Nov
29
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 29-11-2012

Un paziente che inizia un percorso di psicoterapia inesorabilmente va incontro a dei cambiamenti personali che a loro volta si ripercuotono sull’ambiente da cui è circondato: ad esempio si cambia nel modo di relazionarsi con gli altri. (Persone che non sanno “dire no” alle richieste assurde e inutili altrui, lavorando su quest’aspetto e sulla propria autostima imparano a metter se stesse al primo posto e a rifiutare le proposte che non vanno bene). Quando questo, o altre situazioni simili, accadono, gli altri, in modo più o meno consapevole, “remano contro” le differenze perché è molto più comodo e facile difendere la condizione a cui si è abituati (anche se non ci si sta bene), che provare ad accettarne una nuova. E’ anche naturale che dopo tanto tempo in cui si è abituati ad una determinata situazione, non si riesca a ad accettarne una nuova, soprattutto quando il cambiamento è causato e voluto da altri.

Il cambiamento, si sa, fa paura.

Quello che mi fa sorridere è che, per difendersi dal nuovo, si danno le colpe al terapeuta dell’altro, per questo io avviso sempre i miei pazienti, dei possibili tentativi di sabotaggio!

Succede infatti che quando si viene a conoscenza che un parente, amico, partner, va da uno psicoterapeuta, si danno le colpe al professionista del cambiamento. Vengono fuori le affermazioni più varie: “Questa terapia ti sta facendo male”, “Quel terapeuta ti mette strane idee in testa”, “Stavamo meglio prima che iniziassi la terapia”…

Ma ciò che mi preme dire è: si deve parlare per forza di “colpe”? Bisogna usare per forza un’accezione negativa nei confronti di un cambiamento?

Non sarebbe meglio vederlo invece come una conquista di chi decide di fare un lavoro su stesso per poter stare bene? Il nuovo e l’ignoto fanno sempre paura, ma basta vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, vediamo la parte piena e cogliamo l’occasione per migliorarci e stare bene. Dare le colpe al terapeuta è l’ennesimo modo di evitare di prendere decisioni, assumere consapevolezze nuove e testare che in fin dei conti, il nuovo non è sempre così sgradevole e doloroso come si pensa solitamente.

Leggi anche i post dedicati al tema del cambiamento.

Nov
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-11-2012

E’ proprio vero che la stessa realtà viene vissuta dalle persone in modo diverso. Chi è ottimista cerca sempre di cogliere il lato positivo della situazione, chi è più sul fronte del pessimismo si concentra su quelli negativi.

Per il primo esiste sempre un’alternativa, un modo diverso di vedere le cose e scorge nella quotidianità aspetti positivi e opportunità da prendere al volo. Crede in se stesso, gode di una buona autostima e ha fiducia nel fatto che le cose e le persone possano sempre migliorare. Non nega la gravità delle situazioni, ma la vive appieno, dandosi la possibilità e la volontà di risollevarsi.

Agli occhi altrui l’ottimista è gradevole, stimolante, pensa che le sconfitte o le crisi siano temporanee e si prepara ad affrontare sempre nuove sfide. Rende meglio sia nel lavoro che negli studi.

Il pessimista invece è deludente, incostante, tendente all’immobilità per non rischiare di trovarsi in situazioni sfavorevoli. Preferisce rinunciare a vivere nuove situazioni perché in cuor suo sa già che finiranno male. Cade più spesso nella depressione o nell’ansia.

L’eccessivo ottimismo, come il pessimismo possono a volte portare ad una visione distorta della realtà. Il primo può causare false illusioni, il secondo estrema staticità.

La via di mezzo potrebbe essere rappresentata dal realista, ovvero dall’individuo che riesce a vivere le situazioni nel modo più oggettivo e concreto possibile che progetta situazioni nuove senza troppe illusioni o rinunce deprimenti.

Il perfetto realismo non esiste, è una situazione ideale. Infatti richiede parecchie energie e concentrazione verso ciò che si sta facendo. Delle volte potrebbe essere rigido, troppo razionale, appunto. Tutto dovrebbe essere ponderato e valutato nei minimi dettagli.

Essere pessimisti od ottimisti costituisce una via più comoda, perché permette di sognare, a volte di staccarsi dalla dura realtà ed è la scusante per attribuire responsabilità a situazione esterne (fortuna, sfortuna, destino, Dio…). Il realista invece è colui che decide a suo rischio e pericolo, prendendosi le responsabilità dei risultati.

Il realista può oscillare di tanto in tanto, tra sane tendenze pessimistiche (che potrebbero risparmiargli situazioni di pericolo) e tendenze ottimistiche che fungono da stimolo per non abbattersi, andare avanti e affrontare nuove situazioni con successo.

Una scarsa autostima farà si che i meriti vengano sempre attribuiti agli altri e le colpe a se stessi, convincendosi di non riuscire ad affrontare le avversità, e affrontando la quotidianità con maggiore stress.

Il più delle volte il pessimista non riesce a vedere i suoi successi. L’ottimista invece si attiva per raggiungerne sempre di nuovi, stimolato in continuazione da quelli già ottenuti.

Ottimista, pessimista o realista, per ogni cosa abbiamo capito che è necessaria la giusta dose. A proposito di questo, vi lascio con le parole di uno scrittore francese:

“il pessimista si lamenta del vento contrario, l’ottimista aspetta che cambi, il realista aggiusta la vela”.

Nov
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-11-2012

Buongiorno a tutti,

vi segnalo un articolo pubblicato sul portale di Tiscali nei giorni scorsi dove si parla di diagnosi pre-impianto. Nello specifico una donna talassemica racconta che assieme al marito ha combattuto per avere l’opportunità di sapere se un’eventuale gravidanza possa dare alla luce un figlio con la sua stessa malattia o meno.

Spiega di non volere che sua figlio debba lottare ogni giorno della sua vita per sopravvivere alla malattia.

Voi cosa ne pensate?

Potete leggere l’articolo cliccando qui e facendomi sapere il vostro punto di vista attraverso i commenti o le e-mail.

Grazie a tutti,

Caterina Steri.

Nov
15
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 15-11-2012

La paura del pericolo è diecimila volte più agghiacciante del pericolo stesso: il peso dell’ansia ci pare più grave del male temuto. (Daniel Defoe)

Riprendendo brevemente il discorso sull’ansia, mi è sembrato utile proporvi la lettura delle parole di Defoe  che parla della paura di aver paura (della paura che prima o poi arrivi l’ansia o un attacco di panico), che tanto inchioda le persone, le fa stare ferme perché terrorizzate e convinte del fatto che prima o poi che il male arriverà. Tanta energia e tempo sprecato, senza riflettere sul fatto che la paura che arrivi l’ansia significa che essa stessa non c’è e che quindi è meglio godersi il presente e andare avanti.

Leggi anche altri articoli sull’ansia e gli attacchi di panico.

 

Salve a tutti,

nonostante la mia professione sia sempre più diffusa e più conosciuta, ho notato che ci sono ancora molte idee confuse di quello che è il ruolo di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e psicanalisti, per questo oggi cercherò di spiegarli.

Psicologo

Lo psicologo è una persona con una laurea in Psicologia (di cinque anni), che ha svolto un tirocinio di almeno un anno, che ha superato l’esame di stato è si è iscritto all’ordine degli Psicologi della propria Regione.

Non ha competenze di carattere farmacologico e non può assolutamente prescrivere dei farmaci. Basa il suo lavoro sui colloqui e test psicodiagnostici. Effettua valutazioni diagnostiche, sostegno e riabilitazione, ma non terapia, perché questa richiede il titolo di psicoterapeuta.

La psicologia è quindi la scienza che studia il comportamento umano e i processi mentali coinvolti.

Psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta è una persona che dopo la laurea in psicologia o medicina e chirurgia e con l’iscrizione al rispettivo Albo Professionale, frequenta con successo una scuola quadriennale di specializzazione in Psicoterapia, riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e si iscrive al’Elenco degli Psicoterapeuti del proprio Ordine.

Sono numerose le scuole di psicoterapia, si basano su delle teorie diverse che permettono di lavorare in modo differenti tra loro attraverso l’uso di diverse tecniche.

Lo Psicoterapeuta si occupa di disturbi psichici, disturbi psicopatologici delle persone che hanno natura ed entità diverse, più o meno gravi che contrastano il benessere e a volte lo sviluppo di chi ne è affetto.

Si può rivolgere allo Psicoterapeuta ad esempio chi soffre di ansia, attacchi di panico, fobie specifiche, dipendenze varie, disturbi sessuali, dell’alimentazione, di relazione, di autostima

Psicanalista

Lo psicanalista (o psicoanalista), è un particolare tipo di psicoterapeuta, che si è specializzato, tra le tante scuole quadriennali di cui vi ho parlato sopra, in quella di psicanalisi. Approccio particolare derivato dal lavoro  e dal pensiero di Freud e seguito dai suoi successori, che hanno dato vita a diverse correnti e praticano la cosiddetta “psicoterapia psicoanalitica”.

Psichiatra

Lo psichiatra è una persona laureata in medicina e chirurgia ed iscritta al rispettivo Albo professionale e specializzata in Psichiatria. Si occupa dei disturbi psichici e delle malattie mentali facendo uso di farmaci. Essendo medico ha tutte le competenze per farlo.

Anche lo psichiatra può diventare Psicoterapeuta frequentando la scuola di specializzazione quadriennale.

In tutto questo, io posso dire di essere una psicologa e psicoterapeuta ad approccio strategico integrato. Per questo motivo, colgo l’occasione per rispondere ad alcune persone, io non posso prescrivere farmaci.

Caterina Steri.

 

Nov
08
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 08-11-2012

Se c’è qualcosa che non si può ignorare in Italia e sicuramente la crisi economica che grava sia sui singoli individui che sulla società e fa vivere in uno stato di instabilità, paura ed ansia.

Oltre che un forte impatto “materiale”, si avvisa un potente stress psicologico. C’è sempre più l’esigenza di avere risposte e rassicurazioni.

Non tutti reagiscono allo stesso modo.

C’è chi è ottimista e confida in un futuro migliore. Tra questi, potremmo distinguere chi aspetta passivamente il domani tanto desiderato e chi invece, si inventa e/o reinventa in nuove attività pur correndo dei rischi, o chi cerca di raggiungere obiettivi prefissati da tempo, nonostante tutto.

C’è invece chi parte scoraggiato o chi “rinuncia” alle speranze in itinere perché troppo stanco e deluso.

Senza contare che in Italia c’è una forte sfiducia nei confronti del Governo e della politica. Manca quindi anche il senso di protezione e sicurezza che una popolazione dovrebbe percepire nei confronti di chi governa.

L’instabilità e la paura per il futuro porta spesso a dover scendere a “compromessi” con i datori di lavoro (che frequentemente assumono l’atteggiamento di chi stia facendo un favore ad offrire un impiego), lavorando più ore rispetto a quelle contrattuali, trascurando i propri diritti, la sicurezza e l’orgoglio personale. Situazione che reprime le potenzialità dei lavoratori e mette solide basi per una scarsa qualità di vita. La frustrazione fa da padrona in quest’ambiente. Oppure porta a decidere di abbandonare la patria natìa per lidi più felici.

Chi rimane nel Bel Paese e non è tranquillo, per forza ripercuote le sue angosce in tutti i campi della propria vita.

Si sviluppano veri e propri problemi psicologici sotto forma dei più svariati sintomi: dall’ansia, all’insonnia, disturbi gastrointestinali, emicranie, scarsa autostima.

Chi perde il lavoro all’inizio viene travolto dalla notizia e a volte vive un periodo di immobilismo, come se dovesse realizzare ed elaborare la situazione.

Poi cerca di essere ottimista nella ricerca di un nuovo impiego, fino a quando si rende conto di non aver avuto responsi positivi e allora subentra la fase della depressione.

In tutto questo, il disoccupato, non solo si ritrova a dover cercare lavoro, ma anche a combattere con lo stress e le preoccupazioni per non riuscire ad arrivare dignitosamente a fine mese. Anche la famiglia e la rete sociale vengono travolte e in poco tempo la qualità di vita decade e iniziano a presentarsi problemi di relazione dovuti al malcontento generale.

Fortunatamente  ciò non accade a tutte le persone che attraversano la crisi economica. Molto dipende dalle risorse sociali e psicologiche di chi ne viene affetto.

Migliorare il mondo dell’Università e della scuola in generale potrebbe aiutare i giovani ad orientarsi nel marasma attuale, e perché no, a far emergere qualcuno che aiuti il Paese a riprendersi.

Nov
05
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 05-11-2012

Di recente sono stata invitata all’evento illustrato nella foto: Sposi a Castello. Lo so, è anomalo che lo segnali nel mio blog, ma la voglia di coltivare una rete con persone che credono nel loro lavoro e lo curano giorno dopo giorno, mi ha portato a voler condividere la notizia di questo evento anche qui.

Vi invito quindi personalmente a visitare domenica 18 novembre, presso il Castello Giudicale di Sanluri (VS), dalle ore 10:00 alle 20:00 la manifestazione “Sposi a Castello”, dedicata a chi è interessato alla tematica del matrimonio e ai suoi preparativi. Per saperne di più cliccate qui.

Buona visita a tutti,

Caterina Steri.