Lug
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-07-2015

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Giorni fa è scoppiato il caso del bambino di circa un anno finito in ospedale a Firenze per denutrizione. Il medico intervistato, Giovanni Federico, Docente di pediatria all’Università di Pisa e responsabile di Diabetologia pediatrica all’Ospedale di Cisanello, ha affermato che: “Non riusciva ne a gattonare, ne a stare seduto. Il motivo? Una dieta inappropriata che avevano deciso per lui i genitori, una coppia di vegani “integralisti”, convinti che il piccolo potesse fare a meno di molti alimenti. (Corriere della sera – corriere.it) -

Lungi da me fare il processo e giudicare ciò che è successo al bimbo, soprattutto vista la mia NON conoscenza dei fatti. La situazione però mi fa riflettere su un argomento trattato parecchie volte anche con amici vegetariani e vegani a cui ho posto le mie domande: “Se dovessi avere figli li cresceresti con una dieta come la tua?”

Con queste richieste ho dato inizio a discussioni molto interessanti in cui si sono inevitabilmente mostrate due linee di pensiero principali:

  • la prima dice che se i genitori sono vegani o vegetariani, i figli dovranno essere cresciuti come tali.
  • La seconda vuole dare ai figli la decisione di poter sperimentare tutto e decidere in totale autonomia quali posizioni prendere.

Entrambi i fronti portano molte e valide motivazioni al loro riguardo.

Nel caso del vegetarianesimo (tanto più del veganesimo), l’argomento potrebbe essere spinoso, in quanto le conseguenze di certe scelte, soprattutto quando non controllate, potrebbero indurre stati di malessere e conseguenze molto forti.

I figli di coppie vegetariane/vegane hanno sicuramente bisogno di più attenzioni nella loro dieta. Il problema a volte può essere la rigidità e le motivazioni “ortodosse” dei genitori che spesso sono cause di complicanze serie per i figli.

Oltre che alle conseguenze strettamente organiche, occorre dare uno sguardo anche a quelle socio-culturali. Facciamo parte di una società in cui qualsiasi tipo di cibo ci viene offerto in modo appetitoso e a molti bambini potrebbe venire la voglia di provarlo, anche se è vero che non possiamo dire si a tutto ciò che ci chiedono e che viene loro offerto in ogni momento della giornata. D’altra parte mi viene da pensare che con il cibo l’argomento sia sempre più delicato, rispetto al giocattolo di una determinata marca, piuttosto che un’altra.

Quanto sia giusto quindi decidere in modo “integralista per chi non ha la possibilità di farlo? E soprattutto, quanto sono dannose le diete “fai da te”, soprattutto nell’età dello sviluppo?

Sarebbe meglio condividere con il bambino, appena si può, la propria scelta ma accontentarlo nel momento stesso in cui dovesse chiedere altro. Se ci pensate, l’uomo è un onnivoro e come tale la natura lo spinge a mangiare di tutto e a decidere poi cosa preferisce o meno.

Purtroppo molti genitori sono convinti che i figli debbano crescere a loro immagine e somiglianza e non accettano di buon grado un’alternativa al loro modo di essere. I figli non sono un appendice dei genitori, sono individui con una personalità e modi di essere unici.

Mi vien da pensare che la scelta giusta sarebbe dare ai bimbi la possibilità di capire e scegliere in autonomia, quando avranno l’età idonea per fare le loro personali valutazioni, in base alla maturità. Intanto sarebbe il caso di affidarsi a medici competenti che possano aiutare a prendere le decisioni giuste senza pericolose improvvisazioni o convinzioni.

 

Lug
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-07-2015

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Chi è narcisista è anche e soprattutto un manipolatore, tende a soggiogare la volontà altrui, fa leva sui principi morali e sul senso di colpa. Vuole sempre raggiungere i propri obiettivi, anche a spese degli altri. E’ sempre ipercritico e svalutante causando danni a livello mentale sulle sue vittime anche molto pesanti.

Essendo bravo a manipolare, questo genere di persona è spesso difficile da riconoscere. Inizia in maniera subdola per radicarsi nel tempo con dei ritmi scanditi dalla capacità di resistenza della vittima. La manipolazione può essere sporadica o evolvere in violenza psicologica o fisica nei casi più gravi.

Il manipolatore apparentemente è una persona su cui non si può fare nessun tipo di appunto. All’inizio è sempre attento e premuroso, cordiale e di bella presenza. Quando poi riesce ad instaurare il legame con la sua vittima allora scatta tutto un insieme di manovre tipiche e funzionali a raggiungere i suoi obiettivi:

  • accentra l’attenzione sui suoi problemi, che sono sempre più gravi degli altri, facendo sentire in colpa la sua vittima che si mette in testa di doverlo aiutare in tutto e per tutto.
  • Non affronta direttamente le discussioni, ma lo fa in modo ambiguo, così da poter negare in ogni momento di aver detto o fatto determinate cose. Allo stesso tempo dimostra di non approvare l’altro.
  • Da sempre all’altro la responsabilità dei propri comportamenti riuscendone ad influenzarne lo stato d’animo.
  • Uno dei suoi obiettivi è quello di isolare la vittima, in modo tale da tenerla del tutto sotto controllo.

Come si fa a non cadere nella rete del manipolatore? Sicuramente avendo rispetto per se stessi e pretendendo di averlo anche dagli altri. Fuggendo poi a gambe levate e ascoltando ogni singolo campanello di allarme che il manipolatore fa trapelare. Se non si da il giusto peso alle sue manovre, si rischia di cadere in situazioni di importante gravità: dalla dipendenza affettiva, alla vera e propria violenza, sia psicologica che fisica, allo stalking. Proprio per questo è sempre bene non sottovalutare chi cerca di manipolare e quando non si riesce a liberarsi da soli dalla sua rete è meglio chiedere l’aiuto di un esperto.

Lug
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-07-2015

Per rispondere alla domanda del titolo, non posso certo dirvi che esiste una formula rigida e precostituita o un protocollo da seguire pedissequamente per superare la rottura non voluta di una relazione. Posso dire però che il dolore per la perdita può essere davvero lacerante.

Il lutto dell’essere lasciati è frustrante. Sono tanti i pensieri e i dubbi che emergono: “non sono stato all’altezza, ho investito tempo ed energie in una relazione in cui ho fallito”.

Sono tutti questi dei pensieri legittimi ma che, se non circoscritti, a lungo andare risulterebbero dannosi e dolorosi. Un minimo di autocritica è salutare e costruttiva, ma se esagerata si trasforma in autocommiserazione e autodistruzione.

Bisogna quindi trasformare la frustrazione in azioni nuove.

E’ giusto concedersi un periodo di lutto, disperazione, lacrime e infelicità, così da poter iniziare ad elaborare il dolore.

Meglio rendersi conto però che questo periodo debba essere circoscritto e cercare di far appello alla propria resilienza, la capacità di uscire più forti dalle esperienze critiche.

Occorre farsene una ragione e accettare la conclusione della relazione. Certo, a parole sembra facile, ma nella pratica non è così. Per attuare questo passaggio è necessario riorganizzare la propria vita, i propri spazi, fare leva sulle forze personali per riprendere in mano la situazione.

Si potrebbe partire dalle cose a cui avete rinunciato per dar più spazio alla relazione ma che ancora vi piacciono e sono stimolanti per voi.

Oppure crearsi degli interessi del tutto nuovi. Dare cioè una ventata di freschezza e novità alle vostre giornate. Dedicarsi ad attività del tutto nuove stimola la mente e il corpo e allo stesso tempo apre a nuove opportunità sociali.

Meglio non cercare forzatamente di stringere sin da subito una nuova relazione. Il chiodo schiaccia chiodo, potrebbe essere temporaneo e tornare indietro come un boomerang.  Può rivelarsi più costruttivo instaurare nuove conoscenze, anche diverse tra loro, per capire quali siano le persone con le quali legare di più e quelle con cui non farlo.

Un’ottima soluzione è quella di concedersi nuovi spazi anche con gli amici di sempre e  dare sfogo a tutta la propria personalità, quella che durante il lutto è rimasta nell’ombra, per scoprire lati nuovi di se che mai sono stati considerati.

Ancora, per stare in pace con se stessi e con gli altri bisogna chiudere la relazione non attraverso la rabbia. Qualcosa di buono ci sarà stata in questa parentesi della vita. E se non si riesce proprio a trovarlo, ci si può ricordare delle cose che non piacevano ed evitare di cercarle in relazioni future.

Lug
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-07-2015

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Anche luglio è arrivato! Quest’anno in compagnia di Flegetonte che caratterizza questi giorni dalle temperature alte e che mettono a dura prova anche gli amanti dell’estate come me!

Dice Wikipedia che Flegetonte fosse “uno dei fiumi che scorrono nell’Ade, l’oltretomba nella mitologia greca. Il fiume infernale scorreva attorno a Erebo che rappresentava la parte più tenebrosa dell’Ade e confluiva, assieme al Cocito, nell’Acheronte. Il suo nome significa “fiume del fuoco”.”

Elemento  interessante, il cui nome altrettanto particolare mi ha spinto a cercarne la sua origine, almeno per capire chi, in queste giornate torride, ci faccia compagnia e riscalda ulteriormente le mie mani che battono sulla tastiera del computer e mi fanno pensare alle tanto attese ferie!

Per fortuna vivo in un’isola che, nei momenti liberi, in un modo o nell’altro mi fa sentire in vacanza perché mi permette di far almeno un piccolo salto al mare per rigenerare corpo e mente!

A proposito di vacanze, comunico che per tutto il mese di luglio e agosto (ad esclusione della settimana di ferragosto), l’attività in studio proseguirà senza interruzione e quindi potete continuare a chiamarmi per prendere appuntamento anche in questo periodo.

Le ferie arriveranno nelle prime settimane del prossimo settembre, ma c’è tempo per ricordarvelo prima di dedicarmi al mio riposo e alla mia vita privata a tempo pieno.

Grazie a voi per esser sempre così numerosi e tenete duro perché Flegetonte passerà, così come è arrivato.

Buona settimana!