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Psicoterapia Strategica Integrata: conoscerla per sceglierla

GirasoleRispetto alla mia esperienza, ho notato che spesso le persone scelgono il terapeuta a cui rivolgersi in base alla sua posizione geografica, senza interessarsi al tipo di modello su cui si basa il lavoro del professionista. Certo, se un terapeuta è bravo, poco importa al paziente che tipo di modello usi. Spinta però dalla passione per il mio lavoro, oggi vorrei offrire una motivazione in più per la scelta del proprio terapeuta, presentando meglio il tipo di modello che utilizzo: la Psicoterapia Strategica Integrata. Nata negli anni ’90 è stata ufficializzata nel 2003 con la nascita della Scuola di Psicoterapia Strategica Integrata di Roma.

Si chiama Strategica perché fa uso di particolari strumenti che mirano alla soluzione dei problemi dell’individuo attraverso il cambiamento del quadro patologico e l’estinzione del sintomo stesso.

Si chiama Integrata perché attinge parte delle sue risorse da differenti approcci.

Uno degli obiettivi fondamentali della Psicoterapia Strategica Integrata è il cambiamento del comportamento patologico e promuoverne l’assunzione di nuovi per il raggiungimento del benessere: già dalle prime sedute il paziente riesce a sperimentare i benefici del trattamento.

Il modello tiene conto delle peculiarità di ogni paziente e quindi per ognuno occorrerà eseguire un trattamento diverso e originale che si basi sulle risorse del soggetto stesso che ha un ruolo attivo nel suo percorso terapeutico, anche al di fuori delle sedute, eseguendo dei compiti stabiliti dal terapeuta. Questo fa si che l’artefice principale del cambiamento sia il paziente stesso.

Il modello strategico integrato vuole affrontare e risolvere i problemi umani in breve tempo (ad esempio, i disturbi di ansia richiedono circa una decina di sedute di lavoro) ma in maniera duratura, attraverso un percorso di consolidamento dei cambiamenti avvenuti in terapia. In questo modo, se il paziente sentirà di rivolgersi in seguito al terapeuta lo farà per motivi diversi rispetto a quelli iniziali.

Una delle caratteristiche che mi spinse alla scelta di questo modello è che chi si specializza in Psicoterapia Strategica Integrata ha l’obbligo di fare una terapia personale su se stesso, perché oltre all’importanza di acquisire gli strumenti per lavorare bene è fondamentale superare i propri “nodi” causati dai vissuti personali (così come fanno i nostri pazienti), per instaurare una relazione chiara, di fiducia, originale e professionale con il paziente.

Diciamo che prima di aiutare gli altri a cambiare i comportamenti disfunzionali è essenziale che lo abbia fatto pure il terapeuta su se stesso. Chi prova su di se il cambiamento riesce a stimolare responsabilmente gli altri a cambiare i propri schemi comportamentali per raggiungere la dimensione del benessere.

La psicoterapia strategica integrata può essere applicata al singolo individuo, alle coppie, gruppi e organizzazioni, quindi non solo in ambito clinico, ma anche della psicologia del lavoro.

Per quanto riguarda le patologie su cui lavoro io, gli ambiti di interesse sono:

  • i diversi disturbi di ansia: tra cui gli attacchi di panico, ipocondria, fobie
  • le dipendenze senza droghe: quelle affettive, da shopping, gioco d’azzardo, da internet, da cibo
  • depressioni reattive, disturbi dell’umore, del sonno, bassa autostima, disturbi sessuali, di coppia, relazionali, affettive e disturbi legati all’ambiente lavorativo o ad eventi traumatici.

Concludendo, mi piacerebbe pensare di essere riuscita a spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a fare uso nella mia professione del modello di Psicoterapia Strategica Integrata e di aver trasmesso ai miei lettori la voglia di conoscere meglio il modo in cui esso può essere applicato per trarne beneficio.

Caterina Steri

Villacidro (VS) – Sardegna -



1 commento

mario on 25 Giugno, 2014 at 12:39 #
    

ottimo articolo chiaro anche se sintetico ne ho letto anche altri correlati sempre tutto molto chiaro
COMPLIMENTI


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