Mag
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-05-2013

Buongiorno,

Vi segnalo un corso di sostegno alla genitorialità secondo l’approccio della Gestalt psicosociale che verrà tenuto dalla mia cara collega Anna Busia – Psicologa e Psicoterapeuta.

Il corso si svolgerà attraverso degli  incontri settimanali (le cui date sono ancora da concordare), a Fonni (NU) con l’intento di aiutare i genitori a prendere maggiore consapevolezza e dimestichezza delle problematiche che sorgono durante la crescita del figli.

Per informazioni potete contattare direttamente la Dott.ssa Busia al numero 3453821418.

Di seguito la locandina del corso.

Mag
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-05-2013

Da quando ho scoperto l’esistenza dell’eBook Reader sono sempre stata tentata dall’idea di scrivere qualcosa sull’argomento ma fino a che non ho avuto esperienza diretta del fenomeno ho preferito stare in disparte e cercare di capirne più che potevo.

Non nego di essere sempre stata scettica su un eventuale acquisto perché molto legata al libro. Mi ha colpito però che i miei compagni di passione per la lettura fossero entusiasti di aver iniziato a leggere eBook.

Casualmente, o forse no, qualche mese fa ho ricevuto un eBook Reader in regalo! Da allora, le mie idee ed esperienze sull’argomento si sono fatte sempre più chiare.

Sono sempre stata un’ottima lettrice di libri, a periodi potrei definirmi una “divoratrice” delle parole scritte. La lettura di eBook mi attraeva e allo stesso tempo mi spiaceva lasciare l’uso del libro con il profumo della carta, le copertine e le immagini a colori, la possibilità di leggere le dediche lasciate da altri e tutto ciò che di emotivo ci può essere nella lettura di un libro.

Una volta diventata “detentrice” di eReader sono stata totalmente coinvolta dalla facilità del suo uso, dal poter prendere appunti e sottolineare le frasi che più mi colpiscono (come sono sempre solita fare con i libri), dalla leggerezza e dalla praticità dell’oggetto. Se vogliamo parlare poi del risparmio sull’acquisto dei testi, non esiste confronto. Altra nota a favore dell’ eReader è che si ha la possibilità di avere centinaia/migliaia di testi tutti in un piccolo spazio! Insomma, tutti vantaggi importanti e tangibili tanto che ho iniziato a contagiare amici e parenti con il mio entusiasmo.

Certo, ogni tanto il mio lato romantico vien fuori e la voglia di tenere in mano un libro riappare. Gradualmente sono arrivata ad un compromesso con me stessa. Ho deciso che i testi di lavoro li voglio tutti cartacei e che se ogni tanto mi va di acquistare un libro lo farò, soprattutto quelli degli autori che preferisco. Continuerò pure a regalarne, come ho sempre fatto. Oltre a tutto mi piace che i libri letti siano esposti in casa mia. La rendono più personale e intima.

Sono inoltre molto legata alla libreria come luogo fisico in cui andare a sbirciare e scegliere le mie letture.

Penso che ora, con gli eReader tradizione e tecnologia possano comunque andare di pari passo. Sicuramente acquistare un libro per me è diventata una scelta che mi rende ancora più consapevole della preziosità delle pagine da poter sfogliare. Dal punto di vista di una lettrice sfegatata, l’evento dell’eBook può servire a rendere più preziosi i libri e a sceglierli con più cura.

Vi saluto ora con una frase che ho letto tempo fa sul web di cui non conosco l’autore:

“Un sito web è un posto fantastico se vuoi trovare il libro che stavi già cercando, invece una libreria fisica è il posto giusto per trovare il libro che non stavi cercando affatto”.

 

Mag
23
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 23-05-2013

A chi mi ha scritto giustificando la violenza che subisce rispondo con delle parole di Goethe

Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.

Penso che nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci queste parole siano ancora più adatte a ricordare che la violenza non dev’essere giustificata. 

Buona giornata a tutti,

Caterina.

Mag
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-05-2013

Tempo fa ho letto un articolo sul Corriere della Sera che parla di alcune ricerche fatte nel USA che attestano come le conseguenze del bullismo (sia per chi lo subisce che per chi lo agisce), influenzino tutta la vita dei protagonisti. Questo, in un periodo in cui vengono fatti dei tagli alla scuola piuttosto che degli investimenti, dovrebbe farci capire meglio come la prevenzione sia alla base di una sana società.

Secondo i ricercatori “le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di svariati disturbi psichiatrici da adulti, dalla depressione all’ansia generalizzata, dagli attacchi di panico all’agorafobia. Alcuni hanno pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del proprio comportamento e divenire adulti con disturbo antisociale o a loro volta depressi”.

In Italia è stato dimostrato che il cyber bullismo (quello che viene effettuato in internet), spaventa di più rispetto al bullismo tradizionale in quanto non riguarda solo un contesto della vita della vittima.

“L’invasività del cyberbullismo e l’anonimato di cui può godere il “carnefice” rende il fenomeno ancora più pesante e traumatico per le giovani vittime”.

Vi invito a leggere l’articolo cliccando quì.

Mag
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-05-2013

Domenica 28 aprile scorso al programma “le Iene” ho visto un servizio riguardante la ludopatia e la crisi economica. La conduttrice ha detto che nonostante la crisi economica la dipendenza da gioco è un fenomeno in forte espansione.

La ludopatia o gioco d’azzardo patologico ha delle caratteristiche tali da rientrare fra le dipendenze senza droghe.

Vedendo il servizio e sapendo quanto il fenomeno sia in continua espansione, mi viene da pensare che questa sia dovuta soprattutto alla crisi economica.

Riflettendoci, le persone prive di lavoro hanno molto tempo a disposizione da dedicare al gioco, hanno più bisogno di soldi e tendono ad affidarsi maggiormente alla “fortuna” per cercare di risanare la propria situazione. La crisi economica mi pare un ulteriore imput alla diffusione della ludopatia. Senza contare che (al di là di tutte le varie ragioni di cui parla il servizio), in ogni angolo è possibile poter giocare e i messaggi discutibilmente subliminari che vengono lanciati non fanno altro che attirare nella rete chi sente il bisogno di tentare la fortuna e di colmare il vuoto delle proprie giornate.

I centri adibiti a sale da gioco si prestano benissimo a far perdere la concezione del tempo: all’interno sembra sempre la stessa ora perché la luce solare non viene fatta filtrare. Musica, luci e rumori vari in sottofondo catapultano il giocatore quasi in una situazione di trance ipnotico da cui sicuramente è difficile riprendersi. E’ molto più facile poter rifugiarsi un ambiente in cui ci si può allontanare, o almeno illudersi di farlo, dai soliti problemi quotidiani.

Il guaio è che la probabilità di sviluppare una dipendenza da gioco è veramente alta e nonostante ci si renda conto di non vincere pressoché nulla e di far andare in rosso i risparmi personali, si perde il controllo e non si riesce più a smettere aumentando la frequenza e il tempo delle giocate (trascurando i normali impegni personali e professionali), la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite (spesso cifre che vanno al di là delle proprie possibilità economiche).

Oltre al servizio delle Iene, un fenomeno che mi colpisce ancora è vedere i pensionati in fila di fronte ai banchi da gioco a grattare i famigerati gratta e vinci. Ognuno sta là tutto preso dal desiderio di vincere mentre rischia di perdere tutto il resto.

Purtroppo le dipendenze senza droghe sono in continua espansione. Non c’è da stupirsi che lo sia soprattutto tra le classi più svantaggiate. La precarietà economica e culturale porta spesso a cercare di risolvere i problemi cercando aiuti esterni (fortuna, fato, destino) e non tra le proprie risorse personali.

Mag
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-05-2013

Considerata la grande attenzione sul post Uomini vittime di donne violente pubblicato anche sulla mia Rubrica Lifestyle di Tiscali, oggi vi invito a leggere una delle tante e-mail che ho ricevuto in questi giorni da uomini che hanno subito violenza da mogli e compagne.

Mi è sembrato doveroso pubblicare la testimonianza di un signore che ringrazio ancora per la sua testimonianza, il quale ha voluto raccontarmi la sua drammatica storia e la sua risoluzione anche attraverso un percorso di psicoterapia.

Tutti i particolari che avrebbero potuto riportare all’identità della persona in questione sono stati omessi per riservare la privacy.

- Ho appena casualmente terminato di leggere un suo articolo comparso sulla pagina principale di Tiscali, sono rimasto molto colpito …..la mia storia personale sono sicuro potrebbe interessarle parecchio, non solo perchè mi sono ritrovato perfettamente nella descrizione dell’uomo che subisce violenza fisica e psicologica dalla propria moglie, ma sopratutto perchè dopo una separazione traumatica sono riuscito a risalire, rinascere e stare molto bene, tanto che è sempre più frequente la sensazione di felicità che mi accompagna durante la giornata!

Ho 51 anni, sono separato da qualche anno e ho una bellissima figlia di diciotto anni.

La madre lasciandomi è riuscita a portarmi via tutto quello che avevo, non rispettando me e non rispettando la figlia, mi ha tradito, mi ha deriso ed umiliato.

Io l’amavo davvero tanto, solo che appunto a causa delle sue violenze psicologiche e talvolta fisiche non la desideravo più sessualmente ma comunque sia la veneravo. La sua presenza riempiva la mia vita tanto da rendermi ormai cieco e non riuscire più a vedere la realtà. Ho ritrovato pian piano la forza di reagire, mi sono riscoperto un’altra persona, ho affrontato e superato difficoltà enormi, ho riacquistato fiducia in me stesso, ho recuperato l’amore e la fiducia di mia figlia, ho imparato a trattare con gli avvocati e cercare di recuperare parte di quella dignità che la mia donna mi aveva tolto. A 50 anni ho riscoperto il sesso, ho scoperto di essere un buon amante, un ottimo compagno, ho scoperto di essere amato, ho scoperto di essere ben voluto dagli amici che mi tengono in alta considerazione, cammino a testa alta e non mi preoccupo più di sentirmi un fallito, mi sento vivo, mi sento finalmente un uomo e sopratutto un padre.

I danni che questa donna ha lasciato però nella mia strada sono ancora enormi , le macerie rimaste intralciano quotidianamente la mia strada, il lavoro di ricostruzione da me iniziato sarà lungo e faticoso, ma adesso ho le idee molto chiare e niente mi spaventa più.

Adesso so cosa è una violenza psicologica, adesso capisco l’assillante controllo esercitato dalla mia ex sulla mia vita, le sue scelte fatte anche per mia parte, i suoi gusti imposti, la sua voce più alta della mia, l’estremo bisogno di controllare ogni mio movimento, di giudicarmi in continuazione, il non dirmi mai un ti amo od un ti voglio bene, o ancora meglio un hai fatto una cosa buona, un bravo …. Eppure io sono un buon lavoratore, sono un buon padre, non sono brutto,sono benvoluto dalla gente, sono socievole, intelligente, non ho nessun vizio, non bevo , non fumo, mi piace lo sport ….

Eppure è successo a me e adesso non mi rimane che godere di tutto il tempo che mi rimane davanti e non sprecare neanche un minuto inutilmente !!!!

[…] sento di non essere una mosca bianca. Da circa otto mesi sono stato in analisi con una psicologa, una esperienza terminata proprio alcune settimane fa . Un’esperienza che mai in vita mia dimenticherò, che mi ha aperto ulteriormente la mente e sopratutto la vista , tanto che tutto ciò che mi passa davanti riesco a metterlo a nudo, dopo naturalmente essere stato messo a nudo io stesso.

I mostri della mia vita voglio tenerli, non mi turbano affatto, al contrario li utilizzo quotidianamente per rendermi conto di ciò che ho passato e di ciò che sono riuscito a superare . Riesco a vedere le mie fragilità, le fragilità che mi hanno condotto a subire tutte quelle vessazioni, mi aiutano a non ricadere negli stessi errori.

E pensare che io faccio un lavoro di concetto, dove gestisco personale ma mi sono fatto fregare proprio dalla persona che ho amato di più in vita mia.

Cara dottoressa ho davvero molto da dire …. e le garantisco che seppur molto ho fatto , detto,

scritto ….. scopro ogni giorno che ho sempre qualcosa di nuovo da dire , il bicchiere non riesco mai a colmarlo!

Intanto la saluto cordialmente e le auguro

buon lavoro !-

Mag
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-05-2013

Buongiorno,

oggi vi invito a leggere le parole dello scrittore e poeta Andrea De Carlo che raccontano la relazione tra due persone.

A me hanno colpito parecchio, a voi?

- “Il filo sottile che tiene insieme due persone”.

- Quale filo?

- Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.

- Perché dici il filo?

- Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.

Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.

- No?

- No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.

- E allora perchè pensavano di essere legati?

- Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.

- Che triste.

- Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.

- Come fai a sapere che invece il filo c’è?

- Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.

- E di cosa è fatto, questo filo?

- Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.

~Andrea De Carlo

Mag
06

Nei casi di dipendenze affettive da me seguiti (e non solo), una nota che accomuna le vittime di questo fenomeno è la tendenza a credere che l’altro sia come lo si vorrebbe e non come realmente è.

Poche persone dipendenti arrivano nel mio studio dicendomi che non sanno come liberarsi da una relazione che fa loro stare male. All’inizio la dipendenza è celata da disturbi d’ansia, scarsa autostima, irritabilità oppure problemi del sonno, disturbi gastrointestinali, dermatiti che non hanno riscontrato cause organiche.

Una volta risolte queste sintomatologie le persone non stanno ancora bene perché non soddisfatte delle loro relazioni. Prima di arrivare a questa consapevolezza il cammino può essere lungo e tortuoso in quanto ammettere che la relazione in cui ci si è immersi con tanta devozione non sia quella desiderata potrebbe essere vissuto come un importante fallimento personale.

La presa di coscienza può avvenire per piccoli passi: rendendosi conto che fin dall’inizio nel partner c’era qualcosa che non andava (ad esempio a letto non era coinvolgente e sembrava poco interessato al sesso o era freddo e a volte scontroso), oppure ci si rende conto di aver travisato e interpretato le sue parole e i suoi comportamenti sulla base dei propri desideri personali. I lunghi silenzi vengono interpretati come timidezza e non come la mancanza di una comunicazione reciproca in cui entrambi i membri si alternano regolarmente in uno scambio regolare di informazioni ed emozioni.

Inizialmente chi si trova coinvolto in una relazione dipendente pur di salvare la coppia (seppure malata), si da le colpe di ciò che va male: “Non mi sono impegnata abbastanza” – “Non sono adeguata” – “Avrei dovuto capirlo meglio”. Senza mai mettere in discussione ciò che l’altro fa o comunica.

Non viene notato come manchi l’equilibrio tra il dare e il ricevere, tra la conservazione degli spazi individuali e quelli in comune. Il dipendente che si nomina “portatore e salvatore dell’amore” fa propria la missione di salvaguardare la coppia senza rendersi conto della unilateralità del rapporto.

La dipendenza affettiva non colpisce solo il singolo individuo ma la coppia. Da una parte troviamo il “donatore d’amore”, quello che cerca di difendere dalle intemperie il castello di sabbia su cui è costruita la relazione. Colui che dona se stesso e si annulla totalmente in virtù della necessità di salvaguardare il rapporto perché terrorizzato dalla possibilità dell’abbandono e della solitudine.

Dall’altro abbiamo chi riceve le cure che può essere a sua volta coinvolto in altre dipendenze (droga, alcol, internet, gioco d’azzardo). In questi casi il donatore giustifica la sua missione dicendo di voler salvare l’altro.

In altre situazioni il partner amato è sfuggente, rifiutante o irraggiungibile. Egli accetta più o meno passivamente le “cure” del compagno/a senza ricambiarne gli sforzi, se non quando l’altro preso dalla frustrazione minaccia di andare via. Ma sono ricambi vani e passeggeri dettati più da una forma di controllo dell’altro e dalla paura di rimanere soli piuttosto che da un sentimento d’amore.

Quello che tiene in piedi la coppia dipendente è il desiderio di riuscire ad essere amati da chi non ricambia in modo soddisfacente. L’attaccamento in questo caso è proporzionale al rifiuto, fino a che non si trasformerà in risentimento, rabbia e frustrazione.

Sono vari i campanelli di allarme che aiutano a rendersi conto di essersi invischiati in una relazione dipendente tra cui:

  • la mancanza di reciprocità nella comunicazione (ad es. uno parla sempre e l’altro sta zitto)
  • la mancanza di una progettualità in comune (è sempre uno dei due che vorrebbe sposarsi, comprare casa, avere figli)
  • l’assunzione di regole rigide che servono apparentemente a preservare la coppia ma che in realtà non rispettano la libertà individuale (ad esempio la regola che proibisce di avere amici del sesso opposto che non facciano parte di un’altra coppia)
  • la mancanza di spazi condivisi (ognuno fa le cose per conto suo)
  • la mancanza di una sessualità di qualità

Rendersi conto di far parte di una relazione dipendente non è mai facile, tanto meno piacevole. Molti tendono a negare la situazione e a sperare che prima o poi cambierà e migliorerà. Tanti si arrabbiano con il terapeuta che li aiuta a prendere consapevolezza della propria dipendenza. Alcuni sono anche tentati di interrompere la terapia perché si accorgono che proseguirla significherebbe mettere se stessi al centro del proprio mondo e liberarsi dalle catene della relazione. Altri invece, nonostante le difficoltà decidono di andare avanti e di darsi la possibilità di imparare ad essere felici e di vivere una relazione sana e reciproca, anche se al momento in cui si prende consapevolezza di appartenere ad una coppia dipendente potrebbe sembrare impossibile.

Leggi anche gli altri articoli sulle dipendenze affettive.

 

Mag
02
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 02-05-2013

Buongiorno a tutti,

per me oggi è doveroso, nonchè piacevole, ringraziare tutti i numerosissimi lettori (più di 5000 in poco più di 24 h!) che hanno letto il mio blog tra lunedì e martedì scorsi.

Il mio ultimo post, Uomini vittime di donne violente ha fatto si che Gocce di Psicoterapia sia stato eletto ancora una volta blog del giorno lo scorso 30 aprile e che io abbia ricevuto diverse mail in privato dove mi si chiede di continuare a parlare della violenza come problema umano e non solo di genere. Senza contare i vari commenti al post che lo hanno arricchito ulteriormente.

Mi ha fatto piacere ricevere delle chiamate in cui alcune persone coinvolte nelle dinamiche descritte nel post si siano rivolte a me per risolvere i loro problemi.

Nonostante l’importanza dell’argomento nemmeno io mi aspettavo un tale riscontro. Ma sono contenta ed orgogliosa del fatto che toccare certi temi serva comunque a smuovere situazioni di cui a volte non ci si rende nemmeno conto nonostante siano tanto diffuse.

Ringrazio anche gli operatori del portale Tiscali per avermi aiutato nell’intento eleggendo Gocce di Psicoterapia a blog del giorno. Tutto ciò conferma sempre più quanto internet, se ben usato, possa essere un importante vettore comunicativo.

Vi ricordo che per qualsiasi informazione sulla mia professione potete continuare a scrivermi delle e-mail e per prendere degli appuntamenti chiamarmi direttamente al mio numero di cellulare.

Nella pagina dei contatti potete trovare come sempre i miei recapiti.

A presto,

Caterina Steri.