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Ci sono delle affermazioni che gli psicologi non vogliono assolutamente sentirsi dire, come se al solo udirle venisse loro una forte orticaria.

Certo, pensandoci un po’ sono cose che potrebbero far sorridere, ma sul momento non vengono affatto gradite. Ne sento spesso, ora meno perché in fin dei conti, mi concedo sempre, o quasi, di esplicitare cortesemente il mio disappunto. E mi fa sorridere come chi mi conosce bene quasi si diverta ad assistere a questi scambi.

Ora cercherò di farvi un piccolo elenco di quelle frasi che ci infastidiscono tanto.

-          “Vorrei fare una chiacchierata con lei”. Partendo dal presupposto che per chiacchierata si intenda una “conversazione prolungata tra amici, per passatempo”, se andando dallo psicologo o dal terapeuta avete la sensazione di aver vissuto ciò che avete appena letto, allora sappiate che non avete lavorato per nulla ma avete sprecato solo tempo e denaro.Infatti, nello studio di uno psicologo non si chiacchiera, ma il professionista fa uso di uno strumento molto importante ed efficace che è quello del colloquio, una tecnica di studio del comportamento umano atta a raccogliere informazioni, motivare ai fini terapeutici ed informare.

-          “Non vado dallo psicologo perché posso parlare ai miei amici o parenti”. Anche questa affermazione si lega alla prima. Il colloquio psicologico è ben lontano dalla chiacchierata con amici e parenti per i motivi che vi ho elencato sopra e perché quello con lo psicologo è un rapporto unidirezionale dove il professionista è a totale disposizione del paziente, dove tutto si svolge in funzione del suo benessere senza la minima intromissione emotiva. Fenomeno che non avviene in altri tipi di relazioni non professionali.

-          Un’altra affermazione urticante è quando una persona, che non ha nulla a che fare con il tuo lavoro, ad esempio l’amico dell’amico che ti viene presentato il sabato sera al pub, che dopo aver saputo che lavoro fai esclama ingenuamente: ”Aiuto! Adesso mi analizzi?” “Secondo te sono matto??” Mio carissimo amico del mio amico, ma secondo te il sabato sera al pub di fronte ad un drink sto pensando a lavorare o sto pensando a rilassarmi e a godermi un po’ la vita con le persone a cui voglio bene? E soprattutto, pensi che io sia dotata di bacchetta magica per capire in due secondi come tu sia fatto e quale sia il tuo disagio? Ebbene, sappi che così non è…

-          “Il tuo lavoro consiste nello stare seduta ad ascoltare i fatti della gente e non è faticoso”. Come se tutto si riducesse ai cinquanta minuti di colloquio senza nessuna preparazione al di fuori di esso.

-          Passiamo poi a “Con il tuo lavoro dovresti capirmi e accettare ciò che faccio” Si cara mia, con il lavoro che faccio dovrei capire mille cose, ma se tu provi a prendermi a pesci in faccia o a giustificare tutte le tue insensate azioni con la scusa che tanto poi capirei, io non riuscirei a  star ferma a guardare. Piuttosto sollevo i tacchi e me ne vado. Sai com’è? Con il lavoro che faccio, fortunatamente riesco a distinguere le persone negative da quelle positive e a difendermi dalle prime.

-          “Tu non hai problemi.” – In che senso, scusa?- Non è che la specializzazione in psicoterapia mi esuli dai problemi della vita, come a dire che i medici essendo tali non siano a rischio di malattia. Forse sono consapevole delle risorse che ho e riesco ad usarle, ma questo è frutto sicuramente della mia volontà e del lungo e duro lavoro di psicoterapia personale che ho affrontato in prima persona.

-          “Siamo tutti un po’ psicologi!” Questa è una delle mie preferite. Di rimando mi verrebbe da dire che sono un po’ psicologa, parrucchiera, medico, estetista e perché no, anche astronauta! Chi di noi in fondo da bambini non ha sognato almeno una volta di andare sulla luna?

E sapete perché noi psicologi non le vogliamo sentir dire tutte queste frasi che vi ho elencato? Semplicemente perché siamo esseri umani, tanto quanto le persone che le affermano. E perché il nostro mestiere è fatto di peripezie, difficoltà, grossi pregiudizi, anni di investimento economico, energetico e temporale per raggiungere un’adeguata formazione e di percorsi terapeutici individuali molto duri.

-SE TI è PIACIUTO QUESTO ARTICOLO LEGGI ANCHE PSICOTERAPIA E CHIACCHIERE.

Set
22
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 22-09-2016 e taggato ,

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Più volte abbiamo parlato dei vittimisti patologici, senza approfondire su come potersi difendersi da loro per non venirne fagocitati, perché si sa, sono dei veri e propri vampiri emotivi.

Quelli che quando li  incontrate vi lasciano addosso un senso di stanchezza, di vuoto e, qualora si siano impegnati abbastanza, anche un cambiamento di umore  in negativo, naturalmente.

Attenzione però, il vittimista patologico può essere un falso adulatore e quindi inculcare nelle sue prede un senso di confusione che non permette loro di inquadrarlo subito come causa del malessere personale.

  • Il primo passo da fare quindi è quello di prender coscienza del suo atteggiamento e soprattutto degli sgradevoli effetti che genera.
  • Senz’altro, un’ arma a suo sfavore è la cura costante della propria autostima che permette di assorbire meno le influenze negative altrui.
  • Altro step fondamentale è quello di stabilire dei confini con questo individuo, non permettere che li varchi ed evitare di creare con lui situazioni di debito che al momento giusto potrebbe venire rinfacciato.
  • Meglio circondarsi di persone che hanno effetti benefici sulla vostra persona, quelle che tengono alla relazione in modo disinteressato e godono dei vostri successi, non dei fallimenti.
  • Non perdere troppo tempo a spiegare al vittimista che si sta auto commiserando, nella maggioranza dei casi non lo accetta e accentua ancora di più i tratti vittimisti.
  • Ignorare i suoi commenti negativi, ricordando che hanno una visione distorta della realtà.
  • Ricordarsi ogni volta che vi dirà che “voi sì che avete avuto la fortuna di…” che ciò che siete è frutto delle vostre esperienze e del vostro impegno a prendervi cura di voi stessi, non della fortuna. Questo potete anche non dirlo al vittimista, l’importante è averlo per bene a mente.

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Set
19
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 19-09-2016 e taggato ,

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Finite le ferie si torna a lavoro e quindi ai ritmi quotidiani che impongono organizzazioni certosine del tempo, soprattutto quando si hanno figli piccoli, entrambi i genitori lavorano e non possono contare sul prezioso aiuto dei nonni.

Per tanti il dilemma è se far uso, quando necessario degli asili nido o meno?

I genitori, soprattutto le mamme, si trovano a dover affrontare il primo vero distacco dai figli dopo mesi di continuo contatto dalla loro nascita e le sensazioni sono le più differenti, dal senso di colpa per paura di abbandonarli e trascurarli all’entusiasmo di poter usufruire di un prezioso aiuto, alla voglia di riprendersi un po’ di spazio per se stessi e di aiutare il bambino ad inserirsi in un mondo che non sia solo composto da mamma, papà e persone molto vicine a loro.

Ci sono poi i dubbi se sia meglio affidarsi ad una baby sitter o ai nonni, quando disponibili.

Certo è che ognuna di queste soluzioni può avere i pro e i contro. I nonni ad esempio sono a costo zero e spesso senza limiti di tempo, ma inevitabilmente possono più o meno consapevolmente dare un’impronta educativa ai nipoti che a volte non coincide con quella dei genitori.

La baby sitter costa e può avere limiti di tempo, ma potrebbe avere un’energia maggiore di quella dei nonni e  le si può chiedere esplicitamente di rispettare certe indicazioni senza correre il rischio di creare incidenti diplomatici familiari.

Sia i nonni che la baby sitter sono poi disponibili anche quando i bambini si ammalano.

Per il nido così non è, senza contare che costituisce un vero è proprio focolaio di germi e batteri che i bambini inevitabilmente si contagiano tra loro. Per quanto riguarda il riscontro di malattie, non essendo un pediatra ritengo opportuno non esprimermi. Certo è che serve sempre avere un piano b, nel momento in cui il bambino si ammali e non possa andare al nido. Ad esempio la sicurezza di poter chiedere senza particolari problemi un congedo parentale a lavoro, oppure una baby sitter sempre reperibile o altri adulti di riferimento nel caso non ci si possa assentare dal lavoro.

Un altro svantaggio del nido potrebbe essere che un bambino molto piccolo possa sentirsi abbandonato, ma questo è un problema passeggero se ben affrontato da tutti gli adulti che hanno a che fare con questa esperienza.

La scuola inoltre potrebbe avere orari poco flessibili o applicare una chiusura festiva che spesso non coincide con le ferie dei genitori.

Il rovescio della medaglia è che favorisce il processo di autonomia dei bimbi, lo sviluppo della creatività,  della manualità e fisicità, le competenze linguistiche, la capacità ad addormentarsi da soli, non avendo l’attenzione esclusiva di un adulto, della condivisione e socializzazione con i coetanei, fortemente necessario soprattutto quando in casa si sta sempre o quasi prevalentemente con persone adulte.

Un altro vantaggio è quello che il bambino imparerà a gestire la frustrazione di non avere sempre e comunque un’attenzione esclusiva da parte di chi si prende cura di lui.

Ogni scelta ha quindi i pro e contro, bisogna capire cosa può esser meglio per i genitori e i bambini. Le situazioni personali giocano sicuramente un ruolo importante in tutte le scelte, anche in quello di questo tipo. Io, come professionista, mi sento a favore della decisione di far frequentare l’asilo nido ai bambini.

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Le vacanze sono sempre un periodo particolare per le coppie, il maggiore tempo passato insieme può mettere in evidenza il tipo di rapporto tra i due partner, sia in senso positivo che negativo.  Quando parliamo di relazioni dipendenti, le vacanze possono diventare una vera e propria trappola, uno specchietto per le allodole, utile a convincersi che il vero amore possa davvero concretizzarsi perché costituiscono dei momenti in cui il manipolatore, con qualche moina in più illude nuovamente la sua vittima e il clima vacanziero aiuta a contornare il tutto di una romantica cornice.

Nella dipendenza affettiva la relazione di coppia è concepita come condizione indispensabile per la propria esistenza, per cui si è disposti a far di tutto pur di mandarla avanti ed evitare la rottura, compreso il totale annullamento di sé e ci si convince in ogni modo che qualsiasi piccolo segnale di considerazione da parte dell’altro possa cancellare tutti i lunghi periodi di svalutazione e non amore subiti. Per questo motivo le vacanze possono costituire una trappola, in quanto, è più facile essere considerati quando non si ha a che fare con i soliti ritmi della quotidianità. E i manipolatori affettivi possono approfittare del clima vacanziero per illudere ulteriormente le vittime di poter concedere loro un bel rapporto.

Anche a livello terapeutico tutto ciò ha delle ripercussioni. Quando pazienti che stanno in terapia a causa di dipendenze affettive decidono di concedersi qualche giorno di vacanza con il partner tendono ad illudersi che tutto possa risolversi nel migliore dei modi e che il rapporto da “dipendente” possa diventare “sano”, senza voler ammettere che per instaurare un amore vero bisognerebbe invece cambiare se stessi e il partner.

Durante le vacanze il carnefice può essere più propenso e facilitato a muovere false lusinghe in modo tale da tenere legata a se la sua vittima e convincerla a fugare ogni tentativo di ricerca di libertà dalla relazione.

La dipendente si illude che tutti i soprusi subiti normalmente in realtà siano stati percepiti in modo esagerato e si da le colpe se qualche volta non sia stata considerata a dovere, pur di giustificare il suo carnefice e rimanere nella relazione. Allo stesso tempo, l’illusoria tregua vacanziera dove viene spesa qualche lusinga in più, convince la dipendente che il partner rimarrà di “buon umore” anche al rientro a casa e che forse serviva solo qualche giorno di relax per fargli capire fino in fondo di quale entità sia costituito il loro amore.

Quando una dipendente torna in terapia dopo un periodo del genere (se torna), il rischio è che gli sforzi fatti precedentemente per ammettere di vivere una relazione malata vacillino a causa delle false moine del suo carnefice.

C’è chi spesso si sente ad un bivio, chi invece, riesce a riprendere in mano una visione oggettiva del lavoro terapeutico, rendendosi conto che la vacanza abbia costituito una tentazione ad immergersi totalmente nelle solite patologiche dinamiche. Il terapeuta in questa fase ha l’importante ruolo di aiutare la paziente ad essere il più “lucida” possibile intanto che la vita le dimostri di non essere un’eterna vacanza e il ritorno alla quotidianità non impieghi molto tempo a ri-proiettare i suoi protagonisti nelle solite abitudini. Il carnefice, se mai davvero le abbia interrotte, riprende ad essere freddo, ambiguo, svalutante determinando nella vittima maggiori insicurezze e il crollo delle sue illusioni qualora non ricorra ai ripari nel più breve tempo possibile.

La difficile soluzione, come al solito consiste nel vedere l’altro per quello che è, ovvero un manipolatore affettivo. Solo così è possibile uscire dalla trappola e liberarsi della dipendenza costruendo relazioni più sane.

E’ vero che qualche giorno di vacanza può illudere sul tipo di relazione che si vive, ma è anche vero che riuscire a mettere se stessi al centro della propria vita è la via giusta per amarsi e farsi amare realmente.

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Set
02
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 02-09-2016 e taggato ,

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Quando mi si è presentata davanti l’immagine di una donna con la clessidra in mano e la scritta Fertility Day inizialmente non ho colto il messaggio, poi, appena ho messo a fuoco meglio il resto delle “cartoline” che l’accompagnavano ho pensato/sperato subito fosse un fake. E invece, ahimè, così non era…

Quindi sono andata a cercare delle informazioni, per capire meglio che stesse succedendo.

Ho scoperto che con il Fertility Day il Ministero della Salute avesse come obiettivo quello di informare le persone sul pericolo della denatalità nel nostro Paese, sulla bellezza della genitorialità, sul rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori e sull’aiuto che la Medicina può dare alle coppie che non riescono ad avere bambini. Tutti presupposti nobili, niente da dire. Io stessa, come professionista mi ritrovo spesso a dover trattare il tema in sede di colloquio e dover dare sostegno psicologico alle persone che non possono avere dei figli. E allora cosa ha scatenato l’ira degli Italiani?  Ecco, sono arrivata alla conclusione che, ripeto, nonostante possa essere una buona idea quella di dedicare una giornata all’informazione, in un contesto come quello italiano in cui il sistema familiare trova più difficoltà che altro, quella del Fertility Day sapesse proprio di presa in giro, eufemisticamente parlando. Se ci aggiungiamo poi gli slogan con cui l’evento è stato proposto allora il flop è garantito.

Forse in un paese in cui davvero venga applicata una vera politica della famiglia, dove la maggior parte dei giovani in età fertile non dipenda dai genitori e non sia disoccupata l’iniziativa avrebbe un impatto positivo. Ma in Italia, in cui il lavoro precario (quando c’è), la fa da padrone, in cui le donne con bambini piccoli non vengono assunte, in cui nei colloqui di lavoro ti si chiede se hai l’intenzione di diventare madre e tu devi mentire se vuoi davvero quel posto, in cui gli asili pubblici non coprono assolutamente il fabbisogno del paese e quindi bisogna pagare profumatamente quelli privati, in cui sei per forza costretta a scegliere tra carriera e figli o affidarti totalmente ai nonni, ecco, in un posto così, gli slogan dei Fertility Day, fanno arrabbiare.

Per la maggior parte delle persone fare figli a 25 anni significa dover rinunciare agli studi Universitari e se uno decide di laurearsi, per trovare subito un lavoro, salvo rari casi, deve emigrare all’estero e nel mentre chiedere un aiuto economico ai genitori.

Tante coppie, quando valutano di voler coscientemente e responsabilmente dei figli, avendo raggiunto  dopo lunghe peripezie la stabilità economica e magari avendo un mutuo casa alle spalle senza l’aiuto di nessuno, arrivano “troppo tardi” perché l’orologio biologico ha fatto il suo corso. Arrivano tardi non per ignoranza, ma per situazioni logistiche non favorevoli per le quali non si poteva fare altrimenti. O forse si, ma vivendo alle spalle di qualcun altro. Allora quella donna con la clessidra in mano fa arrabbiare e vivere una forte frustrazione. Senza parlare dell’ipotesi che negli anni della creatività giovanile poteva non essere presente il partner adatto con cui diventare genitori. Sapete, non mi pare un buon motivo prendersi il primo che passa per riprodursi.

Allora, a modo mio, penso di aver capito il motivo di tanta indignazione: perché l’Italia non ha una politica della Famiglia, tantomeno favorisce i giovani nuclei familiari. Ci sono da fare innumerevoli riflessioni sul Fertility Day, soprattutto sul motivo per cui si arriva sempre più tardi a fare dei figli o si decida di non diventare genitori, non perché la gente non sappia, ma semplicemente perché ha un milione di motivi personali per cui ha deciso di aspettare, anche correndo il rischio che i figli non arrivino. E poi, qualora dovesse succedere che la natura ne doni almeno uno, bisogna considerarla una sfortuna, come farebbe capire l’ennesima cartolina?

Ed infine, cerco il sito ufficiale del Fertility Day cercando un possibile motivo valido della sua esistenza ma scopro che è stato chiuso e allora mi arrendo.

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Quasi alla fine dell’estate tutti o o la maggior parte riprendiamo le attività routinarie. Come ogni anno ho deciso di far fare al mio blog una lunga pausa, in modo tale da non dover avere sempre il pensiero di pormi di fronte allo schermo del computer per scrivere anche nel mese dell’anno in cui riesco e voglio rallentare parecchio i miei ritmi. Per me le ferie non sono solo divertimento, mare, viaggi e scoperte di nuovi luoghi con chi amo, ma anche il lusso di rallentare il trascorrere delle giornate affrancandomi dalla preoccupazione di controllare costantemente l’orologio e o accendere il computer per scrivere le mail o rispondervi.

Ora che posso dire di aver fatto tutto questo, posso anche riprendere a scrivere i miei post e a condividerli con voi, sempre numerosi e attenti.

L’accorciarsi delle giornate, l’abbassamento delle temperature, il ritorno dei pazienti da una pausa terapeutica estiva e l’aumento delle richieste di colloqui da parte di nuove persone, mi indicano che è tornato il momento di riprendere i ritmi lavorativi e di godere dell’energia e della spensieratezza accumulata nelle scorse settimane. C’è solo una cosa che mi rende fortemente triste e mi da un enorme senso di impotenza: gli avvenimenti degli ultimi giorni che hanno messo in ginocchio gran parte dell’Italia a causa del terremoto. Posso ritenermi fortunata a vivere in una terra che non è vittima di attività sismiche, ma non posso certo non essere partecipe e commuovermi nel vedere che per tanti altri non sia così. 

Vi ringrazio per avermi “aspettata” , per esser passati di qua anche quando non erano presenti dei nuovi articoli e per aver deciso di continuare a rimanere tra le mie righe.

Buon rientro alle attività lavorative, a quelle studentesche, buone ferie a chi ancora non le ha fatte e buona vita a chi in questo momento potrebbe pensare che non esista via d’uscita al dolore.

Io sono di nuovo qui, di fronte al mio computer e nelle mie postazioni lavorative.

Caterina Steri.

Lug
25
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 25-07-2016 e taggato , ,

Come per ogni calda estate che si rispetti, dopo un lungo periodo di lavoro senza interruzioni, finalmente anche per me sono arrivati i giorni di ferie. In questa settimana e nella prossima non effettuerò nessun colloquio in studio, ma riprenderò a lavorare da lunedì 8 agosto, in attesa di una successiva settimana vacanziera a settembre.

Per quanto riguarda invece il blog, vi lascerò in compagnia degli oltre quattrocento articoli per tutto il mese di agosto e vi rimando per quelli nuovi direttamente a settembre. So che può sembrare una lunga pausa, ma mi pare piuttosto necessario per me e per il mio lavoro approfittare di queste settimane per riposare la mente, godermi uno splendido mare e dar spazio alla nascita di nuove idee professionali.

Potete comunque continuare a seguirmi qui e nella mia pagina Facebook e per chi volesse fissare un appuntamento potrà contattarmi SOLO ED ESCLUSIVAMENTE TRAMITE TELEFONATA al numero 3207297686. I messaggi e le chat non verranno considerate. Se non doveste trovare risposta immediata verrete ricontattati entro la fine della giornata, o al massimo il giorno successivo.

Vi ringrazio per la costante presenza nel blog, su Facebook e Twitter e vi auguro uno splendido agosto.

Caterina Steri – Gocce di psicoterapia - 

Quando si tratta di questioni lavorative preferisco sempre non comunicare tramite messaggi o chat perché vi vedo più aspetti negativi che positivi. Ad esempio, si possono perdere gran parte delle caratteristiche tipiche delle conversazioni a voce. Con la telefonata si evita anche di contattarsi a vicenda agli orari meno indicati. Inoltre già la chiamata è l’inizio del percorso stesso, il primo passo esplicito verso la richiesta di aiuto.

Do’ sempre priorità alle chiamate telefoniche e richiamo sempre entro la fine della giornata lavorativa qualora non possa rispondere immediatamente.

Solitamente l’attesa per un primo colloquio va da una a due settimane. Alcuni mi chiedono tempi molto più ristretti, ma capite che non sia logisticamente possibile.

Oltre al lavoro da psicoterapeuta richiedono tempo anche gli altri incarichi professionali, gli articoli per il blog e le giornate di formazione. Inserire degli appuntamenti il giorno stesso della richiesta è molto difficile, in quanto solitamente le giornate sono già tutte programmate.

Sono molto contenta di lavorare intensamente, a discapito di chi dice che non si vive di psicoterapia.  Se a volte non rispondo subito alle telefonate o alle e-mail è perché nel mentre mi sto dedicando a qualcun altro. Vi chiedo quindi di pazientare qualora abbiate necessità di avere delle informazioni o per fissare un appuntamento e di chiamarmi direttamente al 3207297686 da un numero visibile in modo tale da potervi ricontattare entro la fine della giornata.

La modalità di richiesta dei colloqui può avvenire solo ed esclusivamente attraverso una chiamata telefonica al 3207297686 a cui ci si può rivolgere dal lunedì al sabato (festivi esclusi).  I messaggi non avranno nessun tipo di risposta. Inoltre, dovrà essere direttamente la persona interessata a fissare un appuntamento e non terzi, fatta eccezione per i minorenni per i quali è obbligatorio avere  il consenso di entrambi i genitori.

Scritto questo, riprendo il resto del mio lavoro e vi auguro una splendida giornata.

 

Lug
18
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 18-07-2016 e taggato ,

Le critiche fanno male, sia che arrivino da estranei sia che arrivino da persone vicine.

Le reazioni più comuni ad esse sono la difensiva, la giustificazione, la spiegazione affrettata, quindi non ragionata, oppure risposte di sufficienza che vorrebbero dare l’impressione di non esserne stati “sfiorati”.

Più difficilmente abbiamo la prontezza e il sangue freddo per chiedere delle spiegazioni rispetto ad esse, per valutare quanto ci abbiano toccato nel profondo e quanto possano tangere l’autostima personale. Un’osservazione critica ha la capacità di rimanere impressa nella mente più a lungo di un complimento. Forse ciò che più fa male nel riceverla non è tanto il suo contenuto, quanto la modalità di espressione.

Quotidianamente ci ritroviamo ad essere oggetto di critiche e a rivolgerle verso qualcun altro, incapaci di dar loro un aspetto costruttivo e di trasformarle in elementi da cui trarre spunto per poter migliorare se stessi e le situazioni circostanti.

Riuscire ad accettare le critiche con fermezza ci aiuta anche a capire quanto possano essere legittime e in caso di risposta positiva a chiedere cosa si potrebbe fare per migliorarsi. Ci aiuta cioè ad essere più propensi e motivati nei confronti di un cambiamento positivo. Non riuscire ad accettarle favorisce dall’altra parte la chiusura e l’irrigidimento.

Processo sicuramente molto difficile da mettere in atto, soprattutto per le persone particolarmente orgogliose che le critiche le accettano di malo modo o forse le respingono direttamente.

Un’altra motivazione per cui sarebbe meglio riuscire ad accettare le critiche è che le persone con cui ci rapportiamo possono notare in noi aspetti contestabili e migliorabili che da soli non vedremmo mai, per tutta una serie di questioni personali ed emotive che spesso tolgono lucidità al nostro punto di vista.

La situazione ideale sarebbe quella di non riceverle per nulla, ma avere solo delle dichiarazioni assertive rispetto a ciò che abbiamo fatto o pensato.

Non tutti però riescono a comunicare in modo assertivo, soprattutto quando ci sono le emozioni di mezzo. Meglio quindi organizzarsi per riuscire a far fronte a delle critiche in modo costruttivo per se stessi, nonostante queste per la maggior parte delle volte abbiano una connotazione “distruttiva”.

Come fare? Vi chiederete voi.

Innanzitutto bisognerebbe imparare a contestualizzarle, chiedere spiegazioni chiare su di esse e magari qualche consiglio su come potersi migliorare.

Cercare di dare importanza non solo al modo in cui le abbiamo ricevute, ma anche al loro contenuto che spesso passa in secondo piano.

Prendersi poi del tempo per riflettere su di esso e cercare di pensare con la propria mente a cosa attuare per correggersi, qualora sia veramente necessario.

Una riflessione personale, fatta prendendosi del tempo, aiuta anche a non essere totalmente dipendenti dal giudizio altrui, pur imparando a tenerne conto.

 

 

Lug
14
Filed under (Link amici) by caterina.steri on 14-07-2016 e taggato , , ,

Nel 2006, quando mi iscrissi alla Scuola di Psicoterapia Strategica Integrata di Roma ebbi la fortuna di conoscere delle persone, mie compagne di corso, e docenti fantastici, competenti e innamorati del lavoro che stavano andando ad insegnarci.

Ebbi inoltre la fortuna di poter vivere Roma, sede della scuola, non più solo come turista, ma attraverso gli occhi e le esperienze di chi la Capitale la viveva da sempre o di chi aveva deciso di farne la propria casa e di far entrare anche me in quelle accoglienti mura domestiche.

Tra queste persone ne incontrai una in particolare che poi è entrata a far parte non solo della mia vita professionale ma anche di quella personale, diventando giorno dopo giorno una delle mie amiche più care e compagna di tante importanti vicissitudini di quelle che la vita ti pone di fronte duramente, quando meno te le aspetti e di quelle che cerchiamo noi stessi con caparbietà e sacrifici. Insomma, esperienze positive e negative in cui comunque io e la mia compagna di viaggio, nonostante ci fosse il mare a separarci, siamo riuscite a vivere insieme, come se la distanza non avesse e non abbia quasi importanza, se non nei momenti in cui un abbraccio verrebbe voglia di darselo di persona.

Perché vi scrivo tutto questo? Perché oggi voglio presentarvi l’ultimo lavoro della mia collega e amica Marika Zurzolo che sicuramente interesserà parecchio anche voi lettori di Gocce di psicoterapia.

Vi voglio presentare psicoterapiaduepuntozero il blog “cugino”, chiamiamolo così, di quello che state leggendo in questo momento che tratta di vari argomenti psicologici e della Psicoterapia Strategica Integrata vista e vissuta dalla cara collega romana di acquisizione, con tanta accattivante  professionalità.

psicoterapiaduepuntozero è nato proprio con l’obiettivo di sfatare in un certo senso tanti dei pregiudizi che esistono nei confronti della nostra professione, di “avvicinare e mettere in connessione le persone con un nuovo modo di pensare alla psicoterapia, non necessariamente identificata con l’idea di cura da una malattia, ma piuttosto come una possibilità di promozione del benessere psicologico incentrata sul cambiamento, sulla ristrutturazione di visioni del mondo, sul ruolo attivo che ognuno di noi gioca nella propria vita.”

Detto questo, vi rimando al link del blog e alla relativa pagina di Facebook  dove potrete approfondire la conoscenza virtuale con la collega e troverete tutti vari contatti nel caso abbiate bisogno di una brava psicoterapeuta ed esperta di disturbi sessuali nelle sedi di Roma e Latina.

Io intanto continuerò a condividere con la mia preziosa compagna di viaggio ciò che la vita personale e professionale ci riserverà, facendole tanti auguri per la sua nuova esperienza da blogger.

Caterina Steri – Gocce di psicoterapia