Mag
31
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 31-05-2012

Buongiorno a tutti,

vorrei ricordare che il prossimo incontro di gruppo Liberamente si terrà mercoledì 13 giugno dalle 19:30 alle 21:30 a Sant’Antioco. Andremo avanti sul tema delle relazioni, nello specifico sui punti critici della vita a due, attraverso l’integrazione della modello strategico integrato con quello bioenergetico.

Considerati poi i vari impegni del periodo, vorrei avvisare che le prossime prime visite a Cagliari, potranno essere fissate a partire da mercoledì 13 giugno.

Per Bergamo invece, gli appuntamenti rimangono invariati.

Buona giornata a tutti.

Caterina Steri.

Mag
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-05-2012

Andando avanti con il lavoro di gruppo “LiberaMENTE”, si continuano ad affrontare le tematiche sulle relazioni, il desiderio di avere per forza un partner, la paura di essere abbandonati che ad ogni costo porta a trascurare le proprie esigenze e ad evitare di ascoltarsi per non dover poi prendere delle decisioni importanti.

Ho notato come alcuni partecipanti attribuiscano il fatto di stare con persone con cui non si sentono felici alla fortuna, al destino. Ho sentito più volte la frase “Non ho avuto la fortuna di incontrare una persona che…”.

Mi chiedo, si tratta veramente di fortuna? Di fato?

Secondo me può trattarsi del fatto che sia più comodo attribuire a cause esterne i propri malesseri, perché ammettere che si è responsabili in prima persona della maggior parte delle cose che succedono significherebbe dover fare seriamente i conti con se stessi.

Sarebbe una presa di coscienza molto importante e forte che potrebbe seriamente mettere in crisi i modi di pensare e di agire che per anni sono stati messi in pratica.

Prendersi le responsabilità delle situazioni in cui si sta significa dover dire di aver sbagliato, ma anche di darsi la possibilità di cambiare il sistema e premiarsi per il fatto di aver perseguito l’obiettivo di migliorare.

Attribuire la colpa del nostro malessere a cause esterne implica invece la possibilità di stare fermi a guardare ciò che prima o poi capiterà per chissà quale motivo, accontentarsi e  piangersi un po’ addosso perché “io non ho avuto la fortuna di…” E’ sicuramente una posizione comoda, ma quante occasioni per essere felici vengono perdute?

Così chiudo queste poche righe e vi rimando ad uno dei prossimi post per continuare a riflettere assieme sull’argomento.

Caterina Steri.

Leggi anche gli articoli inerenti a questo cliccando quì.

Mag
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-05-2012

Quel che non mi uccide, mi rende più forte.

Friedrich NietzscheCrepuscolo degli idoli, 1888

Mag
21

Buongiorno a tutti,

oggi vi segnalo un articolo dell’Unione Sarda di venerdì 18 maggio scorso, dal titolo “ Lo scienziato Gessa e la cura per i gay. Non c’è: non sono malati, gli omofobi sì” in cui viene spiegata l’omossessualità dallo scienziato Gianluigi Gessa.

Mi hanno colpito molto le parole “Non c’è niente che debba esser curato, se non l’ambiente ostile che si crea attorno a chi ha un diverso orientamento sessuale e non può decidere in santa pace di seguire i propri naturali impulsi”.

Voi che ne pensate?

Peccato non aver potuto partecipare all’incontro al Lazzaretto sul “Cervello omofobo”.

Caterina Steri.

 

Buongiorno a tutti, oggi vorrei parlarvi della resilienza, che in termini psicologici sta ad indicare la capacità delle persone a reagire a degli eventi stressanti  (lutti, tragedie, forti disagi) e riorganizzare la propria vita in modo positivo. In un periodo di forti stress economici, politici, lavorativi e personali, quest’argomento mi pare d’obbligo.

Quante volte capita di dover affrontare delle problematiche che sembrano insormontabili, senza una via di uscita, che si presentano una dietro l’altra? Di fronte a certe esperienze alcuni reagiscono (o non reagiscono), disperandosi, non essendo lucidi, facendosi sopraffare dallo sconforto; altri invece non perdono di vista i loro obiettivi, i progetti, i sacrifici di una vita, pur con tanta fatica affrontano le situazioni, risollevandosi dalla “batosta” e riescono a raggiungere a testa alta delle mete importanti. Queste ultime sono persone che animate da uno spirito resiliente riescono ad uscire più forti di prima da ogni esperienza negativa, tendono ad avere una visione ottimista della vita, ad essere più flessibili, ad adattarsi ai cambiamenti, a far tesoro delle proprie ed altrui esperienze e concepiscono le sfide come ulteriori stimoli da affrontare piuttosto che come minacce.

La resilienza non si compra al supermercato: si modifica nel tempo in base alle esperienze, ai vissuti personali, alle risorse e alla capacità di reagire alle situazioni avverse. Dipende dal clima familiare in cui si è cresciuti, dalla fiducia nelle proprie competenze, dall’integrità personale, dalla capacità di controllare gli impulsi e le emozioni, di porsi degli obiettivi e di perseguirli, dall’avere adeguate capacità di comunicazione e di risoluzione dei problemi, dall’abilità di crearsi attorno una rete sociale che potrebbe costituire un supporto nei momenti di difficoltà. Così come l’autostima, anche la resilienza è un fiore da curare ogni giorno.

Ci sono persone più o meno portate ad essere resilienti. Sicuramente è possibile “lavorarci su”, in quanto è una funzione psichica frutto di un percorso personale, come potrebbe esserlo anche quello della psicoterapia. Ad esempio, qualche tempo fa ho effettuato un percorso psicoterapeutico con una ragazza di 23 anni che in seguito ad un lutto e ad altre vicissitudini negative si è rivolta a me per essere aiutata. Durante le sedute abbiamo lavorato tantissimo sul cercare di alimentare la sua resilienza, attraverso la fissazione di obiettivi positivi e l’opportunità di far si che tutte le cose negative che le erano capitate non facessero sparire la sua voglia di vivere bene e di realizzarsi nell’ambito lavorativo.

E’ straordinario come le persone con un alto livello di resilienza, di fronte alle crisi riescano a stupirsi di quanta forza abbiano nel riuscire ad affrontarle.

Essere resilienti non significa essere onnipotenti e infallibili, ma significa essere disposti ad adattarsi alle crisi, ai cambiamenti, riprendersi dalle esperienze difficili e ad affrontarle con il sorriso, anche se questo spesso arriva a fatica.

Mag
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-05-2012

Buongiorno a tutti,

oggi voglio segnalarvi una mia intervista su Blog Therapy, il blog-padre sul portale di Tiscali tra quelli dedicati alla Psicologia e alla Psicoterapia. Blog di Enrico M. Secci, psicologo e psicoterapeuta che ha avuto l’idea di intervistare tre colleghi-blogger, me compresa, che vivono e lavorano in Sardegna.

Per questo ringrazio Enrico che ha avuto l’idea di creare una rete tra colleghi e una possibilità per i lettori di conoscere noi, il nostro lavoro e come lo svolgiamo. Una rete che da l’opportunità di capire cosa può accomunare e differenziare tre blogger con la passione della psicologia, a cui ogni giorno dedicano la loro vita professionale e perché no, parte di quella personale. Come ogni lavoro infatti, anche il nostro arriva dentro le nostre case e ci aiuta ogni giorno a prendere delle importanti decisioni. Dalle interviste fatte a me e i colleghi Fabrizio Boninu e Carla Sale Musio, potete rendervi conto quanto la psicoterapia possa dare vita a mille idee creative e quanto la quotidianità non possa prescindere da essa!

Per leggere l’intervista completa cliccate quì!

Buona giornata a tutti!

Caterina Steri.

Mag
10

 

Immagine presa dal Blog Flip through the world.

Flip through the world, questo è il nome del blog di una giovane coppia (che vi invito a visitare), che ha deciso di iniziare una dell’esperienze tra le più eccitanti, stimolanti, forse anche difficili del corso di una vita: un viaggio attorno al mondo. Un viaggio che è iniziato nel dicembre scorso e che personalmente seguo quasi quotidianamente perché affascinata da quanto l’incredibile esperienza di due persone stia riuscendo a farne sognare altre.

Rispetto ai due avventurieri, c’è chi parla di incoscienza, chi di coraggio, chi di voglia di vivere elevata all’ennesima potenza. Qualsiasi cosa sia, potrebbe esserci dietro queste parole un mix di invidia e di ammirazione.

Se posso esprimere un mio pensiero personale, penso che il loro sia stato un gesto di difesa della propria libertà; mi piace vedere questa decisione come un’ulteriore testimonianza alla bellezza della vita. E’ un messaggio “superpositivo”, citando parole non mie.

Vi chiederete che c’entri tutto ciò con Gocce di Psicoterapia? Sicuramente, avendo voglia di affrontare più argomenti e di aprire la mia mente al numero maggiore possibile di esperienze, non potevo che trarre spunto per scrivere qualcosa su questa avventura.

Leggendo Flip through the world non ho potuto fare a meno di ricordare che, durante il periodo di formazione in Psicoterapia a Roma, una mia docente diceva sempre che tra gli ingredienti per diventare dei bravi psicoterapeuti c’erano i viaggi, l’apertura al mondo e a tutto ciò che esso ci offre. Quindi, perché non prendere spunto anche dai viaggi degli altri?

Oltre a tutto, considerate tutte le brutte notizie che ci arrivano ogni giorno, ho sentito il bisogno di parlare di qualcosa di nuovo e positivo! Come se avessi sentito la necessità di condividere con voi una boccata d’aria fresca!

Tante domande nascono in me. Ad esempio, quanto possa arricchire e cambiare un’esperienza del genere? Quante vecchie idee possono scivolare in fondo alla lista delle priorità e quante ne raggiungono il vertice in seguito alla visione di un paesaggio, un tramonto, un sapore o un odore nuovo?

Quanto è stata grande la capacità di prendere una decisione del genere e quanta la condivisione all’interno della coppia? Immagino un forte impegno da parte di entrambi, sia come singoli individui che come coppia dal momento in cui è stata concepita l’idea del viaggio. Idea che non credo possa prescindere da due menti capaci di credere in se stesse e nell’altro, guidate dall’autostima e dalla capacità di adattarsi alle situazioni più disparate.

Lo so, oggi faccio tante domande e do poche risposte; forse perché queste ultime richiedono talmente tante riflessioni e parole che potrebbe esser meglio lasciarle sotto forma di spunto nella mia mente e in quelle dei lettori piuttosto che cercare di trasferirle in queste poche righe. Mi vengono spontanei questi pensieri anche perché ritengo che i racconti degli stessi protagonisti di questa storia non renderebbero mai fino in fondo la ricchezza dei loro vissuti. Ma potremmo aspettare il loro ritorno per chiedere di farci entrare ancor di più nella loro avventura e di arricchirci con le loro narrazioni, più di quanto non lo stiano già facendo.

Un evento del genere trova tanto “pubblico” nel web perché nonostante tutti i problemi personali e la crisi economica, con cui ogni giorno si è costretti a fare i conti, potrebbe esser preso come esempio per non rinunciare ai progetti, ai sogni, alla voglia di viver bene e di riuscire a vedere al di là del proprio naso.

Per non parlare del fatto che grazie all’impegno dei due protagonisti, è possibile seguirli ovunque ci vogliano portare e quindi, anche dalle nostre case ogni tanto possiamo fare pure noi un giro attorno al mondo.

 

Mag
07
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 07-05-2012

La violenza sulle donne non è solo quella che viene fatta attraverso le percosse o le armi ma anche quella fatta con le parole che possono essere più dolorose della violenza fisica perché insinuano nella mente delle vittime una visione distorta della realtà che per anni portano a giustificare i soprusi dei mariti, considerandoli normali. Questo tipo di violenza purtroppo è molto diffusa all’interno di case apparentemente normali.

Inizio così questo post perché colpita da quanto venga sottovalutato il fenomeno delle donne oppresse, tormentate, perseguitate, “violentate” da compagni e mariti con le parole. Donne che non si rendono conto di venir soggiogate in questo modo, fino a che arrivano a degli atti estremi perché non riescono a sostenere il peso delle angherie. Uomini che si nascondono dietro il fatto di non aver mai messo le mani addosso alle proprie mogli, ma le hanno annientate e sottomettesse ai loro comandi, considerandole un bersaglio su cui scaricare i propri malumori, sospetti, minacce.

L’uomo ha come obbiettivo il totale controllo sulla donna, inizia a svalutarla e a trattarla come un oggetto. Tenta di isolarla dai suoi affetti per paura che lei “apra gli occhi” e si ribelli al suo volere.

E’ un tipo di violenza che viene subita a volte in modo consapevole, altre volte non la si riconosce, tanto da far pensare alla vittima che stia subendo ciò che si merita. Lo pensa sopratutto chi è abituata ad essere svalutata e non gode di una buona autostima. Non certo nutrita dal partner. Queste donne entrano in un circolo vizioso che blocca ogni tentativo di volersi bene.

Anche in questi casi possiamo parlare di dipendenze affettive da cui si può e si deve guarire. Età, religione, status sociale non devono costituire un impedimento al fatto di riconoscere le vessazioni del partner, di chiedere un aiuto e di aver la forza di risollevarsi per iniziare a vivere una vita serena e libera. Tutte le donne hanno il diritto e il dovere di volersi bene e non c’è uomo per cui valga la pena di rinunciare a se stesse.

Mi rendo conto che esiste una realtà in cui alcuni mariti pensano di poter avere il controllo delle proprie compagne perché sono loro a portar avanti economicamente la famiglia. Stare in coppia con un marito non significa esserne schiava e sottomettersi ai ricatti morali ed economici, significa respirare un amore reciproco basato sul rispetto, la condivisione e la libertà. Essere casalinghe non significa essere delle buone a nulla, anche se lo stato italiano non riconosce il giusto peso a queste figure e gli uomini vessatori “marciano” anche su quest’aspetto.

Ci sono diversi modi per chiedere aiuto, lo si può fare parlandone con familiari e amici, con un terapeuta, rivolgendosi ai centri specializzati sul trattamento delle violenze o al telefono rosa.

L’idea di denunciare le angherie spesso non viene contemplata, o addirittura viene vista come un torto nei confronti del partner. L’unico torto che viene fatto non chiedendo aiuto è quello che ricade su se stesse e sul rispetto della propria vita. Concludo quindi, come psicoterapeuta e come donna, chiedendo a tutte le persone che subiscono una violenza di riconoscerla e chiedere un aiuto per risollevarsi. La vita è bella e non bisogna sprecarla per nessuno!

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Mag
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-05-2012

Mamma, faccio da solo!

Da un lato questa frase detta da un bambino, porta un pizzico di orgoglio in alcuni genitori, in altri potrebbe suscitare un po’ di paura per l’intraprendenza del figlio. Ma quando i bambini possono decidere di fare da soli?

La capacità di assumersi responsabilità e di essere autonomi è un processo parallelo allo sviluppo fisico e cognitivo del bambino. C’è chi è più portato e veloce e chi ha necessità di avere tempi più lunghi nel suo processo di autonomia.

E’ significativo per me l’esempio di due fratellini, il piccolo di due anni che già da mesi pretende di mangiare senza l’aiuto di nessuno e quello di quattro anni che prova sempre a farsi “aiutare” da una figura adulta.

Ma qual è il ruolo genitoriale in tutto questo?

I bambini sono dipendenti dai genitori e hanno bisogno di essere seguiti e aiutati da loro, ma se questo aiuto arriva anche quando non è necessario, può compromettere il processo di autonomia dei figli, creare frustrazione e ricevere un messaggio implicito che è quello di non essere in grado di fare nulla senza l’aiuto dell’altro. Un messaggio che potrebbe influire negativamente sull’autostima del bimbo e sulla fiducia nelle proprie capacità.

La necessità di autonomia che il bambino sente dai due anni in poi è assolutamente normale, così come lo è il fatto che i genitori rispondano a questa loro esigenza, sempre cercando di essere elastici nel loro accudimento: senza eccedere nella spinta ad un’autonomia esagerata, ne ad una dipendenza totalitaria nei confronti delle figure adulte. In entrambi i casi si crea una situazione frustrante nel bambino che sentirà non riconosciuti e svalutati i suoi impulsi e le sue esigenze.

Dei genitori fiduciosi nelle capacità dei figli, indipendenti e autonomi, hanno una propensione maggiore a far si che i bimbi si sperimentino in nuove esperienze; genitori insicuri, dubbiosi sui figli e particolarmente apprensivi cercheranno di avere su loro un maggiore controllo e tenderanno a limitarli nel processo di autonomia e di decisionalità.

Una situazione ideale è quella in cui i genitori fanno capire al figlio di essere un punto fermo nella sua vita, che gli trasmettano fiducia nelle sue capacità e competenze, senza forzarlo, ma aspettando i suoi tempi. Il bambino deve avere la consapevolezza di poter “esplorare” il mondo attorno a se, avendo sempre presente che in ogni momento può chiedere l’aiuto dei genitori, senza nessuna costrizione, nessun rimprovero e nessun carico di ansia.

Questa situazione contribuisce a sviluppare e rafforzare la consapevolezza di se come persona, l’autostima e la fiducia nell’altro.

Affrontando nuove esperienze, pur avendone paura, il bimbo potrà anche imparare a sentire le proprie emozioni e a comunicarle ai genitori sotto forma di pianto e urla, oppure di sorrisi.

Esistono dei piccoli accorgimenti per aiutare i bambini nel loro processo di autonomia. Ad esempio, elogiarli in ogni loro piccolo progresso, entrando in prima persona a far parte della piccola impresa compiuta dal bimbo, facendogli sapere di approvare ciò che fa e stimolandolo a sperimentarsi ancora.

Proporgli anche nuove attività (adatte alla sua età), da fare insieme e poi da solo, cercando di intervenire il meno possibile e ricordandogli che è già riuscito una volta nell’impresa. Rinforzare le sue capacità significa anche non criticarlo e non giudicarlo.

Accompagnare i figli in un processo di autonomia implica grande pazienza e coerenza da parte degli adulti. E’ molto impegnativo, ma è un importante obbiettivo da raggiungere stando attenti però a non assecondare più le proprie esigenze che quelle del bambino e a non pretendere troppo rispetto a quanto lui possa fare. Meglio essere consapevoli che c’è un confine molto labile tra il sentirsi sorretto nel suo processo di autonomia e il sentirsi solo e frustrato. L’autonomia si raggiunge serenamente sapendo che mamma e papà sempre sono lì a braccia aperte pronti ad accoglierli in un caldo abbraccio.