Gen
27

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Esattamente 70 anni dopo l’apertura dei cancelli di Auschwitz e la rivelazione del massacro da parte dei nazisti, penso sia doveroso citare qui la “Giornata della Memoria” .

In tutta Italia vengono proposti degli eventi per non dimenticare, io ho deciso, nel mio piccolo di rifarmi a Primo Levi e di riportare le sue parole.

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.

“Gli altri prigionieri di Auschwitz popolano la mia memoria della loro presenza senza volto e se potessi racchiudere in un’immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia del pensiero”.

Gen
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-01-2015

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Questo è uno dei concetti che spesso ho condiviso con voi.

Si sa che se siamo positivi tendiamo a circondarci di persone altrettanto positive. La stessa regola vale per il pessimismo che ci porta a legare con persone negative con le quali tendiamo ad autolimitarci e a scoraggiarci.

Sia per il positivismo che per il pessimismo il discorso è lo stesso, entrambi si autoalimentano con la vicinanza di particolari persone: meglio esserne consapevoli.

Ci sono dei casi in cui abbiamo bisogno di difenderci dalle persone negative, se non lo facciamo inevitabilmente potremmo venirne contagiati e condizionati. Esse potrebbero instillare in noi il loro modo di essere e di pensare, preferibile quindi esser pronti ad affrontarle quando la loro influenza potrebbe risultare negativa e farci coinvolgere qualora sia positiva.

Il primo passo da fare è quello di dirsi chiaramente di voler appartenere alla schiera di quelle positive a affrontare quotidianamente le giornate sapendo che una soluzione ai problemi c’è quasi sempre, che siamo dotati di tante qualità, che dobbiamo riconoscerle e metterle in pratica.

In questo modo potremmo attrarre compagnie altrettanto positive e contagiarne qualcuna negativa, che se non gradirà tenderà ad allontanarsi o a cercare di instillarci una bella dose di negatività.

Non è sempre facile superare il pessimismo cosmico di certi individui, soprattutto quando con loro abbiamo un legame emotivo: dobbiamo fare il doppio della fatica! Se possibile, meglio frequentarli il meno possibile e qualora non si possa, cercare di controbatterli con una sana dose di ottimismo.

Riconoscere che per qualsiasi affermazione negativa ne esiste sempre una positiva è il meccanismo da tenere a mente per controbattere chi prova a farci affondare.

Altra arma da usare contro di loro è la consapevolezza che il potere delle proprie convinzioni può essere talmente forte da permetterci di fare qualsiasi cosa o impedircelo. Se ci convinciamo di poter affrontare determinate situazioni già ci predisponiamo ad uscirne vincenti, nel caso contrario tenderemo a ricercare la sconfitta.

Altro fattore fondamentale da riconoscere è che l’ottimismo aiuta fortemente a nutrire l’autostima e che la vicinanza di persone positive ci aiuta ad avere più fiducia in noi, qualora non ne avessimo abbastanza. Ecco perché dobbiamo farci contagiare dagli ottimisti e fare lo stesso con loro.

Gen
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-01-2015

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Sapete voi quale sia la differenza tra gelosia e invidia?

Nell’immaginario collettivo sono due concetti interscambiabili, ma in realtà non è così. Entrambi hanno alla base un forte malessere ma mentre la gelosia si scatena nel momento in cui si ha paura di perdere qualcuno, l’invidia scaturisce dal fatto che gli altri posseggano qualcosa (un oggetto, una dote, una posizione sociale), che noi non abbiamo ma  la vorremmo e spesso desideriamo che venga perduta da chi già lo ha.

Il tipo di malessere che causano può essere simile, e forse è anche per questo che vengono scambiate.

E’ sempre meglio poterle riconoscere per imparare a gestirle. Tutti infatti almeno una volta nella vita le hanno provate, perfino i bambini.

Dice Helmut Schoeck che “L’uomo invidioso pensa che se il suo vicino si rompe una gamba, egli sarà in grado di camminare meglio”. Non avrebbe potuto descrivere meglio l’invidia.

Nella gelosia invece entra in gioco un terzo individuo perché scaturisce nel momento in cui ci si sente minacciati da esso nella possibilità di perdere la persona amata o un amico, ad esempio.

Anche il giudizio comune si pone diversamente nei confronti della gelosia e dell’invidia.

La prima viene accettata di più in quanto vista come strumento per la salvaguardia del legame esistente con una persona amata, implica pure un aspetto romantico della situazione ed è considerata sinonimo di passione e amore.

L’invidia dall’altro lato viene condannata, se ci pensate fa parte dei sette vizi capitali e implica l’impulso a danneggiare l’altra persona.

Sia l’invidia che la gelosia in misure eccessive possono diventare patologiche. Pochi ammettono di essere invidiosi o gelosi, se non quando il malessere diventa preponderante.

Ma per questo vi rimando ai vari articoli di questo blog che trattano i due argomenti.

 

Gen
15
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 15-01-2015

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Parliamo sempre di narcisisti e relazioni amorose con essi, poco dei loro figli.

Avere dei genitori che sono superficialmente amorevoli, ma più profondamente distaccati, inevitabilmente si ripercuote sui vissuti emotivi dei figli e sulla loro futura vita adulta.

I genitori narcisisti, da un punto di vista pratico, assumono il loro ruolo in modo adeguato, anche se sentono molto la fatica e il senso dell’obbligo,  vivendo la prole più come un sacrificio che come un piacere.

Per loro non esistono vie di mezzo:  creano legami simbiotici o se ne infischiano totalmente o quasi.

Nel primo caso il figlio, usato come appendice per soddisfare l’ego genitoriale,  è visto come perfetto, mai messo in discussione e ogni sua mancanza non viene attribuita a lui, ma al mondo che lo circonda: ad esempio, la responsabilità di un brutto voto a scuola viene attribuita ad un insegnate poco competente e professionale.

Spesso i figli per soddisfare la vena narcisista genitoriale,  vengono messi in vetrina a sfoggiare abiti costosi, o spinti ad attività sportive agonistiche pur di risaltare in mezzo agli altri e sentirsi importanti. Ad esempio, si sottolinea in continuazione quanto siano belli e bravi i figli per riconoscersi quale bel lavoro abbiano fatto i genitori.

Da un lato i bambini vivono il disagio di dover vivere in vetrina, dall’altro non possono concedersi di fare altrimenti perché si sentirebbero troppo in colpa per non riuscire a soddisfare le figure parentali. Sarebbe molto difficile, doloroso e porterebbe gravi conseguenze riconoscere i genitori come non adeguati ad accogliere i loro vissuti emotivi.

In questo modo i figli possono diventare incapaci di provare empatia e di mettersi in discussione, prendendo le orme del narcisismo genitoriale.

Naturalmente tutto ciò avviene a livello inconscio e il malessere si esprime attraverso il canale della frustrazione, del nervosismo, del senso di colpa, del senso di ambiguità (dovuto al fatto che il genitore dice di amarli, ma che non ha potuto fare altrimenti).

Nel caso in cui  il figlio non segue le indicazioni dei genitori viene trattato come deludente e inadeguato, meccanismo che porterà ad una scarsa autostima e possibili disturbi psicopatologici vari.

Il genitore narcisista, essendo tale, può anche avere la tendenza ad infischiarsene dei figli, non riuscendo ad occuparsi dei loro vissuti psicologici ed emotivi, del resto non lo fa neanche per se. Non se ne rende conto e si reputa un buon genitore perché risponde “bene” ai bisogni pratici. Spesso tende a svalutare la prole con la convinzione di spronarla a fare meglio: non è consapevole del dolore che può creare.

Avere dei genitori narcisisti e problematici non significa per forza che anche i figli dovranno sviluppare delle psicopatologie, nonostante la forte influenza sui loro vissuti. Proprio per questo l’aiuto di una psicoterapia può aiutarli a sganciarsi dalle problematiche dinamiche familiari e aiutarli a costruirsi una vita di sane relazioni.

Se ti è piaciuto il post e vuoi approfondire l’argomento sul narcisismo patologico e le dipendenze affettive clicca quì.

Gen
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-01-2015

L’invidia, uno dei sette vizi capitali, riguarda il  risentimento e l’astio che scaturiscono dal confronto con gli altri: chi di noi almeno una volta nella vita non l’ha provata?

Spesso sento dire “Lui si e io no, perché?”, “Che ha lui in più di me?”  L’invidioso  infatti vive un’alternanza di pensieri in cui spera di avere quello che hanno gli altri e che gli altri allo stesso tempo lo perdano.

Perde troppo tempo ed energie a concentrarsi su chi lo circonda e poco su se stesso, alimentando rabbia, frustrazione, senso di vuoto e inferiorità. Tutti fattori strettamente connessi ad una scarsa autostima che impediscono di percepire le risorse e le potenzialità personali.

L’invidia viene provata sin dalla più tenera età, forse proprio per questo se ne è sempre parlato.

Essa può influenzare più o meno la vita delle persone, nei casi più gravi prendere il sopravvento e impedire di vivere serenamente la quotidianità perché troppo impegnate a fare i conti in tasche altrui e a chiudere in rosso i  propri. Chi la prova non riesce ad instaurare relazioni positive con gli altri.

Possiamo parlare di invidia patologica quando dalla speranza di cui vi ho parlato prima si passa a cercare di concretizzarla per creare dei danni.

Solitamente si diventa invidiosi delle persone più vicine per la maggiore possibilità di confrontarsi con esse.

Dare una spiegazione razionale all’invidia non permette di liberarsene o di controllarla anche se riconoscerla costituisce un primo passo per affrontarla.

Quando diventa eccessiva può diventare oggetto di trattamenti psicoterapeutici, come quello strategico integrato, con cui si lavora per capire il significato  e a quali vuoti personali essa possa corrispondere, per poi spostare l’attenzione da fattori esterni (ad esempio quello che gli altri posseggono), ai propri bisogni che se non ascoltati la alimentano.

L’invidioso attribuisce la responsabilità della propria situazione sempre agli altri, agli eventi esterni,  alla sfortuna, togliendosi ogni responsabilità personale per ciò che è la sua vita. Un altro degli obiettivi terapeutici è quello di responsabilizzarlo, di fargli sperimentare che poche sono le cose dovute a fattori esterni e tante a quelle personali che gli conferiscono il potere  di costruire attivamente il proprio futuro.

Conosciamo sempre l’accezione negativa dell’invidia, ma se riuscissimo a sfruttarla per avvicinarci all’ideale di persona che abbiamo, la potremmo trasformare in ammirazione e in una risorsa per trarne miglioramenti di vita.

Ciò è possibile quando un equilibrato senso dell’autocritica permette di vedere negli altri le risorse che anche noi vorremmo avere, stimolando un sentimento ammirevole e predisponendoci al raggiungimento degli obiettivi. Pensare ad esempio: “se lui ci è riuscito, posso riuscirci anche io“.

Il trucco sta nel confrontarsi con gli altri non per sentirsi ancora più insicuri ed inadeguati ma per spingersi a migliorarsi. Essendo l’invidia inversamente proporzionale all’autostima, la si può risolvere realizzando i nostri sogni prendendocene totalmente la responsabilità e i meriti.

Se ti è piaciuto questo post puoi anche leggere quelli riguardanti la gelosia patologica cliccando quì.

 

 

 

Gen
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-01-2015

Come dopo ogni pausa natalizia più o meno lunga, anche quest’anno bisogna rientrare alla quotidianità.

Tornare alla vita di tutti i giorni per molti potrebbe costituire una boccata d’ossigeno dalle incombenze obbligate della famiglia, per altri un vero trauma (ad esempio, chi per lavoro è costretto ad emigrare e subisce ogni volta il distacco dai propri cari e dalle proprie origini).

Comunque vada, occorre riprendere i soliti ritmi.

E’ molto importante riappropriarsi di un regolare ciclo sonno-veglia, in modo tale da non venire travolti dalla stanchezza fin dal primo giorno di rientro a scuola o al lavoro.

Altrettanto importante è il mangiare sano, soprattutto dopo la serie di pranzi e cene ipercalorici che avranno ben contribuito ad appesantirvi. Mangiare più leggero contribuirà a farvi sentire più attivi e in forma.

A proposito di forma, sarebbe importante riprendere (per alcuni iniziare), l’attività sportiva.

Nel cammino della vostra ripresa, per non coinvolgere solo il corpo, ma anche la mente, anziché tornare sempre alle solite vecchie abitudini, si potrebbero cercare degli stratagemmi per dare alle vostre giornate un senso di novità, ad esempio scegliendo nuovi obiettivi da raggiungere, non solo al lavoro, ma anche nella vita personale.

Sempre meglio focalizzarsi sulle cose positive: godete di ciò che avete e non state a pensare sempre e solo  a quello che vi manca.

Se rimpiangete tanto le vacanze, iniziate a pensare che ogni giorno potrebbe essere una vacanza, anche solo concedendovi di godere per dieci minuti dei vostri cari, della salute e del vostro lavoro.

Vi ricordo inoltre che le vacanze non sarebbero così preziose senza un lavoro che vi fa tanto faticare.