Gen
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-01-2013

Buongiorno a tutti,

oggi vorrei segnalarvi la pubblicazione del IV numero di Sposi in Campidano, l’editoriale frutto del progetto di Ilaria Nesi, la cui copia gratuita potrete trovare anche alla Fiera degli Sposi in corso in questi giorni a Cagliari.

Sono molto contenta di aver avuto uno spazio anche quest’anno sulla rivista e ringrazio la Responsabile per questa occasione.

Vi aspetto nei prossimi giorni per la lettura del mio articolo sulla Psicologia del matrimonio.

Per ulteriori informazioni su dove trovare le altre copie dell’editoriale potete visitare il sito ufficiale  www.sposincampidano.it

A presto,

Caterina Steri.

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Gen
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-01-2013

Buongiorno a tutti,

di recente mi è stato chiesto di effettuare delle visite a domicilio e di fissare dei primi colloqui attraverso un messaggio sul cellulare.

Le mie sedi lavorative sono sempre quelle che trovate accedendo alla pagina dei contatti.

Non può essere data la disponibilità per visite domiciliari tra i vari motivi perché mi sembra una resistenza molto forte a voler presiedere ad un colloquio. Non è casuale infatti che questa disponibilità mi venga richiesta da terze persone che vorrebbero che un amico o un parente venga aiutato.

Il setting (cioè l’ambiente dove si svolgono i colloqui), e il rispetto della modalità dello svolgimento delle sedute sono estremamente importanti per la valutazione della motivazione e per la riuscita del percorso.

Aggiungerei anche che quando si ha bisogno del dentista ci si reca nel suo studio, non gli si chiede di venire a casa, la stessa cosa vale per lo psicoterapeuta.

C’è anche chi si vergogna ad andare dal terapeuta, ma io non vedo nessuna differenza tra rivolgersi ad un professionista di qualsiasi genere o a me. Così come il fisico ha bisogno di essere curato, pure la mente richiede la stessa attenzione. Non vedo il motivo per cui non concedergliela.

Sarebbe inoltre svalutante accettare di fare una visita a domicilio perché il paziente ha paura di essere visto entrare nel mio studio. Il paziente ha il diritto e il dovere di chiedere un aiuto qualora ne sentisse il bisogno, perché lasciarsi influenzare da vecchi pregiudizi?

Per quanto riguarda le richieste di appuntamenti tramite messaggi telefonici, io ho deciso di non permetterli perché preferisco parlare direttamente con le persone interessate.

Oltre a tutto mi pare riduttivo stabilire un appuntamento in questo modo e i messaggi spesso e volentieri possono essere fraintesi o non ricevuti in tempo reale. Certo, è una scelta personale ma anche io quando ho bisogno di un appuntamento con un professionista prendo un appuntamento telefonico o mi attengo alle modalità che lui decide di attuare.

Oggi potrei sembrare polemica, ma mi piace parlare sempre del tipo di lavoro che faccio è il modo in cui lo svolgo. Niente è per caso nello studio di uno psicoterapeuta.

Rimango sempre a disposizione per rispondere alle e-mail che ricevo ogni giorno. Anche se non posso assicurare di poter rispondere in giornata.

Buona giornata a tutti!

Gen
24

Il disturbo dell’erezione nell’uomo si manifesta in diversi modi.

L’erezione:

  • può non avvenire mai durante il rapporto sessuale;
  • scomparire subito dopo o indebolirsi;
  • può non avvenire quando l’uomo non si sente in situazioni di sicurezza e di serenità;
  • può avvenire in presenza di determinate compagne piuttosto che altre (ad esempio, uomini di una certa età riferiscono di non aver l’erezione con la moglie mentre avviene regolarmente con l’amante);
  • può cessare nel momento in cui avviene la penetrazione
  • non avviene nel primo incontro con la partner mentre nei successivi il problema non si pone.

Una volta escluse attraverso visite ed esami medici le basi organiche del disturbo dell’erezione nell’uomo possiamo parlare di diverse cause psicologiche.

Le cause psicologiche possono essere varie e spesso agiscono in modo sinergico nella manifestazione del problema. Diversi fattori quali scarsa autostima, stress, stanchezza, paura dell’insuccesso, di perder il controllo e di lasciarsi andare, difficoltà nella relazione, sensi di colpa dovuti ad un’educazione troppo rigida, difficoltà di comunicazione che contribuiscono a non vivere serenamente la sessualità.

Fortunatamente le situazioni meno importanti e strutturate di difficoltà erettile, sono molto più comuni di quelle gravi. Quindi la maggior parte di esse sono risolvibili.

L’efficacia di una terapia dipende dalla capacità di riconoscere le cause del disturbo, oltre che dalle strategie messe in atto per risolverlo. E’ infatti essenziale la stretta collaborazione tra diverse figure professionali, dall’urologo, all’andrologo, al sessuologo, allo psicoterapeuta.

Nello specifico, quando si parla di cause psicologiche, le terapie sessuali vengono accompagnate dalla psicoterapia.

La prima ha la funzione di cambiare la percezione del proprio corpo, conoscere meglio l’area genitale e ascoltarne le sensazioni, educare o rieducare la persona ad abituarsi alla gratificazione corporea.

La psicoterapia invece indaga e lavora sui vissuti personali ed emotivi e su quelli relazionali.

Per alcuni individui è difficile rivolgersi ad un esperto a causa dell’imbarazzo che suscita il dover raccontare ciò che succede durante i rapporti sessuali. Ma come dico sempre ai miei pazienti: ”Se io non conosco bene la situazione non posso aiutarvi”. Occorre quindi che si instauri un forte clima di fiducia per lavorare al meglio sul problema.

Ci sono poi uomini che preferiscono far finta che quello che hanno non sia un problema e non chiedono un aiuto sperando che la loro sia una situazione passeggera. Questo rischia invece di consolidare la disfunzione che viene evitata all’infinito.

Ancora ci sono casi di individui che rimandano alla propria compagna che con le altre donne non è mai accaduto nulla di anomalo e questo scaturisce nelle compagne un forte senso di colpa, di inadeguatezza e un’importante frustrazione. Le donne invece si rivolgono a me in questi casi colpevolizzandosi per l’accaduto.

Riconoscere quanto prima il problema aiuta ad intervenire precocemente e a risolverlo quindi in tempi relativamente brevi.

La sessualità è una dimensione molto importante nella vita degli individui e delle coppie, riconoscere un problema e affrontarlo non è sinonimo di fallimento, ma di maturità e responsabilità nei confronti di se stessi e del partner.

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Gen
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-01-2013

L’affettività e l’amore sono intrinseche nella natura umana, ma non sempre scontate e sane.

Recentemente mi è capitato di sentire da alcuni  pazienti in crisi con il proprio partner le frasi: “Come farei senza di lui?” –  “Se lei mi lascia la mia vita è finita”. Parole pronunciate nonostante l’evidente infelicità di anni passati in relazioni malsane.

Talvolta, pur di non stare senza un compagno si preferisce accontentarsi di ciò che passa in convento. Non ci si permette nemmeno di scegliere: -troppe pretese rischiano di farci rimanere soli- meglio farsi scegliere dal primo o dalla prima che capita.

Stare insieme ad un’altra persona nel pensiero comune significa garantirsi un futuro e un progetto di mantenimento negli anni.

Questo non sempre è vero. Infatti, pur dividendo una dimora con un altro può capitare di sentirsi comunque soli e di non essere affatto felici.

Ciò accade quando si prova a costruire un rapporto di coppia senza riuscire ad instaurarne uno vero con se stessi e si cerca di compensare le proprie mancanze con l’altro.

Ci si sente infelici anche quando non si crea un vero rapporto con il partner per ciò che è veramente ma con la sua immagine ideale a cui si aspira prendendosi cura di lui. Vi è mai capitato di essere attirati dalle caratteristiche di un altro che poi avete provato a cambiare? Questo è un ottimo stratagemma (seppure inconscio), di non mettersi veramente alla prova all’interno di una relazione. Ed è un’ottima strategia per non stare veramente in contatto con se stessi, i bisogni, i desideri perché troppo concentrati sull’altro per cercare di cambiarlo. Se non di salvarlo quando è una persona problematica.

Questo discorso è valido sia per le donne che per gli uomini. Anche se le prime sono più “portate” a questo tipo di legami.

Non è un caso che spesso mi venga chiesta una consulenza da compagni disperati che pretendono che io “metta a posto” il partner senza voler parlare di se stessi. E’ un po’ come andare dal meccanico perché ripari la nostra macchina dato che noi non sappiamo come fare!

Ma nelle relazioni umane questo non accade, anche perché spesso, “riparare il compagno” (scusate l’orribile ma chiara espressione), significherebbe consegnare una persona che non piace più al partner. Infatti, mentre prima la relazione veniva “riempita” dalle cure verso l’altro, se esso guarisce gli equilibri della coppia vengono del tutto cambiati e chi “curava”, prendiamo il caso di una crocerossina, non saprebbe più che farsene di un compagno “guarito”. Dove verrebbero incanalate tutte le energie spese a cambiarlo? Sarebbe una tragedia perdere il ruolo di salvatore della coppia! Si potrebbe essere costretti a fare i conti con il vuoto che lascia la guarigione dell’altro!

Ciò che rispondo io alle persone che mi chiedono di far guarire il partner perché altrimenti non saprebbero che fare, è che la coppia non può essere salvata se prima non si salvano i singoli componenti. Se all’interno della relazione si è concentrati solo sul prendersi cura dell’altro verrà instaurato un annullamento delle personalità dei singoli e nessuno riuscirà ad esprimersi per quello che è e che sente veramente.

La coppia non deve formarsi perché l’uno deve colmare le carenze dell’altra ma perché insieme si riesca ad esaltare i tratti migliori dei componenti, sentendosi totalmente liberi di esprimersi.

Mi spiace molto sentire che un individuo viva con il pensiero di non poter andare avanti senza l’altro. Affinchè questo non accada ci si deve sentire  integri e capaci di affrontare le avversità, che purtroppo la vita non ci risparmia. Se manca il senso di completezza in una persona essa non riuscirà davvero ad andare avanti senza l’altro.

Con questo non voglio sminuire la perdita di un compagno, che inevitabilmente crea una forte mancanza, voglio dire però che ognuno dovrebbe avere un bagaglio personale tale da poter riuscire ad affrontare e colmare il vuoto lasciato dalla fine della relazione.

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Gen
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-01-2013

Quando il sesso va male, la coppia e i singoli componenti ne risentono fortemente.

Spesso le persone con un carattere ansioso e tendenzialmente controllante riferiscono di avere dei disturbi sessuali. Una volta escluse le basi organiche sarebbe meglio rivolgersi ad un terapeuta o ad un sessuologo.

In alcuni casi, risolvendo il problema di ansia e di controllo in automatico vengono risolti anche i disturbi sessuali. In altri è necessario attuare delle specifiche tecniche, per lo più comportamentali, che spesso richiedono la collaborazione di entrambi i componenti della coppia.

Per disfunzioni sessuali intendiamo i disturbi dell’erezione nei maschi, l’eiaculazione precoce, disturbi del desiderio sessuale, assenza di orgasmo nelle donne, disturbi associati al dolore sessuale.

Quando si inizia una terapia sessuale, si esegue una diagnosi del disturbo per iniziare il percorso mirato alla risoluzione del problema.

Vengono prescritti dei compiti sessuali al paziente o alla coppia (dipende dal caso che si sta affrontando), accompagnati da una psicoterapia che indaga sulle eventuali resistenze alla terapia sessuale e i vissuti emotivi, così da recuperare gli individui e la coppia in toto.

Spesso per vergogna, pudore o altri svariati motivi il problema viene trascurato e questo implica che la terapia possa essere più complessa. Infatti, prima si chiede aiuto, più la terapia da attuare sarà breve.

La maggior parte dei casi di disfunzione sessuale hanno una risoluzione positiva.

Naturalmente, se parliamo di coppie costituite da tempo, se non esiste fra i loro membri una relazione affettiva ragionevole non ha senso applicare la terapia sessuale, così come non è auspicabile incoraggiare una relazione sessuale. In tal senso, la psicoterapia mira ad indagare su questi aspetti. La prognosi più favorevole si ha quando c’è un vero legame d’amore nella coppia. Non mi sento però di affermare che la terapia sessuale invece possa far scaturire l’amore.

 

Gen
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-01-2013

Buongiorno a tutti,

in questi giorni mi è stato chiesto che cosa sia la Pet Therapy. Anche se io non me ne occupo direttamente, mi è parso giusto condividere con voi ciò che ho risposto alla mia lettrice.

La Pet Therapy, è una terapia alternativa a quelle solite che si avvale del supporto di animali domestici. Nel 1953 lo psichiatra infantile Boris Levinson notò come il suo cane, presente mentre lavorava con un bambino autistico, desse a questo la possibilità di uno scambio emotivo e di gioco rendendo più piacevoli le sedute.

Con il tempo si è dimostrato che i pazienti di qualsiasi sesso ed età che usufruiscono di questa speciale terapia sviluppano maggiormente  capacità di socializzazione e di benessere psicofisico, rispetto ad altri ai quali non è stato affidato un animale da compagnia. I pazienti infatti si trovano a dover accudire i loro nuovi compagni e allo stesso tempo a godere dell’affetto e del rispetto che ricevono in cambio. Condizione che diventa reciproca che aiuta a risolvere problemi di carattere depressivo e relazione e si raggiungono degli obiettivi di tipo educativo e creativo.

Quasi a tutti, se ci pensate è capitato almeno una volta nella vita di farsi consolare dal proprio animale.

Portarlo in giro o al parco aumenta anche l’attività di socializzazione con altri individui. Aumentano le chiacchierate per strada, dal veterinario, nel negozio di prodotti per animali.

Il Ministero della Salute distingue tra:

    • Attività svolte con l’ausilio di animali (A.A.A.), che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di persone quali anziani, bambini, non vedenti, malati terminali.
    • Terapie effettuate con l’ausilio di animali (A.A.T.), basate su metodi e tecniche scientifiche finalizzate al miglioramento della salute. Vengono usate in presenza di problemi psicologici, relazionali, psicosociali e cognitivi.

La Pet Therapy offre anche fondamentale aiuto ai portatori di handicap fisici e ne migliora l’attività motoria.

Più i disturbi sono profondi più è necessario essere consapevoli che la terapia con animali ha bisogno di essere integrata con altre di tipo farmacologico e psicologico. E’ necessaria quindi la collaborazione di più esperti che integrino varie discipline. Gli stessi animali vengono addestrati ed educati appositamente affinchè rispondano a specifici requisiti.

La relazione che si sviluppa tra animale e uomo diventa molto stretta e viene promossa con attività ludiche: il desiderio e il bisogno di giocare sono attività innate sia nell’uomo che nell’animale.

Oltre all’enorme scambio affettivo, vengono sviluppate la capacità di mettersi in discussione, di conoscersi meglio e di riconoscere le esigenze e i desideri personali. Viene poi accentuato il senso di responsabilità nell’individuo a cui viene affidato l’animale.

Gli animali vengono continuamente monitorati per non rischiare che vengano sottoposti a stress eccessivi che possano minare la loro salute.

Spesso, al paziente viene affidata la cura di una pianta prima che l’animale per capire veramente quanto possa essere responsabile nei confronti di un altro essere vivente.

Gen
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-01-2013

Buongiorno a tutti miei cari lettori e ben tornati sulle pagine virtuali di Gocce di Psicoterapia.

La pausa vacanziera da blogger è stata un po’ lunga, ma necessaria. Comunque ora sono nuovamente pronta a riprendere in mano la tastiera del pc e a scrivere nuovi post.

Intanto prima di riproporvi la lettura di questi, vi invito a leggere un articolo anche se un po’ datato riguardo la situazione dei matrimoni in Italia cliccando qui.

Il motivo per cui lo ripropongo è perchè mi è capitato di ascoltare diverse ipotesi sul fatto che le separazioni in Italia aumentino di anno in anno.

C’è chi lo attribuisce alla maggiore libertà e autonomia della donna, chi ad un lento distacco di un numero sempre maggiore di persone dalla Chiesa Cattolica, chi alla crisi economica…

Voi che ne pensate?

Intanto che aspetto un vostro riscontro, vi ricordo che l’attività clinica continua e che per prendere appuntamento con me potete sempre contattarmi ai miei soliti recapiti.

A presto,

Caterina Steri.

Gen
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-01-2013

Buon anno a tutti!

In attesa dei nuovi articoli, oggi potrete dare uno sguardo a quelli già pubblicati sull’ansia e gli attacchi di panico!

Cliccate quì!!