Apr
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-04-2015

Domani I maggio si festeggia la Festa del Lavoro, argomento sempre molto delicato in un paese in cui esso sembra più un lusso che la normalità. In cui si pensa che chi lavora sia fortunato e gli altri siano affetti da malasorte.

Il I maggio si festeggia in diversi paesi del mondo  per ricordare l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale. Nonostante molti non abbiano l’umore adatto per festeggiare, ricorda le gesta dei nostri avi, è solo per questo motivo penso sia degna di esser ricordata.

Domani comunque è un giorno di Festa, e come tale dovrebbe esser vissuto da tutti, anche solo per stare in casa a riposare o approfittare della primavera per fare una passeggiata all’aria aperta.

Buona festa del lavoro a tutti allora, qualsiasi sia il vostro vissuto e il vostro pensiero su di essa e a lunedì con un nuovo articolo di Gocce di psicoterapia.

Apr
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-04-2015

Immagine dal web

In una delle prime vere mattine primaverili mi sono ritrovata di fronte al computer a voler scrivere qualcosa sul rapporto tra genitori e figli. Questi ultimi spesso, si ritrovano a dover lottare contro le pretese parentali, più o meno esplicite, di dover percorrere una strada decisa da loro, spinti dalla convinzione che sia quella giusta per i propri discendenti. L’argomento, per un motivo o per l’altro ritorna sempre nella mia attività professionale.

E’ questa una situazione estremamente difficile da affrontare e altrettanto dolorosa. Cresciamo convinti che i genitori siano perfetti, fino ad un certo punto in cui ci rendiamo conto che non sia così. Interiorizziamo i loro modelli educativi, li facciamo nostri e talvolta ci rendiamo conto che per noi non vanno bene e lì scatta il meccanismo con il quale vorremmo evolverci da esso e personalizzarlo come meglio crediamo. Quando i genitori se ne rendono conto il più delle volte non sono d’accordo e allora ci vengono contro con parole di disappunto, giudizi, inducendo in noi dei forti sensi di colpa, rendendoci insicuri. Certo, con questo non voglio dire che tutte le figure parentali siano così, anzi… ma purtroppo ho spesso a che fare con tali modelli: soprattutto con figli che si ritrovano intrappolati in dinamiche familiari pretenziose che non mirano tanto al raggiungimento della loro autonomia e realizzazione, quanto al portare avanti un modello familiare non scelto da loro.

Da poco mi è capitato il caso di una donna trentacinquenne che dopo anni di ricerca di un figlio e di convivenza con un compagno con il quale si è impegnata a sentirsi “famiglia”, finalmente, quando meno se lo aspettava è rimasta incinta. Potete immaginare la gioia della coppia che quando ha deciso di condividere il momento di felicità con le famiglie di origine si è sentita dire che sarebbe stata una vergogna avere figli senza esser sposati e che non sarebbero stati agli occhi altrui una vera famiglia.

La coppia in questione ha dovuto impegnarsi per non farsi influenzare negativamente e non farsi rovinare quel momento di estrema felicità, contrastando la delusione del momento.

Purtroppo ci sono delle famiglie in cui i genitori non sono mai contenti di ciò che fanno i figli ed ogni momento è quello giusto per rimandarglielo. I figli a loro volta si ritrovano a doversi impegnare a godersi i loro momenti di felicità cercando di porre contemporaneamente dei confini emotivi alle figure genitoriali.

Badate bene, non sempre è così, ci sono anche quelle famiglie in cui davvero i genitori desiderano il bene dei figli e lo accettano anche quando i loro canoni non coincidono con quelli che vorrebbero. Anzi, li spronano a seguire la propria strada e ad andare avanti permettendosi di rischiare e di sbagliare.

Nei casi di cui vi ho parlato prima la strada della vita potrebbe rivelarsi molto meno tortuosa se davvero si fosse liberi dalle catene genitoriali.

Foto dal web.

L’età media di inizio alla sessualità è sempre più bassa. Fenomeno sicuramente favorito dall’era di internet. I ragazzi hanno infatti la possibilità di aggirarsi liberamente nel web a qualsiasi ora del giorno e della notte, sottoposti a qualsiasi tipo di informazione che spesso non sanno gestire.

A volte i genitori non sono a conoscenza dei rischi che si possono avere sul web e anche conoscendoli non riescono a trovare le parole giuste per affrontarli con i figli o negano che questi stiano crescendo e abbiano bisogno di vivere la propria sessualità. E’ molto difficile toccare questi discorsi con i figli, anche perché si tratta di generazioni con vissuti totalmente diversi, ma il rischio con internet è sempre dietro l’angolo: dalla mancanza di confini, all’adescamento minorile, al sexting.

La strategia migliore per affrontare tutto questo è fare prevenzione: mettersi in gioco come genitori ed essere ragionevoli nei confronti del figli che non solo si trovano ad affrontare la loro adolescenza, ma anche il mondo che li circonda che spesso li sottopone a forti stress, dettati dalla velocità di scambio di informazioni. Troppo spesso si fa fronte all’argomento quando il danno è già fatto.

Quando si avvertono dei campanelli d’allarme sarebbe opportuno non far finta di niente, ma affrontarli. Meglio poi se si riveleranno come falsi pericoli. Intanto cercate di tenere presenti i comportamenti a rischio dei bambini/ragazzi: ad esempio la presenza di materiale pornografico nei loro dispositivi elettronici, oppure quando passano poco tempo con amici reali e tanto con quelli virtuali, quando esprimono molto bisogno di affetto e attenzione, mancano di informazioni sessuali adeguate, comunicano poco con voi e spesso sono oppositivi.

Da poco mi è capitato di affrontare l’argomento in studio con un genitore che non sapeva come educare il figlio alla sessualità. Il primo scoglio da superare è stato sicuramente l’imbarazzo. La strategia migliore è abituare i figli fin da piccoli ad essere liberi di affrontare qualsiasi argomento senza sentirsi giudicati.

Spesso l’educazione sessuale può essere fatta attraverso l’uso di film specifici o libri e la discussione su di essi.

Occorre fissare delle regole ben condivise da tutto il nucleo familiare nell’uso della tecnologia, sia in casa che fuori (per quanto possa essere molto difficile). Una di queste regole ad esempio è quella di non chattare con gli sconosciuti, non inviare loro i propri dati personali o le proprie foto, ne quelle altrui.

Come sempre, se volete che i vostri figli rispettino le regole siate voi i primi a rispettarle.

Certo, non esiste una strategia perfetta, ma pur sempre esiste la possibilità di parlare e far parlare i vostri figli.

 

Apr
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-04-2015

Nelle “Metamorfosi” Ovidio ci narra la storia di Narciso, il giovane così tanto innamorato dell’immagine di sé riflessa nell’acqua del fiume, così da non riuscire più ad allontanarsene: “Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d’avorio, il candore del volto soffuso di rossore … Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! … Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell’immagine … e muore d’amore!”

Non solo Narciso non riesce a privarsi della sua immagine, ma nemmeno ad aprirsi agli altri e resta psicologicamente attaccato alla sua immagine di superficie.

E’ vero che una certa dose di amor proprio è normale ed auspicabile, ma è altrettanto vero che il confine con la patologia potrebbe essere molto sottile e non è facile capire quand’è che si cade nel narcisismo patologico: questo può esser individuato in base alla qualità delle relazioni che si stringono col mondo circostante. Il narcisista è assolutamente incapace di amare ed è incurante dei sentimenti altrui.

D’altra parte il narcisista sano ama se stesso e anche l’altro. Prova empatia, preoccupazioni ed interesse verso gli altri, sa stare nelle relazioni, rispetta l’individualità altrui.

Il narcisista patologico non vede l’altro come separato da sé, prova un eccesivo amore per se a discapito di chiunque. Usa gli altri come metro di misura per emergere. Il suo obiettivo è quello di sentirsi speciale e al centro dell’attenzione, vive di emozioni riflesse e alla prima disconferma può avere esplosioni di rabbia o di depressione.

Per tutti questi motivi non bisogna sperare di cambiarlo o avere chissà quali aspettative nei suoi confronti. Non bisogna dar peso alle sue giustificazioni dopo l’ennesimo scontro in cui lui per forza deve uscirne vincitore.

Per salvarsi dalla relazione con un narcisista occorre sempre tenere un’adeguata capacità di giudizio e capire che lui sfrutta in ogni modo la vostra empatia per ricavarne il massimo.

Potete prendere il buono che ha (è spesso  una persona brillante nel lavoro o nei gruppi), ma chiedetevi se vale la pena rincorrerlo in una situazione sentimentale, sapendo di dover elemosinare il suo amore e che non riuscirete mai ad averlo totalmente, se non per alimentare l’amore che lui prova verso di se.

Apr
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-04-2015

Immagine dal web

Oggi avrei dovuto pubblicare uno dei miei soliti articoli sulla psicologia, ma sinceramente non sono riuscita a scrivere granchè di interessante. La mia mente è turbata dalle notizie che leggo sul web del naufragio dei giorni scorsi nel canale di Sicilia.

Questo non è sicuramente il primo, seppure il più consistente: una vera mattanza che dovrebbe far inorridire chiunque e invece leggo commenti, gratuite e non richieste opinioni di tutti i tipi. Leggo pure di giornali che sui social network hanno bloccato la possibilità di far commenti ai loro articoli perché ad alto contenuto razzista.

L’unico commento da fare forse sarebbe il silenzio, perché ne abbiamo le tasche piene delle parole dette dalle comode poltrone delle trasmissioni televisive, piuttosto che concrete manovre per cercare di risolvere la situazione.

Mi sconvolge sapere che il valore delle persone (quando tali vengono considerate), venga valutato in base alla nazione di provenienza. Abbiamo capito o no che chi si avventura su quei barconi, portando con se i figli lo fa con la speranza di salvarsi da una morte certa??

E’ vero, l’Italia è un paese altamente problematico e “difettoso”, così come gli italiani, ma possiamo considerarci fortunati a non avere il motivo di scappare per paura di morire o di sperare che sia così perché torturati nelle maniere più infime. E possiamo considerarci fortunati che mentre per noi il mare è sinonimo di vacanze e tintarella, per altri il mare è la loro tomba.

E quindi, se proprio non sapete che dire su questi avvenimenti, abbiate l’accortezza di stare zitti, per rispetto nei confronti di chi una vita non ce l’ha più o la può perdere da un momento all’altro.

Apr
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-04-2015

Foto dal web.

Nel concetto di amore è implicito un certo grado di appartenenza reciproca, ma quando questa è eccessiva può diventare possessione.

L’innamoramento può avvicinarsi al concetto di possessione. All’inizio infatti si sente il bisogno di passare più tempo possibile insieme e si vorrebbe condividere tutto con l’altro. Questa però è una fase della relazione di coppia. Ad essa segue quella dell’amore che comprende il riconoscimento dell’amato per ciò che è, non cercando di cambiarlo ma lasciandolo libero di essere se stesso. L’amore comprende anche il ritaglio e il rispetto reciproco di spazi individuali, di tolleranza della distanza e della separazione.

In molte coppie la parola libertà viene trascurata, anzi, l’amore viene inteso come totale fusione e appartenenza l’uno all’altra, come se l’altro fosse in nostro possesso. Questo concetto ci viene rimandato in continuazione anche dalle storie televisive, racconti e libri che lo descrivono come possesso, sacrificio e totale simbiosi da rincorrere a tutti i costi.

Sentire l’altro come una proprietà significa pretendere che colmi i propri vuoti affettivi, caricarlo di responsabilità non sue. Quando è eccessivo, il possesso invade totalmente la vita dell’altro non permettendogli di capire quali siano i confini con l’ambiente che lo circonda. Inevitabilmente porta all’annullamento delle parti e ad una probabile rottura della relazione.

Il possesso poi viene sovente confuso con una particolare manifestazione di affettività e riguardo nei confronti del legame: “Ti controllo perché ti amo e mi preoccupo per te”.

Significative sono quelle coppie in cui non esiste nessun confine: sono conosciute le password, vengono letti tutti i messaggi del cellulare, viene usato lo stesso profilo nei social network, non sono ammesse uscite con amici separatamente, in modo tale che tutto venga tenuto sotto controllo. In realtà si tratta di mancanza di fiducia. Ma senza di essa dove può arrivare una coppia? Quanto la mancanza di fiducia e l’amore vanno di pari passo? La possessività origina spesso da eccessive gelosia e invidia che si traducono in controllo e annullamento degli spazi individuali.

Tante volte sentiamo dire: “Non posso vivere senza te”.  Sono queste parole pesanti che rimandano all’altro la totale responsabilità di una vita che non è la sua. Rendiamoci conto però che questa affermazione non può esistere, altrimenti tutte le persone che subiscono un lutto non sopravivrebbero ad esso.

In una relazione di sano amore esistono momenti di fusione, ma a cui seguono altri di distacco e libertà individuale, in cui viene rispettata l’individualità di ognuno. Quando questo non accade è inevitabile la sensazione di oppressione e soffocamento. Senza libertà l’amore è destinato a finire.

 

Apr
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-04-2015

Foto dal web

In una delle prime vere mattine primaverili mi sono ritrovata di fronte al computer a voler scrivere qualcosa sul rapporto tra genitori e figli. Questi ultimi spesso, si ritrovano a dover lottare contro le pretese parentali, più o meno esplicite, di dover percorrere una strada decisa da loro, spinti dalla convinzione che sia quella giusta per i propri discendenti. L’argomento, per un motivo o per l’altro ritorna sempre nella mia attività professionale.

E’ questa una situazione estremamente difficile da affrontare e altrettanto dolorosa. Cresciamo convinti che i genitori siano perfetti, fino ad un certo punto in cui ci rendiamo conto che non sia così. Interiorizziamo i loro modelli educativi, li facciamo nostri e talvolta ci rendiamo conto che per noi non vanno bene e lì scatta il meccanismo con il quale vorremmo evolverci da esso e personalizzarlo come meglio crediamo. Quando i genitori se ne rendono conto il più delle volte non sono d’accordo e allora ci vengono contro con parole di disappunto, giudizi, inducendo in noi dei forti sensi di colpa, rendendoci insicuri. Certo, con questo non voglio dire che tutte le figure parentali siano così, anzi… ma purtroppo ho spesso a che fare con tali modelli: soprattutto con figli che si ritrovano intrappolati in dinamiche familiari pretenziose che non mirano tanto al raggiungimento della loro autonomia e realizzazione, quanto al portare avanti un modello familiare non scelto da loro.

Da poco mi è capitato il caso di una donna trentacinquenne che dopo anni di ricerca di un figlio e di convivenza con un compagno con il quale si è impegnata a sentirsi “famiglia”, finalmente, quando meno se lo aspettava è rimasta incinta. Potete immaginare la gioia della coppia che quando ha deciso di condividere il momento di felicità con le famiglie di origine si è sentita dire che sarebbe stata una vergogna avere figli senza esser sposati e che non sarebbero stati agli occhi altrui una vera famiglia.

La coppia in questione ha dovuto impegnarsi per non farsi influenzare negativamente e non farsi rovinare quel momento di estrema felicità, contrastando la delusione del momento.

Purtroppo ci sono delle famiglie in cui i genitori non sono mai contenti di ciò che fanno i figli ed ogni momento è quello giusto per rimandarglielo. I figli a loro volta si ritrovano a doversi impegnare a godersi i loro momenti di felicità cercando di porre contemporaneamente dei confini emotivi alle figure genitoriali.

Badate bene, non sempre è così, ci sono anche quelle famiglie in cui davvero i genitori desiderano il bene dei figli e lo accettano anche quando i loro canoni non coincidono con quelli che vorrebbero. Anzi, li spronano a seguire la propria strada e ad andare avanti permettendosi di rischiare e di sbagliare.

Nei casi di cui vi ho parlato prima la strada della vita potrebbe rivelarsi molto meno tortuosa se davvero si fosse liberi dalle catene genitoriali.

Apr
02
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 02-04-2015

Con il post di oggi voglio augurare a tutti una Buona Pasqua e al mio blog, anche se con qualche giorno di ritardo, Buon quarto compleanno!

Non potevo non condividere con voi questa importante ricorrenza! Da quattro anni il blog è la vetrina del mio lavoro, della mia esperienza e crescita professionale. La maggior parte delle volte le persone decidono di rivolgersi a me perché colpite da un articolo, o addirittura da una sola specifica frase di esso. E’ il primo contatto che le persone hanno con me. Proprio per questo lo ritengo un preziosissimo strumento lavorativo.

Che dire? Il numero di ingressi aumenta periodicamente (siamo arrivati a oltre 9 milioni di visite!) e io mi sento ulteriormente stimolata a continuare a scrivere, nonostante gli impegni lavorativi prendano sempre più tempo.

Per questa pausa pasquale mi fermerò solo il giorno di Pasquetta. Rimarrò a vostra disposizione tutti gli altri giorni, mentre vi rimando con i nuovi articoli del blog a lunedì 13 aprile.

Vi ricordo che per fissare un appuntamento è necessario chiamare al 3207297686 (NO CHAT – NO SMS), direttamente dalla persona interessata (tranne i minorenni).

Che dire ancora??? Buone feste a tutti e più di 9 milioni di ringraziamenti a chi ogni giorno mi accompagna nel mio percorso lavorativo.

Caterina Steri.