Dic
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-12-2013

Buon anno a tutti! Vi do’appuntamento al 2014 per la lettura di nuovi articoli e per nuovi progetti lavorativi. Intanto vi auguro una felice conclusione del 2013 e un’apertura del nuovo anno nel miglior modo possibile. Caterina.

Dic
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-12-2013

A tutti quanti i migliori auguri di Buone Feste da Gocce di psicoterapia!!

Dic
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-12-2013

Buongiorno a tutti,

vi comunico che per le ferie Natalizie l’attività clinica a Cagliari e Villacidro e Nuoro verrà interrotta dal 24 dicembre al 7 gennaio prossimi.

Potete chiamare per fissare gli appuntamenti ai miei soliti contatti. In caso di mancata risposta, verrete chiamati il prima possibile.

Vi ricordo di non mandare messaggi telefonici ne su chat, onde evitare qualsiasi tipo di incomprensione. Sempre meglio parlare a voce per fissare gli appuntamenti.

Per altre informazioni potete invece scrivere al mio indirizzo di posta elettronica.

Detto ciò, Vi auguro una splendida giornata.

Dic
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-12-2013

I bambini passano tanto tempo a giocare insieme. Quando sembra che tutto vada per il meglio e che il gioco venga guidato dall’armonia, all’improvviso capita che passino alle mani ed inizino a darsele! Il gioco viene così sostituito da calci, spintoni, schiaffi, morsi. L’oggetto della contesa può essere un giocattolo, o semplicemente perché i bambini (intorno ai tre-quattro anni), non riescono a mettersi nei panni degli altri (si dice che non abbiano ancora sviluppato una coscienza morale), e ancora potrebbero non aver acquisito un linguaggio tale da poter dire la loro senza passare alle mani.

Questo appena descritto è un atteggiamento istintivo e non ha senso sgridarli in modo iroso o restituire loro i colpi. Sarebbe solo un’umiliazione. Inoltre, non si può insegnare il rispetto con la violenza in nessun caso e in nessun modo. Gli si può dire di essere dispiaciuti per quello che hanno fatto e che non lo si approva.

Gli adulti istintivamente intervengono per separarli spesso prendendo le difese del proprio figlio.

Non sempre è utile e vantaggioso che i grandi intervengano nelle baruffe dei bambini se non per se stessi, perché hanno bisogno di sopire le loro ansie o di dimostrare agli altri adulti che non si permette di mancare di rispetto il proprio figlio. Questo potrebbe essere giusto, ma forse sarebbe meglio imparare a capire quando l’intervento dell’adulto serve davvero al bambino e quando serve al papà o alla mamma. Mettere il bambino sotto una campana di vetro non fa altro che tranquillizzare i genitori ma togliere al figlio la possibilità di capire fino in fondo le situazioni e di imparare a comportarsi senza la loro protezione. Tanto più se non si è sicuri di come sia scattato il litigio.

In questo caso, se i bambini non si stanno facendo del male, meglio non intervenire e far si che risolvano da soli il contendere. Se invece rischiano di danneggiare se stessi o l’altro separarli cercando di essere neutrali e spiegando loro che il gioco può essere usato insieme o a turno. Se non si risolve la situazione, togliere ai bambini il gioco così da insegnare loro che alla violenza segue subito una conseguenza negativa e spiacevole.

Quando invece dopo i quattro o cinque anni il bambino impara ad immedesimarsi nell’altro potrà intendere che picchiare significa creare dolore. A questo punto bisogna fargli capire con il dialogo come si sentirebbe lui se diventasse vittima di un altro bambino.

Se accade che vostro figlio picchi gli altri bambini in modo frequente ed abituale, occorre invece intervenire per fargli capire che così non può andare avanti e soprattutto non con delle conseguenze positive.

Ci possono essere tante cause dietro un comportamento aggressivo e frequente, quindi meglio attenersi a delle regole per aiutare a cambiare tale comportamento:

  • Mai rinforzare un comportamento violento
  • Mai rispondere con la violenza
  • Se ci si rende conto che il bambino è violento per capriccio o per farsi notare, meglio ignorarlo (deve capire che quel comportamento non porta a nulla, in tal modo si stancherà e la smetterà spontaneamente)
  • Fate capire al bambino di essere sempre amato e dedicate del tempo solo ed esclusivamente a lui (spesso la violenza è un modo di comunicare di sentirsi esclusi e trascurati)
  • Insegnategli ad esprimere le proprie emozioni senza vergogna ma nel giusto modo (ad esempio che la rabbia si può scaricare fisicamente facendo una corsa, saltando o picchiando un cuscino, non un altro bambino)

 Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche gli altri riguardanti il tema dello sviluppo dei bambini.

Dic
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-12-2013

Da quando ho iniziato la mia attività clinica non ho potuto fare a meno di notare come ogni anno durante il mese di dicembre, ci sia un aumento delle richieste di consulenze e psicoterapia.

Svolgendo i colloqui, mi sono resa conto che il Natale è spesso fonte di ansia e angoscia contrariamente a quello che dovrebbero far scaturire le cosiddette feste “comandate”. Ma forse è proprio perché sono “comandate” che fanno stare male.

Tante persone sentono il peso dell’obbligo di dover gioire e festeggiare in quei giorni rossi del calendario. Devono prepararsi da settimane prima comprando i regali, addobbando le case e i luoghi di lavoro, quando in realtà vorrebbero cadere in un profondo sonno dal 23 dicembre fino al 7 gennaio.

Sentirsi obbligati a far festa, paradossalmente può accentuare la percezione dei problemi familiari ed economici (che purtroppo in questo periodo non mancano), della solitudine e dei lutti. Molti non ci stanno e soffrono per questo, non riescono a far finta di nulla e vedere attorno degli individui festanti li fa sentire ancora più soli.

Talvolta può svilupparsi una vera e propria sindrome natalizia (con ansia, sensi di colpa, stanchezza, problemi gastrointestinali, emicranie, eruzioni cutanee, agitazione, depressione), dovuta ad eccessiva stanchezza, aspettative troppo alte nei confronti delle festività e di se stessi, al peso della pressione sociale e di quella economica, al cambio della routine quotidiana e della dieta, all’obbligo di dover stare con persone “sgradite” e di dover fare il “buon viso a cattivo gioco”.

La sindrome può durare qualche giorno o alcune settimane, ma il più delle volte si risolve con il passare delle festività.

Per cercare di contrastarla si possono abbassare le aspettative nei confronti del Natale, considerandola una festa come tutte le altre e si può approfittare del tempo libero per dedicarsi ad attività e persone piacevoli. Se non si sopporta l’idea di dover fare ogni anno le stesse cose si possono cercare dei modi nuovi per passare le giornate di festa. Ci si può concentrare sul presente senza rimuginare sul passato e senza pensare troppo a ciò che non si ha ma su ciò che di buono si può vivere ogni giorno. Si può dare un po’ di spazio alla malinconia e alla tristezza, che sono normali in giorni di festa, ma senza farsi prendere dal sopravvento.

Insomma,  se il Natale non è la vostra festa preferita, potete pur sempre trovare delle strategie per viverlo al meglio e non in modo catastrofico come immaginate ad ogni inizio dicembre.

 

Dic
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-12-2013

Buongiorno ai miei lettori,

oggi posso finalmente comunicarvi che sarà possibile prendere appuntamento per le consulenze e le psicoterapie anche a Nuoro presso il Cedian, Centro Diagnostico Nuorese, in Piazza Italia, 4.

Per gli appuntamenti potete rivolgervi direttamente al centro ai recapiti telefonici 078434000 o al 3701055825.

L’attività lavorativa cresce e con essa anche i posti in cui effettuarla.

Per essere ricevuti negli studi di Cagliari e Villacidro potete continuare a chiamare al numero 3207297686 (NO SMS).

Come sempre rimango a disposizione telefonica e al mio indirizzo e-mail per qualsiasi informazione.

Buona giornata a tutti.

Qualcuno mi chiede come mai tanto “movimento” in questi giorni per un annuncio su Groupon e mi pare giusto e d’obbligo cercare di rispondere al meglio.

Io e tanti miei colleghi abbiamo studiato e continuiamo sempre a farlo, per formarci seriamente e diventare dei seri professionisti, in modo tale da poterci considerare orgogliosi di noi stessi e poter offrire ai nostri utenti un servizio ad hoc e di alta qualità.

Per diventare psicologi veri e propri ci siamo laureati pagando le tasse e tutto ciò che concerne la vita da studente, abbiamo fatto tirocini senza nessuna retribuzione, sostenuto un esame di stato e pagato profumatamente l’iscrizione ad un Albo il cui rinnovo ci costa una tassa annuale fissa.

Abbiamo poi sostenuto un corso di quattro anni di specializzazione, chi vicino a casa propria, chi lontano, con ingenti spese, con impiego di tempo ed energie e sacrificando i fine settimana per seguire le lezioni. Il tutto mentre ognuno di noi lavorava per tutta la settimana, cercando di incastrare nei giorni e negli orari più “assurdi” le ore di ulteriori tirocini e percorsi formativi obbligatori. Infatti, a meno che uno non sia stato tanto fortunato da poter trovare i soldi da altre fonti, si doveva comunque guadagnare per mangiare, pagare la scuola di specializzazione e le tasse.

Una volta preso il diploma di specializzazione ci si è iscritti all’elenco ufficiale degli psicoterapeuti del proprio Albo seguendo e aspettando tutta la trafila burocratica.

Naturalmente il tutto non è finito qui perché per poter esercitare la professione tanto amata e “sudata”, si è diventati parte del cosiddetto popolo della Partita Iva. Molti di voi sanno cosa significhi e quindi non sto a raccontarvi quali siano le spese da affrontare. Senza parlarvi dell’iscrizione alla cassa di previdenza e dei suoi costi.

Dulcis in fundo, sempre per chi non è del tutto fortunato da poter avere a disposizione un dignitoso locale a costo zero in cui tenere i colloqui, la maggior parte di noi paga l’affitto dello studio e cerca sempre il meglio per i pazienti.

Se aggiungiamo poi le spese di corsi di formazione e l’acquisto di materiale didattico, molti potrebbero anche decidere di lasciar perdere e di darsi ad altro.

Ma chi continua sulla strada della professione e della seria professionalità, perdonatemi l’espressione, pone d’avanti a tutto la serietà, la coscienza e la voglia di dare il meglio ad ogni paziente e a se stesso facendosi giustamente retribuire in modo adeguato per tutto ciò che sta dietro ogni singola prestazione.

Tengo ancora a ribadire, come già fatto più volte che noi mentre lavoriamo non chiacchieriamo, non siamo amici ma siamo dei professionisti con alle spalle anni di formazione, studio, sacrifici e tanta passione.

Mi pare quindi il minimo pensare di difenderci e difendere i nostri pazienti da chi cerca di truffarci e rivolgerci agli enti di competenza pagati profumatamente per farci tutelare.

Spero quindi di aver risposto adeguatamente a chi mi ha chiesto il motivo di tanto “movimento”.

Buona giornata e buon serio lavoro a tutti.

Dic
02
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 02-12-2013

Avendo visto quanto la citazione del titolo di questo post abbia avuto un enorme riscontro sulla mia pagina di Facebook, oggi vi voglio raccontare come sia giunta alle mie orecchie.

Qualche giorno fa, mentre chiacchieravo con una donna che di professione fa l’estetista, lei ha iniziato a raccontarmi quello che le succede quotidianamente.

La Signora è una di quelle professioniste che ogni giorno si ritrova ad ascoltare gli intimi racconti dei suoi clienti che la rendono partecipe delle loro vicende quotidiane, delle relazioni, dei tradimenti e tanto altro ancora,  cercando la conferma ai loro racconti, a volte chiedendo più o meno esplicitamente un aiuto. La signora ha iniziato dicendomi: “Io non posso far altro che ascoltare, spiegando loro che non sono una psicologa e non ho le competenze per cercare di farlo. La vostra professione non è un gioco e nonostante tutti i pregiudizi ancora presenti, mi rendo conto che sono le persone “sane” che si rivolgono a voi. Per “sano” in questo caso intendo dire che per poter fare un lavoro approfondito su se stessi bisogna mettersi in gioco, avere la capacità di essere umili e accettare di avere dei difetti. Solo chi è così può arrivare a fare tutte queste cose, senza vergognarsi e senza considerarsi un pazzo o addirittura un mostro! Chi mi racconta le sue vicende sperando che io possa dire qualcosa per aiutarlo a volte non si rende conto che io posso dare una mia opinione personale, ma nulla più. Solo perché ho il camice non significa che sia una figura sanitaria. Siete voi psicologi e terapeuti che avete gli strumenti per aiutare le persone a risolvere i loro problemi psicologici e relazionali. Io posso aiutarli ad essere più belli”.

Ringrazio la Signora per avermi detto la sua e perché contribuisce ogni giorno a far bene il suo lavoro e a consigliare ai suoi clienti a rivolgersi ogni volta a chi di dovere.

Mi è piaciuta l’idea di condividere con voi questa chiacchierata perché fa sempre piacere sapere che così come esistono ancora tanti pregiudizi nei confronti della mia professione, esistono altrettante persone che ne sono slegate e comprendono e appoggiano l’importanza di un lavoro tale, sia per gli addetti ai lavori che per chi ne usufruisce.