Feb
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-02-2012

 

Buongiorno a tutti, Vi presento la locandina di alcuni incontri all’insegna della genitorialità, con un gruppo di genitori che si tengono a Clusone (BG) , tra i quali parteciperò pure io il prossimo 29 febbraio alle 20:45 presso l’auditorium della scuola primaria per parlare dei giochi dei bambini, nello specifico di quelli tradizionali e dei videogiochi.

Voglio ringraziare per questa opportunità il Gruppo Famiglie di Clusone che mi ha invitata all’incontro. Caterina Steri

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Feb
23
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 23-02-2012

Come promesso in Una mamma alle prese con il gioco dei propri figli, oggi vi parlerò di come sarebbe utile dare delle regole ai propri bambini, non solo per quanto riguarda le attività di gioco ma per tutti i comportamenti in generale.

Le regole devono essere stabilite in modo chiaro e preciso. Se prendiamo l’esempio dell’utilizzo dei videogiochi, occorre far rispettare le modalità e i tempi di utilizzo “contrattati” fin dall’inizio. Naturalmente si può essere elastici, facendo presente ai bambini che state facendo un’eccezione per loro.

Le regole devono essere formulate al positivo. Quando diciamo “non devi fare questo…”, facciamo concentrare involontariamente l’attenzione su ciò che viene dopo il “non”. I divieti espressi al negativo innescano la dinamica della tentazione. L’esprimersi al positivo, aiuta a pensare e agire positivamente, permettendo così l’aumento della consapevolezza e della fiducia nelle proprie capacità di fronte a situazioni nuove.

Le regole devono essere date con dolcezza e fermezza in modo assertivo, senza lamentarsi in continuazione del comportamento passato del bambino ad esempio dicendo “che ho fatto di male perché tu debba comportarti sempre nel modo sbagliato?”

Non ha senso ripetere in continuazione le regole ed in modo prolisso. In questo modo i bambini rischiano di “assuefarsi” e di non dare ascolto alle parole degli adulti.

Per essere ricordate facilmente dai bimbi, le regole devono essere concrete, date al momento giusto ed essere poche. Potrebbe essere utile inserirle in alcune storie in cui i protagonisti assomigliano tanto ai bambini e raccontarle prima che si addormentino.

Affinchè vengano rispettate, sarebbe utile che tutti gli adulti che si occupano dei bambini le conoscano, le facciano rispettare e le rispettino a loro volta. Mi riferisco alle baby sitter, zii, nonni, piuttosto che la coppia genitoriale.

L’uso delle regole, aiuta i bambini a capire cosa sia bene o male e li responsabilizza. Li spinge inoltre a capire che le loro figure di riferimento si preoccupano per loro e così facendo li spingono a rispettarli ulteriormente il loro operato.

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Feb
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-02-2012

Nei mesi scorsi è arrivata nel mio studio la mamma di due bambini, di 5 e 7 anni, ai quali aveva concesso di giocare con dei videogiochi. Rispetto alla nuova attività dei figli, fin dall’inizio la signora ha cercato di porre delle regole e di farle rispettare. La prova è andata liscia per qualche giorno, poi però sono sorti i primi problemi perchè i bambini hanno iniziato a chiedere sempre più tempo per giocare, e lei non ha saputo dire no. Fino a che la signora non è più riuscita a separare i bambini dai videogames, arrivando addirittura ad accompagnarli in piscina e, mentre li aiutava a cambiarsi nello spogliatoio, loro continuavano a giocare con il videogiochi portatile.

Dai racconti della madre è emerso che i bambini giocavano tanto da soli perché lei e il marito sono molto impegnati e quindi “è stato più comodo concedere loro l’uso dei videogiochi”. Oltre a tutto, non si dedicano più tanto alla promozione dei giochi tradizionali perché più impegnativi. Addirittura per farli stare buoni ha usato il ricatto del “se non ti comporti bene, non puoi usare il tuo videogioco”! Confrontandosi con altre mamme, si è resa conto che questo è un problema comune. A volte si è sentita in obbligo a non opporsi al volere dei figli perché non appoggiata dal marito, e non voleva avere lei il ruolo della “cattiva”.

Con la signora, durante le sedute siamo arrivate alla conclusione che lei non riusciva a gestire i bambini perché si sentiva inadeguata (questo era dovuto alla sua scarsa autostima, su cui abbiamo lavorato nel tempo), e sul fatto di non aver mai pensato seriamente ad una condivisione della sua esperienza con il marito, tantomeno alla programmazione e attuazione di regole precise da attuare nei confronti dei figli.

Molti adulti cadono in questa trappola per via dei troppi impegni, della stanchezza post lavoro, del senso di colpa e di inadeguatezza.

Ciò che è emerso nel lavoro con la signora potrebbe essere riassunto così:

Per quanto  riguarda le regole, queste devono essere seguite e rispettate coerentemente sia dai genitori che dai figli. Altro punto fondamentale è la capacità di dire No, sempre con cognizione di causa. Accettare tutto quello che ci propongono i bambini non è salutare per loro perché non li responsabilizza e non li aiuta a capire cosa è bene o male, per gli adulti significa dare voce ai sensi di colpa e non suscitare nei figli stima nei loro confronti.

Essere troppo permissivi o autoritari non porta a delle soluzioni efficaci. L’ideale sarebbe essere dei genitori autorevoli.

Un genitore autorevole si pone all’interno di una relazione asimmetrica all’insegna della reciprocità, mostra i suoi sentimenti, si interroga sui messaggi che i figli comunicano attraverso i propri comportamenti, anche se non sempre approva i comportamenti dei figli, li accetta incondizionatamente ascoltandoli con empatia, senza cercare di imporre la propria opinione, manifesta fiducia verso il figlio, sa essere assertivo. E’ insomma, un genitore POSITIVO!

Con la paziente ho definito degli obiettivi che l’hanno stimolata e spinta ad attuare con i bambini un atteggiamento autorevole e una comunicazione assertiva che le permettesse di far rispettare ai figli le regole imposte riguardanti l’uso dei loro nuovi giochi.

Naturalmente la Signora ha avuto la prescrizione di dedicarsi in modo attivo, almeno un’ora al giorno, ai giochi dei figli, di farne parte in modo attivo e di condividere con il marito la loro gestione.

Per approfondire il discorso sulle regole, vi rimando al prossimo articolo.

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Feb
16
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 16-02-2012

Oggi vi propongo dei versi di Neruda molto significativi per descrivere quali possano essere le caratteristiche di un sano amore.

Se saprai starmi vicino e potremo essere diversi

se il sole illuminera’ entrambi senza che le nostre ombre si sovrappongano;

se riusciremo ad essere noi, in mezzo al mondo,

ed insieme al mondo piangere, ridere, vivere;

se ogni giorno sara’ scoprire quello che siamo e non il ricordo di come eravamo;

… se sapremo darci l’un l’altro senza sapere chi sara’ il primo e l’ultimo,

se il tuo corpo canterà con il mio perché l’insieme è gioia

allora sarà amore

e non sarà stato vano aspettarci tanto.

Pablo Neruda

Feb
13
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 13-02-2012

Come avrete notato, ogni tanto mi piace dedicare un articolo al tipo di approccio su cui si basa il mio lavoro di psicoterapeuta. Tra le varie domande che mi vengono rivolte, sono molto frequenti quelle riguardanti gli obiettivi di un percorso di psicoterapia strategica integrata.

Il terapeuta, in accordo con il paziente, ha l’obiettivo di aiutarlo ad acquisire gli strumenti necessari per liberarsi del suo “sintomo”, del suo malessere. Strumenti la cui efficacia viene consolidata nel tempo in modo tale che una volta finita la terapia, i pazienti possano tornare a casa con un bagaglio di consapevolezza, di nuovi comportamenti, di apertura mentale tale, da poter essere usato ad ogni occasione. La psicoterapia strategica integrata, aiuta a fare tutto ciò che vi ho appena detto, ma esistono eventi di vita purtroppo non controllabili e non prevedibili che possono presentarsi nel tempo. Se il paziente ha lavorato bene durante il percorso terapeutico, inevitabilmente avrà conservato tutto ciò che è scaturito da esso e quindi potrà usare la sua esperienza in qualsiasi occasione di vita (anche dopo la fine del percorso). La mia esperienza clinica, mi permette di dire che le persone che sono arrivate fino alla fine di una terapia, non sono più tornate in studio e quando hanno sentito l’esigenza di contattarmi, lo hanno fatto in riferimento a problematiche differenti rispetto a quelle su cui già si era lavorato.

In sintesi, quindi, il vero successo della psicoterapia oltre la guarigione dal sintomo, sta nel fornire al paziente gli strumenti per affrontare i problemi futuri e per dargli una capacità di ripresa veloce ed efficace.

Una delle paure più grandi è la convinzione di dover diventare dipendenti dal terapeuta per poter guarire dai propri malesseri. Permettetemi di dire che questo non è assolutamente vero. E’ importante creare un rapporto di totale fiducia tra paziente e terapeuta. Fiducia mirata al fatto che il paziente si senta totalmente libero all’interno dello studio, così da poter lavorare e rendere al meglio gli sforzi che vengono fatti.

Tenete presente che fiducia non vuol dire dipendenza!

Recentemente è arrivato nel mio studio un paziente che soffriva di ansia, inizialmente si presentava con un atteggiamento abbastanza diffidente sia nei miei confronti piuttosto che nei confronti del mio lavoro. Solo quando si è reso conto che in poche sedute aveva riscontrato importanti miglioramenti dal punto di vista sintomatico, iniziò a darmi fiducia e a trovare una sempre maggiore motivazione nell’andare avanti. Questo mi ha portato a pensare che la voglia di affrontare una psicoterapia si autoalimenta con gli obiettivi che vengono raggiunti in breve tempo.

Altro punto fondamentale è che l’eliminazione del sintomo porta a tutta una serie di effetti. Vi faccio l’esempio dell’ansia. Chi ne soffre spesso è invalidato da essa perché non riesce a svolgere più in modo normale la sua vita. Una volta eliminata, arrivano quelli che io chiamo effetti a cascata, si riprende in mano la propria quotidianità e la si vive anche meglio di prima perché si diventa consapevoli di tanti elementi disfunzionali che hanno portato a stare male e che hanno alimentato il malessere.

Un’altra caratteristica fondamentale, soprattutto in questo periodo di totale crisi economica, è che ci sono problemi che possono essere risolti in tempi relativamente brevi. Se riprendiamo l’esempio dell’ansia, sono necessarie una decina di sedute per eliminare il sintomo, acquisire dei comportamenti funzionali al proprio benessere e far si che questi vengano consolidati nel tempo.

Naturalmente, tutto ciò può accadere, solo se il paziente si impegna ad assumere un ruolo attivo nel suo processo di guarigione. E’ lui che deve decidere di voler guarire e migliorare, e il terapeuta deve aiutarlo a trovare la motivazione e la fiducia in esso dandogli la possibilità di “assaporare” i vantaggi della terapia fin dalle prime sedute. Solo in questo modo si può portare alla fine, nel migliore dei modi un percorso di psicoterapia.

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Feb
09
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 09-02-2012

 

Buongiorno a tutti,

Vi ricordo che a marzo si terrà il corso LiberaMENTE, nei giorni di mercoledì 14, 21, 28 e 4 e 11 aprile dalle 19.30 alle 21.30 a Sant’Antioco (CI), in Viale Trento 114a.

Il corso LiberaMENTE, nato  dall’incontro tra la Psicoterapia Strategica Integrata e l’Analisi Bionergetica si pone l’obiettivo di lavorare sulla relazione con l’altro. Relazione intesa come amorosa, amicale, genitoriale… Vuole far prendere consapevolezza ai suoi partecipanti su come si pongano nei confronti degli altri, quali sono i loro vissuti e quelli degli interlocutori, i punti di forza e i nodi. Il tutto attraverso tecniche di colloquio ed il lavoro sul corpo mirati a liberare la mente e l’organismo dai blocchi che impediscono alla persona di vivere serenamente.

Verrà ammesso un numero massimo di 10 partecipanti e le iscrizioni saranno aperte entro il 29.02. 2012.

Per Iscrizioni e Informazioni:

Dott.ssa Caterina Steri psicologa-psicoterapeuta Strategica Integrata, 320/7297686

E-mail: caterina.steri@tiscali.it

Dott.ssa Monica Carboni psicologa- psicoterapeuta in Analisi Bioenergetica, 347/9235427

E-mail : carboni.moni@tiscali.it

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Da qualche settimana ad oggi si parla tanto dell’incidente della nave da crociera Concordia, evento che ha avuto sicuramente un forte impatto emotivo, non solo nei confronti di chi lo ha subito. Mi viene da pensare alle innumerevoli conseguenze che un incidente del genere possa aver causato: sociali, ambientali, economiche, familiari… Come psicologa, mi è facile supporre che tra queste ce ne siano alcune colpite da conseguenze psicologiche importanti. Tra le tante, il disturbo post traumatico da stress, che scaturisce infatti, in seguito ad eventi stressanti e traumatici quali catastrofi, incidenti e violenze, anche se l’aver vissuto un’esperienza traumatica non genera automaticamente un disturbo del genere. La storia di questo disturbo lo identifica pure come nevrosi da guerra, perché riconosciuto tra le varie conseguenze sui soldati coinvolti nel conflitto bellico in Vietnam.

Per diagnosticarlo occorre che la presenza dei sintomi compromettano il funzionamento sociale e/o lavorativo della persona e che questi possano essere direttamente correlati ad un evento traumatico che abbia causato orrore, paura intensa o senso di impotenza.

Nelle vittime del disturbo post traumatico da stress si manifestano “il continuo rivivere l’evento traumatico, l’evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma, la riduzione progressiva della vivacità intellettiva e sensoriale” (DSM IV R).

Vi è poi un innalzamento dei livelli di ansia, depressione, rabbia, insonnia, incubi, difficoltà a concentrarsi.

Penso alle vittime della Concordia, piuttosto che a quelle delle alluvioni dei mesi precedenti, o dei terremoti, mi viene da rivolgermi a loro dicendo che tutti questi sintomi non sono manifestazione di follia, ma naturale conseguenza dei traumi subiti e che possono essere affrontati e risolti insieme all’aiuto di esperti. Il dolore e la paura possono essere affrontati, associando motivazione e convinzione nella possibilità di superarli.

Feb
02

E’ noto a tanti che prima di riprendere a fare sesso dopo la nascita di un figlio, la coppia dovrebbe aspettare circa sei settimane per dare tempo al fisico della mamma di rimettersi a posto. A volte può accadere che dopo questo periodo, la coppia abbia dei problemi a riscoprire la propria sessualità.

Alcuni uomini, quelli che hanno assistito al parto dicono di essere stati “impressionati” dall’immagine della compagna urlante per i dolori e sanguinante e non si sentono tranquilli all’idea di un rapporto sessuale completo. C’è invece chi si sente bloccato perchè ha la sensazione di essere escluso dal rapporto simbiotico tra madre e figlio.

La neomamme invece, potrebbero essere troppo “prese” dall’accudimento del neonato, esperienza bellissima  ma estenuante: la stanchezza e il bisogno di riposo potrebbero prendere il posto del desiderio sessuale.  Anche gli ormoni vanno contro la libido: l’eccesso di prolattina e la carenza di estrogeni possono farla calare e rendere dolorosi i rapporti sessuali.

Iniziare ad avere rapporti prima che i livelli ormonali tornino a posto, se non vissuti serenamente possono dare problemi di insicurezza e ansia. Senza contare che la puerpera che non riesce a prendere di nuovo il suo peso forma può sentirsi a disagio con il proprio corpo e di conseguenza con il proprio compagno.

Teniamo conto anche del fatto che il bambino che dorme nella stanza matrimoniale potrebbe essere un impedimento all’attività sessuale della coppia.

Se qualche settimana dopo il parto la donna non si sente ancora libera dai nodi sopraelencati, il punto potrebbe essere un problema di autostima o un campanello di allarme per un’eventuale depressione post-partum.

A volte la coppia si trova in una situazione per cui bisogna ritrovare la propria intimità e occorre un po’ di buona volontà da parte di entrambi, ad esempio prendendosi cura dell’aspetto fisico, cercando dei momenti in cui stare soli in serenità,  concentrandosi sull’attività sessuale senza aspettare troppo tempo con la convinzione che prima o poi il desiderio ritorni spontaneamente. In un certo senso possiamo dire che “l’appetito vien mangiando!”

Se all’inizio non si è pronti ad un rapporto completo, si può anche dedicare del tempo allo scambio di tenerezze, di carezze e di massaggi, senza arrivare fino alla fine. Se poi ci si rassicura a vicenda, parlando dei propri timori e tenendo presente che la coppia è una squadra, l’attività sessuale tornerà al meglio.

Un elemento che mi pare di riscontrare in parecchie coppie è il senso di colpa all’idea di prendersi una serata romantica lasciando il bebè nelle mani dei nonni o di qualcuno di fiducia. A tal proposito direi che trovare il momento per un’uscita a due senza il bambino non sarà la fine del mondo, anzi, potrebbe essere un’occasione per ricaricarsi rivivendo il clima delle serate di un tempo, per poi tornare dal piccolino più stimolati, sereni e rilassati.