Ott
29
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 29-10-2012

Durante l’incontro a Sant’Antioco (CI), di martedì 23 ottobre scorso con il gruppo LiberaMENTE, io e la collega Monica Carboni abbiamo voluto incentrare il lavoro sulla presa di coscienza dei partecipanti di risorse personali di cui non sono consapevoli durante i momenti di crisi.

E’ emerso come il bisogno e le necessità facciano emergere forze, energie e risorse mai sentite prima che inducono nell’individuo importanti cambiamenti e che l’aiutano a viver meglio. Abbiamo quindi lavorato sulla resilienza.

Un lavoro impegnativo, sia mentalmente che fisicamente, ma che ha portato ai risultati voluti.

Vi invito a leggere ora dei versi che abbiamo consegnato alla fine dell’incontro ai vari partecipanti, rimandandovi al prossimo appuntamento col gruppo (la cui data è ancora da definire), per lavorare sull’autostima.

Buona lettura,

Caterina Steri.

“Sei nato con un potenziale.

Sei nato con bontà e fiducia.

Sei nato con ideali e sogni.

Sei nato con un dono.

Sei nato con le ali.

Non sei destinato a strisciare, perciò non farlo.

Hai le ali, impara ad usarle e vola”.

Jelaluddin Rumi.

Per sapenre di più sui lavori con i gruppi clicca quì.

Ott
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-10-2012

Conosco una donna che fin da bambina è stata svalutata dai genitori. Cresciuta con una madre insicura, con quasi assenza di autostima e succube del marito, il quale a sua volta era molto rigido, autoritario, per niente portato al rispetto dell’altro e alla condivisione. Un incastro perfetto, insomma!

La figlia è cresciuta in totale contrapposizione alle figure genitoriali, pensando di non voler mai diventare come loro. E’ stata una crescita difficile, di lotte continue contro i vari tentativi genitoriali –più o meno nascosti- di farla crescere a loro immagine e somiglianza, senza darle la possibilità di esprimersi per quello che era. E quando questa faceva un tentativo in tal senso veniva giudicata “strana”, una poco di buono e svalutata per i suoi tentativi di differenziazione da loro.

L’allora bambina ormai donna, durante la sua crescita ha rischiato di ripetere le dinamiche genitoriali di dipendenza e annullamento nelle sue relazioni. Ma ogni giorno, guardandosi allo specchio si rendeva conto di non essere felice, di meritare la felicità, di non voler essere come coloro che le avevano dato la vita.

Decise di chiedere un aiuto. Imparò ad amarsi, a stare sola (senza uomini che per forza dovevano sostenerla nelle sue decisioni, che inconsapevolmente alimentavano la sua insicurezza), si prese cura di se, della sua vita e arrivò alla consapevolezza di esserne lei la responsabile. Andò contro le opinioni genitoriali, smise di far loro rapporto per tutto quello che faceva, decise che era meglio mettere dei confini ben definiti. Anche se i genitori – che la natura ha dato ai figli con l’obiettivo di educarli, proteggerli, insegnare loro l’autonomia e il rispetto – non accettavano affatto questa sua esigenza di cambiare e uscire dagli schemi parentali.

Ancora oggi per quella donna è una continua lotta per andare avanti, lasciarsi alle spalle le dinamiche malate a cui da una vita ha assistito, non potendo contare sul buon esempio e sostegno genitoriale. Però, lavorando su se stessa e imparando a circondarsi di persone valide e “sane”, è riuscita a volersi bene, ad alimentare la sua autostima, a metter mano alla sua resilienza nei momenti di difficoltà. E’ riuscita anche a provare e vivere l’Amore, quello vero. Quello che la fa sentire libera, se stessa che condivide con il suo attuale compagno con il quale ogni giorno affrontano insolite peripezie che la vita pone loro sul piatto. Con la piena consapevolezza di voler raggiungere i rispettivi obiettivi, rispettandosi e sostenendosi a vicenda e cercando di non farsi rovinare le giornate dai vari “agenti esterni”.

Con la consapevolezza della loro attuale esistenza e del fatto che la vita può concludersi da un momento all’altro e quindi è meglio godersela e viverla appieno finchè possibile.

Ho voluto raccontare questa storia per testimoniare quanto sia possibile riprendersi ed uscire dagli insani schemi mentali che da anni ci propinano le famiglie, i libri, i luoghi in cui si nasce.

E ho voluto fare un omaggio a questa donna che ho avuto la fortuna di conoscere perché pur vivendo i suoi periodi “bui”, sa che riuscirà a raggiungere la felicità perché se la merita e perché non sta passivamente in casa ad aspettare che arrivi a bussare alla sua porta, ma ogni giorno è lei che fa un passo in sua direzione. Passi pesanti, si, ma che prima o poi verranno ripagati. E se anche la vita non è stata del tutto generosa, lei la ama e la vuole vivere fino in fondo sapendo quali sono le sue risorse.

Spesso si pensa di amare qualcuno che ci fa del male, ma non è così perché si sviluppa un’ossessione o una convinzione che l’amore per forza dev’essere sofferenza, sacrifici, annullamento di se e struggimento, perché è questo che molti hanno avuto come esempio. Invece l’amore è libertà, pace, felicità, capacità di affrontare i problemi in due rispettandosi a vicenda e non perdendosi nell’altro. L’amore non fa soffrire.

Leggi anche altri articoli riguardanti le dipendenze affettive.

Ott
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-10-2012

Interrompere i rapporti con gli ex può essere molto difficile, soprattutto per coloro che hanno difficoltà a “chiudere” con il passato. Inoltre, la tecnologia e internet se usati in modo “lesionistico”, aiutano a tenere vivo il dolore.

Gran parte della questione dipende dal modo in cui la storia è finita.

Spesso si preferisce tenere i rapporti con gli ex raccontandosi scuse più o meno fantasiose. Dal pensare che “Senza noi l’altro/a (da cui magari siamo stati pure lasciati!), non può farcela o potrebbe aver bisogno in qualsiasi momento”, al “Gli voglio bene, non c’è nessun motivo per chiudere totalmente con lui”, al “Anche se non mi frega più niente, va bene rimanere amici”. Oppure, “Tengo i contatti solo su facebook o gli altri social network!!” Insomma, un po’ come coloro che dicono di aver smesso di fumare e che fumano una sigaretta una tantum!

In realtà, il nostro ex, così come noi, può vivere (aggiungerei pure serenamente), anche senza il nostro miracoloso e indispensabile supporto.

Spesso il tenere i contatti anche solo virtuali sta a significare che non si ha ancora intenzione di dare un colpo di spugna al passato per rimettersi in carreggiata.

Anche se ci si racconta le ipotesi più fantasiose per avvalorare il bisogno di tenere i legami con gli ex, forse sarebbe meglio iniziare da zero e rendersi conto che nella maggior parte dei casi stiamo solo soddisfacendo una nostra necessità di “controllare” quella persona e una terribile paura di restare soli.

Avete mai contato le volte che andate a controllare il suo profilo? Quante volte il vostro umore ha svoltato in positivo/negativo anche solo per aver letto una frase che colui o colei ha scritto e voi vi siete sentiti colpiti dalle sue parole? Quante volte avete controllato se tra i suoi contatti ci siano stati dei nuovi ingressi?

C’è poi chi non vede l’ora di tornare a casa per scoprire che ha combinato l’altra parte. Chi poi è munito di smartphone ha trovato la soluzione ideale perché in grado di controllare in qualsiasi momento il caro, amato, disprezzato, ignorato ex.

Ma tutto ciò cosa implica per chi oramai è diventato un segugio a furia di “spiare” l’altro?

Implica un enorme impiego di energie, tempo e tanta frustrazione.

Si arrivano a sviluppare delle vere ossessioni nei confronti dell’altro, nei casi più gravi, tutta la giornata viene incentrata sulla missione investigativa. L’umore diventa altalenante e il più delle volte è cupo. Non ci si rende conto che mentre l’altro va avanti con la sua vita, noi siamo lì inchiodati al social network a controllare ciò che è appartenuto al passato, sprecando il presente e non facendo nulla per il futuro, se non sperando che l’altro torni tra le nostre braccia.

Questo è il caso di persone che stanno a guardare da lontano gli ex fidanzati mentre loro se ne fregano e si interessano a se stessi.

C’è poi chi si racconta che si può rimanere amici (non ammettendo che il proprio scopo è quello di riconquista dell’altro). Quest’ultimo ogni tanto può anche rispondere ad un messaggio, una condivisione, un link, ma alla fine non ha nessuna intenzione di tornare indietro. Forse anche lui/o lei in un certo senso vi controlla, va avanti stando attento che voi non lo facciate. Perché in qualsiasi momento potrebbe darvi un segnale per farvi stare fermi lì, dove e come vi ha lasciato. Certo, questa storia può essere vista anche a parti invertite, rispetto a chi legge, ma non vi sembra in fin dei conti che sia un gioco masochistico o sadico (dipende dai punti di vista)?

Mi permetterei di dire che finchè una delle due parti prova ancora un particolare interesse per l’altro e quest’ultimo non ricambia affatto i vostri sentimenti, forse sarebbe meglio cambiar direzione, concentrarsi su se stessi, smetter di perder tempo ed energie a controllare l’altro/a, ma rassegnarsi alla fine della storia – per quanto difficile e doloroso – e pensare ad un futuro sereno. Se ci pensate, in alcuni casi, basta solo un click!!

Ott
15
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 15-10-2012

Come promesso in uno dei miei post precedenti, oggi continuerò il discorso sull’ansia da prestazione, questa volta riferita alla sfera sessuale. Si tratta di un disturbo che può causare scarsa autostima, problemi di relazione e livelli scarsi nei rapporti sessuali.

Infatti, la paura di non ottenere ottimi risultati si riflette anche sull’ambito sessuale. Una persona per svariati motivi, si convince della sua scarsa prestazione ponendosi in una posizione subalterna rispetto al suo partner e la propria convinzione si trasformerà in realtà durante l’attività sessuale. E’ un po’ quella che noi del mestiere chiamiamo “profezia che si autodetermina”, ovvero a forza di convincersi di certe cose, in modo più o meno consapevole faremo sì che queste si avverino così come le abbiamo immaginate. L’ansia da prestazione sessuale non permette di vivere il rapporto in modo libero e spontaneo, ma con la tendenza a controllare tutto rigidamente e con timore.

Questo provoca disagi anche ai partner che possono sentirsi rifiutati o colpevoli della mancata o insufficiente prestazione dei compagni.

Nonostante il pensiero comune attribuisca l’ansia da prestazione sessuale agli uomini, ne sono colpite anche le donne. Forse questa falsa credenza è dovuta al fatto che nel maschio la mancanza è più manifesta e visibile e non permette il compimento dell’atto sessuale (basti pensare alla mancata erezione, ad esempio). La donna invece ha la possibilità di “camuffare” (purtroppo a volte finge per non deludere il partner sopportando anche dolorose penetrazioni), oppure adduce delle scuse per evitare il rapporto sessuale stesso, non parlando della vera causa dell’evitamento.

Negli uomini può causare disfunzione erettile ed eiaculazione precoce.

Nelle donne può bloccare il desiderio sessuale, inibizione dell’orgasmo e secchezza vaginale che da origine a dolori durante la penetrazione.

Quando il disturbo persiste le persone hanno diversi modi di reagire:

ü  tendono ad evitare le situazioni di intimità (la paura del fallimento porta a cercare di evitare le situazioni in cui questo potrebbe accadere)

ü  cambiano partner in continuazione

ü  danno le colpe all’altro dicendo che non era mai capitato con i precedenti partner

ü  sottovalutano il problema pensando che prima o poi passerà da solo.

Una mancanza di comunicazione sincera tra i due non porta alla soluzione del problema, ma ad aggravarlo, ad aumentare la frustrazione e all’allontanamento delle parti.

L’ansia da prestazione sessuale viene diagnosticata quando sono state escluse delle cause di carattere organico dei sintomi che si manifestano. Per questo motivo è utile parlarne con un medico.

Una volta esclusi i disturbi fisici ci si può rivolgere ad uno specialista che si occupa di sessuologia e/o psicoterapia.

L’approccio sessuologico utilizza delle specifiche tecniche per far si che la persona si “sblocchi” e si lasci andare durante il rapporto sessuale.

La psicoterapia può essere utile quando il disturbo presenta delle cause psicologiche più importanti non legate alla sola ansia da prestazione. Comunque sia è sempre utile chiedere almeno una consulenza.

Se vuoi continuare a leggere gli articoli riguardanti l’ansia clicca quì.

 



Ott
11
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 11-10-2012

Tempo fa scrissi un post intitolato Flip through the world: è ancora possibile realizzare dei sogni raccontando di due giovani ragazzi italiani che lasciando la loro vita Capitolina decisero di partire per fare un viaggio intorno al mondo.

Un viaggio che ha avuto un significato estremamente importante per i due protagonisti ed un’avventura che ha coinvolto parecchi spettatori virtuali che per mesi li hanno seguiti attraverso il loro blog.

Quel viaggio è terminato lo scorso agosto e ora i due ragazzi hanno deciso di condividere ancor di più la loro esperienza attraverso una mostra fotografica che vi invito ad andare a vedere. La mostra si terrà a Cagliari nel Parco di Monte Claro dalle 19.00 del 12 ottobre fino alle 21.00 del 14 ottobre.

Sarà un ottimo spunto per conoscere meglio la caparbietà dei due viaggiatori che hanno cercato di racchiudere in un numero “limitato” di foto 239 giorni in giro per il mondo con il solo zaino in spalla.

Per ulteriori informazioni sull’evento cliccate quì.

Caterina Steri.

Imparare le lingue straniere fin da piccoli è molto  facile e può essere considerato un grosso investimento per il futuro.

Soprattutto la conoscenza della lingua inglese è sempre più necessaria al giorno d’oggi.

Oltre a tutto con un’ espansione dei casi di coppie miste, i genitori che parlano le rispettive lingue aiutano i figli a conoscere e condividere con loro la cultura e le origini parentali.

Per adattarsi alle esigenze sempre più manifeste di acquisizione delle nuove lingue, non faccio a meno di notare quanto stia crescendo il numero degli asili nidi e delle scuole di infanzia bilingue. E’ stato straordinario un giorno essermi recata in una di queste strutture e aver osservato i bimbi parlare solo ed esclusivamente in inglese sia tra loro che con gli operatori senza nessuna difficoltà. Ho anche pensato che sarebbe stato bello per me e la mia generazione se avessimo avuto una tale possibilità!

Alcuni genitori pensano che l’acquisizione di una seconda lingua per i loro figli sia uno stress o che possa creare in loro confusione, senza rendersi conto che, ad esempio in Sardegna, nelle case in cui viene parlata anche la lingua sarda, i bambini crescono apprendendola senza nessuno sforzo, ma questo non inficia l’apprendimento dell’italiano. Stesso discorso vale per i vari dialetti regionali. Quindi perché escludere le lingue straniere?

I bambini acquisiscono molto velocemente le lingue e più precocemente vengono stimolati in tal senso, meglio imparano perché impiegando delle particolari parti del cervello la seconda lingua verrà usata in automatico, esattamente come la prima. Ciò accade quando i bambini vengono stimolati in modo costante ed efficiente soprattutto entro i primi tre anni di vita.

Se ci pensate, lo sviluppo dell’età infantile è molto veloce ed importante. E’ proprio in questa fase della vita che vengono acquisite le capacità senso-motorie, sociali, emotive e cognitive. Tutte le informazioni apprese in questo periodo verranno conservate e rafforzate dal vissuto di ognuno per il resto della vita. Dagli otto anni in poi ci sono ancora buone possibilità di acquisizione delle lingue, ma più si va avanti con l’età più il cervello perde la sua “elasticità” e quindi diventa un processo maggiormente difficoltoso poichè vengono messi in atto dei meccanismi di apprendimento diversi rispetto al passato.

L’acquisizione di altre lingue permette inoltre una maggiore consapevolezza della propria, delle altre culture e quindi un’ottima apertura mentale verso realtà diverse.

Oltre a tutto la possibilità di crescere acquisendo più lingue (ad esempio frequentando degli istituti specializzati in tal senso), è un eccellente regalo per i figli perché da loro una maggiore sicurezza e autostima e più opportunità per il futuro. Quindi è anche un importante investimento. Senza escludere che i bambini bilingue hanno una marcia in più rispetto agli altri per l’acquisizione di altre lingue in futuro.

Non esitate allora ad insegnare ai vostri figli, l’importante è farlo in modo continuo, efficace, rivolgendosi anche a strutture specializzate, ma considerando sempre di aver a che fare con dei bambini. Sperando che prima o poi anche lo Stato si renda conto e agisca in favore di queste necessità!

Leggi anche gli articoli correlati cliccando quì.

Chi soffre di ansia patologica è costretto a vivere sempre una vita al di sotto delle proprie potenzialità perché investe troppe energie e troppo tempo a cercare di evitare tutte le situazioni che potrebbero scatenare la crisi e vive costantemente nella paura che essa torni.

L’ansia può manifestarsi in diversi modi. Oggi vi parlerò dell’ansia da prestazione che colpisce soprattutto chi pensa di dover raggiungere obbligatoriamente dei risultati di un certo livello. E’ legata ad una scarsa autostima e alla paura di non essere all’altezza per raggiungere determinati risultati.

L’ansia da prestazione è molto diffusa e si ripercuote in varie sfere della vita da quella riguardante la scuola, gli esami, i rapporti sessuali, le prestazioni sportive.

Ne sono vittime quelle persone che hanno delle aspettative molto alte, a volte troppo severe nei propri confronti e non si accontentano di risultati buoni perché aspirano alla perfezione (che naturalmente non esiste), a volte in modo ossessivo. Sono individui che vivono sempre sotto pressione e inevitabilmente vengono fagocitati dall’ansia.

Paradossalmente, la strategia migliore per guarire da questo disturbo sarebbe quella di abbassare la soglia delle aspettative in modo tale da far vivere con più “leggerezza” e tranquillità le proprie esperienze.

Raggiungere il successo porta a delle enormi soddisfazioni, ma se ci si concentra solo sugli obiettivi e non sul percorso che viene fatto per raggiungerli si perde di vista una parte molto importante che non fa godere appieno ciò che si fa.

L’ansia a certi livelli , quando non fagocita la persona, può aiutarla ad essere più concentrata ed attenta così da favorire risultati positivi.

Prendiamo ad esempio uno sportivo che deve affrontare una gara. L’ansia da prestazione sportiva se non controllata può causare dei problemi nel rendimento dell’atleta. Durante gli allenamenti gli sportivi sono sicuri di se stessi, ma quando si trovano in gara, sentono il peso della competizione, del risultato da raggiungere, degli occhi del pubblico puntati addosso e del fatto che in una prestazione devono dare il meglio di se e rappresentare tutti i frutti del proprio lavoro. Se l’atleta non riesce a superare e gestire tutti questi fattori di stress quasi sicuramente non riuscirà a rendere al meglio. Occorre quindi che diventi padrone della situazione che sta vivendo.

Un’ottima strategia da utilizzare sarebbe quella di trasformare lo stress in alleato e non concepirlo come un nemico. In quanto, nelle giuste dosi può riuscire a dare la spinta e la concentrazione per affrontare al meglio la situazione. Ci sono diverse tecniche per farlo. Bisogna capire anzi tutto se l’ansia è da prestazione sportiva e se riguarda anche le altre situazioni di vita.

Può essere affrontata con il resto della squadra o singolarmente attraverso l’apprendimento di tecniche e strategie specifiche.

C’è chi si rivolge a me per risolvere il problema e lo fa attraverso delle consulenze psicologiche o chi si rende conto di aver bisogno di qualcosa di più e iniziare un percorso vero e proprio di psicoterapia.

Qualsiasi sia il caso, comunque, non mi stancherò mai di dirlo, l’ansia è un problema risolvibile, basta trovare la strategia giusta per farlo, a volte bastano poche sedute dallo psicologo.

Nei prossimi post vi parlerò di altri tipi di ansia da prestazione, non mancate!

Leggi anche gli altri articoli sull’ansia e l’autostima.

Ott
01
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 01-10-2012

Buongiorno a tutti,

considerando le richieste che mi vengono fatte sia via e-mail che telefonicamente, mi sono resa conto che molte persone sentono il bisogno di rivolgersi ad uno psicologo ma evitano di farlo per paura di dover iniziare un percorso molto lungo. In realtà, non sempre c’è bisogno di un percorso di psicoterapia (per quanto breve possa essere), ma di una consulenza gestibile in un numero ridotto di incontri da svolgersi meno frequentemente rispetto a quelli di psicoterapia.

I disagi psicologici ed emotivi infatti non si presentano tutti allo stesso modo e delle volte si ha semplicemente bisogno di avere una visione più chiara e soggettiva della situazione per riuscire a trovare una soluzione ad un problema passeggero.

La consulenza psicologica ha questo obiettivo: definire il problema, progettare strategie e facilitare una scelta autonoma e responsabile per perseguire una soluzione.

Così come i miei pazienti sanno bene, lo psicologo non da consigli, ma aiuta la persona a trovare in autonomia una strada da perseguire.

Altro punto che mi preme affrontare è quello che fa si che le persone evitino di chiamare lo psicologo-psicoterapeuta perché hanno paura di avere un primo appuntamento dopo settimane, se non mesi dalla richiesta di aiuto. Per motivi di organizzazione e di numero spesso non si riesce a rispondere alle urgenze.

In vista di ciò, per agevolare queste persone ho deciso di organizzare un programma degli appuntamenti tali da poter soddisfare le richieste al massimo entro una settimana dalla chiamata che mi viene fatta.

Dare il primo appuntamento a breve termine ha sicuramente il vantaggio di far si che chi chiama si senta più tranquillo e le urgenze vengano “contenute” affrontandole in un ambiente protetto gestito da un professionista.

Per qualsiasi informazione e per avere un appuntamento sia a Cagliari che a Bergamo, potete continuare a contattarmi ai miei soliti recapiti che potete trovare nella pagina dei contatti.

Caterina Steri.