Ott
27
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 27-10-2011

Ci sono persone che non riescono a fare a meno dei cambiamenti, altre che ne sono terrorizzate.

Le prime potrebbero essere animate da un’inquietudine interna e dalla convinzione che cambiando ciò che le circonda riescano a trovare pace in se stessi. Le seconde forse, hanno bisogno di stare in un ambiente stabile e conosciuto e l’idea che questo possa cambiare le destabilizza facendole stare male.

A volte ci si crea attorno una condizione protetta e facilmente controllabile, con determinate aspettative nei suoi confronti e si immagina un futuro ben definito. Nel corso della vita è inevitabile che ciò che ci circonda cambi e che noi stessi cambiamo, anche se spesso non ne siamo ben consapevoli. Pensiamo ad esempio all’alternarsi del giorno e della notte, quello delle stagioni, ai prodotti della natura, prima acerbi e poi maturi, ai capelli che crescono, alle prime rughe, ai nostri modi di pensare, di rapportarci agli altri, alle nostre esigenze da bambini e quelle da adulti.

Il cambiamento è quindi un processo assolutamente naturale e inevitabile del ciclo di vita delle creature.

Perché allora c’è chi ne è terrorizzato?

La paura del cambiamento è essenzialmente la paura di uscire dal proprio ambiente “protetto”, ignorando che vivere il nuovo accresce l’autostima, allarga gli orizzonti della mente e testa la propria efficacia.

Un ambiente protetto, se immutato, a lungo andare rischia di diventare una prigione; c’è chi, per non cambiarlo, preferisce reprimere i propri sentimenti e le proprie esigenze, non volendo rendersi conto che l’affrontare una situazione nuova è un’ulteriore possibilità di migliorarsi, mettersi in gioco, evolvere, dare ascolto ai propri bisogni e desideri.

Ciò che più spaventa spesso è la paura di lasciare il vecchio, il passato, piuttosto che scoprire e costruire il futuro. Cosa che potrebbe essere alquanto stuzzicante e stimolante per la propria crescita e autostima. Chi ha un’autostima bassa, si nasconde dietro la scusa di non farcela a cambiare, chi invece ha un’alta autostima investe sui cambiamenti per testare le proprie capacità.

Certo, cambiare non è facile, soprattutto dopo anni che si è abituati ad adottare sempre i soliti schemi comportamentali. Cambiare significa anche prendere delle decisioni importanti, a volte dolorose che equivalgono quasi a subire un lutto. E’ inevitabile provare dolore, ma è altrettanto possibile riuscire a risollevarsi ancora più forti di prima.

Il primo passo da fare sarebbe proprio quello di rompere le piccole abitudini sperimentandone di nuove, come smettere di mangiare sempre gli stessi cibi ed assaporarne di nuovi.

Questo è anche il processo affrontato dalla Psicoterapia Strategica Integrata che permette alla persona di allenarsi e sperimentarsi in stili comportamentali e mentali diversi, spezzando quelli vecchi che per tanto tempo hanno portato a situazioni di disagio e non ascolto di se stessi.

Spesso non si accetta di cambiare perché si ha paura dell’ignoto e di fallire. Ci si accontenta allora di stare in una situazione sedentaria, aggiungerei pure “stantia”, pur di non rimboccarsi le maniche ed andare avanti con le proprie risorse. Per non cambiare ci si nasconde anche dietro disturbi ben definiti come i disturbi d’ansia, che in questo caso, hanno un ruolo repressivo e pongono una sorta di coperchio a tutto ciò che ci spingerebbe verso una situazione nuova.

Ci possono essere diverse soluzioni che portano a vincere la paura del cambiamento e a migliorarsi.

Lavorare sulla propria autostima per conoscere e scoprire le proprie risorse; non essere impulsivi e vedere nel cambiamento una possibilità di miglioramento; capire che la vita è dinamica e che cambiare significa maturare; allargare i propri orizzonti e darsi una piacevole opportunità di sperimentare e conoscere altro.

Raggiunta la consapevolezza di quello appena descritto, non rimane altro che impegnarsi e iniziare ad agire ai fini del proprio allenamento di vita.

Accettare il cambiamento non significa agire d’istinto nel prendere le proprie decisioni, bensì, imparare ad ascoltarsi, valutare e vivere ciò che è in noi, per poi capire come comportarsi al meglio.

Ognuno ha le risorse necessarie per affrontare i cambiamenti, chi pensa di non avercele è solo perché non le sa riconoscere o non vuole farne uso.

Cambiare non significa diventare un’altra persona, significa riuscire ad ascoltarsi, far affiorare le proprie risorse alla coscienza, vivere le proprie emozioni ed usarle per stare bene con se stessi e con gli altri.

 

Leggi anche gli altri articoli riguardanti il cambiamento .

 

 

Ott
24

 Innamoramento e amore“C’è qualcosa di inesprimibilmente affascinante nell’innamoramento, ma non è una condizione che dura a lungo”. Molierè, “Don Giovanni”.

 

Prendendo spunto da questa frase, oggi mi piacerebbe parlarvi del passaggio dall’innamoramento all’amore, che spaventa tante coppie, ma in realtà non è altro che il passo evolutivo della vita a due. Se all’innamoramento non segue l’amore, allora si parla di cotta, che si basa sulla fantasia, emozioni, immaginazione e che provoca una sorta di perturbamento psicofisico.

L’innamoramento è dato dalle pulsioni, dall’istinto, dall’attrazione. Non è una scelta. E’ un’esperienza temporanea in cui chi ne è coinvolto cerca di fondersi con l’altro e può portare a comportamenti regressivi (basti pensare ai nomignoli con cui ci si chiama).

E’ anche sognare e idealizzare l’altro che pare soddisfare e sfamare ogni nostra esigenza. Il cervello si ritrova in un turbinio di produzione di endorfine, che ci fanno stare bene, ingigantiscono gli aspetti positivi dell’altro e ne minimizzano i difetti. Vi è un distacco per tutto ciò che non riguarda direttamente la persona amata e si è capaci di compiere follie pur di starle vicino.

Poi, gradualmente o all’improvviso, dalla totale fusione, si passa nuovamente ad essere due individui ben definiti. Si ha bisogno di qualcosa di meno coinvolgente, più stabile e tranquillo, in quanto risulta essere pesante vivere a lungo in uno stato d’intenso investimento emotivo. L’altro appare diverso da come lo si era sempre visto; viene avvertito il bisogno di rispettare i propri spazi e tempi, che forse prima sono stati trascurati in favore di quelli del partner.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Pavia e pubblicato sulla rivista Psychoneuroendocrinology, la fase dell’innamoramento durerebbe solo un anno. Durante la ricerca è stata individuata come causa scatenante le sensazioni dell’innamoramento, la proteina NGF, Nerve Growth Factor (scoperta negli anni ’40 da Rita Levi Montalcini). Nelle persone appena innamorate ci sarebbero dei livelli più elevati della proteina che ritornerebbero a degli standard normali dopo circa un anno.

Quindi, con il passare dell’innamoramento la coppia si trova ad un bivio: iniziare ad amarsi veramente o lasciarsi?

Il primo sentimento che scaturisce è generalmente la delusione perché l’altro non è più perfetto come l’avevamo visto fin’ora. Presi dallo spavento, non ci si rende conto che questo è un passo di maturazione e crescita, il passaggio verso una nuova dimensione di coppia che, include inevitabilmente conflitti e tensioni, ma anche adattamenti reciproci. Si può conoscere il vero compagno, per quello che è, non per come lo si è visto.

Si è disposti ad accettare i difetti dell’altro, perché si è profondamente legati e si vive in modo positivo l’evoluzione del rapporto. Oltre alla passione fisica e l’attrazione, subentrano l’attaccamento, nuove esperienze legate al senso di sicurezza, alla serenità, senso di appartenenza e sostegno reciproci. La coppia che si ama conquista tolleranza e collaborazione attraverso l’esperienza quotidiana a due. Non stiamo parlando di automatismi che vengono ereditati dalla precedente fase di innamoramento.

Per evitare la delusione post-innamoramento occorre lasciare l’idea fiabesca dell’amore perfetto che vede la coppia come estrema fusione tra i due; essere propensi alla flessibilità, al cambiamento, alle novità; essere disposti a dare spazio alle discussioni per preservare nella coppia la propria individualità, rispettando quella dell’altro. La coppia è un sistema costituito da qualcosa in più della somma dei singoli individui che la compongono e non equivale alla loro fusione.

Ott
20
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 20-10-2011

Disturbo bipolare klimt

“Salve, mi chiamo T. e soffro di disturbo bipolare da più di dieci anni. Ho l’impressione di trascorrere la vita in un’altalena con periodi di euforia totale in cui sono capace di far tutto e più di tutto, senza neanche sentire la necessità di dormire, interrotti da periodi di depressione tali che non riesco ad uscire dalla mia stanza e vedere la luce del sole. Questo male mi sconvolge, da un anno circa ho deciso di curarmi seriamente, prendo i miei farmaci in modo regolare e vado alle sedute di psicoterapia ogni settimana. Mi chiedo fino a quando durerà e se resisterò a far la brava senza dare colpi di testa? T.”

La testimonianza di T. ci da in poche parole un quadro di ciò che si prova a soffrire di disturbo bipolare (DB), o malattia maniaco depressiva o psicosi maniaco depressiva. Si tratta di una patologia compresa fra i disturbi dell’umore, nella quale i normali stati dell’umore, tristezza e felicità, si presentano ciclicamente amplificati e alternati a periodi di normalità.

Per molti, tale disturbo risulta estremamente vantaggioso nei confronti della creatività artistica perché alcuni artisti, poeti, musicisti, scrittori, hanno sofferto di disturbo bipolare. Invece, per coloro che ne soffrono, si tratta di una sindrome estremamente angosciante e dolorosa. Una vera e propria maledizione che rende difficile ad impegnarsi in progetti a lungo termine e affrontarli con la serenità richiesta.

Chi soffre di questa condizione tende a presentare fasi depressive seguite da fasi maniacali. Quando la persona transita in modo non definitivo da uno stato all’altro (cioè non è completamente depresso né completamente in fase maniacale) si può presentare, invece, lo stato misto. Non bisogna, però, confondere quelli che comunemente sono definiti “alti e bassi”, che ognuno di noi può avere nel corso della propria giornata, con le manifestazioni del disturbo bipolare, che possono, invece, rovinare i rapporti interpersonali, causare la perdita del lavoro e, in casi estremi, sfociare in comportamenti suicidari.

Generalmente le fasi depressive tendono a durare maggiormente rispetto a quelle maniacali.

A volte il passaggio da una fase all’altra è immediato, a volte, invece, intercorre un periodo di umore normale.

Tra i sintomi della fase depressiva abbiamo umore depresso, pensieri negativi, sensazione di fatica e apatia, peggioramento dei sintomi tipicamente al risveglio, risvegli notturni angosciosi con difficoltà a riprendere il sonno, idee di morte, mancanza di speranza, inappetenza o raramente iperfagia, ridotta capacità di trarre piacere dalle attività, sensazione di non essere capiti dagli altri, ridotto desiderio sessuale, difficoltà di concentrazione, irritabilità.

La fase maniacale invece è caratterizzata da un umore particolarmente euforico, dalla sensazione che tutto sia possibile e da un ottimismo eccessivo. Le idee ed i pensieri si accavallano rapidamente nella mente ed a volte diventano così veloci che spesso diventa difficile seguirli. Si diventa disorganizzati e inconcludenti. Poiché molto energico, chi attraversa queste fasi non sente il bisogno di mangiare o dormire ed ha la sensazione di poter fare qualsiasi cosa, a tal punto da commettere azioni impulsive o compromettenti, come spese folli o imprese rischiose.

In altri casi, tuttavia, la fase maniacale è caratterizzata da umore disforico, ovvero da un senso costante di rabbia e ingiustizia subita, intolleranza, irritabilità e, spesso aggressività.

Esistono alcuni tipi di disturbi bipolari:

Bipolare I: con episodi di depressione grave e mania. 

Bipolare II: caratterizzato da più episodi di depressione grave, ma solo periodi di mania lieve, o ipomania.

Stati misti: con compresenza di sintomi depressivi e maniacali.

Ciclotimia: le alterazioni dell’umore non sono così gravi come nell’episodio bipolare completo (I o II), anche se possono sfociare in esso e durare più a lungo.

Il trattamento del disturbo bipolare è centrato principalmente sulla farmacoterapia, a base di farmaci stabilizzanti dell’umore e antidepressivi.

Tra gli stabilizzanti il litio è spesso usato nel trattamento della mania in fase acuta, e nella prevenzione delle crisi sia maniacali che depressive. L’acido valproico e la carbamazepina sono ugualmente usati nel trattamento della mania acuta così come nella prevenzione delle ricadute.

Antipsicotici o neurolettici, sono usati nel trattamento della fase acuta maniacale. Le benzodiazepine sono anche usate nel trattamento acuto della mania.

Gli antidepressivi sono utilizzati nelle fasi depressive della malattia.

Per alcuni pazienti può essere necessario del tempo prima di trovare la terapia efficace.

Oltre al trattamento farmacologico (sempre fondamentale), per avere una maggiore stabilità dell’umore, è necessaria una psicoterapia che prevede dei punti di intervento specifici:

  • aiutare la persona a seguire la terapia farmacologica; bisogna mantenere ed aumentare la motivazione della persona ad assumere la terapia; se non sono seguite, le persone tendono a “dimenticare” di prendere i farmaci;
  • dare più informazioni sul disturbo e aiutare la persona a riconoscere i sintomi iniziali delle due fasi, in modo da sapere come comportarsi, impedire l’aggravarsi della situazione e monitorare l’umore
  • imparare a discutere e modificare i propri stili di pensiero irrazionali e disfunzionali;
  • imparare strategie come gestire la propria rabbia, o migliorare le proprie abilità comunicative, per affrontare le difficoltà quotidiane;
  • informare i parenti sul disturbo perché spesso in fase maniacale la persona può diventare aggressiva, irritabile e impulsiva, mentre in fase depressiva, si rinchiude in sé e manifesta passivamente la propria aggressività e intolleranza.
  • permettere la condivisione del problema e delle angosce anche con la famiglia, per mantenere il nucleo familiare unito e consapevole di ciò che coinvolge tutti; i familiari collaboranti e partecipi sono una risorsa fondamentale per la cura e la tutela della persona affetta da disturbo bipolare.

 

Puoi leggere anche gli altri articoli sui Disturbi dell’Umore

Ott
17
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 17-10-2011

sport-rapporto-coppia

Fare sport fa bene all’umore, al fisico e all’amore.

Praticare un’attività sportiva oppure dedicare anche solo qualche ora al giorno al movimento fisico può avere non solo benefici generali di salute, ma è in grado di migliorare le prestazioni sessuali e di aumentarne il desiderio perché, oltre a liberare endorfine, accrescere la consapevolezza di se, aumenta la libido.

Inoltre l’attività fisica è un’occasione per socializzare, presentarsi ad altri così come si è, farsi accettare ed accettarsi.

Soprattutto le discipline aerobiche portano dei vantaggi sull’attività sessuale anche perché, oltre a quanto già detto, aumentano sull’uomo la capacità di preservare la capacità erettile; prevengono le malattie cardiovascolari, diminuendo la formazione di placche nelle arterie che possono causare come effetto collaterale l’impotenza.

D’altra parte, le donne che praticano sport sono meno a rischio di cadere nelle dipendenze, nella depressione, disturbi dell’attenzione, gravidanze indesiderate, disturbi legati al ciclo mestruale e conducono una vita più sana e regolare.

Inoltre, la stanchezza fisica indotta dagli allenamenti favorisce il rilassamento, l’abbandono e di conseguenza il piacere sessuale.

Fare sport in coppia aiuta le due persone a sincronizzare i loro movimenti e questo porterà ad una maggiore intesa sessuale e complicità.

Fare sport di gruppo favorisce la condivisione, la capacità di mettersi in gioco e di accettare il confronto con gli altri.

Per vedere i veri benefici dell’attività fisica bisognerebbe dedicare almeno 3 o 4 ore alla settimana oppure circa 30 minuti ogni giorno all’attività sportiva aerobica: corsa, nuoto, palestra, ciclismo, footing.

Non bisogna quindi sottovalutare l’importanza terapeutica dello sport oltre che sul fisico, anche sulla mente, la sessualità e la socializzazione.

Ho deciso di scrivere qualcosa sullo sport perché mi pare d’obbligo contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’attività fisica.

Articoli correlati: Due ruote contro lo stress

Ott
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-10-2011

DSCN1007Buongiorno,

ricordo a tutti i lettori che dal mese di ottobre 2011 svolgo  la mia attività clinica non più solo a Villacidro (VS), ma anche a Bergamo

Lo studio in cui riceverò i pazienti si trova presso il Centro di Psicologia e Cambiamento in Via Montale 27/31.

Per qualsiasi informazione o per chiedere appuntamento per un primo colloquio, potete contattarmi come sempre al numero 3207297686 o all’indirizzo e-mail caterina.steri@tiscali.it

I recapiti rimangono invariati sia per gli appuntamenti a Villacidro che per quelli a Bergamo.

Una buon fine settimana a tutti,

Caterina Steri

Ott
10
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 10-10-2011

metereopatiaMeteoropatia: un’elevata percentuale di persone ne è colpito.

Evidenti e fastidiosi sintomi, sia fisici che psichici, caratterizzano questa malattia: emicranie, malumore, sbalzi di pressione, insonnia, ansia e ipereccitabilità, palpitazioni, dolori alle ossa, mal di stomaco, irritazione alle vie respiratorie, affaticabilità, difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, fino ad arrivare a problemi ben più seri come infarto, angina pectoris o ictus.

L’elemento scatenante è costituito da bruschi cambiamenti climatici, variazioni nella pressione atmosferica, improvvisi mutamenti della temperatura o del tasso di umidità. Possono bastare anche un cielo nuvoloso, un temporale improvviso o un vento particolarmente impetuoso.

Possiamo parlare di meteoropatia primaria (derivante dalla sfera psicosomatica), secondaria (se influisce a peggiorare malattie fisiche già esistenti), e di Seasonal affective disorder  (Sad), una vera e propria sindrome legata al numero di ore di luce, detta anche “depressione invernale”.

Le categorie che risultano maggiormente sensibili alle mutazioni atmosferiche sono i bambini, gli adolescenti, gli anziani, i soggetti portatori di patologie specifiche e quelli definiti neurolabili. I più a rischio sono coloro che hanno subito traumi a carico dell’apparato muscolo-scheletrico oppure i depressi e gli ansiosi. Particolarmente meteoropatici possono essere inoltre gli alcolisti, i farmaco-dipendenti, le persone sottoposte a stress intenso e forte stanchezza.

Il meteoropatico è particolarmente predisposto, per situazioni di intenso stress, ad un cambiamento d’umore e/o di condizioni fisiche a seguito di intense variazioni climatiche. Normalmente i sintomi, quali irritabilità, generico nervosismo, insonnia, vengono accusati già prima che si verifichino mutamenti delle condizioni climatiche; segue poi la fase acuta corrispondente alla variazione del clima ed una rapida attenuazione con scomparsa dei sintomi coincidente con la fine della situazione climatica. Attualmente la meteoropatia è molto diffusa anche a causa di fattori negativi che possono pesare nella vita quotidiana: stress, lutto, divorzio, difficoltà a trovare lavoro o problematiche legate al pensionamento, inquinamento e traffico, competitività a livello professionale.

La meteoropatia  è legata al funzionamento dell’ipofisi. Più specificatamente, il lobo anteriore dell’ipofisi, produce gli ACTH, l’ ‘Ormone dello Stress’, in maggiore quantità la mattina e in minore quantità la sera. In occasione di eventi climatici caratterizzati specialmente da una diminuzione della temperatura esterna, viene aumentata la produzione di ACTH provocando nei meteoropatici irritabilità e nervosismo.

L’ormone dello stress causa l’aumento dell’ansia e diminuisce la produzione di endorfine: veri e propri antidolorifici, che abbassano nell’organismo la soglia del dolore. Diminuendone la loro produzione aumenta così la percentuale del dolore a livello scheletrico, muscolare e tendineo, con conseguenti dolori alle ossa cefalee e nevralgie.

Nella meteoropatia sono coinvolti altri ormoni: viene prodotta maggiormente la melatonina che ha effetti rilassanti ma anche depressivi, che si attiva con il buio e, al contempo, diminuita la produzione di serotonina, ormone fonte di benessere.

Per combattere la meteoropatia è importante imparare a contenere lo stress, può essere utile anche compiere regolari passeggiate all’aria aperta per attivare la produzione di serotonina ed endorfine e, abituare l’organismo, ormai solito a vivere in ambienti climatizzati, alla variazione della temperatura.

La meteoropatia ad oggi, viene curata con terapie tradizionali, con quelle complementari come la medicina termale, la fitoterapia, l’omeopatia e le tecniche di rilassamento.

Per quanto riguarda la psicoterapia, questa potrebbe essere utile ai fini del raggiungimento del benessere psichico, nonché di quello fisico, se psicosomatico.

Ott
06
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 06-10-2011

StalkingAlcune manifestazioni di affetto e gentilezza, attraverso sms, e-mail, telefonate, visite a sorpresa, regali inaspettati, con il tempo possono diventare sgradite perché invadono la privacy di chi le riceve, talvolta creando dei cambiamenti nella quotidianità e generando ansia, preoccupazione e spavento. Nei casi più gravi, c’è chi passa dai regali alle minacce, poste sotto casa, inseguimenti, molestie, persecuzioni, atti lesivi. Queste situazioni vengono riportate al fenomeno dello stalking (termine anglossassone che letteralmente significa “fare la posta”), o sindrome del molestatore assillante, inseguimento ossessivo o anche obsessional following.

Non sono tanto le singole condotte dell’assillatore ad essere considerate persecutorie, quanto la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà di chi le subisce.

Lo stalking può presentare una durata variabile, da un paio di mesi fino a coprire un periodo lungo anche anni. E’ un vero e proprio reato punibile con il carcere. Nello specifico, “la legge aumenta le condanne da sei mesi a quattro anni, le pene sono aggravate se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona legata alla vittima da relazione affettiva, se avviene a danno di un minore, di una donna incinta, di una persona disabile. Il reo è punito con l’ergastolo se, nell’escalation di atti persecutori accertati, uccide la vittima”.

Solitamente con lo stalking vengono coinvolte due persone: il persecutore, chiamato stalker e la sua vittima.

Il primo può essere un estraneo, ma spesso è un conoscente della vittima, un ex, che agisce spinto dalla voglia di recuperare il rapporto o dal desiderio di vendicare un torto subito. Altri possono essere individui con problemi di interazione sociale, che vogliono imporre la propria presenza, anche quando viene respinta, per creare una relazione sentimentale. Ci sono poi, in numero minore, persone con disturbi mentali, convinte di avere effettivamente una relazione con l’altra persona.

In base alle motivazioni che spingono lo stalker ad assillare la sua vittima sono stati definiti dei profili ben precisi.

  • Il risentito: spinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta.
  • Il bisognoso di affetto: va alla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene superficialmente considerata, vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato in base alla convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta.
  • il corteggiatore incompetente: tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani.
  • Il respinto: un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono.
  • Il predatore: un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare la persecuzione.

Lo stalker può agire in due diversi modi. Il primo si basa sull’uso di sms, e-mail, telefonate, graffiti, murales attraverso cui si vuole trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, relativi a stati affettivi amorosi, a vissuti di odio, rancore o vendetta.

Il secondo si basa sulla ricerca del confronto diretto con la vittima tramite visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima in genere segue la seconda specie di azioni.

La vittima, chiamata anche stalking victim, si trova in stato di allerta, di emergenza e forte stress psicologico dato dai vissuti legati alla percezione sgradevole dei comportamenti persecutori subiti che alla continua angoscia dovuta dalla paura per la propria incolumità. Le vittime solitamente sono donne dai 18 ai 44 anni.

I comportamenti di stalking possono protrarsi a lungo tempo con conseguenze negative per la vittima che rischiano di trasformarsi in vere e proprie ferite che si cronicizzano. In base alle esperienze subite e ai vissuti emotivi, possono insorgere disturbi di ansia, insonnia, e disturbi da stress post traumatico.

E’ noto che ci sono delle categorie sociali a rischio di stalking, come medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali: quelle categorie che lavorano per aiutare gli altri. Lo stalker rischia di sviluppare nei loro confronti delle aspettative per cui si sentono aiutati e capiti. Proietta su queste figure il proprio bisogno di relazioni, affetto, amore e inizia ad assillarli per avere la loro attenzione, fino a perdere il controllo e la visione oggettiva della realtà.

 

Come prevenire e combattere lo stalking

Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro.

Meglio uscire senza seguire abitudini solite e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati,

Raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti e riportare tutto alle forze dell’ordine.

Se si pensa di essere in pericolo o seguiti recarsi dalle forze dell’ordine.

Tenere sempre il cellulare a portata di mano per effettuare una telefonata al numero delle emergenze.

Non sottovalutare quello che sta succedendo e i segnali di disturbo subiti.

Non vergognarsi e non sentirsi in colpa perché si è diventate vittime di stalking. Parlare e denunciare sono un’ottima strategia per liberarsi dai soprusi dello stalker.

Se insorgono disturbi di ansia, insonnia, eccessivo stress è utile rivolgersi ad un esperto per lavorare sulle conseguenze psicologiche di quello che si sta subendo e per trovare il coraggio (quando manca), di denunciare l’accaduto.

Ott
03
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 03-10-2011

DSCN0985E’ con immenso piacere che oggi vi comunico che dal mese di ottobre 2011 svolgerò  la mia attività clinica non più solo a Villacidro (VS), ma anche a Bergamo

Lo studio in cui riceverò i pazienti si trova presso il Centro di Psicologia e Cambiamento  in Via Montale 27/31 a Bergamo (quartiere Campagnola).

Per qualsiasi informazione o per chiedere appuntamento per un primo colloquio, potete contattarmi come sempre al numero 3207297686 o all’indirizzo e-mail caterina.steri@tiscali.it

I recapiti rimangono invariati sia per gli appuntamenti a Villacidro che per quelli a Bergamo.

Una buona settimana a tutti,

Caterina Steri