Lug
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-07-2014

Sono numerose le coppie che decidono di passare le vacanze separatamente. Per alcune sono un’occasione per coltivare un’esperienza alternativa o per passare del tempo con amici di vecchia data. Per altre costituiscono una via di fuga dalla routine a due.

Di recente, mi è stato chiesto se possa essere lecito o meno? Non sono io a dover giudicare, certo è che ci si può chiedere da cosa nasca l’esigenza di farlo.

Andare in vacanza da soli non equivale per forza alla rottura del rapporto.

Non ci sono controindicazioni particolari nel momento in cui lo si decide di comune accordo, quando la vacanza da separati non esclude quella insieme e quando non scaturisce dall’esigenza di fare quello che in presenza dell’altro non si potrebbe.

Varie sono le motivazioni che portano ad una vacanza separata:

  • a volte il periodo di ferie potrebbe non coincidere, in questo caso rinunciare alle vacanze sarebbe una pazzia
  • si desidera fare delle esperienze che all’altro potrebbero non interessare
  • perché la tempra individualista richiede di coltivare i propri spazi e qualche giorno di lontananza risulta una sana abitudine
  • perché si ha voglia di passare del tempo di qualità assieme ad amici che raramente si vedono durante la frenesia dell’anno
  • perché si vuol provare a stare soli, quando ad esempio si ha la sensazione di perdere qualcosa di se stessi e la si vuole cercare attraverso un’esperienza alternativa.

La scelta di una vacanza separata può anche mettere in risalto la vera qualità del legame.

Nessuna coppia infatti scoppia solo per una vacanza da separati. Anzi, se il rapporto è di sana qualità, ad un certo punto si sentirà la voglia di tornare a casa per raccontare all’altro l’esperienza vacanziera e progettarne una insieme.

In queste condizioni il ritorno a casa è sempre foriero di nuove esperienze,  di desideri più forti nei confronti dell’altro, di un più spiccato bisogno di condivisione. Tutti fattori che aumentano la fiducia reciproca e la qualità del rapporto.

Le controindicazioni si presentano nel momento in cui si vuole partire separati per potersi comportare da single. Oppure quando ci si vuole concedere esperienze, battute, scherzi che in presenza dell’altro non vengono assolutamente accettati. O quando si vuole sfuggire ai problemi sperando anche che si possano risolvere da soli. Ancora, quando si pretende di partire da soli ma non si accetta che anche l’altro lo faccia.

La coppia scoppia quando alla base ci sono delle ragioni ben più radicate e gravi di una vacanza: tradimenti, la fine dei sentimenti, gelosie, mancanza di fiducia, problemi irrisolti.

Molti non concepiscono la volontà del compagno di una vacanza da separati. Questo accade quando l’insicurezza, il bisogno di controllo e la gelosia la fanno da padroni o se si percepisce l’altro espulsivo ed evitante nei propri confronti.

Altri vacanzieri “solitari” non accettano che anche il partner si prenda i suoi spazi e quindi spesso, pur di non concederglielo, preferiscono rinunciare anche ai propri o inventare delle fantasiose scuse per poterlo fare ma non permetterlo all’altro. Va molto di moda quella del viaggio di lavoro, ad esempio.

Se nasce l’esigenza di una vacanza da soli, chiedetevi innanzi tutto da cosa scaturisce e in base alle motivazioni comportatevi di conseguenza. Non vedetela sempre come il primo passo verso la rottura, ma anche  come un’esperienza arricchente sia nei confronti del singolo che della coppia stessa, se questa ha delle solide fondamenta.

Lug
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-07-2014

In uno dei precedenti post ho parlato della psicoterapia di coppia. Da allora mi è stata chiesta se essa coincida  con la mediazione familiare. La risposta è no.

La mediazione familiare ha l’obiettivo di aiutare la coppia che ha espresso la volontà di separarsi a comunicare e raggiungere degli accordi rispetto al presente e al futuro, sia di carattere psichico che legale. Non lavora sul passato.

E’ una risorsa alternativa al sistema giudiziario in cui il mediatore, da una posizione neutrale, spinge la coppia a trovare un dialogo che sia funzionale al raggiungimento delle migliori condizioni possibili della famiglia, favorendo una separazione consensuale.

Anche la terapia di coppia comprende degli aspetti di mediazione, ma non tocca solo gli aspetti pratici della vita. Può essere inoltre esercitata solo da psicoterapeuti.

Per poter intraprendere un percorso di mediazione familiare occorre che siano assenti dei conflitti giudiziali in corso.

Il mediatore familiare è un esperto nella gestione dei conflitti familiari con competenze sia giuridiche che psicologiche e garantisce un ambiente di empatia e fiducia alla coppia senza esporsi mai a giudizi e alleanze di nessun genere. Aiuta a porsi in una situazione tale per cui venga instaurato un dialogo rispetto alla logistica della relazione e, se presenti figli, rispetto alla genitorialità.

Il mediatore familiare può esercitare sia nel pubblico che nel privato come libero professionista. Solitamente il suo ruolo è ricoperto da figure professionali quali avvocati, psicologi, assistenti sociali, medici ed educatori in quanto non è ancora una professione regolamentata.

Alcuni la confondono oltre che con la psicoterapia di coppia anche con una consulenza legale la quale invece ha come obiettivo quello di avvallare la causa dei singoli.

 

Lug
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-07-2014

Sono oltre 300 fino ad ora i post del blog!

Oggi vi propongo la lettura di una serie di argomenti riguardanti l’estate, la prova costume, la tintarella e i bambini in vacanza.

A tutti una buona lettura!

 

 La prova costume come accettazione di se’.   

Quando le scuole chiudono i bimbi che fanno? 

 

 

 

Tanoressia, la tintarella che non basta mai.

 

 

 

 

Lug
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-07-2014

In un legame di coppia devono essere rispettati gli spazi individuali e quelli in comune e dovrebbero esserci una comunicazione e una manifestazione dei sentimenti chiare e libere.

Spesso tutto o parte di questo viene a mancare e se non si corre ai ripari, o almeno si prova, si può avere una rottura, oppure un prolungamento dello stato della coppia ma in modo infelice.

Alcune volte le coppie possono ritrovarsi ad attraversare periodi difficili, ma affrontando le problematiche riescono a venirne fuori.

Altre volte solo uno dei due affronta dei cambiamenti durante il passare del tempo e se anche l’altro non si adegua viene persa la complicità e il senso di appartenenza alla coppia stessa.

Oppure ci possono essere stati tradimenti o forti disaccordi sull’educazione dei figli.

Molti ricorrono alla terapia di coppia per cercare di risolvere i problemi che da soli non sono riusciti ad affrontare, nonostante la volontà di entrambi.

La psicoterapia di coppia si svolge con incontri a tre senza che il terapeuta si schieri da una parte piuttosto che da un’altra, attuando un clima di fiducia con entrambi e in cui l’attenzione viene focalizzata sulla relazione tra i due componenti. Entrambi i partners devono avere l’intenzione di lavorare su se stessi e sulla coppia, non basta che lo voglia solo uno dei due.

La terapia di coppia si svolge con l’obiettivo di:

  • far ritrovare alla coppia un canale di comunicazione comune;
  • avere una nuova chiave di lettura degli eventi critici;
  • far rispettare gli spazi individuali, evitando ad esempio comportamenti di annullamento o sottomissione;
  • far risvegliare il desiderio reciproco sia sessuale che intellettuale;
  • gestire i conflitti;
  • sentirsi liberi di esprimere tutto ciò che si prova;
  • attuare dei cambiamenti che portino a nuovi equilibri, nonché la felicità della coppia stessa;
  • capire quale sia la situazione migliore da adottare, tra cui anche la separazione.

I benefici della terapia vengono a galla quasi subito in quanto la coppia riesce a provare un senso di sollievo e la speranza concreta di una via d’uscita alla situazione di stallo esistente ormai da tempo.

La psicoterapia di coppia non serve a far innamorare nuovamente chi ha perso i sentimenti nei confronti del partner. Purtroppo alcune persone la richiedono proprio con questa convinzione. In questi casi, si può aiutare ad accettare la situazione e ad accompagnare i due nel processo di separazione da un punto di vista emotivo.

Lug
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-07-2014

Buongiorno a tutti,

il blog sta registrando un numero sempre maggiore di ingressi e anche la pagina su Facebook è sempre più visitata.

La stanchezza pre-ferie inizia a farsi sentire ma i numeri mi spingono a resistere per ancora qualche settimana prima della pausa estiva. Come potrei quindi non ringraziarvi?

Intanto vi comunico che il lavoro proseguirà fino a tutto il mese di luglio per poi interrompersi per buona parte di agosto.

Potete comunque continuare a chiamare per fissare un appuntamento.

Buona giornata estiva a tutti!

Lug
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-07-2014

Nell’era di internet è praticamente impossibile prescindere da virtuali incontri con altre persone.

Il primo rischio delle relazioni virtuali è quello di idealizzare l’immagine della persona con cui si chatta. Nelle chat infatti, si mostra spesso quello che si vorrebbe essere e non quello che si è davvero.

Il secondo rischio è quello di pensare che una relazione virtuale equivalga ad una reale.

Meglio quindi avere la consapevolezza di quali accorgimenti prendere per evitare di incappare in spiacevoli, se non dolorose situazioni.

Esistono delle regole di buon senso che permettono che un incontro virtuale si possa trasformare in un sano incontro reale e dei piccoli accorgimenti da seguire per non cadere in pericolosi appuntamenti o adescamenti.

  • Mai dare troppi dati personali in chat
  • Meglio evitare di dare troppa importanza agli incontri che avvengono in periodi di particolare fragilità, ad esempio subito dopo la rottura di una relazione.
  • Meglio non farsi coinvolgere troppo da un eccessivo trasporto ed entusiasmo emotivo da parte dell’altro
  • Diffidare dell’immagine troppo ideale e perfetta che ci viene fornita dall’interlocutore
  • Non far passare troppo tempo fino al primo incontro reale
  • Incontrarsi sempre in un luogo pubblico e affollato e avvisare sempre qualcuno di dove stiamo andando e con chi (informarsi sempre sulla reale identità della persona che si incontrerà)
  • Se durante l’incontro ci sono alcuni elementi dell’altro o dell’incontro in se che non vi convincono o non vi lasciano tranquilli, meglio lasciar perdere fin dall’inizio e non cercare di convincersi forzatamente che le cose si svolgeranno in modo diverso rispetto a quello a cui state assistendo.

Esistono inoltre diverse possibilità rispetto agli esiti degli incontri:

  • Se gli incontri virtuali si sono manifestati senza menzogne, non sono stati idealizzati ma concepiti come un iniziale strumento per conoscersi che poi troverà una soluzione in un incontro reale, l’intesa tra i due potrebbe consolidarsi
  • Se invece durante gli incontri virtuali si è cercato di proiettare sull’altro un’immagine ideale di se, gli incontri reali saranno sempre finalizzati alla ricerca di quello che non corrisponde alla realtà. La delusione e la frustrazione potrebbero fare da padrone, oppure la ricerca di qualcosa che mai esisterà porterà solo ed esclusivamente ad una relazione dipendente.
  • Ci sono poi quegli incontri che potrebbero rivelarsi pericolosi dove si conoscono persone che vogliono solo farci del male, attraverso adescamenti o tentativi di manipolazione. Per evitare questo bisogna sempre seguire gli accorgimenti di cui sopra.

Certo è che le relazioni web sono totalmente diverse da quelle epistolari di decenni fa in cui l’attesa faceva da padrone, di contro all’immediatezza delle chat e dei messaggi. Spesso queste ultime fanno anche da mediatori tra la relazione in carne ed ossa e la paura di mettersi in gioco e di subire delle delusioni.

Si rischia di perdere, e nelle generazioni più giovani di non acquisire direttamente, la capacità di avere una relazione a tutto tondo e di esprimere il proprio lato emotivo se non attraverso messaggi.

Dall’altro lato esistono coppie che sono nate su internet e che sono diventate solide realtà familiari.

Comunque sia, bisogna tener sempre a mente che il web non può essere sostitutivo di un amore reale, in carne ed ossa.

Lug
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-07-2014

Quando in una famiglia viene a mancare uno dei componenti devono essere ristabiliti  nuovi equilibri in cui bisogna fare i conti con il vuoto creatosi dalla morte della persona cara.

Come detto più volte, la qualità dei rapporti emerge proprio nei momenti di crisi, in base a come vengono affrontate e a come viene tenuto il rapporto tra i vari componenti. Non sempre i nuovi equilibri sono funzionali al benessere dei componenti e all’elaborazione sana del lutto. Quando questo accade crea ulteriori sofferenze psicologiche.

Spesso il dolore è talmente inaspettato e immenso che risulta impossibile gestirlo. In famiglie in cui i rapporti sono di qualità, in cui c’è flessibilità, chiara comunicazione, condivisione delle emozioni e delle esperienze e rispetto reciproco, viene concessa l’elaborazione efficace del lutto.

Quando i rapporti sono di scarsa qualità ognuno lo vive a modo proprio senza condividerlo con gli altri, o al limite con persone esterne al nucleo familiare. Viene a mancare il sostengo reciproco proprio nell’ambiente in cui dovrebbe essere garantito di più e ogni componente è solo con il proprio dolore. In altri casi capita che quando uno dei membri cerca una condivisione gli altri, più o meno esplicitamente, lo respingano non dandogli nessuno spazio di sfogo.

In altri casi pare che si faccia a gara per dire e dimostrare che il proprio dolore è sempre peggiore di quello degli altri. In realtà, solo chi si trova in mezzo sa cosa si può provare e la gara del dolore più grande non ha nessun senso, se non quello di svalutare quello altrui.

In alcuni casi capita che ci siano delle separazioni o eclatanti disgregazioni del nucleo familiare e si tende a trovarne la causa nel lutto (anche arrabbiandosi con il defunto che ha abbandonato la famiglia), senza ammettere (talvolta senza rendersi conto), che il lutto in se non è stato altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso di relazioni che in realtà erano già malsane e disgreganti per conto loro.

Per affrontare al meglio il dolore all’interno del nucleo familiare sono fondamentali il livello di comunicazione e il grado di rigidità o flessibilità dei rapporti all’interno di esso.

Raphael (1984 – The anatomy of Bereavement – London: Hutchinson ), descrive sette risposte familiari al lutto:

1)Famiglie in cui la morte è tabù. Succede spesso in famiglie d’origine in cui ci sono lutti irrisolti.

2)Famiglie con abituali capri espiatori in cui si cerca sempre di colpevolizzare per mantenere un rigido controllo.

3)Famiglie in cui si evita l’intimità per paura di perdere il controllo emozionale.

4)Famiglie in cui tutto deve continuare come prima. C’è scarsa flessibilità dei ruoli e il posto vuoto deve essere riempito subito per non “indebolire” il sistema familiare.

5)Famiglie in cui la perdita può significare caos o rischio di disintegrazione.

6)Famiglie in cui tutto deve essere perfetto. Lottano contro i sentimenti primitivi e predomina la razionalizzazione.

7)Famiglie che funzionano con aperta e sincera condivisione di sentimenti. Tollerano sentimenti positivi e negativi, vivono l’intimità nelle relazioni interpersonali e condividono il distress. L’elaborazione del lutto procede bene attraverso l’attenzione e la consolazione reciproca.

Spesso sono le famiglie come nucleo a necessitare di un aiuto psicologico, ma in base alla mia esperienza, chiedono un sostegno soprattutto i singoli individui.

Affrontare un lutto richiede un’elaborazione sia a livello individuale che familiare. In entrambi i casi si cerca di mettere in risalto le risorse per accettare la perdita e poter guardare al futuro anche se non corrisponderà alle aspettative originali.

A volte i componenti pretendono che siano gli altri a dover colmare il vuoto lasciato dal defunto, senza pensare che ognuno è portatore del proprio dolore con cui deve fare i conti e ritrovare un nuovo equilibrio di vita.

Se vuoi approfondire il tema sul lutto clicca quì.

Lug
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-07-2014

Spesso capita di sentirmi dire che si ha paura di intraprendere una psicoterapia perché troppo lunga e perché non si vuole diventarne dipendenti.

Ebbene, vorrei sfatare questi due ormai pregiudizi comuni.

Esistono degli approcci terapeutici, come quello strategico integrato che richiedono un numero di sedute relativamente breve per la cura di alcuni disturbi, ad esempio gli stati di ansia e gli attacchi di panico ne richiedono circa una decina (vedi Vincere l’ansia in dieci incontri) . In certi casi si può anche stabilire un numero di incontri in cui poter realizzare gli obiettivi prefissati.

Esistono altri casi invece che richiedono più colloqui perché riguardanti problematiche maggiormente intricate e difficili da risolvere che non è dato quantificare fin da subito in numero di sedute.

La terapia può essere inoltre divisa per cicli, in base al raggiungimento di diversi obiettivi.

Per quanto riguarda il discorso sul rischio di dipendenza tra paziente e terapia, questa nei casi in cui si lavora in modo maturo e professionale non si presenta assolutamente!

Sta al terapeuta, naturalmente definire bene il setting (l’ambiente fisico e funzionale all’interno del quale ha luogo la relazione terapeutica), le regole organizzative (orario, durata e pagamento delle sedute), quelle relazionali (assenza di contatti al di fuori dei colloqui, nel mio caso, ad esempio non vengono contemplati nemmeno gli sms e le chat per eventuali comunicazioni organizzative, ma solo le chiamate) e gli incontri.

Il terapeuta può fare tutto questo attraverso la dimostrazione di come la psicoterapia non sia assolutamente paragonabile alla chiacchierata con gli amici e i parenti,  ne quello col terapeuta, un rapporto tra amici.

Si tratta infatti di una relazione basata su una profonda fiducia in cui un professionista mette a disposizione il suo sapere e le competenze per aiutare gli altri individui a risolvere le proprie problematiche usufruendo del frutto di anni di esperienze e studi confermati in modo scientifico, per arrivare là dove non sono giunte soluzioni tentate nei modi più differenti.

Se il terapeuta opera in questo modo, anche quando il paziente proietterà su di lui emozioni, affetto, attrazione, riuscirà a lavorare pure su di esse per mantenere sempre un clima di lavoro efficace.

Clicca quì per leggere gli altri articoli sulla Psicoterapia Strategico Integrata.

Lug
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-07-2014

Ho trovato su internet un video interessantissimo sulla differenza tra empatia e compatimento fatto da Theresa Wiseman, una ricercatrice di infermieristica che ha studiato diverse professioni in cui il rapporto empatico è fondamentale.

Spiega come la prima crei connessione tra le persone e la seconda disconnessione.

Per provare empatia bisogna riuscire a vedere le cose dal punto di vista di un’altra persona, non giudicare, riconoscere le emozioni nelle altre persone e comunicarglielo. Significa infatti provare emozioni con altre persone anche mettendosi in contatto con i propri vissuti, seppure possano essere dolorosi.

Ci sono delle situazioni in cui non si dovrebbe prescindere affatto dall’empatia, ad esempio nella relazioni tra terapeuta e paziente e in molte altre professioni, senza confonderla con la compassione che significa provare pietà verso chi soffre e cercare di farle vedere il lato positivo delle cose senza creare un legame con ciò che prova davvero.

L’empatia è importante non solo nelle relazioni professionali, ma in qualsiasi tipo di altro legame, per quello sarebbe bene che ognuno la conoscesse.

Ecco a voi il link del video https://www.youtube.com/watch?v=nSVyLBsQO0A

Buona giornata a tutti.