Lug
30
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 30-07-2012

Lo so, può sembrare un paradosso, ma gli attacchi di panico e i disturbi d’ansia in generale possono aumentare in vista delle ferie. Allontanarsi da casa per una vacanza, o starci troppo per l’interruzione dell’attività lavorativa o della routine tipica dei mesi meno caldi, potrebbero favorire la paura del ritorno dei sintomi ansiosi. Quello che dovrebbe essere costituito dallo svago e dal relax, potrebbe trasformarsi nella riacutizzazione dei disturbi attraverso vari sintomi come insonnia, problemi gastrointestinali, agitazione, tachicardia… Sperimentarsi in situazioni nuove e non abitudinarie può far sentire non protetti e in balìa del malessere.

Oltre a tutto, chi già ha sofferto di ansia e crisi di panico, per paura che questi tornino vive in un continuo stato di tensione e allerta. Parliamo in questo caso di paura della paura che imprigiona le persone in un incremento del livello di ansia che nei casi più gravi può sfociare in attacchi di panico. Terribili esperienze che fanno provare la sensazione di soffocare, morire e/o impazzire.

Anche se razionalmente, la paura della paura, già di per se testimonia l’assenza dei sintomi, chi la subisce non riesce ad entrare in quest’ottica di pensiero e non riesce a godere del qui ed ora evitando quella che potremo chiamare “ansia anticipatoria”.

Come detto più volte, l’ansia e gli attacchi di panico sono assolutamente curabili attraverso diversi metodi tra cui la psicoterapia. In alcuni casi i medici prescrivono una terapia farmacologica per tenere sotto controllo i sintomi. Se i farmaci non vengono associati ad un percorso psicoterapeutico che aiuti il paziente a gestire concretamente il problema e quindi a non averlo più, una volta che si smette di assumerli l’ansia nella maggior parte dei casi fa di nuovo capolino.

E’ come quando si ha mal di denti a causa di una carie. Se prendiamo ogni giorno gli antidolorifici potremo evitare di sentire dolore, ma se non togliamo il problema alla radice, appena finirà l’effetto dei farmaci il dolore tornerà. Se si decide di togliere la carie e curare per bene il dente, il problema passerà e non si avrà più bisogno dei farmaci; se invece si decide di tenere la carie, si è costretti ad aumentare le dosi degli antidolorifici e a diventarne schiavi.

Nei casi più gravi i disturbi d’ansia possono diventare invalidanti. Tanti ad esempio non riescono ad uscire più da casa, a stare soli oppure in mezzo alla folla o nei luoghi “chiusi”. L’evitamento di tutte queste situazioni non fa altro che aumentare e fomentare il disturbo che in questo modo si autoalimenta. Più ci si comporta da malati, più si diventa malati.

Se non si riesce ad uscire da casa, figuriamoci se si riesce a fare una vacanza in relax in cui si può essere preda di qualsiasi elemento di disturbo che può causare l’ansia.

Leggi anche gli altri articoli correlati a questo cliccando quì.

 

 

Lug
26
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 26-07-2012

La copertina del libro di Allen Carr - E' facile smettere di fumare se sai come farlo.

Non so se sia un caso o meno, ma ultimamente mi capita di parlare con persone che hanno deciso di smettere di fumare.

Alcuni lo fanno gradualmente, altri drasticamente da un momento all’altro. Qualcuno ricadrà nella trappola del fumo e altri invece ne usciranno per sempre.

Da persona anti-fumo che sono, non potrei fare altro che incoraggiare e complimentarmi con chi decide di darci un taglio. Anche se non vedo necessario il motivo di iniziare ad essere schiavi di una tossicodipendenza (perché di questo si tratta), che è sgradevole sin dal primo momento in cui se ne fa esperienza. Io stessa da adolescente ho provato la sigaretta, ma è stato talmente fastidioso per via del sapore di “catrame” e del doloroso senso di soffocamento che arrivava sino ai polmoni che decisi di non farne più esperienza. Con questo non voglio dire di essere stata più brava di tutte quelle milioni di persone che fumano, però sono contenta di non esser caduta in quella trappola. Forse sono stata più fortunata perché riprendendo Allen Carr (2009) “quelli che trovano la prima sigaretta orribilmente disgustosa e i loro polmoni non riescono a tollerarla sono fortunati: è questo che li salva; oppure il non esser mentalmente pronti a sopportare il difficile processo di imparare a inalare il fumo senza tossire”.

Senza contare il sapore sgradevole, la puzza di fumo addosso, i costi alti e i vari problemi di salute causati dalla sigaretta.

Per questo ho deciso di appoggiare quei vari amici che stanno decidendo di smettere.

E per questo, mi piace lavorare con i pazienti che tentano il cambiamento anche in questo senso, ovvero che sfruttano la psicoterapia per smettere di fumare.

Ebbene si, una decisione del genere può essere affrontata con mille sfaccettature anche nello studio di uno psicoterapeuta affrontando i vantaggi e gli svantaggi del fumo, i rituali e magari facendo un bel funerale alla sigaretta. Anche in questo caso, così come ad esempio per i disturbi d’ansia possono essere previste un numero ben definito e non infinito di sedute in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. In questo modo il processo di psicoterapia è reso ancora più concreto di quanto non lo sia già.

Naturalmente, come per qualsiasi tipo di cambiamento occorre tantissima buona volontà e fermezza! Come al solito, il terapeuta aiuta, ma non fa il lavoro al posto dei pazienti.

Per restare in tema di aiuti per interrompere la dipendenza da sigaretta, sono sicura che tanti conoscono il libro “E’ facile smettere di fumare se sai come farlo” del già citato Allen Carr. Un uomo che per anni ha fumato dalle 60 alle 100 sigarette al giorno finchè ha deciso di smettere e di condividere la sua esperienza con il resto del mondo (più di 10.000.000 di copie sono state vendute e tradotte in svariate lingue).

Numerose persone sono state aiutate dalla lettura di questo libro che in modo naturale descrive la dipendenza dalla sigaretta secondo i punti di vista di cui quasi sempre i fumatori non tengono conto. Forse perché se li considerassero smetterebbero di fumare. Ma la paura di interrompere è sempre tanta, il pensiero di stare soli senza la sigaretta e di tutto il rituale che la circonda provoca angoscia e sembra quasi impossibile farne a meno. E’ per questo che il pensiero di staccarsene non è ammesso, tanto meno tutto ciò che annulla il valore della piccola falsa-amica ciminiera. Solo chi è veramente intenzionato a smettere arriva fino alla fine della lettura del libro seguendone le istruzioni, altrimenti lo abbandona prima.

Un po’ come succede in psicoterapia, se ci pensate bene.

Comunque sia, si può uscire anche dalla gabbia della dipendenza da fumo: è sempre la voglia di farlo che deve prevalere sul resto.

Leggi anche gli altri articoli sulle dipendenze.

 

Lug
23

In estate i ritmi di vita rallentano.

Le vacanze vengono attese e desiderate perché si ha voglia di staccare la mente, di rilassarsi, di fare delle cose che da tempo non si ha avuto la possibilità realizzare.

Quando le ferie arrivano c’è chi le vive dedicandosi alle attività che preferisce: sport, lettura, viaggi, uscite fino a tarda notte, ozio.

C’è invece chi riesce a rilassarsi per i primi due giorni e poi, tutt’ad un tratto si annoia o non riesce a godere del tempo libero, anzi non sa proprio come gestirlo. Qualcuno addirittura sta male, è insofferente, inizia ad agitarsi, a soffrire di insonnia, ansia e disturbi simili.

La possibilità di dedicare più tempo a se stessi può essere un’arma a doppio taglio. Mentre nel periodo lavorativo si è troppo presi dalla routine quotidiana ed è molto facile “nascondere” ed evitare i problemi, durante le ferie, se non si è abbastanza impegnati le difficoltà possono venire a galla.

Non è casuale che riceva delle richieste di primo appuntamento proprio dalle persone che si trovano in pausa dal lavoro, soprattutto da chi, in modo inconsapevole o meno, si dedica tutto l’anno alla professione e ad altre frenetiche attività, per evitare di affrontare certe problematiche.

Tra tanti motivi, non aver voglia di vedere il partner, problemi di socializzazione, timidezza, scarsa autostima fanno si che venga protratto l’orario di lavoro anche con le scuse più banali, ma una volta che l’alibi professionale viene a mancare sono guai. Se non si riesce a riempire gli spazi temporali per forza i problemi vengono fuori. Ad esempio, se si è costretti a passare troppo tempo (indesiderato) con il partner cresce l’insofferenza nei suoi confronti oppure si trascorrono le giornate ignorandosi o facendo finta che tutto vada bene. I più bravi riescono ad andare avanti così, ma altri iniziano a stare male, a non dormire, a somatizzare il proprio malessere nei modi più disparati, aspettando la fine delle vacanze. Molti in questa fase, decidono di chiedere l’aiuto di un esperto perché da soli non riescono ad affrontare i problemi e sono stanchi di rifugiarsi in un’estenuante vita lavorativa per evitare tutto il resto. In questo caso le ferie vengono sfruttate per fare un po’ di pulizia “mentale” e riprendere in mano se stessi.

Ci sono poi persone che stanno male perché non hanno proprio idea di come impiegare il tempo libero. Forse durante il resto dell’anno si sono concentrati solo ed esclusivamente sul lavoro mettendolo talmente tanto al centro delle proprie giornate, che non sono riuscite a far nulla di piacevole oltre a quello. Tutta una vita basata sul lavoro, ma il resto che fine ha fatto?

Dedicare tempo a se stessi significa anche fermarsi a pensare e decidere cosa sia meglio per se. In soccorso a queste persone mi viene da suggerire di cercare di ricordare se abbiano mai desiderato di voler far qualcosa che non hanno potuto e di approfittarne per farlo ora. Potrebbero riprendere i contatti con persone che non si frequentano da un po’, fare un viaggio, dedicarsi a delle attività di gruppo. Insomma, inserirsi nuovamente in una rete sociale e gustarne tutti i piaceri che essa offre. Intanto mi chiederei pure perché non si ha l’abitudine a concedersi delle esperienze piacevoli? Non siete abituati a prendervi degli spazi per voi stessi? Forse state fuggendo da voi, o semplicemente vi siete fatti fagocitare dai ritmi lavorativi senza neanche rendervene conto? Qualunque sia la risposta, a tutto c’è un rimedio.

Leggi anche I problemi psicologici non vanno in vacanza

 

 

Lug
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-07-2012

“Buonasera dottoressa,

mi chiamo M. ho ventisei anni e da due mesi ho perso il lavoro perché nell’azienda in cui esercitavo hanno fatto dei tagli ed essendo l’ultimo arrivato sono stato il primo a saltare.

Mi sono messo subito alla ricerca di un altro impiego ma non è facile. Intanto passo le giornate su internet. Prima lo facevo per cercare le offerte di lavoro, poi per stare su facebook e vedere che facevano i miei “amici”. Ora non ne posso fare a meno. Non so come riempire le mie giornate, prima tanto impegnate, ora così vuote.

Ho paura di diventare dipendente, o forse già lo sono, ma non so che alternative ho. Mentre tutti lavorano io non so che fare. Mi sento così inutile, vuoto. Non riesco nemmeno a fare dei progetti. Mi alzo la mattina sperando che la giornata passi in fretta perché sarà sempre la solita minestra. Non mi consola sapere che tante altre persone sono nella mia stessa situazione, in realtà è talmente grande il malessere che non so neanche io come arrivare alla sera.

Le mie giornate sono totalmente improduttive, io sono improduttivo. Sento mancare la mia dignità. Ed è come se la vita mi passasse davanti senza che io faccia nulla di buono per sentirla veramente. Che posso fare??”

 

 

Questa è una delle tante e-mail che mi capita di ricevere. Mi ha colpito molto leggere quanto la disoccupazione porti le persone a “consumarsi” e purtroppo a rifugiarsi nei meandri malati delle dipendenze, o chissà che per compensare il vuoto.

Il lavoro oltre che un dovere, è un diritto di ognuno che viene sempre meno, giorno dopo giorno, mese dopo mese. E’ orribile guardarsi intorno e avere la sensazione di vivere in un paese che ogni giorno rallenta le sue attività e si ferma un po’ di più.

Eppure mi rendo conto che di lavoro ce ne sarebbe tanto, ci sono pure tante persone da impegnare. Ma il sistema, l’economia non permettono di tenersi occupati in modo degno e soddisfacente.

La mancanza di lavoro purtroppo lede non solo le tasche della gente, ma il suo spirito, l’autostima, la voglia di realizzare i propri desideri e i propri sogni.

C’è chi mi scrive anche di soffrire di ansia, insonnia, inappetenza. Tutti sintomi legati alla mancanza di tranquillità, alle tante preoccupazioni e al sentirsi inadeguati rispetto a chi sta meglio.

C’è chi inoltre entra nell’ottica di non riuscire a trovare più un’occupazione nella propria vita e vive una condizione che spera sia transitoria, ma non trova conferma al fatto che possa esserlo veramente.

La tenacia, il “non mollare” costituiscono ottimi deterrenti per andare avanti, anche se le notizie che ci arrivano ogni giorno minano la fiducia in una ripresa, considerato che ci raccontano il contrario.

Vale comunque la pena di inseguire le idee e i progetti.

Lug
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-07-2012

Gentili lettori,

provate a cliccare su questo link http://www.leggo.it/zoom/per_innamorarsi_basta_crederci_la_chiave_e_autoconvincimento/notizie/0/188077.shtml

Voi che ne pensate? Io sinceramente sono d’accordo con la Psichiatra Marazziti che afferma che non ci si innamora a comando.

Vista la mie esperienza clinica, mi sembra che convincersi di essere innamorati di una persona a creare aspettative sulla relazione con lei rispetto alla propria credenza possa essere una stimolo in più per immischiarsi in storie “pericolose”. Quasi mi sembra un passo verso una relazione dipendente più che una basata sul vero amore. Sono infatti d’accordo sul fatto che “il processo di innamoramento è comunque più complesso e riguarda la psiche”.

Lug
12
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 12-07-2012

Sempre più spesso si rivolgono a me delle persone che soffrono d’ansia, persone il cui malessere invalida le loro giornate; che pure quando non si trovano ad avere l’ansia vivono con la paura che essa ritorni. Insomma, perdonatemi la ripetizione, persone che vivono in funzione dell’ansia!

Le palpitazioni, la sudorazione, l’agitazione, che spesso si traducono in attacchi di panico (descritti soprattutto con la sensazione di morire da un momento all’altro), bloccano la vita di chi le subisce.

Per sapere cosa siano esattamente l’ansia e gli attacchi di panico vi rimando direttamente ai post inerenti il tema già presenti nel blog.

Ciò che mi interessa dirvi oggi è che queste patologie, seppure non par vero sono assolutamente curabili con la psicoterapia e in tempi brevi. Non è cosa da poco in un periodo di totale crisi economica sapere di poter iniziare un percorso di psicoterapia che avrà ottimi risultati in tempi brevi (parlo di 10 – 15 sedute) e quindi con costi accessibili. Il lavoro in studio viene definito attraverso un contratto terapeutico in cui sono descritte le modalità della psicoterapia, la durata e i costi per raggiungere gli obiettivi prefissati.

I pazienti hanno la possibilità di organizzarsi di conseguenza e non aver la preoccupazione e la scusa di dover interrompere il lavoro a metà per questioni economiche. Inoltre, con una progettazione temporale della psicoterapia sono più stimolati ad impegnarsi e a cambiare per stare meglio.

Le strategie e le tecniche psicoterapeutiche vengono migliorate sempre più grazie alle’esperienza degli addetti ai lavori anche in base alle esigenze di chi ne usufruisce e dei tempi che stiamo vivendo.

Nello specifico dei disturbi dell’ansia, il mio lavoro prevede di insegnare al paziente a gestirli, controllandoli ed eliminandoli, per diventare nuovamente padrone di se stesso.

Occorre che impari ad essere consapevole di avere un potere sui sintomi e attraverso questo ci può arrivare tramite strategie ben definite, che finirà per fare proprie.

L’ansia è un grosso campanello d’allarme che deve essere ascoltato dalle persone ancor prima che diventi invalidante e la richiesta di aiuto di un esperto fa si che venga eliminata e che non torni più in futuro.

I disturbi d’ansia celano disagi ben specifici che vengono repressi dai sintomi. Una volta eliminati questi è possibile affrontare i problemi alla radice e fare un lavoro personale molto profondo ed intimo.

In questo modo si potrà riprendere in mano la propria vita e andare avanti dal momento in cui è stata interrotta.

Per saperne di più sull’argomento clicca quì.

 

Lug
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-07-2012

Buongiorno a tutti,

anche venerdì scorso Gocce di Psicoterapia è stato nominato blog del giorno nel portale Tiscali. E’ sempre una grande soddisfazione essere premiata per l’impegno con cui ogni giorno curo i miei post.

Oggi inoltre, festeggiamo i 100000 lettori, visitatori, amici di Gocce di Psicoterapia!

Quasi, quasi vi ringrazierei uno ad uno, ma per ovvi motivi non mi è possibile farlo.

Il blog è il canale di comunicazione più importante che ho con i lettori, mi permette di raccontare il mio lavoro e le mie esperienze personali e attraverso i commenti e le e-mail che ogni giorno mi scrivete, mi da la possibilità di accedere ai vostri vissuti.

Oltre a tutto, da alle persone che stanno vivendo periodi di disagio, l’opportunità di conoscere meglio il significato della psicoterapia e del mio modo di lavorare e le aiuta a decidere di rivolgersi a me per essere aiutate.

Per questi motivi e per tanti altri ancora, vi invito a continuare a seguirmi e a scrivermi numerosi.

Buona giornata e buona settimana a tutti.

Caterina Steri.

Lug
05
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 05-07-2012

Estate inoltrata, le spiagge sono invase da settimane e voi come siete arrivati alle mete vacanziere? Riuscite a privarvi dei vostri abiti e a stare in costume senza problemi o ci sono momenti in cui pensate seriamente di stare immersi fino al collo nell’acqua, o peggio ancora sommersi dalla rovente sabbia?

La prova costume per tante persone, senza fare grosse differenze tra maschi e femmine, ogni anno può essere fonte di stress e preoccupazione. Inevitabile, considerati i messaggi mediatici che ogni giorno ci vengono propinati e ci offrono fisici perfetti, diete dimagranti e tonificanti efficaci e veloci. Quelle che non fanno sentire nemmeno la fame! Non per fare polemica, ma siamo sicuri che tutto ciò non sia un tantino stressante?

E poi mi chiedo quante siano le persone magre come grissini non contente del proprio aspetto e quante con qualche chilogrammo di troppo, che pur notando i propri difetti, siano a proprio agio? E’ logico che stiamo parlando di una “questione mentale”: la prova costume può essere considerata come una prova il cui esito positivo equivale ad un’accettazione di se stessi.

C’è chi vive il bikini con ossessionante terrore, stressando il proprio corpo per cercare di ottenere una forma migliore, convinta che il fisico sia l’unico biglietto da visita con cui ci si possa presentare al resto del mondo. Tradotto in altre parole: alcune persone non si accettano se non attraverso la propria immagine corporea, traguardo auspicabile però solo se ci si avvicina il più possibile alle figure ideali che ogni giorno vengono proposte.

In questo caso la prova costume sarebbe la prova del “devo piacere agli altri”. Meglio invece convertirla in “devo piacere a me”. Per fare questo occorre essere sereni, avere una buona autostima, la consapevolezza, nonché l’impegno di prendersi cura di se stessi in toto e un’indipendenza nei confronti degli stereotipi dei media.

I parametri di bellezza cambiano e sono relativi. Ognuno ha il suo. Non possiamo sicuramente controllare tutti i cambiamenti che il tempo impone sul nostro fisico (a meno che non ci affidiamo alla chirurgia estetica, ma anche in questo caso ci sarebbe tutto un dibattito da aprire).

Un’alimentazione corretta e un’attività fisica costante durante tutto l’anno aiutano a stare meglio, sia mentalmente che fisicamente.

Porsi degli obiettivi inaccessibili o troppo stressanti non fa altro che aumentare il malessere e la frustrazione. Inoltre, vivere in modo positivo aiuta a stare meglio.

Forse più che superare la prova costume, bisogna vincere l’ansia da prova costume, che potrebbe nascondere altri tipi di malesseri o disagi.

Considerare il proprio corpo come altro da se rispetto alla propria mente ci porta fuori strada. Corpo e mente sono strettamente correlati (pensiamo ad esempio alle malattie psicosomatiche, o ai disturbi dell’ansia). Quindi l’accettazione del proprio fisico non è altro che accettazione di se stessi e viceversa.

Teniamo conto che si può sempre migliorare, l’importante è che la cura dell’aspetto fisico non diventi un’ossessione.

Sarebbe bello riuscire a guardarsi amorevolmente con i propri occhi, anziché attraverso quelli degli altri. Fino a quando non si raggiunge una concezione personale della bellezza, anche le persone più magre non saranno mai soddisfatte di se stesse ma saranno sempre vulnerabili agli sguardi degli altri. In fin dei conti, la bellezza è negli occhi di chi guarda, quindi concedetevi i vostri bei costumi e “viveteli” al meglio.