Apr
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-04-2014

Dopo un fine settimana più lungo del solito, la pausa Pasquale e l’intermezzo lavorativo, il mio corpo si sente stanco, ma la mia mente più rilassata. Il tanto giusto per riprendere il lavoro e i colloqui in modo più concentrato e propositivo e con l’influenza delle varie esperienze di questi giorni, tra le quali la visita al MAN di Nuoro, importante Museo che in questo periodo ospita la mostra fotografica di Robert Capa, il più famoso fotografo di tutti i tempi, reso tale sopratutto per le sue foto di guerra. Scatti al limite del temerario la cui passione lo ha condotto fino alla morte, avvenuta calpestando accidentalmente una mina in Indocina proprio alla ricerca dell’immagine di guerra. Vi suggerisco di vederla prima della chiusura che avverrà il prossimo 18 maggio.

Ogni tanto fare pausa e staccare con la routine quotidiana non può che far bene. Affacciarsi a nuovi mondi e osservarli tramite gli occhi altrui allarga le nostre prospettive e ne fa sperimentare nuove.

Ecco perchè oggi mi sento particolarmente arricchita. Spero che anche per voi sia lo stesso.

Intanto vi auguro una buona settimana e vi ricordo che potete contattarmi telefonicamente (NO CHAT; NO SMS), per richiedere un colloquio dal lunedì al sabato, esclusi festivi.

Buona settimana a tutti in attesa del primo maggio.

Apr
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-04-2014

Tra i miei pazienti c’è sempre almeno un adolescente o un giovane adulto che chiede un primo colloquio  per problemi di ansia. Un fenomeno sempre più diffuso che nella maggior parte delle volte (almeno per quanto riguarda la mia esperienza professionale), cela la paura di diventare adulti. Facendo una attenta analisi mi rendo conto che mentre la mia generazione, gli adulti di oggi, vivono in pieno la crisi economica, ma forse sono riusciti a vivere un’infanzia non in perenne stato di allerta finanziaria, le generazioni più giovani invece, la crisi e il precariato ce l’hanno nel DNA. Che intendo dire? Sono figli di quarantenni/cinquantenni circa che hanno perso il lavoro o che forse non hanno mai avuto la tranquillità di uno stipendio certo a fine mese e inevitabilmente hanno trasmesso ai loro successori il senso di instabilità perenne, la paura del futuro e l’angoscia del presente.

Mi sento dire dai ragazzi che si sentono spacciati, che hanno paura di laurearsi un giorno perché poi non sapranno che fare. Da un lato vorrebbero poter slegarsi da questa situazione, dall’altro cercano in ogni modo, anche attraverso l’ansia di stare a casa dei genitori per chissà quanto tempo.

L’ansia nel loro caso è uno strumento per non concedersi di fantasticare nemmeno su un futuro sereno e indipendente. Il loro immaginario non può spingersi a quei livelli.

A confermare ciò il terrore da parte loro di perdere i genitori. Timore lecito, ma anche finalizzato a continuare ad avere un sostegno, una sicurezza, un nido dettati dalla mancanza di fiducia in se stessi e da una scarsa autostima.

Dall’altra parte trovo genitori che anche se inconsciamente, tendono a proteggere eccessivamente i figli, a far si che non sviluppino il senso di responsabilità e che non si autorizzino ad organizzarsi un futuro indipendente, talvolta rischioso, ma raggiungibile. Genitori che oggi hanno uno o al massimo due figli e che concentrano tutte le loro attenzioni e le loro aspettative su di essi. In passato i figli erano più numerosi e le risorse e le attenzioni divise tra tanti.

Le paure trasmesse sono parecchie e spesso senza un aiuto è difficile elaborarle e superarle, proprio perché non viene permesso di sognare, di progettare. Da qui, alla prima necessità forzata di distacco dal nido familiare si presenta l’ansia a cercare di impedirlo e legittimare qualsiasi paura e mancato tentativo di dare una smossa alla situazione.

Il lavoro da fare è duro. Bisogna innanzi tutto eliminare i sintomi e far aumentare l’autostima, la fiducia in se stessi e nel proprio futuro.

E’ vero, il periodo è nero, ma se continuiamo a vederlo tale anche per il futuro non facciamo altro che predisporci in modo da continuare a disegnarlo così. Se invece si riesce a cambiare prospettiva, ad essere più positivi, ad immaginarci di poter essere sereni ed indipendenti, allora non faremo altro che colorarlo quel futuro, personalizzarlo e metterci nelle condizioni per riuscire a realizzarlo, se non qui almeno altrove.

Se ti interessa approfondire l’argomento sull’ansia clicca quì.

Apr
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-04-2014

Come già scritto in Diventare mamma (1), il fenomeno del Baby bluesl’esperienza della maternità può essere tanto magnifica, quanto traumatica. Tra le complicazioni che ci possono essere molto importante e seria è la depressione post parto, che non è il fenomeno del baby blues, ne tanto meno la psicosi post parto (o psicosi puerpuerale), i cui casi fortunatamente sono abbastanza rari.

La depressione post parto è una vera e propria patologia che se non viene trattata può diventare cronica.

Solitamente i sintomi iniziano a manifestarsi durante la 3° o 4° settimana dopo il parto e si evidenziano come problema manifesto dopo 3 o 6 mesi dalla sua comparsa prolungandosi, a volte, per oltre un anno.

Alla base ci sono molteplici cause:

  • ormonali;
  • fisiche, come la stanchezza causata dal ritmo del bambino e dalla necessità di conciliarli con gli altri aspetti della quotidianità;
  • psicologiche e sociali quali giovane età, inesperienza e mancanza di aiuto e sostegno. Un evento traumatico come un lutto, la separazione, un rapporto problematico con il partner, il licenziamento, la solitudine, l’isolamento culturale (soprattutto per mamme di origine straniera), condizioni economiche molto difficili, precedenti fasi depressive, nevrosi, scarsa autostima;
  • problemi di natura psicologica preesistenti che possono ristabilirsi nell’inconscio della donna, dovuti ad esempio a difficoltà nei rapporti con i propri genitori.

Anche la sintomatologia può essere varia e andare dalla tristezza, alla perdita di autostima, di energia, di interessi, al pessimismo e senso di inadeguatezza come madre, difficoltà nell’allattare il piccolo e nel contatto fisico con lui verso il quale si può provare senso di colpa e fastidio perché ritenuto troppo impegnativo. Ancora, disturbi del sonno, della concentrazione, dell’appetito, ansia, incapacità di prendere decisioni, cefalea, vertigini, nausea, dolori vari, dimagrimento eccessivo.

Considerati i problemi nel rapportarsi al bambino (che non viene visto solo come una gioia), la madre vive un forte senso di colpa che la porta a vergognarsi e chiudersi in se stessa. Non si concede di chiedere aiuto ma cerca di celare i sintomi depressivi, a volte attraverso una cura eccessiva e ansiosa nei confronti del neonato.

Nelle società in cui la diade madre-bambino viene supportata e protetta potrebbe esserci una minore incidenza del fenomeno. Nella nostra purtroppo, il senso di protezione viene a mancare sempre più. Soprattutto per le madri lavoratrici che spesso si trovano costrette a scegliere tra lavoro e maternità. Quest’ultima quindi può essere vissuta come ostacolo all’emancipazione, all’indipendenza economica e alla carriera professionale.

Per prevenire la depressione post parto sarebbe opportuna un’informazione e un sostegno adeguati durante la gravidanza, l’appoggio di chi sta vicino alla futura mamma, la cura del contatto e della comunicazione con il bambino che si porta in grembo. La possibilità di poter esprimere e condividere le proprie paure, le emozioni, le aspettative.

Nei primi giorni dopo il parto meglio evitare l’invasione di parenti e amici, ma cercare solo l’aiuto materiale di chi non si intrometta troppo nel rapporto fra mamma e neonato con consigli e opinioni non richiesti.

In caso di depressione post parto è fondamentale chiedere l’aiuto di un esperto e vista la tendenza delle vittime a negare e celare il problema, occorre che le persone che le circondano stiano attente che non venga compromessa troppo la loro funzionalità psico-fisica e sociale.

Ancor più grave della depressione post parto è la psicosi post parto fortunatamente molto rara, caratterizzata dalla perdita del contatto con la realtà e con la propria identità, allucinazioni, manie, ossessioni, in cui è alto il rischio di infanticidio e suicidio.  Una psicosi a tutti gli effetti che richiede un immediato intervento psichiatrico. Ma per saperne di più vi rimando al prossimo articolo riguardante l’esperienza di diventare mamma.

Se ti interessa approfondire l’argomento sulla genitorialità clicca quì.

Apr
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-04-2014

Una buona Pasqua a tutti da Gocce di psicoterapia e da me.

Vi lascio in compagnia dei più dei 300 articoli del blog, delle pagine di Facebook Indoona e del mio profilo su Twitter. Pagine e profili in cui potete inserire i vostri commenti, condividere, cliccare mi piace, invitare i vostri contatti a fare lo stesso.

L’attività clinica, nonostante le festività e i vari ponti non si fermerà, quindi potete continuare a chiamarmi per fissare i colloqui.

Come sempre cercherò di ricevervi entro una settimana dalla richiesta dell’appuntamento, compatibilmente alla vostra e alla mia disponibilità di orari.

Vi ricordo che non rispondo ai messaggi telefonici ne alle chat, ma solo alle chiamate telefoniche al numero 3207297686 e alle e-mail.

Felici festività a tutti quanti.

Caterina.

Apr
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-04-2014

Anni fa un noto medico americano  di nome Dean Ornish disse:  « Innamorarsi fa meglio di tante medicine… Io non conosco altri fattori medici capaci di influenzare maggiormente la qualità della vita, l’incidenza delle malattie e la morte per cause diverse; dieta, fumo, esercizio fisico, stress, genetica, farmaci e chirurgia hanno, infatti, un effetto meno potente dell’ amore».

Queste parole descrivono l’amore come un elisir di salute. Non conoscendo quali siano i dati scientifici su cui si sia basato il medico, posso comunque affermare che si riferisse ad un Amore sano, non quello patologico di cui tante volte abbiamo discusso.

Stare bene con le proprie emozioni, i sentimenti e condividerle in modo reciproco con chi si ama (non solo il partner, ma anche parenti e amici), fa si che anche il nostro organismo stia meglio e sia meno soggetto ad ammalarsi. Altrimenti si rischia di cadere in importanti sintomatologie psicosomatiche. Per questo motivo dobbiamo imparare ad ascoltare il  corpo e i segnali che ci manda, per capire se tramite esso la mente ci stia inviando degli indizi di allarme che siamo restii a considerare. C’è infatti chi preferisce ignorarli, finchè non assumono dimensioni parecchio ingombranti. Ad esempio, sotto forma di disturbi del sonno, dell’appetito, perdita di capelli, apatia, stanchezza eccessiva, rush cutanei. Sintomatologie che, una volta escluse le origini organiche, potremmo considerare indice di malessere psicologico, nonché di cuore.

Capita sovente che chi mi chiama per avere un colloquio si lamenti di questi disturbi. Mi vien da rimandare che per fortuna il nostro corpo si spinge al di là di ciò che vorremmo ignorare mandando dei forti richiami di allarme per farci aprire gli occhi e affrontare i problemi.

Non ci sono quindi integratori, prodotti per la pelle, o simili che riescano a risolvere questo tipo di problemi. Ciò che può portare ad una loro risoluzione è la presa di consapevolezza della situazione e la sua elaborazione. Nella relazione di coppia, non vuol dire che per forza debba esserci una rottura, ma anche solo l’esigenza di affrontare un problema specifico fonte del malessere. Talvolta infatti, sono sufficienti dei colloqui di consulenza per trovarne la soluzione.

E’ proprio vero che quando ci si sente innamorati e ricambiati il corpo risponde con un maggior benessere. Quando ci si sente un po’ giù di tono è meglio chiedersi come mai si sta così prima che la sintomatologia raggiunga notevoli dimensioni.

Apr
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-04-2014

Durante il periodo della gravidanza tutte le future mamme sentono dirsi che la maternità è l’esperienza migliore che una donna possa avere. Da un lato è vero, dall’altro esistono tutta una serie di fattori che la possono rendere travolgente e non sempre idilliaca come preannunciato.

Dopo il parto la neomamma viene sottoposta ad infinite stimolazioni ormonali, ad uno stravolgimento dei ritmi di vita che devono essere orientati in funzione del bebè. La pancia può rimanere gonfia per un lungo periodo e il senso di vuoto che si ha e la mancanza di linea non facilitano la sua accettazione. C’è poi la convalescenza dopo il parto che può essere più o meno lunga, il dover stare a casa per un certo tempo senza poter lavorare (che in periodi come questo vengono accusati maggiormente rispetto che altri, soprattutto dalle libere professioniste). Può pesare anche l’invasione della casa da parte di amici e parenti desiderosi di conoscere il nuovo arrivato che potrebbero rivelarsi indiscreti e poco attenti alle esigenze della mamma.

Non vivere felicemente ciò che dovrebbe essere uno degli eventi più belli della vita è angosciante e fa sentire in colpa.

Spesso le neomamme vanno incontro ad un periodo di stanchezza e di tristezza dopo il parto più o meno intensa e che può essere categorizzata a seconda della sua intensità:

  • il baby blues che è la forma più lieve;
  • la depressione post parto vera e propria
  • la psicosi post parto la più grave e pericolosa delle tre.

Oggi vi parlerò del baby blues i cui sintomi sono una facile tendenza al pianto, instabilità dell’umore, ansia, tristezza, sensazione di dipendenza e scarsa concentrazione.

Ciò che scatena questo turbinio di malumori è lo stress psico-fisico del travaglio e del parto, lo sconvolgimento ormonale, l’ansia legata al forte senso di responsabilità verso il bebè, possibili imprevisti e contrasti familiari.

Il baby blues è un problema passeggero che si verifica nella prima settimana dopo il parto e si risolve spontaneamente dopo circa 10 o 15 giorni. A differenza della depressione post parto, la madre riesce a  prendersi cura del neonato, prova gioia per la maternità e dorme abbastanza bene.

Essendo il fenomeno così breve non è prevista nessuna cura medica o psichiatrica, mentre è sufficiente essere informate sul problema, poter contare su un supporto psicologico e aver la possibilità di condividere il proprio stato d’animo.

Occorre che chi sta attorno alla neomamma le dia un supporto non solo emotivo ma  anche pratico.

E’ meglio continuare ad allattare in quanto gli ormoni che si sviluppano durante l’allattamento hanno una funzione di antidepressivi naturali.

Se il parto e i giorni dopo non hanno trovato corrispondenza nell’immaginario della mamma, è possibile poterli elaborare. Chiedere un supporto psicologico non è una debolezza, ma un modo di tutelare se e il bambino.

Se non dovesse risolversi spontaneamente, si può cadere nella depressione post parto, alla quale bisogna dare una maggiore attenzione ma di cui vi parlerò in uno dei prossimi articoli.

Ancora oggi non esiste un’adeguata informazione e prevenzione sul fenomeno del post parto, proprio per questo ho deciso di dedicare più articoli all’argomento. Mi pare d’obbligo contribuire a diffondere le conoscenze al merito e rendermi disponibile per chi possa aver bisogno di affrontarlo direttamente in studio perché si ritrova nella descrizione delle righe appena lette e ha bisogno di aiuto. Ho deciso di rendermi disponibile anche per seguire gruppi di future coppie genitoriali e neo genitoriali che abbiano voglia di confrontarsi e condividere la propria esperienza della maternità. Nel caso possa interessarvi potete contattarmi per telefono o scrivendomi una e-mail.

A presto con l’articolo sulla depressione post parto.

Apr
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-04-2014

Sapete voi qual è una delle ultime mode connesse all’uso sempre più marcato dei cellulari, smartphone e i vari mezzi informatici a noi tanto familiari? Il sexting. Parola derivante dalle due inglesi sex (sesso) e texting (inviare SMS) che indica l’invio di messaggi e/o immagini e video sessualmente espliciti, principalmente tramite telefono cellulare, ma anche altri mezzi informatici come chat, social network e internet in generale.

Nato negli Stati Uniti è arrivato anche in Italia colpendo giovanissimi in media dagli undici anni in su.

Un vero e proprio boom diffuso soprattutto tra i giovani, e non solo, che potrebbe rivelarsi molto dannoso per chi ne è coinvolto. Pensate a quando ci si invia delle immagini a sfondo sessuale che, anche se mandate confidenzialmente ad un solo destinatario, spesso possono diffondersi in modo incontrollato e incontrollabile creando seri problemi alle persone direttamente coinvolte. Non mancano infatti storie di ragazzi le cui vite sono state seriamente danneggiate per la pubblicazione e la diffusione di loro immagini osé.

Dietro questa nuova moda possiamo trovare degli aspetti costanti:

  • La fiducia nell’altro. Spesso viene inviata la propria immagine audace perché ci si fida del destinatario, non rendendosi conto che se la relazione (amicale o di coppia) dovesse rovinarsi, potrebbe essere diffusa come vendetta, dispetto, ripicca. Non di rado la circolazione via web di questo materiale è legata ad atti di bullismo perché ha come obiettivo quello di colpire e ferire il protagonista delle immagini o dei messaggi.
  • L’incontrollabilità del fenomeno stesso. Il materiale che troviamo via web rimane disponibile per anni ed è molto difficile eliminarne le tracce una volta pubblicato. Oltre a tutto si diffonde molto velocemente grazie alla possibilità di invii multipli e condivisione a diversi livelli.
  • Mancanza di consapevolezza. I ragazzi non sono pienamente consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che può arrivare in mani sbagliate, favorendo fenomeni come gli adescamenti on line o la microprostituzione. Foto e video a sfondo sessuale possono essere usate per presentarsi ai clienti e offrire prestazioni sessuali vere e proprie, spesso anche a scuola.

Il sexting può essere perseguito legalmente, come già successo, con l’accusa di pornografia minorile o incitamento alla prostituzione.

E’ necessario quindi insegnare ai ragazzi a rispettare se stessi, gli altri e la privacy. Far si che non diano spazio a chi chiede di far girare foto a sfondo sessuale e che ne parlino con le figure adulte di riferimento. Metterli al corrente di quali possano essere i rischi e accertarsi che ne abbiano inteso la gravità.

Ancora, occorre che gli adulti favoriscano il dialogo con i ragazzi senza farli sentire giudicati e sbagliati. Cadere in irosi giudizi sulla vita dei figli, o degli alunni non fa altro che farli chiudere in se stessi.

 

 

Apr
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-04-2014

Quando in terapia vengono messi in atto i primi segnali di cambiamento è molto importante non subire la situazione ma prenderla di petto. E’ importante scindere tra rassegnazione e accettazione, concetti diversi separati da un sottile confine di cui tanti non sono consapevoli.

La rassegnazione implica l’essere vittima passiva degli eventi, ha un’accezione negativa e per nulla gradita. Ci si rassegna quando tutto è senza speranza, nonostante vivano ancora il desiderio e il bisogno che così non sia. L’insofferenza si alterna alla tristezza e al senso di sconfitta poichè non si trova altro modo di affrontare la realtà e si decide di arrendersi, di rassegnarsi appunto.

D’altra parte, l’accettazione richiama ad un significato positivo. Significa prendere atto di qualcosa che non può essere cambiata, senza opporre resistenza poiché consapevoli che sarebbe un inutile spreco di energie.

Con l’accettazione ci può essere la trasformazione costruttiva di se stessi. Non tutti si rendono conto che la vita ci pone di fronte a situazioni (belle o brutte che siano), che non sono modificabili, ma alle quali ci si può adattare in modo attivo e consapevole, cercando di trarne degli aspetti positivi. Comprende quindi la metabolizzazione degli eventi ed una crescita interiore fatta della riscoperta di risorse e nuove energie che in chi si rassegna vengono sprecate come un “vuoto a perdere”.

Per me è molto importante che le persone con cui lavoro (me compresa), non subiscano le situazioni rassegnandosi ad esse, ma le accettino in modo attivo e costruttivo.

Il passaggio dall’una all’altra condizione è spesso visibile. Ad esempio nelle situazioni in cui si perde una persona cara, per morte o perché si è stati lasciati, all’inizio la perdita viene accolta con rassegnazione e disperazione. Si ha la sensazione di non sapere più che fare, di non avere più punti di riferimento e alternative. Quando si viene lasciati si fa di tutto per ristabilire un legame con l’altro investendo la maggior parte delle energie. Anche in casi di concreti lutti si tende a disperarsi e a negare la possibilità di vivere senza la persona scomparsa. Se poi si riesce ad accettare la realtà, ci si rende conto che la vita va avanti nonostante tutto e non ci si crogiola più nel tentativo di cambiare la situazione e nella disperazione di non accettarla, allora da lì si potrà riprendere a percorrere la propria strada che se pur ardua può essere comunque piena di piacevoli sorprese.

Apr
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-04-2014

Ahimè,

questa settimana ho dovuto disdire decine di colloqui perché in preda ad un virus tipico del periodo.

Mi è molto dispiaciuto non poter lavorare, ma è proprio vero che anche i terapeuti si ammalano.

La differenza con tanti altri mestieri è che a noi nessuno può sostituirci. Non possiamo certo mandare un supplente a condurre i colloqui al posto nostro per un malanno di stagione.

Si sa, la relazione terapeuta –paziente è talmente intima e profonda che non sono previste terze persone. Il limite è che il colloquio viene perso, o al limite recuperato qualche giorno dopo.

Mi ha sorpreso la reazione di alcune di quelle persone che ho chiamato per disdire l’appuntamento quando dicevo loro di non poter recarmi in studio perché malata. Ciò che mi ha colpito è la sorpresa negli altri alla notizia che anche io mi ammali. Quasi surreale.

Mi vien da sorridere nell’immaginare gli altri che a loro volta fantasticano su di me a letto con la borsa del ghiaccio sulla fronte, delirante per la febbre. Ognuno ha un proprio immaginario nei confronti del proprio terapeuta.

Forse per un attimo ci si è resi conto che oltre che una psicoterapeuta sono anche una persona? Non mi pare una cosa strana. Il terapeuta è al completo servizio della persona con cui conduce il colloquio, le fa da specchio, si prende le sue pene per cercare di mostrargliele sotto diversi punti di vista… insomma, cerca di offrirle il massimo della professionalità e il cliente /paziente, giustamente lo pretende, tanto più se paga per quel servizio. Quindi non è strano che a volte non si immagini nemmeno che fa il terapeuta quando non si trova nel suo studio, sorprendendosi quando gli si presenta davanti il suo lato “umano”. Tempo fa ad esempio mi capitò di incontrare un ex paziente in un centro commerciale che salutandomi mi chiese sorpreso se anche io facessi la spesa.

E’ vero che dei terapeuti ben poco si sa, sono dei perfetti estranei. Questo fa parte del “gioco”, garantisce una massima professionalità nello svolgimento del lavoro, ma ciò non significa che anche noi non siamo fatti di pelle, ossa e acciacchi stagionali. E’ anche vero che ogni tanto si va al lavoro nonostante non ci si senta in forma, ma per il popolo dei liberi professionisti la malattia è un ulteriore disagio. Figuriamoci per coloro che non hanno la possibilità di esser sostituiti.

Alla fine, fortunatamente ci riprendiamo e nonostante la voglia di passare un po’ di tempo in più a letto, ci attiviamo per tornare ai nostri lavori non appena possibile. Come ogni professionista che si rispetti.

Buona giornata a tutti.