Dic
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-12-2014

Foto dal web

Siamo giunti alla fine di un anno molto intenso per me da tutti i punti di vista.

Facendo un bilancio, posso dire di poterlo chiudere in maniera positiva e questo mi rende estremamente soddisfatta!

Faccio a voi gli auguri che farei a me stessa: in primis quello della salute, poi tante soddisfazioni lavorative, personali e tanti cambiamenti, di quelli positivi, che stimolano ad andare avanti nella vita facendoci conquistare quotidianamente il raggiungimento dei nostri desideri, per poterli godere al meglio e ricordarci  quanto ci vogliamo bene e quanto siamo preziosi!

Siamo noi le persone con cui passeremo tutta la vita e abbiamo quindi il dovere e il diritto di amarci incondizionatamente, anche per stare meglio con gli altri.

Chiudo ringraziandovi per l’ennesima volta per la vostra sempre più numerosa presenza nel blog e negli altri social network e vi auguro ancora un felice anno!!

Caterina Steri.

Dic
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-12-2014

Buone feste da Gocce di psicoterapia, qualsiasi sia il loro significato per tutti quanti voi.

Vi rimando al nuovo anno con gli articoli inediti del blog.

Un sincero augurio,

Caterina Steri.

Dic
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-12-2014

“Cara Dottoressa,

leggo sempre con interesse la sua pagina ed ho pensato di mandarle un messaggio per salutarla.

Direi che la mia vita è praticamente irriconoscibile da quando ho deciso di rivolgermi a lei (in meglio, in caso ne dubitasse)

Sono molto felice di aver avuto il coraggio di cambiare e crescere, e non lo sarò mai abbastanza della decisione di aver chiesto il suo aiuto, qualche anno fa. Credo sia la cosa migliore che abbia mai fatto nella mia vita.

Mi fa piacere che lo sappia, in caso ci fossero quei giorni in cui si sente un po’ stanca o scoraggiata per via del suo lavoro continui a spingere le persone a migliorarsi e a cominciare a vivere come ha fatto con me!

Grazie dottoressa!

Le auguro buone feste e buon lavoro!”

Questo che avete appena letto è la parte di una mail che ho ricevuto qualche giorno fa da una mia ex paziente. Una giovane donna che ha deciso di affrontare le proprie paure per decidere attivamente cosa fare della propria vita.

E’ vero che il mio è un lavoro faticoso, nonostante pochi lo riconoscano. E’ faticoso perché devi sempre offrire un servizio di qualità, perché l’ultimo paziente della giornata deve ricevere le tue cure, la tua concentrazione come il primo, quando sei meno stanco. Perché ogni persona è diversa e ha bisogno di un trattamento personalizzato e rispettoso del suo modo di essere, di pensare, del credo religioso, dell’orientamento politico, dell’identità sociale e sessuale.

Ma è anche vero che le soddisfazioni sono tante e che di questo mestiere si può vivere, nonostante molti colleghi non ci vogliano credere.

Ho voluto condividere questa mail per sottolineare ancora una volta come questo blog non possa prescindere dalle esperienze di vita delle persone e mi affascina molto poter inserire le loro parole quando è possibile.

Ho chiamato questo post il regalo migliore, perché è proprio il benessere delle persone che passano nel mio studio, la loro voglia di crescere, di cambiare, di prender di petto la vita e i benefici a lungo termine che traggono dai percorsi fatti insieme, non possono che essere la miglior ricompensa per me e per le mie fatiche professionali.

Grazie mille per questo bel regalo.

Dic
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-12-2014

Buongiorno a tutti,

approfitto di questo spazio per rispondere ad alcune domande pervenutemi tramite e-mail riguardo l’andamento del lavoro durante il periodo natalizio.

  • Le psicoterapie continueranno come sempre senza nessuna particolare pausa, esclusi i giorni festivi.
  • Potete continuare a chiamare per prenotare una prima visita (NO CHAT – NO SMS) anche durante questo periodo.
  • Non lavorando tutti i giorni delle prossime settimane verrà data precedenza a chi ha già iniziato per garantire una continuità lavorativa. Qualora gli spazi per i colloqui vengano esauriti, le prime visite verranno rimandate a subito dopo le feste quando il lavoro riprenderà a pieno regime.
  • Vi ricordo di chiamare sempre da numeri telefonici a me visibili per potervi ricontattare appena possibile qualora non possa rispondere al momento.

Mi spiace non poter rispondere subito alle e-mail, ma avendo le giornate piene spesso manca il tempo materiale per farlo. Oltre a tutto, cerco sempre di curare la mia vita personale, cercando di darle spazi di qualità senza intromissioni lavorative almeno durante il fine settimane e le serate infrasettimanali. Il mio lavoro, come la maggior parte delle professioni, richiede tanto tempo ed energie e penso che il modo migliore per offrire un servizio di qualità non dipenda solo dall’esperienza e dalla continua formazione, ma anche dal sapermi “ricaricare” costantemente dedicandomi a me stessa e alla mia vita personale.

A tutti una buona giornata invernale.

Dic
15
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 15-12-2014

Foto dal web.

Per molti il Natale è la festa migliore dell’anno, preferita perfino al proprio compleanno. Per altri invece è la peggiore, quella che verrebbe evitata in tutti i modi.

Come mai questi effetti così contrastanti?

Mi rendo conto di non scoprire l’acqua calda, ma è proprio vero che spesso le festività enfatizzano i dolori di tutto l’anno. Possono essere un momento malinconico in cui inevitabilmente ci si ricorda di quelle passate in modo felice, oppure danno maggiore concretezza ed evidenza alle difficoltà economiche e all’impossibilità di poterle festeggiare come si vorrebbe.

Per tante persone il Natale non ha un valore religioso ma più profano il cui fulcro è costituito da regali, pranzi, cene opulente e sfoggio di abiti nuovi. Molti si ritrovano a festeggiarlo solo perché entrati in questo meccanismo, ma al momento degli auguri non sanno nemmeno quale sia il loro senso.

Tutto questo, proprio in periodi di forti crisi economica non può che amareggiare ulteriormente.

Se poi dall’aspetto materialistico passiamo anche ad altri generi di difficoltà, come quello di rotture di relazioni e lutti veri e propri, le feste comandate non fanno altro che riportare indietro nel tempo a periodi felici in cui tutti erano presenti, oppure molto dolorosi, passati ad esempio tra le pareti di un ospedale, o ad assistere persone in difficoltà. In questi casi l’istinto potrebbe essere di fuggire il più lontano possibile.

C’è poi chi non ha mai avuto un bel ricordo del Natale perché in famiglia le relazioni conflittuali hanno fatto sempre da padrone. Ci sono anche tanti figli di genitori separati che si ritrovano a doversi dividere in due pur di far “contenti” mamma e papà, senza che nessuno chieda loro cosa preferirebbero.

Insomma, il Natale potrebbe essere deprimente per i motivi più svariati e quando partire dall’altra parte del globo non è possibile, la scelta più adatta potrebbe essere quella di capire cosa o chi ci faccia stare meglio e tentare di farsi coccolare e coccolarsi un pochino.

Se non avete voglia di auguri, caos da pranzi che durano un giorno intero, potrete concedervelo a piccole dosi, oppure fare qualcosa di totalmente diverso rispetto alla tradizione: decidere di stare con amici, anziché con parenti, ad esempio. A volte è proprio il solito scontato appuntamento che vi porta a sentirvi più obbligati a festeggiare qualcosa di cui non vi può fregare nulla. Forse quindi, considerando i giorni di festa come semplici “ferie”, potreste escogitare il modo migliore per voi per trascorrerle. Chi vi sta attorno, quelli tradizionalisti, potrebbero non comprendere il vostro punto di vista. Da un lato potete decidere di spiegare, dall’altro, munirvi di un sano egoismo e seguire i vostri piaceri, non quelli altrui.

Il Natale spesso pesa perché è sempre uguale e programmato da altri, allora perché non conferirgli una qualche piacevole novità?

Dic
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-12-2014

“Dottoressa, la chiamo per mia madre. Non sta bene da tempo e vorrei che l’aiutasse? Lei non sa che io la sto contattando. Non pensa che uno psicologo possa aiutarla e tanto meno ritiene di dover fare un percorso, quindi io vorrei prendere l’appuntamento, accompagnarla nel suo studio con una banale scusa così lei l’aggancia e le spiega cosa fare. Che ne dice?”

Questa, ahimè è una delle proposte/richieste che ogni tanto mi vengono fatte. Io spiego sempre che se una persona non vuole essere aiutata, o decide di fissare un appuntamento dallo psicologo solo perché costretta in un certo qual modo da terzi, non ha senso nemmeno fissarlo quell’appuntamento.

Diverso è il discorso di chi viene in studio, è un po’ scettico sulla tecnica più per ignoranza o paura di affrontare tasti dolenti dei propri vissuti, ma ha la volontà di far qualcosa per se e di provarci.

Certo, è vero che un bravo terapeuta è anche un bravo motivatore, ma il suo lavoro non consiste nel fare opere di convincimento, semmai nel lavorare su come mai esistano varie resistenze e, qualora emerga la mancanza di motivazione a farlo, ritengo sia meglio esser chiari e dirsi che forse il tempo del colloquio sarebbe meglio dedicarlo ad altro.

Questi sono miei pensieri, forse tanti dei miei colleghi non sono d’accordo con me, ma ognuno personalizza tanto il proprio modo di lavorare e io ritengo che senza motivazione tante cose non possano esser fatte.

Un’altra richiesta che mi viene fatta è quella del “mi guarisca velocemente perché non ce la faccio più a star male dopo anni!” A queste richieste rispondo dicendo che non si può pretendere di risolvere in uno o due colloqui problemi che persistono da una vita, anche se possono farsi grandi miglioramenti.

E’ vero, non facciamo miracoli e tanti arrivano nel momento dell’urgenza, ma per fare un buon lavoro, per quanto breve possa essere, occorre mettere in conto del tempo su cui lavorare.

Dic
04
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 04-12-2014

Quelle che seguono sono le parole scritte da una donna venuta in terapia da me qualche mese fa perché ossessionata dalla gelosia patologica verso il compagno.

Quando si è resa conto di non riuscire a risolvere da sola il suo problema mi ha chiamata e insieme abbiamo fatto un percorso dove per sconfiggere la gelosia era necessario far crescere la sua autostima, perduta tempo prima in seguito a varie vicissitudini.

Come ogni percorso di psicoterapia, anche questo non è stato una passeggiata. Ma l’impegno costante e la voglia di stare bene hanno prevalso su qualsiasi difficoltà.

Seduta dopo seduta, giorno dopo giorno, mano a mano che la donna riusciva ad apprezzarsi di più, a riappropriarsi di spazi di cui da sola si era privata, la gelosia scemava visibilmente. Prova del fatto che essa vada a braccetto con lo scarso amore verso se stessi.

Quasi in chiusura del nostro percorso, ho chiesto alla mia paziente di scrivere una lettera alla sua gelosia e di portarla al nostro successivo incontro.

Dietro sua cortese concessione, ho potuto condividere con voi oggi le sue parole, per me molto preziose, non solo perché indice del successo del cammino fatto insieme, ma anche perché questo blog è sì scritto da me, per me e per chi ogni giorno vuole fare un salto di qua, ma più o meno indirettamente è scritto anche dalle persone che mi circondano e dai pazienti che mi rendono partecipi dei loro vissuti.

Spero piacciano a voi, almeno quanto a me.

Buona lettura e grazie alla coraggiosa autrice delle prossime righe.

Credo che le lettere più difficili da scrivere siano quelle rivolte a se stessi.

Ripensando a questi mesi ed al mio percorso posso finalmente affermare che la gelosia che per tanto tempo mi ha invalidata e ferita, oggi non ci sia più.

Ho voglia di scriverlo e di dirlo al mondo intero perché l’ho sconfitta.

Se mi volto e guardo indietro vedo una donna diversa da quella che sono oggi. Vedo una donna insicura, impaurita, ossessiva e paranoica. Ero come assorbita da un vortice nero, ma al suo interno ho voluto vedere la luce. Inizialmente era un piccolo punto lontano e difficile da raggiungere ma sempre più consapevole del fatto che sarei riuscita ad avvicinarmi. Guardandomi indietro rivedo una persona smarrita, la cui necessità principale era quella di dipendere da qualcuno e di avere un controllo totale su tutto. Ma in questa veste mi sentivo davvero stretta, era diventata soffocante, dovevo e volevo togliermelo di dosso. Sapevo che potevo, dovevo solo trovare nuovamente il mio vestito. Seppur con fatica l’ho ritrovato e ora lo porto con orgoglio.

Mi sento una donna in rinascita, e cosa c’è di più bello di una donna in rinascita?

Lo descrive benissimo Diego Cugia, alias Jack Folla con le sue parole: “Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascina sempre avanti.

Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.

E’ un’avventura ricostruire se stesse, la più grande. Non importa da dove cominci.

Più dell’alba, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa E’ la primavera a novembre, quando meno te lo aspetti”.

Grazie!

Se vuoi approfondire l’argomento sulla relazione tra gelosia patologica e l’autostima clicca quì.

Per conoscere meglio la psicoterapia strategica integrata clicca quì.

Dic
01
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 01-12-2014

Oggi, primo dicembre 2014 è la giornata mondiale contro l’AIDS e mi pare doveroso ricordarlo anche qui. Per l’occasione sono state promosse diverse iniziative che potrete trovare nel sito del Governo.

Fino a non molti anni fa, chi contraeva il virus dell’HIV sapeva che, in un tempo più o meno lungo, esso lo avrebbe portato all’AIDS e intorno, altri si ammalavano e morivano. Era letteralmente una questione di vita o di morte. Oggi la situazione fortunatamente è cambiata: l’HIV è un’infezione cronica, con la quale è possibile vivere.

Le ripercussioni psicologiche dell’infezione da HIV hanno inizio già prima dell’effettuazione del test. Le preoccupazioni per il risultato, il contatto con le strutture sanitarie, l’attesa dell’esito, originano tutta una serie di reazioni emotive in base al periodo di vita che si sta affrontando, alle risorse disponibili, al sistema familiare e al modo personale in cui si reagisce solitamente agli eventi della vita.

Si risponde alla notizia della sieropositività col rifiuto, con la sensazione di avere un peso emotivo intollerabile, con rabbia o con vere e proprie manifestazioni ipocondriache.

Sono motivo d’ansia il rischio di solitudine e di perdita dell’indipendenza fisica ed economica, la paura di aver contagiato altre persone, o che possa accadere in futuro.

I pensieri sulle precedenti esperienze sessuali, sulle possibili occasioni di contagio per i propri familiari o sul controllo continuo e incessante di segni esteriori del progredire della malattia possono assumere caratteristiche ossessive.

In genere le malattie sessualmente trasmesse soprattutto in epoche passate, in parte anche oggi, sono state fonte di forte rifiuto sociale, perché considerate prova di tendenze comportamentali immorali. L’emarginazione sociale dei soggetti ammalati li ha costretti a nascondersi, soprattutto durante le cure. Il sentimento di vergogna e disprezzo, per lungo tempo ha portato al silenzio sul tema lasciando gravi segni di disinformazione e trascurando il fatto che affrontare l’argomento e divulgarlo corrisponde ad una efficace prevenzione.

In epoche recenti, si è cercato di dare maggiore attenzione all’informazione, cercando di rendere più facile l’uso del profilattico; si è operato per combattere cause di ostacolo alla prevenzione ed anche alla cura psicologica.

Nonostante la preziosità delle cure, non si dovrebbe mai smettere di fare prevenzione, ma anzi, iniziare a farla in maniera più serrata.

Sarebbe opportuno continuare a combattere i tabù sulla sessualità con i propri figli e a scuola e diffondere l’informazione su queste malattie anche ai più giovani attraverso l’educazione sessuale.