Mag
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-05-2015

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So che il post di oggi per molti può essere inopportuno, visto la forte disoccupazione e crisi economica che da tempo ormai colpiscono il nostro paese, ma non posso negare che capita ogni tanto in studio di ritrovarmi a dover lavorare con persone che hanno appena raggiunto la condizione di pensionamento e con enormi difficoltà a riappropriarsi del proprio tempo, dopo decenni di duro lavoro, sopratutto quando questo ha costituito il fulcro della loro esistenza.

Nei casi più importanti si possono addirittura osservare dei sintomi depressivi, dovuti alla percezione di aver perso il proprio ruolo e di non aver la possibilità di darsene un altro.

La pensione potrebbe essere invece vissuta come un momento di rinascita, di godimento e nuova organizzazione del tempo e della quotidianità.

Tanto dipende dal tipo di vita che si è condotta fino ad allora. Purtroppo diverse persone sacrificano quella personale per la carriera e quando questa non c’è più si ritrovano in un vuoto esistenziale molto difficile da colmare.

Il disagio può dipendere non solo dalla paura del tempo, ma anche dalla mancanza di abitudine a stare con se stessi. Possono essere questi momenti in cui emerge il vero rapporto che si ha con il proprio se.

Inevitabilmente si fanno dei bilanci e spesso si scopre di non essere ai primi posti nella hit parade dei successi della propria esistenza.

Avere più tempo a disposizione può far emergere anche la qualità dei rapporti con le persone più vicine. In un certo qual modo la riorganizzazione della quotidianità comprende anche la loro compresenza. Ci si può render conto di aver scelto di passare la maggior parte del tempo a lavoro proprio per evitare di stare con i familiari, o finalmente arriva la possibilità di godersi ancor di più le giornate insieme a loro.

Chi invece durante gli anni ha avuto modo di godersi momenti di vita personale riesce a dare un senso di continuità alla sua pensione e a viverla come una rinascita e una nuova opportunità. Il tempo a disposizione è percepito come un magnifico regalo, una fase di evoluzione della propria esistenza e non di involuzione, il meritato riposo dopo anni di fatiche.

Talvolta la situazione per uscire dall’iniziale sensazione di smarrimento e disagio è molto più semplice di quanto si possa credere. Possono bastare alcuni piccoli accorgimenti: ad esempio chiedersi cosa avremmo voluto fare in passato che non abbiamo potuto per mancanza di tempo, o cercare dei passatempi totalmente nuovi.

 

Mag
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-05-2015

Immagine dal web

Giornata memorabile sotto il cielo d’Irlanda! Nonostante la forte influenza cattolica è il primo Paese ad aver legalizzato i matrimoni tra omosessuali  in seguito al  referendum popolare  dello scorso 22 maggio.

Un’opera pionieristica affidata direttamente al volere popolare. Quale decisione migliore, presa nel migliore dei modi?

Un passo da giganti, considerato che solo 20 anni fa veniva cancellato il reato penale di “omosessualità”.

E mentre si festeggia in Irlanda e in altri Paesi del globo (Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Canada, Sudafrica, Norvegia, Svezia, Slovenia, Portogallo, Inghilterra, Galles, Islanda, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Finlandia, Messico, Brasile e Usa, in 38 Stati), in Italia che succede?

Nessuna indicazione al riguardo. O meglio, giusto ieri anche a Cagliari c’è stata l’ennesima manifestazione delle pacifiche e (per me) anacronistiche “Sentinelle in piedi”, decise a “difendere” la vera natura della famiglia (secondo loro), nei confronti dei matrimoni tra omosessuali e le adozioni da parte di questi”.

Siamo ancora lontani da una posizione simile a quella Irlandese, ma vista la vicinanza dei Paesi Europei in cui i matrimoni tra omosessuali sono già stati legalizzati e la voglia di tante persone (non solo quelle direttamente coinvolte), di mettersi al passo con i vicini di casa,  prima o poi anche questo traguardo verrà raggiunto nel Bel Paese. O almeno, sento di esser fiduciosa in tal senso.

Sentiamo sempre di delitti passionali e di reati compiuti all’interno delle mura domestiche, perché allora fare tante storie per chi vuole amarsi e tutelarsi anche di fronte al proprio paese di appartenenza?

L’amore non ha confini, religione, colore della pelle, età. L’amore quando esiste bisogna coltivarlo, curarlo, proteggerlo e tutelarlo. E se questo si dovesse tradurre nella legalizzazione dei matrimoni tra le stesse persone, ben venga. Io sono pronta a votare a favore, per la libertà di ognuno di noi, affinchè non venga minacciata da chicchessia.

 

Mag
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-05-2015

Ieri, 17 maggio è stata la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia.

Una data non casuale in quanto il 17 maggio del 1990 venne definitivamente tolto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Doveroso da parte mia ricordarlo vista l’importanza del legame che c’è tra questo importante evento e la figure di chi lo hanno fortemente voluto riguardanti il mondo medico e delle scienze psicologiche.

Da allora sono stati fatti diversi passi in avanti, ad esempio il riconoscimento delle unioni tra omosessuali o della possibilità di adozione da parte loro. Non ancora sufficienti però, basti vedere la situazione dell’Italia.

Una rivoluzione culturale e sociale ancora in itinere a cui ogni giorno viene richiesto un contributo e un enorme impegno, considerati i risultati ancora da raggiungere e l’enorme mole di ignoranza e razzismo che ruotano attorno all’argomento.

Varie volte ho scritto sull’omosessualità nel mio blog, ma oggi più che mai, nonostante averlo affrontato da diverse prospettive, mi sento di sottolineare che #iononriparo, ovvero non attuo delle terapie riparatrici nei confronti dell’omosessualità, per il semplice motivo che non c’è nulla da riparare se non l’ambiente ostile che si crea attorno a chi ha un diverso orientamento sessuale e non può decidere di seguire la propria natura.

Mai mi permetterei di cercare di influenzare l’orientamento sessuale, così come il credo religioso e culturale degli individui.

Lo stesso Ordine Nazionale degli Psicologi afferma che “Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri… “ e “nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità (2008).”

Già Freud, secondo cui l’omosessualità rappresentava un arresto del normale sviluppo della persone, scrisse in una lettera che l’omosessualità “non è niente di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradazione, non può essere classificata come malattia,  ma come una variante della funzione sessuale”. Aggiunse ancora che il tentativo di far cambiare orientamento sessuale alle persone può solo sfociare in un fallimento.

Ecco, non ho scritto nulla di nuovo rispetto alle volte precedenti, ma oggi il mio compito era quello di ricordare e ci metto pure la faccia!

Per leggere gli altri articoli inerenti l’argomento clicca quì.

Mag
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-05-2015

Ci sono momenti nella vita in cui è necessario rinnovarsi per sentirsi più vivi e stimolati.

Fare cose nuove aiuta in questo.

C’è chi le novità le evita a piè pari perché preferisce le note sicurezze, chi invece le cerca in continuazione perché di esse si nutre.

Per i primi il vantaggio è di non rischiare, di non dover affrontare situazioni di cui non si conoscono bene l’entità e gli esiti. Lo svantaggio è quello di stare fermo nella propria dimensione replicando gli stessi schemi infinitamente percependo l’ignoto come una minaccia.

Per i secondi il vantaggio sta nel rischiare di rinnovarsi e provare l’adrenalina del nuovo e del cambiamento,  affrontando la vita in modo dinamico. Lo svantaggio è che a volte il rischio del nuovo potrebbe portare ad esiti non desiderati, ma quasi sempre recuperabili.

Se ci pensate, le persone non apprendono tutto e subito. Anzi, hanno ogni giorno la possibilità di scoprire e sperimentare delle novità.

Molti pensano di aver fatto tutto nella vita, ma in fondo non è così! Nessuno lo ha fatto. A volte bastano solo dieci minuti al giorno (sentire una canzone, passeggiare in luoghi mai visti, vestirsi di un colore mai usato), come scrive la Gamberale nel suo romanzo “ Per dieci minuti”, di cui vi parlai tempo fa.

Anche il solo rendersi conto di aver tanto da fare nella vita ci rende più dinamici, figuratevi sperimentarlo in prima persona!  Dare vita a nuove idee stimola la curiosità e l’entusiasmo, nutre la realizzazione, il successo personale e l’autostima.

Accettare le cose diverse dalle solite significa accettare ciò che già c’era, solo che ne ignoravamo l’esistenza. Ecco perché non c’è da averne paura.

Mag
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-05-2015

Come al solito, utilizzo il mio blog per rispondere ad alcune mail che mi arrivano alla casella di posta elettronica. Di recente mi è stato chiesto come mai non dia appuntamento a persone che chiedono l’appuntamento tramite altre.

E’ mia abitudine infatti, fissare gli appuntamenti per eventuali  primi colloqui solo ed esclusivamente per telefono (NO SMS E CHAT), e direttamente con l’interessato (fatta eccezione per i minorenni).

Per me è molto importante già la prima richiesta di aiuto e ritengo fondamentale che essa venga fatta direttamene da chi ha bisogno del colloquio.

E’ molto importante che l’appuntamento non venga fissato da terzi per diversi motivi:

  • spesso chi dovrebbe fare il colloquio non è a conoscenza delle intenzioni di chi chiama il terapeuta al suo posto che, pur agendo in buona fede, cerca di porre l’amico o il parente di fronte al fatto compiuto rischiando di creare solo rabbia e frustrazione
  • chi chiama per un’altra persona cerca di sostituirsi ad essa, togliendole ogni responsabilità e possibilità di confrontarsi e informarsi sui colloqui
  • nei casi più eclatanti, quando è un terzo a chiamare, capita che accompagni l’interessato con un inganno nello studio del terapeuta così da rischiare di inficiarne fin dall’inizio il suo lavoro di aiuto
  • fin dalla prima chiamata, sia paziente che terapeuta, possono avere importanti informazioni l’uno dell’altro, quindi meglio non contaminare il colloquio telefonico tramite terzi
  • a volte è la terza persona che avrebbe bisogno di un colloquio ma non avendo il coraggio di richiederlo per se cerca di farlo per altri
  • chi chiede ad una terza persona di chiamare al posto suo potrebbe essere scarsamente motivato a presentarsi al colloquio e farlo solo come un favore ad altri e non per se stesso
  • la relazione terapeutica inizia fin dalla richiesta dell’appuntamento, è meglio quindi inquinarla il meno possibile.

E’ per questi motivi che credo che la mia abitudine sia un vantaggio per il paziente che ha la possibilità di avere un ruolo attivo fin dalla prima richiesta di aiuto e per me che mi trovo a capire tante cose già a partire dalla chiamata.

Detto questo, rimango a disposizione come sempre, per fissare gli appuntamenti dal lunedì al sabato dalle 8:30 alle 20:30. Qualora non troverete risposta immediata alla chiamata verrete contattati in giornata non appena possibile. Vi suggerisco quindi di non chiamare da numeri non visibili.

Mag
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-05-2015

Mi immergo oggi tra le righe scritte da una giovane donna alla fine del nostro percorso di psicoterapia, iniziato con tanto dolore e concluso con altrettanta felicità ed commozione.

Un percorso che ha affrontato le problematiche di difficili relazioni e scarsa autostima in cui la volontà, la costanza e la perseveranza nel tragitto del cambiamento, seppure con tante difficoltà l’hanno fatta da padrone. E così come la giovane donna con cui ho lavorato è grata al suo lavoro, pure io come professionista e donna ringrazio la nostra fiduciosa collaborazione per i risultati raggiunti e l’arricchimento reciproco.

Sono queste che state per leggere le parole che mi fanno amare tanto il mio lavoro.

Buona vita a lei e buona lettura a voi.

GRAZIE.

Cara psicoterapia,

il nostro percorso è iniziato circa 14 mesi fa e ora giunge al termine.

Ricordo di quanto, in quel periodo mi sentivo debole e indifesa, incapace di affrontare anche i più piccoli cambiamenti e le piccole vittorie della mia vita.

Provavo molto dolore per quello che mi stava succedendo, un dolore che in fondo era dovuto anche ad errori precedenti e rapporti sbagliati con le persone che mi circondavano.

Poi ho deciso di rivolgermi a te, e con tanto coraggio ti ho preso per mano e ti ho seguito in questo nostro cammino, nonostante molte volte avrei voluto fermarmi e mollare la presa, lo ammetto.

Non è stato semplice, ma insieme abbiamo fatto enormi progressi ed esperienze che talvolta sono state anche divertenti. Intraprendere questo percorso insieme a te mi ha permesso di lasciarmi andare alle emozioni che provo, di scegliere quello che è giusto e adatto a me, di incontrare i sogni che ho per me stessa e che sentivo di non avere più.

Mi ha permesso di cercare nuove strade, nuove strategie e nuove soluzioni per affrontare la vita.

Mi ha permesso di riuscire a perdermi, ma anche di ritrovarmi e soprattutto di perdonarmi e anzi, amarmi, per quel mio essere “imperfetta e umana”.

Mi ha permesso di guardarmi dentro, con pregi e difetti compresi, e di continuare a volermi, a cercarmi, a meritarmi e ad apprezzarmi così come sono, insieme alla mia stessa vita e alle persone che amo.

Ma soprattutto, questo nostro percorso, mi ha permesso di scoprire la cosa più importante di tutte: posso portare avanti con coraggio la psicoterapia attraverso me stessa grazie agli strumenti che ho imparato ad usare insieme a te e posso anche chiedere il tuo supporto quando crederò di averne nuovamente bisogno. E forse sarà anche più semplice.

Ringrazio il nostro percorso, guidato dalla terapeuta che è riuscita, insieme a me, ad iniziarlo, costruirlo, affrontarlo e non da meno, a concluderlo.

Ti ho conosciuto, cara psicoterapia, con le lacrime agli occhi per la sofferenza che mi portavo dentro e ora ti saluto con le lacrime agli occhi dalla felicità per l’enorme cambiamento che mi ha reso grata di essere insieme a te.

M.