanto ai miei pazienti che da oggi avrò modo di incontrare nuovamente in studio.

Prima delle ferie i pazienti si chiedono spesso come riusciranno ad affrontare il periodo di pausa e lo prendono come una nuova sfida, soprattutto se coincide con una fase particolarmente intensa della terapia. Al mio ritorno mi rendo sempre conto che le ferie sono servite loro per consolidare certi cambiamenti, rivisitare alternative che in precedenza non venivano contemplate, raggiungere obiettivi e deciderne altri.

E’ proprio vero che chi lavora in psicoterapia non lo fa solo durante i cinquanta minuti di colloquio a settimana, ma continua anche al di fuori dello studio.

Vacanze si, quindi, ma piene di sorprese, intuizioni, cambiamenti e di situazioni mai prima vissute.

Possono esser state ferie del tutto nuove, sia per i luoghi visitati, sia perché accompagnate da cambiamenti interiori raggiunti con tanta fatica e determinazione. Possiamo riprendere a lavorare non solo da dove abbiamo interrotto, ma facendo anche buon uso di tutto ciò che è accaduto in queste settimane di fine estate.

Anche io mi sento cambiata, personalmente e professionalmente. Il riposo mentale e il ritmo vacanziero mi hanno rigenerata e allo stesso tempo guidata verso nuove prospettive e desideri da realizzare. Mi aspetta un lungo anno di iniziative, progetti, sorprese e sento di esser pronta a riprendere in toto la mia attività professionale.

Riprendo felicemente a dedicare il mio tempo alle persone che si trovavano già in un percorso terapeutico e alle nuove che richiederanno un colloquio chiamandomi al 3207297686 (NO CHAT -NO SMS).

Buona giornata a tutti allora e un buona fine estate.