Nov
28
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 28-11-2011

A circa un mese dal Natale, è già iniziata la corsa nei centri commerciali per i fatidici regali, anche se, negli ultimi anni, ci si accontenta di acquistare dei doni “simbolici”, vista la carenza economica che colpisce la maggior parte delle famiglie italiane.

Ma Natale, non è tale senza i regali. Per molti è un piacere andare in giro a scovare l’oggetto più adatto ad amici e parenti, per altri una tortura obbligata e imposta dalla società. Talvolta si può arrivare a vivere una vera e propria forma di ansia da regali, incorniciata da insoddisfazioni perché non si riesce a fare tutto ciò che si vorrebbe e nel migliore dei modi. Può capitare di litigare con il/la compagno/a perché per uno i regali sono essenziali e per l’altro un inutile spreco di soldi. Natale potrebbe essere anche il momento dell’anno in cui è ancora più evidente quanto poco si guadagni per riuscire a dare sfogo alla smania di regalare e di non essere da meno nei confronti degli altri. Le feste, si sa, non aiutano nei momenti di crisi.

Insomma, tante persone riescono ad aggiungere alla fine dell’anno, stress allo stress (come se ne mancasse durante i mesi precedenti!)

A quanto pare, sarebbero sette italiani su dieci a soffrire di ansia da regalo.

Le donne raramente fanno i loro acquisti al primo colpo, quindi sono costrette a dedicare più tempo alla ricerca del regalo perfetto. Gli uomini invece, più veloci e pratici entrano nel negozio, discutono poco con i commessi, scelgono, pagano e vanno via di fretta, a volte scocciati per aver sprecato il loro prezioso tempo.

Vogliamo parlare poi della ricerca del parcheggio nei pressi delle aree commerciali durante il periodo delle feste? Una vera e propria impresa che fa salire lo stress alle stelle, irrita gli animi e li rende più propensi alle discussioni e ai malumori.

Solo pochi solitamente dicono di provare piacere ad andare in giro per negozi a dicembre.

Ma che fare per evitare che la ricerca dei regali natalizi diventi una tortura?

Sarebbe utile pianificare i regali con un certo anticipo e il budget da impegnare. Sapere in quali negozi recarsi e, tempo permettendo, andare almeno qualche settimana prima delle festività. Evitare i centri commerciali nel fine settimana, anche se più difficoltoso, considerati gli impegni settimanali.

Acquistare qualche regalo via internet, se si è sicuri del sito di cui servirsi.

Se invece non si riesce a fare tutto, tenete presente che i negozi sono aperti fino al 24 dicembre di pomeriggio, quindi rimane la possibilità dell’ultimo minuto.

Se il vostro budget è basso, non preoccupatevi, è il pensiero che conta e chiunque abbia la capacità di comprendere che non “navigate nell’oro”, rimarrà piacevolmente soddisfatto dei vostri doni.

Nov
24
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 24-11-2011

“Gentilissima Dott.ssa Caterina Steri,

[…]mio figlio, di 3 anni, quest’anno ha dovuto affrontare il grande passo, l’inserimento alla scuola dell’infanzia. L’inizio è stato un po’ tragico ma poi l’ha presa abbastanza bene, qualche alto e basso.

L. è un bambino tranquillo, dolcissimo, spesso un po’ timido ma comunque abituato stare in mezzo ad adulti e bambini.

Io capisco la crisi del distacco dalla mamma, abituato stare a casa con me o la nonna ma qui non si tratta proprio di distacco qui si tratta dl problema dei suoi compagni di classe, bambini molto vivaci, classe con bambini dai 3 ai 5 anni, molti extracomunitari. Lui sembra quasi aver paura di questi bambini agitati, di questa confusione, […]

Inoltre, giusto stamattina si è svegliato piangendo che non voleva più andare a scuola perchè ci sono i bambini “neri”.

Come posso fargli capire che a scuola bisogna andare, che deve integrarsi con tutti i bambini e sopratutto che i bambini neri non sono cattivi?

 [...] 

Cordiali Saluti”

Gentile Signora,

a volte i bambini, pur di stare a casa cercano le scuse più disparate per “colpire” i genitori.

Io non so cosa avviene nella scuola di L., ma se tutto procede bene, a volte i bimbi, perché stanchi o perché non abituati a dover condividere spazio, tempo, regole e figure adulte di riferimento tendono a lamentarsi e ad attirare l’attenzione. In questo momento, il suggerimento migliore che posso darLe è di mostrarsi sicura, tranquilla e fiduciosa di fronte al bambino nei confronti della scuola e dei suoi compagni. In modo tale che lui possa avere conferma di stare in un ambiente fidato  perché anche la sua mamma è serena nei suoi confronti.

Imparare a stare con tutti è un fattore fondamentale per crescere maturi e aperti mentalmente. Ci troviamo in una società multietnica ed è un bene che sin da piccoli si possa fare esperienza delle culture e storie altrui. Può chiedere a L. che fanno gli altri per essere percepiti negativamente da lui e spiegare che non è il colore della pelle che rende una persona buona o cattiva. (Se lui non ha mai frequentato persone di colore è naturale che le trovi “diverse” rispetto ai suoi standard, quindi ha bisogno di spiegazioni chiare al riguardo).

I bambini a volte possono entrare in competizione tra loro, ma questa è parte di un processo naturale dello sviluppo che loro stessi, con l’aiuto degli adulti devono imparare a gestire.

Se Lei avrà fiducia nelle persone che dirigono la scuola, automaticamente la trasmetterà a suo figlio che non potrà che giovare della situazione. Tenga inoltre presente che la maggior parte dei bimbi avanzano delle scuse per stare in casa con genitori e nonni, su cui hanno l’esclusività del rapporto. Non si senta in colpa se non lo asseconda in questo, in futuro la ringrazierà.

Sperando di aver esaudito le Sue richieste, Le porgo un lieto saluto,

Dott.ssa Caterina Steri.

Se vuoi saperne di più, leggi anche Inserimento scolastico: il primo debutto in società del bambino

Nov
21
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 21-11-2011

Buongiorno a tutti i miei lettori,

è con tanta soddisfazione, che vi comunico che a partire da oggi verrà distribuito in vari punti di Bergamo e provincia il numero di novembre – dicembre 2011 della rivista Bergamo Salute in cui potrete trovare una mia intervista riguardante i giochi dei bambini, a cura del Direttore Elena Buonanno, che voglio ringraziare per la disponibilità, insieme a tutta la redazione del bimestrale.

Per saperne di più, vi rimando al sito di Bergamo Salute  dove potrete trovare l’elenco di tutti i posti in cui avere gratuitamente la vostra copia.

L’articolo dal titolo “A che gioco giochiamo ?” si trova a pagina 40.

Buona lettura a tutti.

Caterina Steri

Nov
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-11-2011

Carissimi lettori,

oggi vorrei segnalarvi un’interessante ricerca che è stata eseguita dall’Università di Torino in collaborazione con quella di Parma e il Max Planck Institute di Heidelberg, in Germania i cui risultati mettono in evidenza che le coccole materne riducono lo stress e l’ansia e controllano il peso corporeo grazie alla produzione di una proteina nel cervello, la Npyr1.

Per saperne di più vi rimando ad un articolo pubblicato sul portale di Tiscali che potrete leggere ciccando sul seguente link:

http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/11/11/coccole-aiutano-bimbi-controllo-peso-ansia.html

DandoVi appuntamento alla prossima settimana con i miei nuovi articoli, Vi invito a scoprire quelli che non avete ancora letto, stando in compagnia del mio blog.

Caterina Steri

Nov
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-11-2011

In un periodo in cui l’economia va a rotoli e avere un impiego costituisce un lusso, suona strano dire di star male quando si va a lavorare, eppure questo fenomeno è molto diffuso. Uno dei motivi di questo malessere è il mobbing,  una forma di “terrorismo psicologico” che viene esercitato all’interno dei luoghi di lavoro tramite attacchi aggressivi e ripetuti da parte dei datori, superiori e/o colleghi, nei confronti di un lavoratore. Si può manifestare con l’emarginazione, diffusione di maldicenze, critiche, assegnazione di compiti dequalificanti, sabotaggi e azioni illegali.

Lo scopo è quello di eliminare il lavoratore “scomodo” assillandolo psicologicamente e socialmente al fine di indurlo al licenziamento o provocarne le dimissioni. Può portare fino all’invalidità psicologica (tempo fa a Cagliari, l’INAIL ha parlato di “malattia professionale”).

Il mobbing causa problemi alla vittima, ma anche all’azienda su cui si ripercuote un calo significativo della produzione, soprattutto nei settori in cui viene esercitato.

Per parlare di mobbing si devono verificare per almeno sei mesi ed in modo continuativo, condizioni che limitano la libertà di opinione, forme vessatorie e lesive della dignità personale, maldicenze e condizionamenti negativi diretti o indiretti, dequalificazione professionale, uso strumentale e abusivo di richiami e sanzioni disciplinari, offese per supposta inadeguatezza alla professione, arroganza da parte di chi effettua il mobbing, e/o molestie sessuali sul lavoro, costrizione alle dimissioni o manovre irregolari che hanno lo scopo del licenziamento.

Il fine ultimo è sempre l’emarginazione del dipendente, la lesione delle sue sicurezze lavorative, psicologhe e sociali per metterlo in conflitto con se stesso e con chi gli sta attorno. Tutto ciò, ovviamente è sintomo di una problematica interna al luogo di lavoro, alla sua organizzazione, alla classe dirigenziale che non opera un’adeguata politica nei confronti della soluzione dei conflitti. Un fertile terreno  per questo fenomeno è la malsana competizione per il raggiungimento degli obiettivi.

All’inizio la vittima sottovaluta la situazione ed incredula  esprime il suo malessere con la protesta; poi inizia ad aumentare lo stato di vigilanza per avere conferme dagli altri e crede di poter gestire i soprusi e gli isolamenti. Aumenta in seguito la frustrazione e il disadattamento sociale e familiare, con comportamenti inadeguati e depressivi. Diventa incapace di far valere le proprie ragioni e può arrivare a pensare  di essere direttamente responsabile del proprio disagio. Vengono trasferiti nell’ambiente familiare i malesseri accumulati nell’ambito lavorativo.

Il mobizzato  esprime  disagio, nervosismo, mortificazione, tensione, ansia e aggressività, paura, ossessione, rabbia, voglia di vendicarsi, somatizzazioni e fobie, malanni e nei casi più gravi, invalidità cronica e tendenze suicidarie.

L’ideale sarebbe che il fenomeno venisse eliminato sul nascere, se non si è riusciti ad evitarlo, ma troppo spesso si innescano fenomeni di orgoglio, abusi di potere, errori di valutazione che cristallizzano il conflitto.

La soluzione stessa ha dei costi elevati, in quanto aumenta l’incertezza organizzativa dei soggetti e richiede una fase di ricostruzione delle relazioni per ricreare fiducia, motivazione e ottimismo.

Per prevenire il fenomeno occorre coltivare nell’ambito lavorativo un processo di arricchimento e consapevolezza tra le persone. Se si riesce ad interrompere lo sviluppo del mobbing si possono evitare problemi alla salute e alla produttività, molte cause giudiziarie, danni economici e sociali.

La vittima del mobbing deve sapere a chi poter rivolgersi. Di fronte a nuove condizioni ci si può trovare a disagio perché mancanti di esperienza per avere delle risposte adeguate. E’ utile sapere che nei vari territori sono dislocati dei centri specifici che trattano la problematica a cui si può chiedere un aiuto.

Nov
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-11-2011

Con il post di oggi, in risposta ad alcune e-mail che ho ricevuto, vorrei ricordare a tutti che dall’ottobre scorso, potete trovarmi per i colloqui, oltre che a Villacidro (VS), anche a Bergamo.

Per ulteriori informazioni sugli indirizzi di lavoro e sulle modalità per prendere appuntamenti per i colloqui, Vi rimando alla pagina dei contatti del blog.

Auguro a tutti una buona giornata,

Caterina Steri

Nov
07

Lo scorso 5 novembre si è concluso il primo ciclo del corso EmotivaMENTE tenutosi a Sant’Antioco.

Ad ogni incontro si è lavorato sul tema di un’emozione in particolare, unendo il lavoro del modello Strategico Integrato con quello dell’Analisi Bioenergetica.

L’ultimo incontro, destinato al tema della rabbia e della paura è stato per me molto interessante, sia per il forte impatto avuto sui partecipanti che per come sia scaturita nel gruppo la paura del giudizio altrui.

Delle volte, pur di non essere giudicate, le persone hanno difficoltà a dire agli altri ciò che pensano veramente, per non avere un ulteriore giudizio nei propri confronti.

Così si indossa una maschera per nascondere la parte di noi che abbiamo paura di mostrare agli altri o per far finta di essere come crediamo che gli altri vorrebbero che fossimo.

L’uomo è un animale sociale e inevitabilmente viene influenzato dalla relazione con l’altro.

L’influenza che le persone hanno sugli altri individui viene spesso sottovalutata, soprattutto quando nell’altro domina l’insicurezza o una scarsa autostima.

Chi ha una buona autostima riesce ad accettare il giudizio dell’altro, elaborarlo e, se lo ritiene opportuno, lavora su se stesso per migliorarsi.

Chi invece ha problemi con la propria autostima, fugge a quello che gli viene detto, oppure non lo accetta e soffre, non riuscendo a “digerire” le parole altrui.

Il segreto per vivere meglio il giudizio altrui sta in alcuni punti chiave: avere una buona autostima e accettarsi, ricevere il giudizio altrui e capire se vale la pena prenderne atto ed elaborarlo in modo costruttivo per migliorarsi. Riflettere su ciò che ci viene detto, anche se non lo condividiamo. Chiederci insomma se vi è un fondo di verità?

Imparare ad essere assertivi esprimendo senza vergogna i sentimenti, emozioni, idee, opinioni, desideri. Gli altri lo apprezzerebbero sicuramente.

 

Leggi anche Glossario di Psicologia: l’assertività e Un fiore da curare ogni giorno: l’autostima.

Nov
02
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 02-11-2011
charles-darwin-standing

Charles Darwin

Essendo la Psicoterapia Strategica Integrata, fortemente legata al concetto di cambiamento, mi piace l’idea di pubblicare di tanto in tanto delle frasi riguardo ad esso dette da personaggi celebri.

Oggi vi propongo la seguente:

 

Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento

Charles Darwin (biologo, geologo, zoologo e botanico britannico)

 

Per saperne di più, leggi gli altri articoli sul cambiamento cliccando su

 http://caterinasteri.blog.tiscali.it/tag/cambiamento/