Giu
29
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 29-06-2015

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La leggenda del filo rosso è una credenza orientale che ha origine da un’antica storia cinese secondo la quale ogni persona, sin dalla nascita, porta un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che lo lega in modo indissolubile alla propria anima gemella.

Il filo ha come caratteristica quello di essere lunghissimo, indistruttibile ed invisibile e serve a tenere unite due persone destinate prima o poi ad incontrarsi e a stare insieme per sempre.

Può succedere che per la lunghezza il filo possa aggrovigliarsi e quindi creare difficoltà ai due prima che possano congiungersi, ma è certo che qualsiasi sia l’ostacolo saranno sempre uniti e legati nel cuore e nell’anima.

Perché vi ho raccontato questa storia, vi starete chiedendo?

Perché poco tempo fa mi è stata dedicata da una persona per me molto importante e mi andava di ringraziarla pure da qui. Io non so se credere alla storia dell’anima gemella, credo però che se non ci accontentiamo di stare insieme alla prima persona che capita e di rimanere legata ad essa per abitudine, o dipendenza e se ci prendiamo cura di noi stessi prima o poi riusciremo ad amare ed essere amati in modo sano, reciproco e disinteressato. Tutto qua!

Buona giornata a voi, cari lettori di Gocce di psicoterapia.

Giu
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-06-2015

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Qualche mese fa mi sono resa conto di stare male e di voler cambiare le cose. Sapendo di non potercela fare da sola ho deciso di chiedere aiuto. Così ho iniziato la terapia,”il mio percorso”.

E’ stato un percorso lungo e alcune volte molto difficile, ma soprattutto intenso, nel quale ho dovuto imparare a guardarmi dentro e ad affrontare i miei problemi.

Sono riuscita a portare a termine la mia terapia con altri risultati, sentendomi finalmente fiera di me stessa.

Ho imparato così ad esser fiera di me, perché prima non sapevo che significasse, conoscevo solo la sensazione di essere fiera di qualcun altro. Questo mi ha cambiato tanto, mi ha portato ad avere “fiducia in me”, a volermi bene e ad apprezzarmi.

Ho imparato a vedere il lato positivo delle cose e non solo quello negativo che prima mi portava a stare male.

Ho imparato a lasciar perdere le cose di poco conto e a dare più spazio a quelle importanti, come il “mio star bene”, sia con me stessa che con gli altri, perché ho imparato anche a non sentirmi più inferiore a nessuno.

Ho imparato a non arrendermi e a lottare per quello che voglio.

Ho imparato a dire no, mettendo prima di tutto e tutti ME STESSA.

Ho imparato che la vita è bella e che bisogna godersi ogni istante.

Ho imparato che tutto passa e che il dolore fa parte di noi, che va vissuto, affrontato e superato.

Ho imparato tante cose, ma che soprattutto non si smette mai di imparare e io non vedo l’ora di scoprire cose nuove che fino ad oggi mi sono impedita di conoscere.

E oggi con questa lettera ho imparato a dirmi GRAZIE per essermi concessa di imparare.

Come avrete immaginato, queste sono le parole di una giovane donna che ha effettuato con me un percorso di psicoterapia e ha accettato di condividere sul mio blog il suo saluto ad esso. La ringrazio ancora per avermi dato la possibilità di aiutarla a riprendere il ruolo attivo nella sua vita. E ringrazio voi che ogni giorno seguite numerosi le pagine di Gocce di psicoterapia.

 

Giu
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-06-2015

Prendendo spunto dall’articolo Altruismo o senso di colpa?  vorrei oggi approfondire l’argomento sull’eccessivo altruismo.

A volte esso può esser strettamente legato alle radici di un’educazione che ha insegnato/obbligato a preferire di subordinarsi alle esigenze altrui piuttosto che alle proprie. Per la serie: sempre meglio sacrificarsi per gli altri per evitare giudizi negativi.

Quanti di voi hanno ricevuto questo messaggio sin da bambini? E’ un po’ come quello che riporta al concetto di amore come sacrificio, sofferenza, rinuncia alla propria individualità per metter sempre al primo posto il partner.

Tutto ciò non può che legarsi ad una scarsa autostima, perché alla fine diventa convinzione personale quella che gli altri valgano più di noi, sempre e comunque.

C’è anche chi è eccessivamente altruista o forse si comporta come tale, perché convinto che ne avrà un tornaconto. Ma questo non è sempre assicurato. Essere altruisti fa sentire migliori e  in pace con se stessi, ma dietro può nascondersi un sentimento inconscio del tutto egoistico: “Io mi prendo cura di te per tenerti legato a me”. In questo caso si potrebbe parlare di ricatto morale.

In fondo poi, come viene vissuto dagli altri? Quali possono essere le reazioni ad un eccessivo altruismo?

Alcuni potrebbero approfittare dell’estrema disponibilità e diventarne in un certo senso “parassiti”. Sempre pronti a prendere tutto quanto possibile senza mai dare all’altro.

Altri invece possono percepirlo fastidioso e invadente. Chi si prodiga troppo per gli altri può proporsi talmente tanto ad aiutarli così da invadere i loro spazi personali. Un altruista eccessivo può esser infatti una persona sola che usa la sua estrema disponibilità come unico strumento per avere una rete sociale.

D’altro lato può essere anche invalidante. Pensiamo ad esempio ai genitori che fanno sempre tutto al posto dei figli spinti da un eccessivo altruismo. In questo modo vi si sostituiscono non permettendoli di fare parecchie esperienze.

L’altruismo, come tutte le cose, per esser sano e funzionale deve essere agito nelle giuste dosi in modo  corretto e rispettoso degli spazi altrui ed essere davvero utile. Può infatti risultare inutile sprecare tante energie in situazioni in cui non è necessario o addirittura dannoso per se e per altri.

Giu
15
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 15-06-2015

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Le storie d’amore possono finire. Se la decisione viene presa da entrambe le parti, poco male. La situazione viene vissuta come una liberazione reciproca. Quando invece si viene lasciati, può causare una lacerante ferita, un vero e proprio lutto che si protrae a lungo se non si corre ai ripari.

Ci sono dei casi in cui non si è innamorati ma si soffre lo stesso ad esser lasciati. Come mai? Molte persone tendono a rimanere legate alle abitudini, seppure distruttive, hanno paura di restare sole, tendono ad idealizzare la persona con cui stavano, sopratutto perché la si reputa superiore e indispensabile per la propria vita.

L’idealizzazione potrebbe esser frutto dell’innamoramento, ma questa tende a ridursi quando si passa alla fase dell’amore. Non sempre accade così, tant’è che, pure quando si viene lasciati, l’oramai ex partner viene tenuto su un piedistallo.

L’idealizzazione dell’altro quando si protrae potrebbe essere inversamente proporzionale alla propria autostima e aumentare con il senso di colpa. Più non crediamo nelle nostre risorse e non ci vogliamo bene, più ci convinciamo di avere bisogno dell’altro, migliore di noi, per andare avanti, per fare le cose al nostro posto e porsi continuamente in una posizione superiore alla nostra.

In altre occasioni si idealizza il proprio ex perché non si ha mai avuto un rapporto veramente soddisfacente e si è costretti a costruirne uno ideale. 

Per non cadere nella trappola della idealizzazione dell’ex, potete chiedervi se la storia era veramente così bella come pensate, o se c’erano dei difetti e delle lacune che avete sempre far finto di non vedere pur di trascinare la relazione.

Concentratevi poi sulle risorse e le cose positive che avete, piuttosto che su quelle che non avete.

Impegnatevi a far riemergere un’identità del tutto personale che non riguarda più quella di coppia.

Se idealizzate il vostro ex, non riuscirete mai a trovarne un altro che reggerà il confronto con esso o  cercherete un suo surrogato, precludendovi la possibilità di trovare il vero amore.

Nel momento in cui realizzerete che la sofferenza che provate è più il frutto di un’idealizzazione che della perdita in se dell’altro, essa scomparirà quasi immediatamente.

Se invece vi renderete conto che la vostra sofferenza è reale perché vi sentite legati sentimentalmente all’altro, allora avrete bisogno di attraversare il dolore per elaborare la perdita. Ma per questo vi rimando ad uno dei miei prossimi articoli.

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Tutti noi abbiamo studiato la storia di Cristoforo Colombo che, partito in direzione delle Indie, si è ritrovato a scoprire le Americhe. Una scoperta totalmente inaspettata, arrivata per sbaglio e un po’ fortunata. Questo fenomeno, ma ne potrei citare di svariati, si chiama serendipità, o se lo vogliamo dire in modo internazionale, serendipity.

“La serendipità è cercare l’ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”, come disse il famoso ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe.

Ma è tutta e solamente fortuna? In realtà no. Le piacevoli ed inaspettate scoperte avvengono sempre tentando di fare qualcosa, passa quindi attraverso il concetto di azione, dell’intuito e della capacità di cogliere ciò che è diverso dai soliti schemi mentali. Non arriva quindi mentre non pensiamo e non facciamo nulla o per sola fortuna.

Sono parecchie le scoperte importanti fatte grazie ad essa, ad esempio:

  • Frederick Grant Banting scoprì l’insulina notando come le mosche si concentrassero sulle urine di un cane ricche di zuccheri, a cui era stato sottratto il pancreas.
  • Il Viagra è stato scoperto casualmente dalla casa farmaceutica Pfizer mentre cercava un farmaco per curare l’angina pectoris.

In base a questi soli dati, è facile immaginare quanto sia importante la serendipità a livello scientifico e sperimentale.

Essa può essere adottata anche come atteggiamento e praticata con consapevolezza attraverso l’azione e la predisposizione ad aprirsi alle novità, nonostante si discostino parecchio dalle aspettative iniziali.

Non per tutti è semplice usarla, soprattutto per chi è strettamente legato ad abitudini troppo rigide e pragmatiche. Non si rende conto però di quanto possa essere grande il suo valore, quanto l’apertura mentale al diverso ed inaspettato e l’allontanamento dalle cose familiari possa essere preziosa.

Più volte ho parlato di cambiamento, dell’esigenza di un’apertura mentale nei confronti dello sconosciuto, prendendolo anche come principio della psicoterapia Strategica Integrata, che spesso porta ad abbandonare il vecchio, abitudinario e conosciuto stato di malessere per aprirsi alle sane e sorprendenti  novità, pure a quelle che mai ci saremmo aspettati. Concetto che da un lato incute timore, ma dall’altro porta all’azione e alla scoperta del benessere. Ecco, oggi, con questo post, non sto facendo altro che porre l’etichetta di serendipità a discorsi fatti infinite volte nel mio blog e nelle mie sedute di psicoterapia.

Quindi, quando vi definite sfortunati, cercate di capire se aspettate passivamente a casa che la fortuna bussi al vostro portone o se vi state muovendo per raggiungere i vostri obiettivi.

Se poi dalle vostre azioni arriverà qualcosa di nuovo e piacevole tanto meglio! Altrimenti male che vada, troverete semplicemente quello che stavate cercando.

 

Giu
08
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 08-06-2015

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Una certa dose di altruismo non fa mai male, agli altri e a noi stessi. Ma quando diventa eccessivo potrebbe esserci qualcosa che non va, ad esempio una delle possibilità è che scaturisca da un esagerato senso di colpa: la sensazione di essere immorali e riprovevoli, a causa delle proprie azioni, nella trasgressione di norme esplicite, che ha un carattere auto-punitivo dato che induce a punirsi con la sofferenza data dal rimorso, il quale consente una prima espiazione della colpa e una riparazione del danno.

Il senso di colpa torna spesso nei miei post perché molto diffuso e soprattutto perché crea grosse difficoltà nella sua gestione.

Secondo Castelfranchi et al. 2002 il senso di colpa si basa su tre componenti cognitive:

 1) La valutazione negativa del proprio comportamento o anche della sola intenzione,

2) L’assunzione di responsabilità quando si riconosce di essere stati causa diretta o indiretta di un evento,

3) l’abbassamento dell’autostima morale, attraverso la valutazione negativa del proprio comportamento, riconosciuto come volontario.

Può manifestarsi attraverso il pianto, l’angoscia, l’ansia, l’irritazione per qualcosa che si è detto o fatto, anche se non tutti lo ammettono apertamente perché considerato una mancanza di sicurezza o di adeguatezza alle situazioni.

A volte il senso di colpa è legato ad una scarsa autostima che porta a dare priorità alle esigenze altrui e non alle proprie poichè non degne di essere considerate alla stregua delle prime.

Per far venire meno il senso di colpa vengono usate diverse strategie, come togliersi le responsabilità di dosso, minimizzare, essere eccessivamente altruisti, così da aver perennemente la coscienza pulita.

Altra strategia che viene usata è l’eccessivo altruismo che serve a ripulire la coscienza dal senso di colpa.

A volte, chi è eccessivamente altruista lo è perché è l’unico modo che ha per gestire il senso di colpa. Lo fa per colmare un vuoto o perché vive perennemente con la sensazione di esser colpevole. Oppure perché si lega a persone che più o meno sono consapevoli di questa debolezza e ne approfittano fomentandolo ancora di più.

Il senso di colpa è sempre esistito e in tempi passati, per alcuni anche ora, veniva sfruttato nei metodi educativi. Ad esempio i genitori che dicevano al bambino: “Se non obbedisci noi non ti vogliamo perché non sei un bravo bambino”.

Ora è riconosciuto che sia un metodo disfunzionale e dannoso in quanto induce la persona a subordinarsi alle esigenze altrui senza poter dar peso alle proprie.

Il senso di colpa in taluni casi può diventare immobilizzante. Ci sono persone che agiscono in sua funzione, azzerando totalmente le proprie necessità e ponendo sempre in primo piano quelle altrui. Entrano in un vortice di annullamento di se stesse e rischiano di trascorrere la vita in questo modo. Alcune, fortunatamente, si rendono conto che sia meglio far un tentativo per considerare se stesse e chiedono aiuto agli esperti, perché si rendono conto che da sole non riescono ad uscire dalle solite dinamiche mentali e comportamentali.

Altre arrivano nel mio studio non rendendosi conto del peso che il senso di colpa abbia sulle loro vite, ma lamentano disagi correlati quali ansia, forte irritabilità, frustrazione e umore depresso.

In casi come questi appena citati, la psicoterapia strategica integrata si basa sul cercare di far risalire i livelli di autostima e di colmare i vuoti personali con le proprie risorse, non con quelle altrui.

 

 

Giu
04
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 04-06-2015

Già da qualche giorno pare che sia arrivata la bella stagione. Con essa nel mio studio, e penso anche in quelli dei miei colleghi, aumentano le persone che hanno bisogno di risolvere il problema di ansia.

Tutti si chiedono come mai questo sia il periodo di esplosione dell’ansia? Che ha a che fare con l’aumento delle temperature? Già tempo fa ve ne parlai, ma considerato l’importanza del fenomeno mi è parso giusto metterlo di nuovo in prima pagina.

Le condizioni climatiche estive (afa, umidità e in alcuni casi anche l’inquinamento), contribuiscono alla creazione di situazioni che possono essere facilmente scambiate con i sintomi tipici dell’ansia: eccessiva sudorazione, capogiri, spossatezza, sensazione di respirare male, di soffocamento, fame d’aria, svenimento, debolezza, tachicardia, sensazione di testa vuota, sbandamento.

Se non riconosciuti come effetti tipici della calura estiva, questi disturbi possono fomentare un circolo vizioso che alimenta lo svilupparsi della sintomatologia ansiosa.

Ne sono vittime più di tutte le persone già predisposte all’ansia, ma in alcuni casi anche quelle che non hanno mai avuto esperienze di questo genere. La maggior parte di queste ultime si rende conto che i disturbi fisici sopra elencati non sono altro che conseguenza del tipico clima estivo e li vive come fattori disturbanti e fastidiosi, senza farsi prendere dalla paura e dall’agitazione.

E’ parecchio a rischio chi frequenta luoghi chiusi come le metropolitane, uffici molto affollati, mezzi di trasporto non ben arieggiati. In queste condizioni si presenta spesso il timore di svenire, perdere il controllo, a volte di subire un infarto o addirittura di morire.

In sostanza, anche solo la paura di subire l’ansia o un attacco di panico agita e fa stare male.

Una sensazione corporea alterata può venire interpretata come una concreta prova che stia per accadere qualcosa di grave. Vengono messe in atto quindi tutta una serie di dinamiche per cercare di evitare l’ansia e gli attacchi di panico. Ci si rinchiude in casa, si evitano i posti affollati, vengono controllate in continuazione le previsioni metereologiche, ci si concentra ossessivamente a qualsiasi percezione corporea. Ciò può già causare un’ansia anticipatoria (la paura di avere un attacco di ansia, che è spesso costituisce di per sé lo scatenarsi dell’ansia stessa).

Questo naturalmente può venire evitato perché è possibile controllare l’ansia senza farsi fagocitare da essa.

Le dinamiche di evitamento delle situazioni a rischio possono non essere efficaci poiché rischiano di diventare invalidanti e di non permette alle persone di vivere serenamente e liberamente le proprie giornate.

Quando ci si rende conto di non riuscire a gestire l’ansia o la paura che si presenti è meglio chiedere l’aiuto di un terapeuta così da imparare a riprendere il controllo sulla propria vita.

L’ideale sarebbe farlo prima di raggiungere situazioni di estremo malessere e paura, ma spesso le persone sottovalutano i fenomeni ansiosi pensando di poterli risolvere da sole e ritenendo superfluo e poco “orgoglioso” richiedere l’aiuto altrui oppure pensano che una cura psicologica non sia altrettanto importante quanto una di carattere prettamente medico.

Se vuoi saperne di più sull’ansia clicca quì.

 

Giu
01
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 01-06-2015

E’ con immenso piacere che ho accettato l’invito della redazione di frasicelebri.it a far parte dei loro autori.

Qualche settimana fa sono stata contattata dalla redazione del sito che mi invitava a collaborare con loro, ed io ne sono rimasta fortemente colpita ed onorata.

Ora potete trovarmi non solo sui vari social network, ma anche sul sito frasicelebri.it in una mia personale pagina in cui potrete leggere frasi estrapolate dai miei colloqui o dagli articoli di Gocce di psicoterapia.

Posso considerare questo come un altro frutto della semina di questi anni ed ulteriore stimolo per continuare a lavorare come blogger. Un altro canale con le persone che quotidianamente mi seguono o che mi trovano casualmente.

Un ulteriore motivo di orgoglio è che la psicologia prenda sempre più spazio nella vita delle persone, sia essa virtuale o reale. A discapito di chi afferma sempre che la mia sia una professione “sfigata” e che di essa non si possa vivere.

Ebbene no! Non è così, di psicologia e psicoterapia si può vivere e si possono trarre numerose soddisfazioni. Credetemi!

Aiutare gli altri a riscoprirsi e a cambiare per migliorare, riempie inevitabilmente di orgoglio. Per questo voglio ringraziare non solo i lettori, i miei pazienti, ma anche chi ogni tanto mi contatta per entrare a far parte di nuovi e stimolanti progetti, tra cui quello di frasicelebri.it

Continuate a seguirmi numerosi, qualsiasi sia il canale che vogliate privilegiare, e a giovedì con un altro articolo del mio blog.

Caterina Steri