Lug
29

Come tutti gli anni con l’arrivo dell’estate arriva anche il boom del gossip. In realtà ciò che aumenta durante la bella stagione è l’interesse dei lettori per le notizie sui vip.

Complici sono il tempo libero e il caldo, la voglia di riposo fisico e mentale e spesso anche il bisogno di emulare i personaggi famosi.

La parola gossip deriva dall’espressione anglossassone to go sip usata inizialmente dai politici che mandavano i loro fidati a bere qualcosa nei bar e a tendere l’orecchio verso i discorsi che ruotavano attorno agli affari pubblici e sociali. Da lì è nata la parola gossip riguardante l’attività di ricerca di notizie soprattutto inerente i personaggi noti.

In realtà il meccanismo gossiparo riguarda anche i non vip, dal vicino di casa a quello di ombrellone, dal collega al parente.

Gli argomenti più trattati sono soprattutto quelli di carattere sessuale o inerenti l’aspetto estetico. L’attività del gossip non interessa solo il genere femminile, ma anche quello maschile, nonostante gli uomini siano più restii ad ammettere di interessarsi a certi argomenti.

Il pettegolezzo è molto diffuso anche negli ambienti lavorativi. Spesso è la scusa per cercare una pausa. Secondo una ricerca del Georgia Institute of Technology il 15% delle e-mail professionali riguarda pettegolezzi sui colleghi.

La psicologia della comunicazione e vari studiosi del campo definiscono il pettegolezzo una forma di coesione sociale. A quanto pare pure gli uomini primitivi, per proteggere la propria vita e quella dei loro cari dovevano “informarsi” sugli appartenenti al loro gruppo. Un vero e proprio meccanismo di controllo e conoscenza della comunità alimentato dal passaparola che permetteva di identificare gli altri con le loro risorse, i limiti e gli eventuali pericoli.

Anche lo spettegolare sotto l’ombrellone può essere causa di coesione sociale. Parlare di terze persone rende più complici gli interlocutori che sono esterni all’argomento.

Altra connotazione positiva del pettegolezzo è che, se usato a dosi moderate, costituisce un vero e proprio antistress. Forse è per questo che in estate vi è più interesse verso gli argomenti “leggeri”. Con il caldo e il bisogno di vacanze si accentua anche il bisogno di tagliare con lo stress.

A proposito del potere antistress del pettegolezzo, una ricerca della University of California (2012, January 17), ha messo in evidenza come diffondere le informazioni su persone che hanno mal agito e della cui azione si è stati testimoni tende a far stare meglio, a diminuire la frustrazione e il senso di impotenza perchè è molto forte il bisogno di mettere in guardia gli altri da individui di cui non ci si fida. Questo studio si è incentrato sul pettegolezzo “sociale” quello che interessa le persone comuni.

Un’altra caratteristica del gossip è il suo lato divertente. Soprattutto quando si parla di personaggi famosi si cerca spesso di metterne in evidenza i lati più deboli, più umani, quelli che li rendono più simili ai “comuni mortali” che spesso li ridicolizzano e danno loro una connotazione spassosa.

Come tutte le cose, che se vissute in modo esagerato rischiano di non avere più una connotazione positiva, anche la ricerca di notizie sugli altri deve avere un limite. Se così non fosse rischierebbe di diventare una fissazione, quasi una ragione di vita. Un tale comportamento costituirebbe un campanello di allarme di un vuoto personale che deve per forza essere colmato sparlando degli altri o cercando di sapere il più possibile sulla loro esistenza.

Bisogna poi saper distinguere tra il pettegolezzo che è fine a se stesso e quello che nasce da invidia o cattiveria che potrebbe portare a diffamazione e maldicenza.

Soprattutto per i più giovani il gossip è una fucina di modelli di apprendimento che riguardano il linguaggio, il modo di vestirsi, la scelta della musica e altre aree di vita e che purtroppo possono avere più influenza della realtà dei fatti. Per questo occorre rendere i ragazzi più sensibili alla distinzione tra gossip, maldicenza e calunnia perché un uso sbagliato e spinto può causare gravi conseguenze.

Al giorno d’oggi è d’obbligo aggiungere che un uso improprio del gossip può essere causato da un altrettanto uso inadeguato dei social network che spesso spinge ad esporsi con troppa leggerezza tramite aggiornamenti di stato, commenti e foto e ad essere oggetto di facili interpretazioni comportamentali e morali altrui.

 

 

 

Lug
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-07-2013

Tra una lettura e l’altra, potete leggere qualcosa anche su Gocce di Psicoterapia. Cliccate sui tag che vi interessano di più, oppure lasciatevi guidare da ciò che oggi vi propongo io.

Buona giornata a tutti,

Caterina Steri.

Le conseguenze del bullismo si trascinano per tutta la vita

 

 

Bisturi e bambole 

Disfunzione erettile: nella maggior parte dei casi è possibile curarla

Lug
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-07-2013

Anche oggi uno dei miei post è stato lanciato sulla home page di Tiscali! Questa volta è stata la rubrica di Gocce di Psicoterapia su Lifestyle ad avere la meglio ed io ne sono veramente felice!

Ringrazio i più di 500000 lettori che mi seguono da quando ho intrapreso la mia avventura da blogger! Continuate ad essere così numerosi!

Caterina Steri.

Lug
15
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 15-07-2013

Per il restante mese di luglio Gocce di Psicoterapia farà una piccola pausa: i nuovi articoli verranno pubblicati con una frequenza minore a quella solita.
Mi pare cosa buona e giusta rallentare un po’, mettere a riposo la mente e godersi qualche giorno di assoluto relax per poi riprendere la mia attività di blogger ancora più carica e vogliosa di condividere con voi i miei post.
La mia attività clinica avrà qualche pausa settimanale ad agosto. Ma potete continuare a contattarmi telefonicamente (cell. 3207297868), per prendere un appuntamento e a scrivere delle e-mail (caterina.steri@tiscali.it) per ulteriori informazioni.

Vi ricordo che per una precisa scelta professionale non comunico tramite SMS.

Intanto vi lascio in compagnia di oltre 200 post del blog da rivisitare o scoprire da zero.

Vi invito ancora a trovarmi in diversi social network:

Twitter @CaterinaSteri , indoona Caterina Steri e la pagina di Facebook  Gocce di Psicoterapia.
Vi ricordo ancora che Gocce di Psicoterapia è anche su Tiscali Lifestyle.

Buone vacanze a tutti,

Caterina Steri.

Lug
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-07-2013

Per andare contro i vari pregiudizi che spesso colpiscono gli psicologi e gli psicoterapeuti oggi mi rifaccio alle parole di Fritz Perls, autore de La terapia della Gestalt, 1951 che si adattano per bene anche al mio approccio da psicoterapeuta e che spiegano il ruolo di questa figura professionale.

Buona lettura a tutti.

Il lavoro del terapeuta non consiste nell’imparare delle cose riguardo al paziente per poi insegnargliele, bensì insegnare al soggetto come imparare ciò che concerne se stesso. Questo significa che il paziente deve diventare direttamente consapevole di come realmente funzioni in quanto organismo vivente; e questo avviene sulla basa di esperienze concrete e non verbali.

Lug
08
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 08-07-2013

Buongiorno a tutti,

considerato l’interessa che si ha per l’argomento sulle dipendenze affettive e quanto sia stato letto il post Le “donne che amano troppo” non amano se stesse, oggi vi propongo le parole di Omar Falwort che spiegano cosa significhi amare una persona.

Buona giornata e buona lettura,

Caterina.

Amare una persona è:
Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,

ma senza essere mossi dal bisogno di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla, ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei, ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei, pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei, pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò, la cosa più importante da fare è…
accettarla così com’è, senza pretendere che sia come si vorrebbe.
OMAR FALWORT

Lug
04
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 04-07-2013

Di frequente mi capita di seguire delle donne che affrontando il discorso sulle relazioni amorose in terapia fanno emergere più un loro ruolo da madre tiranna che si lamenta in continuazione dell’inefficienza, se non assoluta mancanza, del proprio compagno nella gestione della casa e dei figli. Allo stesso tempo, il mio lavoro mi permette di avere a che fare anche con l’altra faccia della medaglia, giovani mariti e compagni che non appena si cimentano in attività casalinghe vengono subito assaliti dalle partner perché non alla loro altezza o perché pasticcioni. Le “vittime” di queste pseudo-casalinghe disperate mi hanno fatto notare che le loro dolci metà non accettano che “nessuno sia nato imparato” (alla sarda!) e di aver bisogno di rinforzi positivi più che mere svalutazioni e scoraggiamenti. Mi riferisco soprattutto alle coppie giovani.

Ma la verità dove sta?

Un’idea ormai dopo qualche anno di attività clinica me la sono fatta.

La nostra società influenza inevitabilmente anche la vita dei nuovi nuclei familiari. Mi ritrovo con donne che per imitazione del modello genitoriale sono più madri e badanti senza che se ne rendano. Mi riferisco a persone che, come i loro compagni, ogni mattina escono di casa per andare a lavoro ma non concepiscono l’idea di poter con-dividere i compiti casalinghi. Allora si lamentano, ma allo stesso tempo non fanno nulla per cambiare (se non cercando sporadicamente di ammaestrare i mariti in base alle proprie abitubini senza dare loro lo spazio di “esprimersi” in modo alternativo).

Ripropongono insomma ciò che hanno visto nel nido familiare da cui a stento cercano di prendere il volo. Pensano inoltre che il non riuscire (o essere troppo stanche) per mandare avanti casa e figli sia una sconfitta, un fallimento.

La con-divisione dei lavori domestici non è contemplata perché la nostra cultura e la maggior parte dei modelli familiari a loro volta non la concepiscono.

Secondo me è giunto il momento di dire basta ai pregiudizi secondo cui non si è una buona madre o moglie se non ci si mette tutto sulle proprie spalle e se ogni tanto si chiede aiuto al proprio marito. E UDITE UDITE!! Sembrerà strano, ma tante si stupiranno a constatare che dall’altra parte c’è totale collaborazione e voglia di prendersi cura del nido d’amore.

Amore e condivisione in una relazione sana significano che ogni tanto ci si può mettere da parte per farsi aiutare dall’altro senza sentirsi fallite e senza che gi strascichi di insegnamenti e modelli di altri tempi facciano emergere sensi di colpa e di inadeguatezza.

Come ho già detto, spesso mi capita di sentire uomini che mi esprimono la loro volontà di voler aiutare mogli “frustrate” a rilassarsi, ma che non riescono a trovare lo spazio per farlo. Anche loro si sentono inadeguati e ne approfittano quando i “vigili della casa” liberano il campo. E quando riescono nell’impresa si sentono dire che avrebbero potuto fare di meglio.

Signore mie, si parla tanto della parità dei sessi senza rendersi conto che questa deve valere non solo per le situazioni professionali, ma anche e soprattutto quelle casalinghe. Non è una sconfitta permettere agli uomini di prendersi cura di voi anche dentro casa, anzi va tutto a vantaggio vostro e della coppia che se gestisce bene i compiti ha più tempo da dedicare ad altro.

In fin dei conti, vi siete mai chieste se le vostre madri o nonne avessero potuto scegliere senza troppi condizionamenti se avrebbero deciso di far tutto da sole?

Aggiungiamo pure che fare le cose insieme aumenta la complicità e l’intimità pure tra un lavoro domestico e l’altro.

 

Lug
01

Le condizioni climatiche estive (afa, umidità e in alcuni casi anche l’inquinamento), contribuiscono alla creazione di situazioni che possono essere facilmente scambiate con i sintomi tipici dell’ansia: eccessiva sudorazione, capogiri, spossatezza, sensazione di respirare male, di soffocamento, fame d’aria, svenimento, debolezza, tachicardia, sensazione di testa vuota, sbandamento.

Se non riconosciuti come effetti tipici della calura estiva, questi disturbi possono fomentare un circolo vizioso che alimenta lo svilupparsi della sintomatologia ansiosa.

Ne sono vittime più di tutte le persone già predisposte all’ansia, ma in alcuni casi anche quelle che non hanno mai avuto esperienze di questo genere. La maggior parte di queste ultime si rende conto che i disturbi fisici sopra elencati non sono altro che conseguenza del tipico clima estivo e li vive come fattori disturbanti e fastidiosi, senza farsi prendere dalla paura e dall’agitazione.

E’ parecchio a rischio chi frequenta luoghi chiusi come le metropolitane, uffici molto affollati, mezzi di trasporto non ben arieggiati. In queste condizioni si presenta spesso il timore di svenire, perdere il controllo, a volte di subire un infarto o addirittura di morire.

In sostanza, solo la paura di subire l’ansia o un attacco di panico agita e fa stare male.

Una sensazione corporea alterata può venire interpretata come una concreta prova che stia per accadere qualcosa di grave. Vengono messe in atto quindi tutta una serie di dinamiche per cercare di evitare l’ansia e gli attacchi di panico. Ci si rinchiude in casa, si evitano i posti affollati, vengono controllate in continuazione le previsioni metereologiche, ci si concentra ossessivamente a qualsiasi percezione corporea. Tutto questo può già causare un’ansia anticipatoria (la paura di avere un attacco di ansia, che è spesso costituisce di per sé lo scatenarsi dell’ansia stessa).

Tutto questo naturalmente può venire evitato perché è possibile controllare l’ansia senza farsi fagocitare da essa.

Le dinamiche di evitamento delle situazioni a rischio possono non essere afficaci a lungo andare poiché rischiano di diventare invalidanti e di non permette alle persone di vivere serenamente e liberamente le proprie giornate.

Quando ci si rende conto di non riuscire a gestire l’ansia o la paura che si presenti è meglio chiedere l’aiuto di un terapeuta così da imparare a riprendere il controllo sulla propria vita.

L’ideale sarebbe farlo prima di raggiungere situazioni di estremo malessere e paura, ma spesso le persone sottovalutano i fenomeni ansiosi pensando di poterli risolvere da sole e ritenendo superfluo e poco “orgoglioso” richiedere l’aiuto altrui oppure pensano che una cura psicologica non sia altrettanto importante quanto una di carattere prettamente medico.

Se vuoi saperne di più sull’ansia e gli attacchi di panico clicca quì e quì.