Feb
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-02-2013

Buongiorno a tutti,

a marzo Gocce di Psicoterapia compirà due anni.

Gli articoli condivisi sono davvero tanti (in media due alla settimana) e i lettori non smettono di essere presenti. E’ proprio una bella soddisfazione!

Personalmente scrivere fa bene alla mia salute! Spesso lo faccio per il desiderio di condividere con  gli altri i miei pensieri, le mie esperienze professionali o notizie che vengono pubblicate in altri siti!

Rispetto a due anni fa di blog ne sono nati tanti, ognuno con obiettivi e temi diversi.

Tempo fa un collega, Enrico Maria  Secci, autore di Blog Therapy, intervistò me è altri due colleghi riguardo ai nostri blog. In seguito, un‘altra collega Carla Sale Musio, autrice del blog “Io non sono normale, IO AMO” ha intervistato me e altri colleghi riguardo al concetto di pazzia.

Penso siano emerse delle considerazioni e dei punti di vista validi ed interessanti.

Oggi, sento l’esigenza di farlo pure io, ma coinvolgendo persone che si occupano tutt’altro che di psicologia. Mi è piaciuta l’idea di coinvolgere diverse persone, non addette ai (miei) lavori che raccontassero la loro esperienza di blogger.

I blog sono una raccolta di idee, pensieri, confronti che permettono agli autori di mettersi in gioco (perché spesso i commenti che vengono fatti sono delle critiche, più o meno costruttive), di condividere le proprie esperienze e il loro modo di essere e di pensare.

Personalmente ritengo che essere blogger arricchisca la  propria mente, oltre che quella dei lettori, perché spinge a riflettere, ad incuriosirti verso qualsiasi tipo di esperienza sentendo poi il desiderio di condividere la miriade di pensieri che ti passa per la testa.

A tal proposito, ho deciso di intervistare autori di blog riguardanti viaggi, esperienze di vita, cambiamenti, cucina, letteratura per l’infanzia. Argomenti riguardanti temi totalmente diversi gli uni dagli altri ma con il punto comune della passione per lo scrivere e per l’interazione.

Vi invito quindi a seguirmi anche nei prossimi post perché in ognuno di essi vi parlerò di un blog diverso.

Caterina Steri.

Se vuoi leggere le interviste di cui ho accennato sopra clicca quì e quì.

Feb
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-02-2013

Qualche giorno fa, mi ha chiamata una persona per chiedermi informazioni sul mio lavoro e per prendere un appuntamento con me.

Fin qui tutto bene, ordinaria amministrazione, fino a che non mi è stato chiesto se la prima seduta fosse a pagamento.

In un primo momento, ammetto, sono stata sorpresa per la domanda in questione. Poi, come professionalità vuole, rispondo pacatamente al mio interlocutore dicendo che la mia formazione e la mia esperienza professionale vengono offerte fin dal primo minuto del primo colloquio con qualsiasi tipologia di utente.

E’ vero che alcuni colleghi propongono un primo colloquio gratuito e rispetto per bene le loro scelte. Lungi da me il voler giudicare il loro operato. Personalmente non mi sento di attuare questa strategia perché fin dalla telefonata di richiesta dell’appuntamento riesco a prendere delle informazioni sul tipo di persona che si rivolge a me. Offrire gratuitamente il primo colloquio, come prassi lavorativa, mi esporrebbe a dover fare degli incontri con gente curiosa, che verrebbe in studio per “fare una prova”, o che all’ultimo minuto cambia idea e decide di non presentarsi al colloquio senza nemmeno avvisare. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma così la vedo. Per questo motivo, prima di fissare un primo colloquio do piena disponibilità per rispondere alla richiesta di informazioni e chiarimenti sia telefonicamente che via e-mail.

La prima seduta inoltre (così come le successive), non sono una semplice chiacchierata. Così come molti lo definiscono. Ha un carattere conoscitivo in cui il terapeuta garantisce sin da subito di mettere a disposizione dell’utente tutta la sua professionalità e la sua esperienza lavorativa. Viene data una visione professionale del problema che gli si presenta e viene stabilito un contratto terapeutico in cui si spiega su cosa bisognerebbe lavorare, in che modo e per quanto tempo.

Altro motivo per cui non faccio un primo incontro gratuito è perché mi rendo conto che se un paziente ha davvero voglia e bisogno di un incontro lo chiede, punto e basta.

Per capire quanto sia importante il primo colloquio, posso solo dirvi che durante il periodo di studi nella scuola di specializzazione da me frequentata, per l’intero primo anno il corso di una materia in particolare è stato concentrato sullo svolgimento del primo colloquio. Immaginate un po’ quale sia la sua rilevanza!

Penso anche che qualsiasi professione debba essere remunerata, perché alle spalle di ogni professionista ci sono lunghi periodi di formazione, pratica, studi, anni di tirocinio gratuito (se non pagati da noi con varie tasse). Mi pare giusto che una volta entrati nel mondo del lavoro tutti debbano essere retribuiti: dal panettiere, al commercialista, all’avvocato, allo psicoterapeuta.

Se poi a qualcuno va di voler fare un “regalo”, libero di farlo, ma dal mio punto di vista, preferisco sapere a chi lo sto facendo: conoscere quindi chi ho davanti e avere un ottimo motivo per decidere di non far pagare una seduta. Questa situazione raramente si presenta al primo colloquio.

Mi viene da pensare che a volte la mia professione venga svalutata perché non presa seriamente da tanti, chi è pure del campo. Forse, dimostrando agli utenti quanto sia professionale e preziosa la nostra esperienza, potremmo finalmente entrare nella rosa dei “veri” professionisti, quelli riconosciuti da tutti come tali.

Mi piacerebbe inoltre che le persone si rivolgessero a me non perché sono “quella che sostiene gratuitamente il primo colloquio”, ma perché faccio bene il mio lavoro.

 

Feb
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-02-2013

La depressione reattiva è una forma depressiva che si sviluppa nelle persone in seguito ad una esperienza vissuta come perdita. Ad esempio la fine di una relazione o un lutto, un licenziamento. La persona colpita reagisce all’evento doloroso in modo esagerato e patologico con veri sintomi depressivi perdendo la capacità di reagire.

La sintomatologia può risolversi in tempi brevi oppure avere un decorso più lungo che potrebbe sfociare in una vera depressione endogena e cronicizzarsi.

Può insorgere in qualsiasi età, più frequentemente durante l’adolescenza e la vecchiaia. Le donne solitamente sono più a rischio rispetto agli uomini.

I sintomi si sviluppano nell’arco di alcune settimane in seguito all’evento doloroso. Tra i più comuni si hanno:

  • riduzione dell’attività fisica, svogliatezza e eccessiva stanchezza
  • tristezza, melanconia e sensazione che da un momento all’altro possa accadere un altro evento doloroso
  • disturbi gastrici e ormonali
  • disturbi del sonno
  • propensione a piangere spesso e senso di disperazione
  • scarso o eccessivo appetito

 

Di norma i farmaci vengono usati molto poco nel trattamento della depressione reattiva. Il trattamento principale è la psicoterapia che ha come scopo quello di aiutare il paziente a ridimensionare il proprio vissuto rispetto all’evento che ha portato allo scatenarsi della patologia.

Personalmente, in casi del genere ritengo importante lavorare sul concetto di resilienza, ovvero sull’aiutare la persona ad assumere degli strumenti tali utili ad affrontare le crisi che la vita più o meno spesso ci riserva.

Il paziente impara a sentirsi più sicuro e a credere in se stesso.

Solitamente la prognosi è favorevole, anche se in alcuni casi è recidivante. Infatti è fondamentale eseguire un efficace lavoro di psicoterapia.

Leggi anche gli altri articoli che parlano della depressione e sulla resilienza.

Per ulteriori informazioni sulla depressione invitiamo i lettori a visitare la seguente pagina
http://www.capireladepressione.it/la_depressione.html.

Feb
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-02-2013

Il Festival di Sanremo, propagande elettorali varie ed eventuali, viste e riviste (se il paese non fosse nella situazione di  crisi economica totale potremmo pure cogliere il lato comico di certe frasi, frutto della mente di chi pretenderebbe di governarci), licenziamenti, scandali: questa è l’Italia.

L’unica novità che ha riscosso tanto interesse in questi giorni è la notizia delle dimissioni del Papa! Alla fine pure di questo non se ne può più.

Per fortuna c’è chi veramente cambia vita, chi Cambia Rotta!

Cambio Rotta è il nome del blog di una giovane donna di Sini – paesino della provincia di Oristano – che per una serie di vicissitudini che potrete leggere nelle virtuali pagine scritte di suo pugno ha deciso di cambiare rotta rispetto al futuro che fino a poco tempo fa si era immaginata di perseguire.

Personalmente sono rimasta affascinata da questo tipo di esperienza. Se ricordate tempo fa vi avevo segnalato un altro blog Flip through the world che raccontava la storia di due ragazzi in giro per il mondo.

Penso che gran parte del fascino che queste testimonianze esercitino su di me sia dovuto al fatto che adoro quando le persone decidono di dare una svolta alla propria vita per seguire i loro sogni.

Spesso per paura di cambiare si preferisce rimanere sedentari nella situazione in cui si vive da tempo o che è stata scritta da qualcun altro per noi sul libro della vita.

Da poco riflettevo con una persona sul fatto che tanti ragazzi decidono a 19 anni di iscriversi all’Università perché così la società ci consiglia. Ma spesso durante il corso si sentono insoddisfatti o carenti di qualcosa, senza nemmeno sapere di cosa si tratti. Si parlava quindi di un mondo ideale (in Italia), in cui ai ragazzi fin dall’adolescenza si potesse dare la possibilità di viaggiare e conoscere realtà diverse rispetto alla propria così da aver la possibilità di decidere che fare nella vita sulla base di esperienze vissute realmente. Molti potrebbero anche decidere di tornare nel proprio luogo natìo e altri di emigrare perché incuriositi, non perché costretti a scappare da una realtà economica che poco offre.

Cambiare rotta lo si può fare in ogni momento della propria vita e in qualsiasi modo…..

Il bello della mia professione è che mi permette di aiutare le persone a rendersi conto di ciò che vorrebbero davvero e a cambiare quando queste stanno male. A me personalmente, impedisce di far si che mi accontenti a stare in situazioni che non mi soddisfano. L’insofferenza mi porterebbe a stare male e a cercare per forza un cambiamento.

Detto ciò, giusto perchè altrimenti prolungherei il discorso all’infinito vorrei farvi leggere alcune righe scritte da Serena, l’autrice di Cambio Rotta che non potrebbero riassumere meglio i miei pensieri:

“Mi son resa conto che pur di seguire il percorso prestabilito stavo rinunciando a ciò che ho da sempre desiderato ardentemente fare: Viaggiare. Conoscere. Scoprire. Incontrare.Condividere. Imparare. Crescere. Sostanzialmente, Vivere. Ci stavo rinunciando perché era più semplice così, perché così evitavo lo scontro e il confronto in famiglia e con i colleghi, con chi mi conosceva da sempre e di me vedeva solo il mio titolo di dottore in medicina e chirurgia. Ero tesa tra la necessità di realizzare me stessa e quella di non deludere gli altri. E così giorno dopo giorno, anche se non è stato per niente semplice, mi son convinta a cambiare definitivamente rotta e seguire quella voce fuori dal coro che mi sussurrava «Mettiti in viaggio!».

Il resto potete continuare a scoprirlo  cliccando quì.

Buona giornata a tutti!!!

Feb
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-02-2013

Oggi è San Valentino, la cosiddetta festa degli innamorati.

Immagino che qualcuno potrebbe approfittare della data per regalare il tanto ambito anello alla propria compagna e iniziare a progettare un matrimonio.

Da alcune sedute con una paziente abbastanza “stressata”, ho potuto avere conferma che spesso l’idillio dei preparativi può passare dopo qualche settimana perché gli impegni da ricordare e rispettare iniziano ad essere troppi.

Soprattutto per la maggior parte delle future spose ogni dettaglio dev’essere curato il più possibile, gli impegni a volte sono troppi e il tempo a disposizione troppo poco.

Chi è già ansioso di suo o chi sente di subire delle pressioni dall’esterno (ad esempio i familiari che vogliono dare la loro “opinione” su tutto), potrebbe vivere il periodo dei preparativi in modo stressante e, stando attento affinchè tutti gli obiettivi vengano risolti nel migliore dei modi, potrebbe non riuscire a godersi il “viaggio” verso il gran giorno. Il rischio è quello di farsi travolgere dall’ansia da preparativi.

Non sorprendetevi di questo, ne fatevi intimorire dalla possibilità che a qualcuno potrebbero pesare i preparativi per il giorno più bello. Di questi tempi infatti la routine quotidiana richiede ritmi stressanti, è dunque normale che l’aggiunta di un nuovo (in)carico possa causare degli stati ansiosi. Soprattutto le future spose, non soddisfatte dei risultati possono avere continui attacchi di collera, fanno le richieste più disparate alle persone coinvolte nell’organizzazione, rischiano di sentirsi sole in questa impresa ed ogni motivo è valido per versare fiumi di lacrime. Sono tipiche soprattutto quelle che prese dall’eccessiva preoccupazione si mettono a dieta ferrea per essere perfette con l’abito nuziale, parlano in continuazione del matrimonio e non riescono a godersi i vari momenti.

Oltre all’ansia possono comparire altri disturbi come emicrania, disturbi allo stomaco o intestinali, insonnia e inappetenza.

Se vi doveste riconoscere in ciò che avete appena letto, non preoccupatevi, a tutto c’è un rimedio. L’ansia per i preparativi può essere sconfitta seguendo dei piccoli passi.

  • Potete chiedere un aiuto a delle persone fidate alle quali importa la vostra felicità o di un esperto wedding planner.
  • Se vi sentite confuse e oberate dagli impegni, stilate un elenco delle cose da fare e cancellate l’ obiettivo dalla lista ogni volta che viene raggiunto.
  • Se l’ansia e l’agitazione prendono il sopravvento, concedetevi uno o due giorni di riposo e distraetevi con attività per voi piacevoli.
  • Cercate di non perdere di vista la coppia ricordandovi che il matrimonio è un “passo a due”, che l’impegno anche nei preparativi è reciproco e che la vostra è una squadra, in tutto e per tutto.
  • Cercate di ascoltare ciò che desiderate veramente senza farvi fagocitare dalle differenze proposte dalle rispettive famiglie d’origine.
  • Non fatevi ossessionare dal raggiungimento della perfezione: tenete a mente che questa non esiste!
  • Non pensate che il giorno del matrimonio possa essere un insuccesso a causa di qualche piccolo particolare. Ogni matrimonio è unico e ha delle salienti caratteristiche.

Tenendo conto di questi punti e di altri più adatti a voi, potrete godere anche della fase dei preparativi e il giorno dell’evento vi congratulerete con il vostro coniuge per l’ottimo lavoro svolto, che rappresenta voi e la coppia che costituite.

Che dire ancora? Tanti auguri e buon San Valentino!

Lavorare sul comportamento dei figli tramite i genitori è una cosa possibile, anzi, parecchio più facile di quanto sembri.

Tempo fa venne da me in studio una madre che aveva difficoltà a gestire i suoi due figli di 4 e 8 anni e aveva la forte paura che anche il terzogenito di 10 mesi crescesse con lo stesso spirito “anarchico” dei fratelli.

In un iniziale colloquio conoscitivo chiesi alla signora quali fossero le sue maggiori difficoltà e le aree della quotidianità della famiglia che andavano ad investire.

Venne fuori da un attento esame che la signora dettava le sue regole in modo generico e che spesso queste non fossero compatibili con le effettive possibilità dei figli di poterle svolgere. Oltre a tutto, i genitori non seguivano la stessa linea comune nel dare le regole e in seguito al rispetto di queste dei bambini non seguiva mai un rinforzo positivo.

I bambini devono capire che le regole sono utili per vivere meglio e devono trovarsi in un clima sereno per poterle rispettare meglio e con più felicità.

Intanto i genitori devono formulare le regole sulla base delle loro aspettative sulla vita e in modo semplice.

Dire al proprio figlio di apparecchiare la tavola e lamentarsi perché lui non ha messo le posate è un modo scorretto per cercare di far rispettare la regola.

L’ideale formulazione è quella che dice al bambino di apparecchiare la tavola e spiegargli che questo significa metter sulla tovaglia i piatti, bicchieri, posate, acqua, pane…

In questo modo il bambino non avrà scuse per non apparecchiare bene e i genitori potranno congratularsi con lui una volta effettuato il suo compito. Rinforzare in modo positivo il bambino subito dopo che ha rispettato una regola significa gratificarlo e fargli capire che il suo comportamento è stato corretto che mamma e papà sono contenti e orgogliosi di lui è che non è così faticoso vivere in modo sereno.

Alla signora rimandai che per il figlio minore occorreva insegnargli ad ascoltare tutto ciò che gli stava attorno facendogli notare che rumori lo circondassero e parlandogli in modo pacato e tranquillo in continuazione. In questo modo il bambino si sarebbe abituato ad ascoltare e considerare ciò che lo circonda.

I bambini nascono senza regole, sta agli adulti dediti alla loro crescita ad educarli al rispetto di esse. Un clima autoritario e senza emozioni crea infelicità, inibizioni del proprio stato d’animo e a non capire a cosa servano esattamente.

La signora inoltre cercò di condividere con il marito ciò che apprendeva durante le sedute e pianificò insieme a lui un modo per essere coerenti e d’accordo sull’educazione dei figli.

E’ stato un percorso impegnativo, ma in dieci sedute si è riusciti a far si che i genitori imparassero ad essere più uniti nell’educare i figli, a formulare in modo positivo e corretto le regole da rispettare e a rinforzare in modo sereno i loro figli. Ciò portò in famiglia un clima più rilassato e sereno e un’organizzazione più efficace della quotidianità famigliare.

Se ti è piaciuto questo post e ti interessa approfondire l’argomento sulle regole in famiglia clicca qui.

 

Feb
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-02-2013

Buongiorno a tutti,

nei giorni precedenti ho scoperto quest’articolo che parla di come il Governo Inglese finanzi la psicoterapia e dei vantaggi di questa manovra sia sulla salute dei cittadini che sull’economia del Paese.

Sarebbe proprio bello che anche in Italia venisse fatto lo stesso e che la Psicoterapia venisse considerata per l’importanza che veramente rappresenta.

Voi che ne pensate?

Intanto cliccate quì per leggere l’articolo e fatemi sapere la vostra opinione.

Buona giornata a tutti,

Caterina Steri.

Feb
04
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 04-02-2013

Nel post Come farò senza il mio partner?  ho parlato del fatto che spesso in una coppia quando uno dei due ha un problema e questo viene risolto, l’altro si trova spaesato e cerca di sabotare la guarigione perché rischia di perdere il ruolo del salvatore della coppia.

Questo accade spesso in presenza di disfunzioni sessuali. Nei casi in cui la coppia è stabile può essere richiesta la collaborazione del partner che non presenta la disfunzione per svolgere dei precisi compiti o manovre a casa che aiutino a risolvere il problema.

Occorre quindi avere delle informazioni su esso sia di carattere fisico che psicologico. Riguardo a queste ultime interessa indagare sulla sua disponibilità a collaborare, sulla possibilità che possa sabotare la terapia sessuale (paradossalmente a volte si preferisce avere un partner problematico che sano per non essere obbligati a vivere profondamente la relazione senza essere “distratti” dalla disfunzione altrui).

Occorre ancora indagare su eventuali problemi del partner.

La psicoterapia accompagnata alla terapia sessuale ha l’obiettivo di focalizzarsi anche sulle resistenze della coppia agli esercizi assegnati a casa o addirittura all’esito della terapia stessa.

Questi meccanismi sono più o meno inconsci, il punto è che il soddisfacimento sessuale può causare ansia e sensi di colpa. Si ha paura di essere abbandonati dall’altro che ormai non ha più problemi e potrebbe non avere più bisogno del partner che lo ha assistito per diverso tempo. Accade anche che una volta guarito un membro della coppia l’altro sviluppi dei sintomi particolari, come l’ansia o vaginismo, disturbi dell’erezione.

Nelle coppie più sane queste reazioni sono transitorie e facilmente risolvibili.

Le manovre sessuali date da svolgere a casa possono essere sabotate da individui che non sono abituati ad entrare veramente in intimità con l’altro o a stare attenti alle sue esigenze. Questi possono anche ammettere di sentirsi a disagio in certi situazioni e preferiscono evitare di svolgere i compiti.

Da qui scaturisce l’importanza della psicoterapia che si pone l’obiettivo di far superare i disturbi emotivi, in modo tale da favorire la guarigione dalla disfunzione sessuale.

A volte anche il timore di avere una situazione di amore, fiducia ed intimità costituisce un ostacolo alla terapia sessuale. Stabilire la capacità di amare e di fidarsi dell’altro può essere uno degli obiettivi psicoterapici.

Se nella coppia non esiste più l’amore il partner reagirà male o verrà fortemente frustrato, occorre quindi indagare anche sulla stabilità della relazione fra i due e in questo caso evitare di iniziare una terapia sessuale con il coinvolgimento di entrambi i membri.

Se ti interessa l’argomento leggi anche i post correlati a questo.