Feb
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-02-2014

Queste poche righe per parlare ancora di un tema a me molto caro, quello delle dipendenze affettive.

Oggi ho tanto da riflettere sul fatto che tante donne incatenate da relazioni dipendenti mi dicono di non riuscire a lasciare il proprio partner perché non avrebbero un’indipendenza economica.

Da un lato è vero, dall’altro questa situazione potrebbe fungere da deterrente nei confronti di un cambiamento della situazione?

Quanto una donna che lavora e che ha un suo introito economico può evitare o riuscire a liberarsi più facilmente di una relazione incatenante?

Nei vari casi da me seguiti in questi ultimi anni mi è capitato di assistere a diverse storie. Sia di donne lavoratrici che no.

Ho visto che chi voleva davvero liberarsi dalla relazione faceva di tutto per raggiungere il suo obiettivo. Il tema lavoro veniva tralasciato da chi stava economicamente bene, mentre ci si concentrava su altri. Ad esempio, la paura di stare sole.

Al momento, non posso dare risposte certe, visto che non ho eseguito una ricerca approfondita. La mia è stata un’esigenza di condividere con voi queste mie riflessioni.

E’ comunque certo che una degna compagna della dipendenza affettiva sia una scarsa autostima.

L’importanza di avere un lavoro, non viene sfruttato appieno per cercare un’evoluzione personale, oltre che professionale. Dovrebbe essere anche un mezzo per aprirsi a nuovi orizzonti mentali, sentirsi libere,  forti, autonome e piene di risorse.

Se il lavoro venisse considerato come tale, e non solo come sostentamento economico, allora sì che potrebbe essere un vettore fondamentale per liberarsi o non cadere in situazioni imprigionanti. Ma finchè questo non succederà si avrà in mano un diamante di cui si ignorerà totalmente la preziosità.

 

Feb
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-02-2014

Da anni inevitabilmente siamo entrati nell’era di internet, dei cellulari prima e degli smartphone dopo. E’ cambiato il nostro modo di comunicare, molto più facile, immediato e intuitivo ma seppur comodo con qualche problematica. Come succede per la maggior parte delle situazioni che ci troviamo a vivere quotidianamente.

Quante volte vi siete trovati nel bel mezzo di una discussione, di un fraintendimento, di una delusione, nati dallo scambio di sms o messaggi in chat? Sicuramente spesso. Io stessa dico alle persone con cui lavoro che non scambio informazioni o fisso appuntamenti se non oralmente, per evitare appunto dei disguidi.

Da un lato potrebbe essere più comodo, ma dall’altro potrebbe causare dei problemi.

Per alcuni che hanno difficoltà ad esprimersi potrebbero rappresentare uno stimolo per condividere opinioni, sentimenti, apprezzamenti o critiche.

Il rovescio della medaglia è che i messaggi aiutano anche a nascondersi, a non affrontare personalmente le situazione, ad esempio quelle dei corteggiamenti o la chiusura di una relazione.

Chi scrive un messaggio dovrebbe essere molto bravo nel far sì che esso corrisponda a ciò che vorrebbe effettivamente comunicare. Spesso non è così.  

I messaggi non possono sostituire in toto una reale conversazione. La comunicazione umana è caratterizzata da un variegato lessico, ma anche dal tono della voce, dal comportamento non verbale costituito da sguardi, posizioni gesti che non possono essere espressi solo tramite le poche parole dei messaggi. Ad esempio, la mancanza del tono di voce potrebbe far si che un messaggio scritto in modo metaforico o sarcastico possa essere preso alla lettera e interpretato contrariamente rispetto a ciò che vuole davvero esprimere. Inoltre lo si può intendere in modo personale e soggettivo e in base al proprio umore.

Abituarsi a comunicare tramite messaggi potrebbe impoverire il linguaggio parlato a lungo andare.

Senza contare il rischio di alienazione della persona che se si abitua ai rapporti virtuali trova difficoltà a relazionarsi con la realtà.

Il linguaggio usato per scrivere messaggi potrebbe discostarsi da quello parlato, viste le abbreviazioni, i modi di dire, e anche qui possono originarsi dei fraintendimenti.

Per questo suggerisco sempre di discutere di questioni importanti se non a voce.

E’ seppur sia vero che verba volant e scripta manent, se le parole scritte vengono mal interpretate creano più danni che altro.

 

Feb
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-02-2014

Secondo un’antica leggenda, il mandorlo nacque dall’amore sfortunato tra Fillide, figlia del re di Tracia e Demofoonte, figlio di Teseo e Fedra. Quando i due stavano per convolare a nozze, arrivo l’improvvisa notizia dell’inizio della guerra di Troia.

Demofoonte fu costretto ad allontanarsi dalla sua amata per partecipare alla spedizione insieme agli  altri eroi greci. Dopo dieci anni di lunga attesa, credendo che il suo promesso sposo fosse morto in battaglia,  la giovane principessa Fillide si lasciò morire per la disperazione.

La dea Atena, commossa dalla struggente storia d’amore, trasformò Fillide in uno splendido albero di mandorlo. Demofoonte, intanto, non era morto e quando seppe che Fillide era stata trasformata in albero, abbracciò disperatamente la pianta, la quale per ricambiarne le carezze fece cadere dai rami i propri delicati fiori.

L’abbraccio tra i due innamorati si ripete idealmente ogni anno, quando i fiori di mandorlo annunciano la primavera.

 

Impossibile in questi giorni non essere colpiti dai tipici colori e dalle fragranze della primavera (anticipata) sarda.

Essendone talmente affascinata, ho deciso di raccontarvi, per chi ancora non la conoscesse, la leggenda del mandorlo in fiore, che in queste giornate mi riempiono gli occhi e il cuore. La vista di queste piante rappresenta uno dei migliori stimoli che potrei trovare per scrivere e andare in studio e rendere il più possibile. Ebbene si, per un mestiere come il mio, e non solo, occorre essere sereni per farlo al meglio. Bisogna cercare di prendere tutto ciò che ci offre di buono la vita, per affrontare giornate intere con i pazienti e tornare a casa propria e vivere al meglio la vita personale.  Perché allora non godere il più possibile di queste meraviglie?

Buona primavera (anticipata) a tutti.

 

Feb
17

Qualche tempo fa ho avuto il piacere di ricevere in regalo il libro di Chiara Gamberale dal titolo Per dieci minuti.

Testo che ho letteralmente “divorato” in poco tempo che racconta di una donna disperata che vive in una situazione di stasi che le impedisce di vivere appieno la sua vita. Fino a che non si rivolge ad una terapeuta che le assegna una compito molto particolare, quello che noi psicologi chiamiamo prescrizione, con il quale ha a che fare quotidianamente.

Impossibile che questo libro non mi coinvolgesse totalmente visto la similitudine con il mio modo di lavorare. La scrittrice è davvero brava a descrivere i risvolti psicologici della protagonista e i suoi cambiamenti, a cui io tengo tanto. Il suo è un ottimo modo di appassionare i lettori, il raccontare come alle solite sicurezze susseguano nuove paure e curiosità. Il passaggio da un sistema in cui stava bene ad una condizione in cui quelle stesse sicurezze diventano strette perché vogliosa di scoprire a di scoprirsi per come sia davvero senza la protezione altrui. Il passaggio in cui la protagonista, come dico sempre ai miei pazienti, finalmente impara a “bastarsi”. A riempire i suoi vuoti con se stessa. Scorrendo le pagine del libro, mi sono sentita particolarmente coinvolta dall’ottimo modo di descrivere quella che può essere la psicoterapia e le sue implicazione. Sfata anche il pregiudizio secondo cui per stare meglio è obbligatorio effettuare ogni volta delle terapie che durino anni i cui risultati si possono contare sulle dita di una mano. Soprattutto gli approcci moderni come quelli di stampo strategico, procedono per obiettivi e fanno uso di tecniche e strategie che aiutano il paziente a lavorare velocemente, pur sempre rispettando i suoi tempi, la sua storia e garantendogli un consolidamento dei suoi miglioramenti.

Se avete voglia di leggere un bel libro e conoscere un po’ di più il mondo della psicologia, questo è il testo che fa per voi.

Se vi va, aspetterò i vostri commenti!

 

Feb
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-02-2014

Le dipendenze affettive, come spesso detto, non si sviluppano solo nei confronti del partner, ma anche dei genitori, figli, amici.

A proposito di quella che si sviluppa nei confronti dei figli, potremmo parlare di genitori che amano troppo.

Si può diventare tali fin dalla più tenera età dei figli e spesso le vittime sono le madri. Una differenza tra madri e padri, in base alla mia esperienza professionale è che la gelosia delle prime è dovuta soprattutto alla paura di essere abbandonate, quella dei secondi all’esigenza di avere il controllo sulla prole. Per entrambi i genitori comunque alla base c’è sempre un’insicurezza di fondo rispetto a quella che è la loro vita.

Oggi vorrei parlarvi di quali possano essere le conseguenze nei bambini nei casi in cui le madri li amino troppo.

Una madre che ama troppo, non si sente sicura di se, di conseguenza nemmeno del rapporto con il proprio bimbo. Vivendo nel terrore di poterlo perdere o di esserne abbandonata, tende a “proteggerlo” in modo esagerato, ovvero a nasconderlo e a cercare di creare un rapporto di totale esclusività con lui.

A volte la sua gelosia sfocia nella patologia per diventare ossessiva. In questi casi anche il padre del bambino viene visto come una minaccia, spesso dando origine al tracollo della coppia.

Alcune donne si rendono conto del loro disagio e di quello che possono causare al figlio e quindi cercano di correre ai ripari chiedendo un sostegno psicologico, o almeno inizialmente parlandone con qualcuno di loro conoscenza. Un primo passo importante è quello in cui si riconosce di avere un problema.

Altre invece giustificano il loro comportamento con le scuse più varie: la paura che i bambini possano contrarre malattie da chi viene a far loro visita, il possibile disagio che possono sentire se presi in braccio da altri individui. Nei casi più estremi, ritenere che se stanno bene con la madre non abbiano bisogno di altri e il pensiero che qualcuno glieli possa portare via.

In un tale contesto è fondamentale la figura paterna che, non può permettersi di lasciar perdere il comportamento della madre sperando che si risolva da solo. Occorre creare una linea di crescita comune per il bambino in cui entrambi i genitori siano coinvolti e abbiano la stessa libertà di parola e azione.  Il figlio deve abituarsi a poter stare  con più figure di riferimento senza sentirsi perduto. La madre non può stare sempre con lui.

Con delle madri che amano troppo il bambino rischia diverse conseguenze:

  • maturerà più tardi rispetto ai suoi coetanei perché sin da subito viene privato della sua autonomia
  • svilupperà una scarsa autostima perché, dato che la madre è stata sempre con lui a soddisfare qualsiasi esigenza, non si sentirà mai in grado di poter fare da solo
  • si sentirà in colpa quando sceglierà di fare altro piuttosto che rimanere con la madre o quando sentirà il bisogno di stringere delle relazioni con altre figure
  • non riuscirà a capire che cosa vorrà davvero dalla vita perché non oserà esprimere altro al di fuori dell’esperienza con la madre
  • quando la madre non ci sarà più, perché nella maggior parte dei casi capiterà anche questo, il figlio adulto penserà di essere perduto e si sentirà nella condizione di dover iniziare tutto da capo perché fino ad allora non avrà costruito niente che sia stato solo “farina del suo sacco”.

Potranno svilupparsi ancora tante altre questioni rispetto al discorso che stiamo facendo. Meglio quindi, quando ci si rende conto di avere questo genere di problema, correre subito ai ripari e se non si riesce a trovare una soluzione da soli, chiedere l’aiuto di un esperto.

Se ti interessa approfondire l’argomento leggi anche gli altri articoli correlati a questo.

Feb
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-02-2014

Buongiorno a tutti i lettori del mio blog.

Uso questo post per rispondere ad alcune domande che mi sono state rivolte nei giorni precedenti.

Io non faccio consulenze on-line, ne a domicilio.

Le sedute vengono fissate nelle sedi che trovate nella pagina dei contatti a Cagliari, Nuoro e Villacidro.

Gli appuntamenti vengono presi solo ed esclusivamente tramite telefonata al numero 3207297686 e per Nuoro anche ai numeri del Centro Diagnostico Nuorese 078434000 o al 3701055825 (NO SMS; NO CHAT).

Nel caso doveste chiamare e non trovare nessuna risposta, verrete ricontattati non appena possibile, sempre entro la fine della giornata. Vi ricordo che se doveste usare un numero sconosciuto non potrete essere nuovamente contattati.

Potete chiamare dal lunedì al sabato (tranne i giorni festivi), dalle 8:30 del mattino fino alle 20:30 della sera.

Per qualsiasi informazione potete anche scrivere alla mail caterina.steri@tiscali.it o mandare un messaggio privato alla mia pagina su Facebook Gocce di psicoterapia. Avrete una risposta non appena sarà possibile.

Onde evitare qualsiasi tipo di incomprensione, vi consiglio vivamente di non mandarmi messaggi telefonici ne su chat ai quali non troverete nessuna risposta. Sempre meglio comunicare per voce.

Approfitto ancora per ringraziarvi per la vostra numerosa presenza sia nel blog che su Facebook. Vi invito a continuare a condividere i miei post, a commentarli e a cliccare mi piace anche sulla pagina.

Grazie ancora. Mi rendo conto che i tanti lettori e i pazienti, ogni giorno mi stimolano ad andare avanti nella mia attività di blogger e psicoterapeuta.

Grazie di cuore.

Feb
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-02-2014

Disse Buddha che il cambiamento non è mai doloroso e che solo la resistenza ad esso lo sia.

Come mai allora viene tanto evitato? In realtà viene concepito come un salto nel buio e, così come la maggior parte delle cose sconosciute, percepito in un’accezione negativa.

Ammettere che è necessario un cambio di rotta nella vita viene vissuto come un fallimento. Cercare un cambiamento vuole dire mettersi in discussione, a volte dirsi di aver sbagliato e non tutti sono disposti a farlo.

Tanti si convincono di non poter cambiare, sia per disinformazione che per la paura di non reggere il peso di una conoscenza dolorosa.

Spesso poi sono parenti e amici che, più o meno consapevolmente si oppongono ai cambiamenti che potrebbero alterare un sistema consolidato da tempo, seppure difettoso.

Sono queste situazioni dolorose e difficili, talvolta però può risultare ancor più doloroso rendersi conto di aver avuto la possibilità di migliorare la propria vita e di non aver fatto nulla proprio per la paura di affrontare i cambiamenti e di risolvere i problemi.

Dirigersi verso un cambiamento può stravolgere la propria vita e creare un’angoscia tale da essere più profonda del problema stesso che ha originato l’esigenza di cambiare. Ma la forza di questa angoscia, se si persevera nel raggiungimento del proprio obiettivo sarà costretta a diminuire per lasciare spazio ad un nuovo benessere.

Chi è poco propenso ad un lavoro di introspezione, evita di chiedersi come sta e non si rende conto di avere dei problemi, convincendosi del fatto che questi appartengano solo alle vite altrui, che non esistano realtà diverse dalla propria.

Il dolore, le frustrazioni e gli insuccessi in modo diverso sono comuni a tutti, non tutti sanno come gestirli in direzione di un costruttivo cambiamento, di un miglioramento di sé e della propria esistenza. Riconoscere il proprio funzionamento emotivo e psicologico, imparare a gestirli in modo costruttivo è fondamentale per raggiungere il benessere. In questo modo si arriva a linee di pensiero e comportamentali efficaci e funzionali che non possono fare altro che rendere più sicuro il senso di autoefficacia e alimentare l’autostima. Tutto ciò inoltre, è strettamente correlato al benessere fisico e fa sì che ci si difenda da patologie psicosomatiche.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche gli altri riguardanti il tema del cambiamento.

 

Feb
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-02-2014

Cari lettori di Gocce di psicoterapia,

vi segnalo un mio articolo sul rapporto di coppia pubblicato sul primo numero di Sposi in Sardegna.

Sono veramente felice e onorata di collaborare ormai da tempo con la redazione della rivista. Ringrazio Ilaria Nesi per aver chiesto ancora la mia partecipazione al suo magnifico progetto.

Per sapere come ricevere la copia gratuita di Sposi in Sardegna vi rimando direttamente al sito ufficiale dove troverete tutte le informazioni necessarie e molto di più riguardante il tema del matrimonio.

Grazie ancora ad Ilaria e un grosso in bocca al lupo per il suo progetto professionale.